Bari, neonato trovato morto nella culla termica: a processo don Antonio Ruccia e il tecnico Vincenzo Nanocchio

Rinvio a giudizio per don Antonio Ruccia, parroco della chiesa di San Giovanni Battista di Poggiofranco, a Bari, accusato di omicidio colposo dopo il ritrovamento del neonato morto nella culla termica della chiesa il 2 gennaio scorso. Oltre a lui a processo anche il tecnico Vincenzo Nanocchio che aveva realizzato l’impianto.

Il giudice ha dichiarato inammissibile la richiesta di patteggiamento ad un anno di reclusione che il sacerdote aveva concordato con la Procura. Precedentemente era stato già rigettato un patteggiamento a tre mesi.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la morte del piccolo (di 7-14 giorni) sarebbe avvenuta per ipotermia e il locale adibito a culla termica in cui era stato lasciato sarebbe stato, per la procura, privo dei requisiti di sicurezza necessari a garantire la sopravvivenza del neonato.

Il sistema, che avrebbe dovuto far partire una chiamata al cellulare del parroco e attivare il sistema di riscaldamento della culla una volta rilevato il peso del bimbo, non avrebbe funzionato per un cortocircuito. Inoltre il sistema di condizionamento avrebbe erogato aria fredda e non calda a causa di una perdita del compressore.

Il neonato fu trovato dal titolare di un’impresa funebre che, la mattina del 2 gennaio, si trovava in chiesa per un funerale. Il processo inizierà per entrambi il prossimo 5 febbraio.

Ex tecnico Telecom a Bari, malattia professionale riconosciuta dopo 31 anni di lavoro: “Vittima di amianto”

Ha lavorato anni per 31 anni come assistente tecnico nella sede di Bari di Telecom Italia in ambienti contaminati dall’amianto, senza usare dispositivi di protezione.

Una esposizione che ha provocato placche pleuriche calcifiche bilaterali. Per questa ragione l’uomo, oggi 82enne, ha ottenuto dal Tribunale del Lavoro di Bari il riconoscimento della malattia professionale da esposizione all’amianto, con condanna dell’Inail alla corresponsione della rendita mensile.

A rendere nota la decisione dei giudici è l’Ona, l’Osservatorio nazionale amianto. L’ex assistente ha svolto per 31 anni “mansioni di controllo e collaudo nella rete telefonica, maneggiando materiali coibentati con amianto nella sede della società telefonica a 50 metri dallo stabilimento Fibronit di Bari, noto per la produzione di manufatti in cemento amianto”, fa sapere l’Ona spiegando che “il lavoratore è stato esposto direttamente a fibre aerodisperse durante ispezioni, sopralluoghi e operazioni tecniche, senza alcun presidio di sicurezza individuale”.

Il tecnico, riferisce l’Ona “ha utilizzato per anni, come i suoi colleghi, un telo ignifugo contenente amianto crisotilo, fornito dall’azienda per proteggere materiali durante le saldature: un uso quotidiano che ha aggravato l’esposizione all’amianto”.

“La sentenza dimostra come l’esposizione professionale sia stata per anni sottovalutata, quando non del tutto ignorata, da istituzioni e datori di lavoro”, commenta Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto. “Agiremo – annuncia Bonanni – anche per ottenere il risarcimento dei danni e la maggiorazione della pensione”.

Neonato morto nella culla termica, il tecnico indagato: “Don Antonio si occupa di tutto io intervengo a chiamata”

Le parole di Vincenzo Nanocchio, il tecnico che risulta indagato per l’omicidio colposo del neonato trovato morto nella culla termica della chiesa di San Giovanni Battista a Poggiofranco. L’intervista telefonica è stata registrata e mandata in onda da Storie Italiane: “Io non ho un contratto di manutenzione”.

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