Con il senno di poi tutto è ovvio e semplice. Ragionando a conti fatti ed a reti incassate anche il più inesperto dei critici calcistici potrebbe fornire la migliore delle spiegazioni. La vera difficoltà sta nel ben interpretare le situazioni nel preciso momento in cui esse accadono. Moreno Longo si è trovato così al centro di un vortice mediatico nei giorni successivi alla debacle di Pescara a causa della sua lettura della partita contro gli abruzzesi e di alcune scelte proposte. Il tecnico piemontese la cui schiettezza è una dote preponderante ha approfittato della conferenza stampa pre Bari-Reggiana per far chiarezza su questo aspetto: “La situazione di Pescara è stata ampiamente cavalcata da tutti voi. Ho letto ‘Longo cambia tutto a Pescara’ ma non è affatto così. Sono stato giudicato per tre soli cambi sulla totalità della squadra. Erano variazioni forzate, necessarie ma non ho rivoluzionato l’organico”.
L’allenatore del Bari fatica a trattenere la stizza che quelle parole gli hanno provocato soprattutto dopo che nelle precedenti conferenze aveva trasmesso un messaggio chiaro riguardante sia la condizione precaria di alcuni nuovi innesti sia di un “gruppo” che non si potesse ancora considerare squadra a febbraio. Posta questa base non ci si può stupire se proponendo dei cambi gli equilibri complessivi atterranno. Il Bari per ciò che ha dimostrato non parrebbe avere né gruppo, né leader, né fame. Difatti, se due vittorie son bastate a riaccendere l’entusiasmo di chi non è avvezzo a leggere tra le righe, una sconfitta è servita a riportare tutti gli intrepidi sognatori di nuovo con i piedi per terra.
Che i biancorossi non fossero mai scesi in campo a Pescara è un dato di fatto ma che il tecnico a distanza di giorni non riesca a fornire ancora una risposta a ciò è emblematico. Se non si riesce a trovare una causa a determinate azioni l’effetto potrà avvenire in loop. L’immagine di Longo che scende negli spogliatoi al termine della partita senza stringere mani o salutare alcuno si può considerare il simbolo della dignità prima dell’uomo e poi dello sportivo. Caratteristiche che gran parte del gruppo biancorosso non sembrerebbe possedere. La tecnica fa esprimere un buon gioco ma la fame ti fa vincere anche se a segnare è il portiere.
Il Bari dell’Adriatico è una squadra che non ha la benché minima opportunità di salvarsi. Perdere fa parte di un percorso di crescita ma farlo in quel modo vuol dire non avere pathos, essere privi di qualsiasi tipo di passione, emozione. Passi indietro, ha supposto Longo, ma in realtà i biancorossi son sempre stati costanti dall’inizio del campionato sino ad ora. Gli sprazzi di vita mostrati, i piccoli miglioramenti evinti dalle due vittorie consecutive se ben analizzati mostrano innumerevoli scorie di una squadra che ha sempre impattato in maniera dubbia le partite per poi concludere in vantaggio sulla base di alcuni episodi. La fortuna serve ma se è l’unica componente ad influire su un cammino prima o poi esaurisce.
Longo richiede una presa di responsabilità complessiva anche in vista di quella che sarà la partita di domani contro la Reggiana non dimenticando però che i limiti di questa squadra erano noti e chiari da mesi orsono: “Io non voglio aprire un capitolo diverso ma voglio continuare quello già aperto. Voglio credere che Pescara sia stato un incidente di percorso e che si possa continuare sulla scia positiva delle precedenti partite”. La speranza e la determinazione di un tecnico che ne sta provando di ogni per salvare la categoria appaiono evidenti ma dal lato squadra oltre alle esultanze provocatorie cosa si può riscontrare?
Bari, sei una bella senz’anima.
Foto: SSC Bari

