Dalle 9 di questa mattina negli Uffici della Procura e del Tribunale di Bari si registrano gravi malfunzionamenti strutturali dell’applicativo ministeriale App 4.0 e di tutti i servizi informatici legati all’autenticazione all’account giustizia, come One Drive e Outlook, “determinando nei fatti una paralisi effettiva delle attività giurisdizionali dell’intero settore penale”.
Lo denunciano i magistrati baresi che, per ovviare alle criticità , stanno procedendo con la redazione degli atti in cartaceo. Sono stati aperti numerosi ticket per segnalare le disfunzioni, tuttora in attesa di risoluzione.
“Si tratta di gravissime anomalie – si legge in una nota trasmessa al presidente del Tribunale di Bari e ai presidenti di sezione – che impediscono la corretta gestione dei flussi informatici relativi al processo penale telematico”.
Per fare alcuni esempi dei malfunzionamenti in corso, non è possibile procedere con le convalide e direttissime degli arresti in flagranza, con le scarcerazioni, con le videoconferenze nelle udienze con imputati detenuti.
Dalla Direzione generale per i Sistemi informativi automatizzati del Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria del Ministero della Giustizia hanno comunicato che “si stanno verificando disservizi e temporanee interruzioni di alcune funzionalità dei servizi telematici, in particolare relativamente alla connettività operata dal provider Tim” e che “sono attualmente in corso, da parte del fornitore e delle strutture tecniche competenti, le attività di ripristino e le verifiche sui servizi interessati”.
“L’operatività del processo penale telematico evidenzia quotidianamente criticità severe, quando non addirittura blocchi temporanei, che impediscono di fatto un’efficiente e celere gestione dei flussi – dichiara Antonella Cafagna, presidente della giunta distrettuale dell’Anm di Bari e gup del Tribunale di Bari -. Le ricadute sono ancora più significative quando si tratti di fascicoli riguardanti detenuti o l’esecuzione di misure cautelari apprestate a tutela delle vittime dei reati cosiddetti da ‘codice rosso’, per i quali non è giustificabile un ritardo dovuto al malfunzionamento dei sistemi informatici”.

