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Vaughn accende Bari con 248 milioni: la partita deve ancora iniziare tra proclami e suggestioni

7 Ottobre 2026
– Autore: Redazione Quinto Potere
7 Ottobre 2026
– Autore: Redazione Quinto Potere

A Bari, si sa, spesso la scenografia arriva prima della sostanza. E anche stavolta il rischio è quello di trasformare l’inizio di un procedimento amministrativo nel trailer di un film di cui non conosciamo ancora né il finale né, soprattutto, il protagonista definitivo.

Gregory Vaughn è arrivato a Palazzo di Città accompagnato dalla moglie Paola Leone. Presenza che fino a poche ore prima sembrava quasi avvolta nel mistero: ci sarà? Parteciperà da remoto? Arriverà personalmente? Un piccolo giallo tutto barese che ha finito inevitabilmente per alimentare l’attesa intorno a un appuntamento che, depurato dalla teatralità che lo ha accompagnato, rappresenta semplicemente l’avvio di un iter amministrativo. Vaughn, alla fine, c’era davvero. E all’uscita ha regalato anche la frase perfetta per titoli, telecamere e social: “Io sono barese”.

Molto suggestivo. Ma proviamo adesso a capire cosa c’è davvero sul tavolo. La società Stadio&Co ha presentato una proposta di partenariato pubblico-privato per la riqualificazione, l’ammodernamento e la successiva gestione economica e funzionale del San Nicola e dello stadio Della Vittoria. Il progetto vale complessivamente circa 248 milioni di euro ed è accompagnato da un Documento di fattibilità delle alternative progettuali, da un piano economico-finanziario preliminare e dalla documentazione relativa alla sostenibilità dell’intervento. Vaughn e Paola Leone hanno illustrato il piano con il supporto dello studio Chiomenti per gli aspetti legali e di Deloitte per quelli finanziari.

Ed è un progetto certamente ambizioso. Per il San Nicola si immaginano l’eliminazione della pista d’atletica, l’abbassamento del terreno di gioco, l’estensione della copertura e un incremento della capienza, con l’obiettivo di portare l’impianto fino a 64.397 posti e adeguarlo ai parametri UEFA di categoria 4, anche nella prospettiva di Euro 2032. Sul Della Vittoria, invece, l’idea è quella di riqualificare la pista d’atletica e potenziare gli spazi destinati alle altre discipline sportive. Il cronoprogramma presentato indica giugno 2031 come termine dei lavori.

C’è persino Renzo Piano sullo sfondo. Lo studio che progettò il San Nicola ha manifestato disponibilità ad approfondire un’eventuale collaborazione e la proposta è già stata condivisa attraverso lo studio Kundig. Un altro elemento capace, comprensibilmente, di accendere l’immaginario di una città che da anni attende di capire quale futuro avranno la sua squadra e soprattutto la sua casa.

Tutto molto bello. Ma è qui che bisogna tirare il freno. Perché oggi Gregory Vaughn non ha ottenuto il San Nicola. Non ha ottenuto il Della Vittoria. Non ha ottenuto una concessione. E, soprattutto, non ha vinto alcuna gara.

La conferenza di servizi preliminare serve proprio a esaminare la proposta e a individuare le condizioni necessarie affinché il progetto possa eventualmente proseguire. Gli enti coinvolti hanno 15 giorni dalla ricezione della documentazione per chiedere, una sola volta, integrazioni o chiarimenti, mentre la conferenza deve concludersi entro 60 giorni dalla presentazione della proposta. Solo successivamente il proponente potrà adeguare il progetto alle indicazioni ricevute e il Comune potrà eventualmente procedere alla dichiarazione di pubblico interesse.

Ed è quell’“eventualmente” che, in queste ore, sembra essere stato inghiottito dall’entusiasmo.

Perché anche un’eventuale dichiarazione di pubblico interesse non consegnerebbe automaticamente i due stadi a Vaughn. Aprirebbe la strada alla fase di evidenza pubblica e quindi a una procedura di gara. E a quella gara potranno presentarsi altri operatori. Solo dopo l’individuazione dell’aggiudicatario si potrà arrivare alla stipula della convenzione o concessione con il Comune e, successivamente, alla progettazione esecutiva e all’avvio dei lavori.

Tradotto dal burocratese: siamo all’inizio, non alla fine. E forse sarebbe proprio questo il dato da raccontare con maggiore chiarezza.

Perché Bari ha già una straordinaria capacità di trasformare le suggestioni in certezze, le manifestazioni d’interesse in trattative concluse e gli imprenditori interessati in proprietari prima ancora che qualcuno abbia firmato qualcosa. È accaduto troppe volte intorno al Bari calcio e sarebbe curioso ripetere lo stesso copione adesso con gli stadi.

Vaughn rappresenta certamente una proposta concreta, strutturata e soprattutto economicamente importante. La sua presenza personale a Palazzo di Città dimostra che l’interesse non è soltanto raccontato attraverso comunicati e indiscrezioni. Questo è un fatto.

Ma un altro fatto, altrettanto importante, è che oggi non esiste alcuna aggiudicazione. Per ora ci sono un progetto da 248 milioni, rendering e prospettive, consulenti di peso, un percorso amministrativo appena cominciato e un imprenditore americano che entrando a Palazzo di Città ha detto di sentirsi barese.

Per diventare concessionario dei due stadi, però, non basta sentirsi barese. Bisogna prima superare l’istruttoria, ottenere il pubblico interesse, arrivare alla gara e, soprattutto, vincerla.

Il resto, almeno per il momento, è teatro. E a Bari, quando si parla di calcio, di teatro ne abbiamo visto già abbastanza.