Avrebbe sintomi riconducibili dell’Hantavirus il 25 enne calabrese che si trovava a bordo del volo Klm sul quale è stata per pochi minuti una donna sudafricana poi deceduta per il virus. Secondo quanto si apprende, il giovane – che si trovava già in quarantena – sarà trasferito in giornata all’ospedale Spallanzani di Roma e sarà sottoposto ad accertamenti ed esami clinici per chiarire l’eventuale positività Il paziente veneto, invece, “ha effettuato il test ed è negativo all’hantavirus”. Lo ha reso noto Mara Campitiello, direttrice della prevenzione al ministero della salute, intervenendo a Radio anch’io.
“Il fatto che il paziente veneto sia negativo non significa che non potrebbe, un domani, positivizzarsi, ma ci lascia ben sperare il fatto che sia asintomatico e abbia un test oggi negativo. Ricordando che la misura di sanità pubblica è sicuramente sempre la quarantena e la sorveglianza, ci lascia buone speranze”, ha aggiunto Campitiello.
Gli altri quattro passeggeri che erano a bordo dell’aereo in cui si trovava la donna contagiata, salita a Johannesburg e poi deceduta in Sudafrica, ha ribadito Campitiello, “sono asintomatici, sono in sorveglianza attiva e sono in isolamento fiduciario”. “Voglio ribadire – ha concluso – che non abbiamo predisposto alcuna quarantena obbligatoria. L’isolamento fiduciario è semplicemente un consiglio che gli operatori di sanità pubblica danno al passeggero che in quel momento è asintomatico o che potrebbe presentare dei sintomi per evitare che ci sia una diffusione del virus”.
“Ad oggi il virus sembra avere una contagiosità molto bassa ma soprattutto sembra averla in presenza di sintomi”, ha continuato Campitiello, sottolineando: “Abbiamo notizie dagli ultimi articoli della letteratura scientifica che il virus tra persone si diffonde solo quando ci sono sintomi, attraverso particelle aeree. Ma nella maggior parte dei casi questo virus si trasmette con gli escreti dell’urina, della saliva, dei roditori, non a livello interumano. Esiste una piccola percentuale di casi di trasmissione da parte di un individuo sintomatico a un altro individuo, ma devono stare in ambienti ristretti e prolungati per molto tempo”.
Inoltre, chi è positivo, non necessariamente è contagioso. “Da un punto di vista medico – ha precisato Campitiello – non significa che chi è positivo sia sicuramente contagioso e soprattutto bisogna considerare che esiste anche il falso positivo, quindi ecco facciamo attenzione a prendere con le pinze tutti questi concetti che vanno stabilizzati. Per esempio, nel caso dell’americano, va ripetuto il test a 48 ore per essere sicuri che sia positivo al virus”.

