Sono oltre cento le donne pugliesi che hanno scelto di congelare i propri ovociti pur non avendo patologie, grazie al contributo economico della Regione. Il fenomeno, noto come “social freezing”, nasce dalla necessità di rinviare la maternità per motivi soprattutto economici e professionali.
La Puglia è stata la prima regione italiana a sostenere economicamente il congelamento degli ovociti. Il programma, avviato nel 2025, prevede un contributo di 3mila euro per le donne con un Isee inferiore ai 30mila euro. La seconda annualità è stata finanziata con altri 300mila euro.
Il centro Pma di Conversano, struttura di riferimento della sperimentazione, ha registrato una domanda superiore alle aspettative. Le richieste arrivano da tutte le province pugliesi e non riguardano soltanto donne con redditi bassi: alcune scelgono di rivolgersi al centro pagando autonomamente il trattamento.
Tra le motivazioni più frequenti ci sono la precarietà lavorativa, il desiderio di completare gli studi o di consolidare la propria posizione professionale e la paura di rimandare troppo a lungo la maternità, soprattutto dopo la fine di una relazione.
Secondo i promotori della misura, il sostegno dovrebbe diventare strutturale anche alla luce del progressivo rinvio della maternità e dell’inverno demografico. Più prudente, invece, il giudizio dei medici sull’impatto sulle nascite: il congelamento degli ovociti può offrire una possibilità in più, ma da solo non sarebbe sufficiente a invertire il calo della natalità.
La sperimentazione sta inoltre fornendo dati utili sul piano scientifico: secondo i responsabili del centro di Conversano, anche tra le pazienti più giovani sono emersi diversi casi di bassa riserva ovarica, rendendo lo screening un ulteriore strumento di prevenzione e conoscenza della fertilità.

