Docenti, economisti e rappresentanti del mondo ecclesiastico si mobilitano in Puglia contro la nuova legge elettorale, ribattezzata “Melonellum”. È stato depositato al Tribunale di Bari un ricorso per l’accertamento del diritto di voto libero e uguale, che secondo i promotori sarebbe compromesso dalla riforma approvata dalla maggioranza di centrodestra.
Il ricorso, sottoscritto da 16 persone, tra cui Luciano Canfora, don Angelo Cassano, Tommaso Fiore e Gianfranco Viesti, è stato presentato da un collegio di avvocati e professori emeriti dell’Università di Bari. Un’iniziativa analoga è stata avviata in altre 24 sedi giudiziarie italiane.
Sono otto i profili di presunta incostituzionalità sollevati dai ricorrenti. Tra i principali, il premio di maggioranza previsto per la coalizione che supera il 42% dei voti, che assegnerebbe 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Secondo i promotori, il meccanismo rischierebbe di alterare la rappresentanza parlamentare, attribuendo un vantaggio sproporzionato alla coalizione vincente.
Contestati anche il ricorso alle liste bloccate e alle candidature multiple, i criteri di ripartizione nazionale dei seggi, il collegamento tra i risultati elettorali di Camera e Senato e l’assenza di adeguate garanzie per la parità di genere nelle candidature.
Nel mirino anche l’obbligo di indicare il candidato alla presidenza del Consiglio al momento della presentazione delle liste, ritenuto dai firmatari in contrasto con le prerogative del presidente della Repubblica e con la forma parlamentare dello Stato. Infine, viene contestato l’aumento da 1.500 a 6.000 delle firme necessarie, per circoscrizione, alla partecipazione delle nuove forze politiche.
Secondo i ricorrenti, la riforma rischierebbe di rafforzare le coalizioni maggiori a scapito della rappresentanza, del pluralismo politico e della libertà di scelta degli elettori. Sarà ora il percorso giudiziario a chiarire la fondatezza delle contestazioni.

