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Ricovero in Ortopedia si trasforma in incubo, la denuncia dal Policlinico di Bari: “Calpestata la dignità di mia madre”

30 Ottobre 2026
– Autore: Raffaele Caruso
30 Ottobre 2026
– Autore: Raffaele Caruso

Un ricovero per l’inserimento di una protesi d’anca che, dopo un intervento inizialmente regolare, si sarebbe trasformato in un’esperienza segnata da gravi disservizi e presunte carenze assistenziali. È la denuncia fatta dalla figlia di una paziente ricoverata nel reparto di Ortopedia del Policlinico di Bari, che ha deciso di raccontare alla nostra redazione quanto sarebbe accaduto durante la degenza e nella fase successiva all’operazione.

Nel resoconto inviato la donna descrive una serie di episodi che, a suo avviso, avrebbero compromesso la sicurezza, l’assistenza e la dignità della madre. Tra le criticità segnalate figura la gestione della ferita chirurgica: secondo la testimonianza, i punti di sutura sarebbero stati rimossi il giorno delle dimissioni, ma una volta trasferita nella struttura riabilitativa la paziente avrebbe presentato ancora la ferita aperta, rendendo necessario un nuovo intervento di sutura.

Particolarmente preoccupante anche quanto sarebbe accaduto il giorno successivo all’operazione, quando la donna avrebbe avuto una grave crisi respiratoria accompagnata da un calo della saturazione dell’ossigeno. La parente riferisce di aver chiesto ripetutamente chiarimenti sulle cause dell’episodio, senza ricevere, a suo dire, una diagnosi ufficiale esaustiva. Sempre secondo la denuncia, alla dimissione non sarebbe stata prescritta una visita pneumologica.

La donna segnala anche presunti malfunzionamenti delle apparecchiature utilizzate per monitorare l’ossigenazione. In particolare, il sensore di un monitor sarebbe risultato rotto, mentre anche un dispositivo mobile di riserva per la misurazione della saturazione non avrebbe funzionato correttamente.

Un altro capitolo riguarda l’assistenza quotidiana e il rispetto della dignità della paziente. La donna racconta che, dopo la rimozione del catetere, alla madre sarebbe stato imposto l’utilizzo di un doppio pannolone, con motivazioni legate alla difficoltà del personale di assisterla frequentemente. Durante la notte, invece, il catetere sarebbe stato nuovamente inserito per evitare continui spostamenti degli operatori.

Nel resoconto vengono sottolineate anche carenze nell’igiene personale e atteggiamenti del personale che avrebbero intimorito la paziente, fino a farle temere di chiedere aiuto, soprattutto durante i turni notturni. Tra gli altri episodi riferiti figurano medicazioni che sarebbero state rinviate per circa venti giorni, ritardi o mancate somministrazioni delle terapie che la familiare collega a ripetuti malfunzionamenti dei sistemi informatici e presunti problemi nella gestione dei pasti. La donna sostiene inoltre di aver visto mascherine per l’ossigeno cadute a terra e successivamente destinate al riutilizzo.

La segnalazione comprende anche lo smarrimento del supporto digitale contenente le immagini di una Tac eseguita privatamente prima del ricovero, che sarebbe andato perso in sala operatoria in occasione delle dimissioni e del trasferimento nella struttura riabilitativa. La familiare denuncia difficoltà nel reperire i medici durante i fine settimana, lamentando una presunta assenza di riferimenti sanitari ai quali rivolgersi per ottenere informazioni sulle condizioni della paziente.

La donna spiega di aver deciso di rendere pubblica la vicenda non per ragioni speculative, ma per richiamare l’attenzione sulle condizioni di assistenza dei pazienti più fragili. “Se nessuno alza la voce, la situazione continuerà a peggiorare”, è il senso dell’appello lanciato dalla familiare, che sottolinea anche le difficoltà economiche nell’intraprendere un eventuale percorso legale.

Le circostanze descritte restano, allo stato, quelle riportate dalla familiare e necessitano di verifiche e riscontri da parte della struttura sanitaria. Restiamo a disposizione di ogni eventuale chiarimento.