Deepfake porn nel Foggiano, ragazze ricattate online. Il Sindaco di Cagnano Varano: “Non siete sole”

“Alle ragazze che hanno subito abusi sui social, soprattutto attraverso l’uso improprio delle vostre immagini: non siete definite da ciò che vi è stato fatto. La violenza digitale è reale e ingiusta, ma la vostra forza, la vostra identità e il vostro valore vanno ben oltre uno schermo. Meritate rispetto, protezione e ascolto. Non siete sole”.

Queste le parole di Michele Di Pumpo, sindaco di Cagnano Varano, in merito agli episodi di deepfake porn registrati negli ultimi tempi in alcuni paesi del Foggiano. Un fenomeno allarmante che sta dilagando con le foto di minorenni modifiche e diffuse tra chat e social. Sul caso ci sono indagini in corso, i riflettori sono puntati su un 18enne di Cagnano Varano.

“A voi che avete utilizzato questo stupido gioco senza alcun senso, chiedete scusa umilmente e abbiate rispetto delle donne. A voi genitori di questo o di questi ragazzi cercate di insegnare più rispetto per le donne , siete ancora in tempo per far capire cosa significa non distruggere psicologicamente una donna – si legge -. Se non lo fate ora ,da grandi si sentiranno liberi di utilizzare il loro gioco come una normalità. Condanno ogni qualsiasi forma di abuso nei confronti delle donne. Non confondete mai il gioco con l’amore!!! Si dice che batter d’ali di una farfalla possa provocare un uragano…”

Foggia, foto fake di lei nuda sui social e sui muri della città: primi indagati per deepfake porn

Ci sono degli indagati nell’inchiesta che riguarda la ragazza di 19 anni di Foggia vittima di deepfake porn (false immagini pornografiche) dopo l’affissione su alcuni muri della città di Foggia di alcune sue fotografie modificate.

Lo conferma il legale della ragazza, Fabio Verile. Gli indagati rispondono, stando a quanto si apprende, di diffamazione ed atti persecutori e agli stessi sono stati sequestrati telefoni cellulari e computer.

Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta ha nominato un consulente che analizzerà i dispositivi sequestrati alla ricerca di eventuali tracce utili alle indagini.

La vicenda è iniziata nel maggio scorso quando sono comparse sui muri della città (vicino alla abitazione della ragazza e alla parrocchia) le sue prime foto artefatte, poi a luglio e a settembre la ragazza stessa con un video postato sui social ha reso pubblica la sua vicenda e ha denunciato i fatti alla polizia.