Bari dice addio alla signora della “pasta al fo'”: Isa si è spenta a 93 anni. L’intervista virale interrotta dal petardo

Bari piange la signora Isa, morta a 93 anni e diventata famosa sul web per l’iconica frase “pasta al fo” pronunciata durante un’intervista al mercato di Bari interrotta da un petardo.

Il suo vero nome era Elisa Pepe e i funerali si sono svolti nella giornata di ieri a Bari. Grazie a quel video spontaneo e genuino, Isa era diventata un simbolo della tradizione natalizia barese e un meme molto amato sui social, considerata da molti “la nonna di tutti”.

La sua scomparsa, insieme a quella di un’altra figura popolare come Vittoria Grimaldi, rappresenta la perdita di un pezzo di cultura locale che però continua a vivere online attraverso ricordi, meme e messaggi affettuosi.

Foggia, foto fake di lei nuda sui social e sui muri della città: il giovane stalker di Arianna Petti subito a processo

Andrà a processo immediato il prossimo 23 giugno Antonio Pio Giannino, studente universitario foggiano di 19 anni, accusato di stalking e diffamazione nei confronti di Arianna Petti. Il giovane, arrestato il 13 febbraio e attualmente ai domiciliari, è ritenuto responsabile di una lunga persecuzione che ha avuto eco nazionale dopo la denuncia pubblica della vittima.

Secondo l’accusa, tra giugno e settembre 2025 Giannino avrebbe diffuso in città numerosi fotomontaggi offensivi raffiguranti la giovane, accostata a immagini di donne nude e accompagnata da frasi denigratorie. I manifesti sarebbero stati affissi in vari punti di Foggia, anche nei pressi di scuole e luoghi frequentati dalla vittima, e riportavano inoltre il suo numero di telefono con la scritta “tutto gratis”.

L’indagine è partita dalla querela presentata da Petti a luglio 2025, dopo il ritrovamento di uno dei manifesti davanti al liceo classico Lanza. Gli investigatori hanno concentrato i sospetti su un ex amico della ragazza, con cui aveva condiviso il percorso scolastico. Durante le perquisizioni sarebbero stati sequestrati dispositivi informatici contenenti immagini manipolate e tracce di conversazioni con sistemi di intelligenza artificiale utilizzati per creare contenuti offensivi.

La Procura contesta all’imputato una condotta reiterata che avrebbe provocato nella vittima un grave stato d’ansia, costringendola a modificare le proprie abitudini di vita.

I difensori valuteranno se affrontare il processo con rito ordinario o optare per il rito abbreviato, che prevede uno sconto di pena in caso di condanna. Giannino respinge le accuse. Arianna Petti si costituirà parte civile.

Auto tappezzata con le chat dell’amante, il passato si fa largo sui social: gesto sottovalutato

Torniamo ad occuparci dell’auto tappezzata con le chat dell’amante ad Altamura, seppure la storia ha origine come vi abbiamo raccontato a Gravina. E torniamo a parlare degli sviluppi e degli strascichi mediatici della storia di Lucia e Saverio. Una storia raccontata in primis da Quinto Potere e poi diventata di dominio nazionale. Ieri Antonio si è collegato in diretta su Rai Uno nel programma La volta buona, diverse trasmissioni si sono occupate del caso. 

Preso a pugni per strada, Matteo: “Senza motivo. Solo contro tutti poi sui social fanno i leoni”

Torniamo a parlare dei branchi e lo facciamo ancora a Terlizzi. Dopo avervi parlato del gruppetto di giovani che sta tormentando la vita a Nunzio e alla sua famiglia, questa volta abbiamo incontrato Matteo, vittima di un pestaggio nei giorni scorsi. I segni sono ancora evidenti sul suo corpo, ci racconta di essere stato preso a pugni per strada senza alcun motivo.

Bari, video di un incidente mortale diffuso sui social: condannato vigile urbano. La famiglia sarà risarcita

Finisce con una condanna la vicenda della diffusione sui social del video di un incidente mortale avvenuto nel 2018 in via Napoli. Il tribunale di Bari, presieduto dal giudice Ambrogio Marrone, ha condannato il vigile urbano Tommaso Stella, 57 anni, a tre mesi di reclusione e al risarcimento del danno in favore della famiglia della vittima.

Assolti invece gli altri due imputati, Silvana Mancini e Maurizio Francesco Ficele, come richiesto dalla pm Savina Toscani. I tre erano accusati di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

Al centro del processo la diffusione di un video, acquisito dalla polizia locale, che riprendeva l’incidente costato la vita all’86enne Rocco Bellanova, investito da un tir mentre percorreva in bicicletta via Napoli, all’altezza di via Mercadante. Le immagini, registrate dalle telecamere di una stazione di servizio e fondamentali per le indagini, erano coperte da segreto istruttorio e negate ai familiari, ma finirono comunque online.

Secondo la ricostruzione emersa in aula, il video sarebbe stato visionato su un computer della polizia locale e in quell’occasione qualcuno lo avrebbe ripreso e diffuso sul web. Per il tribunale, la responsabilità della divulgazione è da attribuire a Stella, che ora dovrà risarcire i familiari della vittima per il danno causato dalla diffusione delle immagini.

Pestano 19enne sul treno Foggia-Bari e pubblicano i video sui social: identificati 14 minorenni. Vittima lasciata sola

Un ragazzo di 19 anni è stato brutalmente aggredito la sera del 28 febbraio su un treno regionale Foggia-Bari da un gruppo di circa 15 giovani. Dopo essere stato circondato e picchiato sul treno, è stato inseguito e colpito anche sulla banchina della stazione di Bisceglie.

Il ragazzo non ha reagito e ha cercato solo di difendersi. Nonostante la presenza del personale di bordo, nessuno è intervenuto.  Dopo l’aggressione, durante la quale gli è stato rubato il cellulare, è riuscito a contattare la polizia grazie al telefono di un altro passeggero.

Curato al Policlinico di Bari, ha poi denunciato l’accaduto alla Polfer. Grazie alle telecamere e ai video pubblicati sui social sono stati identificati 14 dei presunti aggressori, tutti minorenni, mentre l’ultimo è ancora da identificare.

“Quadro antisemita e odio razziale sui social”: il pittore barese Giovanni Gasparro assolto con formula piena

Il pittore barese Giovanni Gasparro è stato assolto con formula piena dalle accuse di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. La vicenda giudiziaria, nata da alcuni commenti pubblicati sulla sua pagina Facebook in relazione al dipinto Martirio di San Simonino da Trento, si è conclusa con il riconoscimento dell’insussistenza del reato contestato.

In precedenza, la Procura di Bari aveva chiesto una condanna a sei mesi di reclusione, con il riconoscimento delle attenuanti generiche. Secondo l’accusa, rispondendo ad alcuni utenti sui social, Gasparro avrebbe divulgato idee ritenute riconducibili all’odio antisemita, influenzando così il dibattito online e suscitando commenti di analogo contenuto da parte di alcuni follower.

Al centro della controversia vi era il dipinto realizzato nel 2020 dall’artista, che raffigura il cosiddetto martirio di Simonino da Trento, un bambino scomparso nella notte del 23 marzo 1475 e ritrovato morto circa un mese dopo. L’opera riprende una rappresentazione storica della vicenda, raffigurando il bambino con una ferita al costato, circondato da membri della comunità ebraica mentre raccolgono il sangue della ferita.

La storia di Simonino fu oggetto di venerazione religiosa per secoli: il bambino venne infatti considerato beato dalla Chiesa cattolica fino al 28 ottobre 1965, quando, nel contesto del Concilio Vaticano II, il culto fu ufficialmente abolito. Nel corso del processo, la difesa ha sostenuto che l’opera di Gasparro si inserisce nell’ambito della tradizione iconografica e della libertà artistica e storica, senza configurare alcuna istigazione all’odio o alla discriminazione. I giudici hanno accolto questa impostazione, riconoscendo che i fatti contestati non integrano gli estremi del reato.

Con la sentenza di assoluzione piena si chiude dunque una vicenda giudiziaria che aveva suscitato ampio dibattito tra arte, storia e libertà di espressione. Il tribunale ha stabilito che l’attività dell’artista, compresi i commenti oggetto di contestazione, non costituisce reato.

Bufera social, voti per i like e video rimossi. Schettini si difende a Le Iene: “La mia una rivoluzione educativa”

Vincenzo Schettini, volto noto della “Fisica che ci piace”, ha paragonato le recenti vicende a un sistema caotico, dove piccole azioni possono avere effetti imprevedibili. Dopo giorni di silenzi, polemiche e parodie, il professore ha scelto di rispondere pubblicamente a Le Iene, spiegando la sua versione dei fatti.

Schettini ha raccontato di aver rimosso 104 video dal suo canale per panico, pensando che potessero calmare le polemiche, ma riconoscendo che la mossa è stata ingenua: i video, tra i più belli della sua didattica, rappresentavano il suo approccio alla scuola e alla didattica interattiva.

Il suo canale YouTube, oggi con oltre 900mila iscritti, si ispira al metodo di una docente americana e nasce dalla volontà di sperimentare nuove forme di insegnamento, estendendo le lezioni alle classi e offrendo video da seguire fuori dall’orario scolastico come compiti volontari. Schettini ha sottolineato che si trattava di libertà didattica, senza alcuna forma di costrizione.

Riguardo alla viralità dei video, il professore ha spiegato che il successo dipende da migliaia di interazioni: un fenomeno che lui all’epoca stava ancora studiando. Sulla questione dei voti extra, ha confermato che erano incentivi voluti per stimolare lo studio, offerti gratuitamente nel contesto di un doposcuola. Per quanto riguarda la monetizzazione, i guadagni sono stati minimi: dagli 0 euro del 2016 agli 8 euro del 2017, fino ai 175 euro del 2018, dimostrando che la notorietà non è mai stata a scopo di lucro.

In conclusione, Schettini ha ribadito che il suo metodo didattico ha portato risultati concreti e positivi: non è diventato famoso a spese dei suoi studenti, ma con loro, coinvolgendoli in una vera rivoluzione educativa che ha attratto l’interesse di tantissime persone.

Bufera social, il prof pugliese influencer Schettini salirà sul palco di Sanremo: smentito il suo dietrofront

Schettini, il noto docente di fisica e influencer (3,4 milioni di follower su Instagram e 2,2 su Facebook), salirà questa sera sul palco dell’Ariston nonostante le recenti polemiche generate dalle sue dichiarazioni al podcast The Bsmt e da alcune testimonianze di ex studenti. In giornata si era parlato di un dietrofront dello stesso professore.

Le accuse, diffuse anche tramite la newsletter di Selvaggia Lucarelli, riguarderebbero la presunta richiesta di visualizzazioni in cambio di voti che Schettini nega, sostenendo che le sue parole siano state travisate.

Il docente ha sottolineato di non avere nulla da nascondere e di voler continuare il suo lavoro, ringraziando chi lo ha sostenuto. Ha consultato legali per valutare azioni contro chi diffonde informazioni false e promette di tornare presto online con nuovi contenuti.

A confermare la sua presenza al Teatro Ariston è stato il vice direttore dell’Intrattenimento Prime Time Claudio Fasulo nella conferenza stampa della quarta serata. “Parlerà di dipendenze e di disagio giovanile, da alcol e droga alla dipendenza digitale”, ha detto Fasulo.

Bufera social, il prof Schettini rompe il silenzio e si difende: “Fraintesi termini e toni nessuna segnalazione su di me”

“Se io avessi veramente costretto i miei studenti, specialmente con l’attenzione che i genitori hanno nei confronti della scuola, sarebbe arrivata una lamentela, una segnalazione. A scuola in questi anni non è arrivato su di me mai niente, se non lodi e, anche in questi giorni, ho ricevuto tante attestazioni di solidarietà, manifestazioni di affetto bellissime. Quando sono uscito ieri da scuola, i ragazzi erano tutti lì ad applaudirmi”.

A parlare è Vincenzo Schettini, il professore pugliese di fisica, youtuber e divulgatore scientifico, noto per il progetto ‘La Fisica che ci Piace’. Schettini interviene dopo le polemiche degli ultimi giorni a seguito di dichiarazioni rilasciate al podcast BSMT di Gianluca Gazzoli. All’Ufficio scolastico regionale non risulta pervenuta al momento alcuna segnalazione.

Il docente è stato accusato, da anonimi ex studenti, di pretendere dai suoi studenti visualizzazioni in cambio di voti più alti. “Credo che siano stati travisati un termine e il tono, quando ho detto che ‘costringevo’ i miei studenti a seguire le mie live. Il termine che ho usato – dice – è stato sicuramente infelice: non ho mai costretto nessuno, il tono era ironico, suppongo che probabilmente quello sia stato frainteso”.

“La mia didattica – continua Schettini – era ed è sotto gli occhi di tutti da anni, mai nessuno ha detto niente, parlo delle istituzioni, della scuola, del Ministero”. Fa sapere, inoltre, di essersi rivolto a dei legali e di valutare le opportune azioni nei confronti di chi pubblica informazioni false. Intanto assicura che “presto” tornerà online con nuovi contenuti, perché “questa storia – dichiara – mi ha fatto venire altre idee”.