Un’altra strada per scongiurare il ritorno in toga in attesa delle elezioni politiche del 2027. Sono quelle prospettate per l’ex governatore pugliese Michele Emiliano, al centro di una complessa vicenda amministrativa ancora al vaglio del Consiglio superiore della magistratura.
Alla Terza commissione del Csm sono infatti alcune distinte richieste: da un lato l’aspettativa per ricoprire il ruolo di consulente giuridico del sindaco di Bari, Antonio Decaro, dall’altro, l’ipotesi di un incarico fuori ruolo come consulente presso una commissione parlamentare. Entrambe le opzioni consentirebbero a Emiliano di non rientrare immediatamente nei ranghi della magistratura.
Parallelamente, l’ex presidente della Regione Puglia ha indicato alcune possibili sedi di servizio — tra Abruzzo, Campania e la Direzione nazionale antimafia — nel caso in cui il Csm dovesse respingere le richieste avanzate. Tuttavia, sulle destinazioni preferite Emiliano mantiene il massimo riserbo, mentre cresce l’attesa per una decisione che tarda ad arrivare. Dopo mesi di incertezza, filtra la volontà di mettere fine alle indiscrezioni e attendere sviluppi concreti.
Per conoscere l’esito della vicenda sarà probabilmente necessario attendere la prossima settimana: al momento, infatti, non risultano riunioni calendarizzate della Terza commissione, presieduta da Marcello Basilico.
Tra le ipotesi sul tavolo, appare in salita quella dell’aspettativa richiesta dalla Regione Puglia — già respinta in precedenza — nonostante il tentativo di Decaro, che si è recato personalmente al Csm per sottolineare l’importanza delle competenze giuridiche di Emiliano nella gestione del dossier Ilva. In questo scenario, lo stipendio dell’ex governatore verrebbe sostenuto dalla Regione, con un trattamento equiparato a quello di un capo dipartimento.
Diversa la prospettiva nel caso di un incarico parlamentare: Emiliano resterebbe fuori ruolo e continuerebbe a essere retribuito dal ministero della Giustizia, come avviene per numerosi magistrati impegnati in attività di consulenza presso le Camere.
Proprio questa opzione, sostenuta da un senatore che ne ha promosso la candidatura alla Commissione Lavoro, sembra oggi la più praticabile, anche alla luce dei precedenti dinieghi del Csm alla collaborazione con la Regione. Il futuro dell’ex governatore resta dunque appeso a una decisione imminente, in un passaggio delicato che intreccia carriera giudiziaria e prospettive politiche.

