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Sibilli aspettava il Bari. Il Bari, invece, ha aspettato dodici giorni

4 Agosto 2026
– Autore: Claudia Santoro
4 Agosto 2026
– Autore: Claudia Santoro

Ore movimentate in casa Bari. Nel corso della mattinata il club biancorosso si è ritrovato al centro di due vicende cardine per il mercato. Da una parte l’indiscrezione rilanciata da Radio Bari sull’interesse della Dinamo Bucarest per Matthias Verreth, dall’altra le dichiarazioni del procuratore di Giuseppe Sibilli, l’avvocato Claudio Parlato, ai microfoni di Contropiede, che hanno aperto nuovi interrogativi sulla gestione del mercato biancorosso.

L’ipotetico addio di Verreth avrebbe una spiegazione ben più profonda del calcio. Facciamo un passo indietro. Se davvero Matthias Verreth dovesse lasciare Bari, sarebbe sbagliato leggere la vicenda esclusivamente in chiave tecnica o di mercato. Il centrocampista belga è tornato quest’estate a Roccaraso, il luogo in cui, durante il ritiro dello scorso anno, ha vissuto uno dei drammi più grandi della sua vita personale.

Nonostante tutto, Verreth ha scelto di rimettersi in gioco, allenarsi con professionalità e non far mai mancare il proprio contributo al gruppo. Un comportamento che ha mostrato il lato umano prima ancora di quello sportivo, quello di un professionista con la “P” maiuscola. Ma quanto può essere stato difficile, dal punto di vista emotivo, ritornare proprio lì dove ogni angolo, ogni campo, ogni albergo poteva riportare alla mente ricordi dolorosi?

Per questo motivo, se davvero la sua volontà fosse quella di cambiare aria, sarebbe una scelta assolutamente comprensibile. Nessuno potrà cancellare ciò che è accaduto, ma voltare pagina potrebbe rappresentare un passo necessario non solo per il calciatore, ma soprattutto per l’uomo e per la sua famiglia. Ci sono situazioni nelle quali il calcio passa inevitabilmente in secondo piano.

Ben diversa, invece, è la questione che riguarda Giuseppe Sibilli. Da settimane, nell’ambiente biancorosso, si cerca di trasmettere l’idea di una situazione sotto controllo, di un mercato gestito con lucidità e di rapporti sereni con i calciatori ritenuti centrali nel nuovo progetto. Le dichiarazioni dell’avvocato Claudio Parlato ai microfoni di Contropiede raccontano però una realtà differente: “Sibilli ha voluto dare priorità al Bari che ha impiegato 12 giorni per darci un appuntamento.”

Parole che difficilmente possono essere archiviate come una semplice schermaglia tra agente e società. Anzi, sorprendono fino a un certo punto. Del resto, la stessa sospensione dei lavori del Comitato dei Garanti era nata proprio dall’assenza di interlocuzioni da parte della SSC Bari. Anche in quel caso la sensazione era quella di una società che continuava a prendere tempo. Oggi, ascoltando il procuratore di Sibilli, quello schema sembra riproporsi anche sul fronte del mercato.

Un interrogativo appare lecito: se Sibilli ha scelto il Bari, perchè trattarlo così? Senza entrare nel merito degli aspetti economici, delle richieste dell’entourage o dell’offerta formulata dalla società, emerge un elemento che merita una riflessione. Se davvero, come sostenuto dal procuratore, la prima scelta di Giuseppe Sibilli era il Bari, nonostante la retrocessione in Serie C e le numerose possibilità che avrebbe potuto valutare altrove, significa che nel calciatore esiste una concreta volontà di rimediare concretamente agli errori commessi.

Errori che, è bene ricordarlo, non riguardano vicende di calcioscommesse, ma che hanno comunque avuto conseguenze importanti sulla sua carriera. E allora un’ulteriore domanda diventa inevitabile: se Pierpaolo Marino, al momento della presentazione del nuovo corso tecnico, aveva definito Sibilli uno dei punti di riferimento del progetto, come si spiega un’offerta che il suo stesso procuratore definisce “offensiva”? Le due versioni sembrano difficilmente conciliabili.

E’ vero, gli errori si pagano a caro prezzo ma fino a che punto? Nel calcio moderno le violazioni delle norme federali, soprattutto quelle legate alle scommesse sportive, sono purtroppo diventate una realtà sempre più frequente. Non è una giustificazione. Non può e non deve esserlo ma è un fenomeno diffuso, che coinvolge professionisti di ogni categoria.

Chi sbaglia deve pagare e Sibilli lo ha fatto, affrontando una squalifica e le conseguenze previste dagli organi competenti. Continuare però a trasformare quell’errore in una condanna perpetua rischia di essere controproducente. Chi ammette le proprie responsabilità, accetta le sanzioni e prova a ricostruire il proprio percorso dovrebbe trovare la possibilità di dimostrare di aver imparato dagli errori, non essere costretto a conviverci come un marchio indelebile.

La riflessione, inevitabilmente, torna sulla società. Dopo stagioni caratterizzate da progetti annunciati e puntualmente falliti, obiettivi dichiarati e mai raggiunti, rivoluzioni tecniche continue, direttori sportivi cambiati, allenatori sostituiti e una retrocessione che ha rappresentato il punto più basso della gestione De Laurentiis, il Bari pensa davvero che oggi basti il peso della maglia per convincere un calciatore ad accettare qualsiasi proposta?

La credibilità, nel calcio come nella vita, non si costruisce con gli slogan ma mantenendo gli impegni ed è proprio questo il vero patrimonio che oggi sembra mancare alla società biancorossa. Il Bari continua a chiedere, implicitamente, fiducia ma fatica a fornire quelle certezze che rendono un progetto realmente credibile. Se un giocatore reduce da una retrocessione sceglie comunque di dare priorità ai biancorossi, probabilmente quel gesto meriterebbe maggiore considerazione.

In una piazza già profondamente sfiduciata, ogni giorno di attesa rischia di trasformarsi nell’ennesimo tassello di una credibilità che, anziché essere ricostruita, continua lentamente a sgretolarsi.

Foto: SSC Bari