La droga veniva nascosta in barattoli di vetro occultati nei muretti a secco e recuperata solo al momento della consegna ai clienti. È quanto hanno scoperto i carabinieri di Putignano, che al termine di un’indagine durata due anni hanno eseguito sei misure cautelari nei confronti di un gruppo ritenuto responsabile di un fiorente traffico di cocaina, hashish e marijuana.
Secondo gli investigatori, a dirigere l’organizzazione sarebbe stato Emanuele Carrassi, che avrebbe continuato a impartire ordini anche dal carcere utilizzando uno smartphone. A gestire l’attività sul territorio sarebbero state la moglie Maria Mastrangelo e Luana Romanazzi, entrambe finite agli arresti domiciliari insieme a Giuseppe Rotolo e Alessio Schettini. A riportarlo è la Repubblica.
Per un 24enne è stato invece disposto l’obbligo di firma. Il giudice delle indagini preliminari Alfredo Ferraro non ha accolto la richiesta di custodia cautelare in carcere formulata dal pm nei confronti del 25enne di Putignano, Matteo Carrassi, coinvolto nell’inchiesta. Il gip ha rigettato l’ordine di cattura a carico del Matteo Carrassi , assistito dall’avvocato Aurelio Gironta, al quale non è stato notificato alcun provvedimento cautelare. Il giovane è in stato di libertà .
Le indagini hanno ricostruito numerosi episodi di spaccio: gli acquirenti contattavano gli spacciatori tramite numeri dedicati utilizzando un linguaggio in codice, mentre le dosi, già confezionate, venivano recuperate nelle campagne e consegnate rapidamente. I clienti arrivavano da tutta la provincia di Bari e, in alcuni casi, anche dalla Basilicata.
Carrassi, già arrestato nel 2023 nell’ambito dell’inchiesta “Partenone” della Direzione distrettuale antimafia, è ritenuto dagli investigatori uno dei referenti dei clan baresi nell’area di Putignano e avrebbe continuato a gestire il traffico di stupefacenti nonostante la detenzione.

