Omicidio Bakari Sako a Taranto, il Riesame conferma: “La morte è il risultato della violenza del gruppo”

Il tribunale del Riesame per i minorenni ha confermato la permanenza negli istituti penali dei quattro minori accusati dell’omicidio di Bakari Sako, il bracciante agricolo di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio scorso in piazza Fontana, nella Città Vecchia di Bari.

Nelle motivazioni dell’ordinanza, i giudici spiegano che il delitto non può essere attribuito esclusivamente alle coltellate inferte da uno degli indagati, ma rappresenta «il risultato dell’azione congiunta di tutti i concorrenti». Pur riconoscendo il ruolo determinante dei fendenti, il collegio evidenzia che la morte sarebbe compatibile anche con un violento trauma toracico riportato durante l’aggressione di gruppo.

Secondo il tribunale, quindi, l’omicidio va ricondotto alla condotta collettiva dei quattro minori e non soltanto all’azione materiale di chi ha sferrato le coltellate.

Omicidio a Taranto, raccolti oltre 30mila euro per la famiglia di Bakari Sako

Si è conclusa con la raccolta di 30.400 euro la campagna di solidarietà promossa dall’associazione Babele a sostegno della famiglia di Bakari Sako, il bracciante maliano ucciso all’alba del 9 maggio scorso in piazza Fontana, a Taranto.

A renderlo noto è stata la stessa associazione, che ha espresso il proprio ringraziamento a tutte le persone che hanno contribuito all’iniziativa, sottolineando la vicinanza dimostrata nei confronti dei familiari della vittima.

Per l’omicidio di Sako risultano indagati sei giovani: quattro minorenni, di età compresa tra i 15 e i 17 anni, sottoposti a misure cautelari, oltre a un 20enne e un 22enne.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, il Riesame dice no: restano in carcere anche i due maggiorenni

Restano in carcere i due maggiorenni accusati dell’omicidio di Bakari Sako, il 35enne bracciante originario del Mali ucciso all’alba del 9 maggio in piazza Fontana, nella città vecchia. Il tribunale del Riesame di Taranto ha infatti respinto i ricorsi presentati dalla difesa del 20enne Fabio Sale e del 22enne Cosimo Colucci, confermando la misura cautelare.

Il collegio giudicante ha sostanzialmente condiviso la ricostruzione della Procura, coordinata dalla pm Paola Francesca Ranieri, e il lavoro investigativo della Squadra Mobile. I difensori dei due indagati avevano chiesto la scarcerazione sostenendo che i loro assistiti non avessero preso parte attiva al pestaggio e fossero ignari delle coltellate inferte da uno dei minori coinvolti.

Una versione respinta dall’accusa, secondo cui, pur non essendo gli autori materiali dell’omicidio, i due avrebbero comunque fornito un contributo determinante nelle varie fasi dell’aggressione culminata con la morte di Sako. Le motivazioni del Riesame saranno rese note nei prossimi giorni.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, il Riesame dice no: confermato il carcere per i quattro minori indagati

Il Tribunale del Riesame di Taranto ha confermato la detenzione nei penitenziari minorili per i quattro ragazzi coinvolti nell’omicidio di Bakari Sako, il 35enne bracciante maliano ucciso all’alba del 9 maggio in piazza Fontana, nella città vecchia.  Respinte quindi le richieste della difesa, che aveva chiesto misure alternative come il trasferimento in comunità o, in subordine, gli arresti domiciliari.

I minorenni restano detenuti negli istituti penali di Bari e Lecce. Tra loro c’è anche il 16enne accusato di aver inferto le coltellate all’addome e al torace risultate mortali per la vittima.

Intanto, per i due maggiorenni coinvolti nella vicenda, attualmente reclusi nel carcere di Taranto, una nuova udienza davanti al Riesame è prevista per il 4 giugno. I loro legali chiedono l’annullamento delle misure cautelari, sostenendo l’assenza di un ruolo attivo nel pestaggio.

Nei giorni scorsi, sia il gip del Tribunale per i minorenni sia quello del Tribunale ordinario avevano deciso di non convalidare i fermi dei sei indagati, disponendo comunque la custodia cautelare ed escludendo l’aggravante dei futili motivi inizialmente contestata dalla Procura.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, il fratello: “Non sopporto come siamo trattati. Vogliamo avere giustizia”

«Ormai Bakari non c’è più, non potremo vedere più il suo volto, né ascoltare i suoi pensieri. Ha lasciato un vuoto che non sappiamo come riempire. Ha lasciato un vuoto a causa della violenza e noi vogliamo solo avere giustizia per il suo corpo».

È il dolore affidato ai social da Souleymane Sako, fratello minore di Bakari Sako, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto.

Per l’omicidio sono sei i giovani raggiunti da misure cautelari: quattro minorenni tra i 15 e i 16 anni, tra cui il presunto autore materiale delle coltellate che avrebbe confessato, oltre ai maggiorenni Fabio Sale, 20 anni, e Mimmo Colucci, 22 anni. Tutti sono indagati, a vario titolo, per omicidio. Al momento gli inquirenti non hanno contestato l’aggravante dell’odio razziale.

Nel post pubblicato su Facebook, Souleymane Sako richiama anche il tema dell’integrazione e delle discriminazioni: «Credo che siamo considerati persone di colore e non dovremmo sentirci così. Non dovremmo essere costretti a protestare perché veniamo trattati male. Lo facciamo perché ne abbiamo bisogno. Abbiamo dei diritti e dei doveri».

«Non sopporto il modo in cui veniamo trattati», aggiunge il fratello della vittima, tornando a chiedere verità e giustizia per la morte di Bakari Sako, avvenuta nel centro storico del capoluogo ionico e al centro di un’indagine che continua a suscitare forte attenzione e mobilitazione in città.

Omicidio a Taranto, 29 giorni dopo proclamato lutto cittadino per la morte di Bakari Sako: scoppia la polemica

Taranto osserva oggi il lutto cittadino per la morte di Bakari Sako, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio in un’aggressione avvenuta nella Città Vecchia. A venti giorni dalla tragedia, il sindaco Piero Bitetti ha proclamato il lutto in concomitanza con la partenza della salma verso il Mali, definendo il gesto un segno di cordoglio verso la famiglia, la comunità maliana e l’intera cittadinanza.

La decisione, però, ha suscitato critiche da parte di molti cittadini, che sui social del Comune hanno contestato i tempi dell’iniziativa, ritenuta tardiva rispetto ad altre realtà vicine. Commenti ironici e polemici hanno accompagnato l’annuncio, accusando l’amministrazione di essere intervenuta troppo tardi.

Per la giornata sono previste bandiere a mezz’asta, un minuto di silenzio alle 12 e la chiusura simbolica di attività commerciali per mezz’ora. Nelle scuole saranno promossi momenti di riflessione sul valore della vita e del rispetto reciproco.

Intanto il Comune avvierà l’iter per installare una targa commemorativa in Piazza Fontana, luogo del delitto. Secondo gli inquirenti, a colpire mortalmente Sako sarebbe stato un 15enne, mentre quattro dei sei fermati sono minorenni.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, c’è l’ok per il trasferimento della salma in Mali: arriverà il 3 giugno a Kayes

Dopo giorni di attesa è stato rilasciato il documento necessario per il rimpatrio della salma di Bakari Sako, il 35enne bracciante ucciso a Taranto all’alba del 9 maggio. Nella giornata di ieri è arrivato il via libera dell’ambasciata a Roma al cosiddetto “passaporto funebre”, consentendo così il trasferimento del corpo in Mali.

Il viaggio inizierà domani pomeriggio con tappa a Roma, poi il volo verso Tunisi e infine Bamako, prima dell’arrivo previsto il 3 giugno a Kayes, paese d’origine della vittima.

Intanto proseguono le indagini sull’omicidio: restano indagati quattro minorenni e due maggiorenni, mentre il 29 maggio il Riesame rivaluterà la posizione dei minori coinvolti.

Gli indagati hanno sostenuto di non aver compreso subito la gravità della situazione e di aver tentato di soccorrere Sako. Un nuovo video acquisito dagli investigatori mostrerebbe anche il passaggio di un’ambulanza nella zona. Resta aperto il nodo principale dell’inchiesta: stabilire se il 35enne avrebbe potuto essere salvato, elemento su cui sarà decisiva la relazione del medico legale.

Omicidio Sako a Taranto, sull’ambulanza c’era un altro paziente. Poi la chiamata al 118: “C’è un uomo ubriaco”

La morte di Bakari Sako sarebbe stata inevitabile: il 35enne maliano, accoltellato il 9 maggio scorso a Taranto, è deceduto in pochi minuti a causa della grave emorragia provocata dalla ferita che gli ha reciso l’aorta. È quanto emerso dall’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Vaglio, alla presenza anche dei consulenti delle difese degli indagati.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, un’ambulanza transitata nei pressi di piazza Fontana subito dopo l’aggressione non avrebbe potuto soccorrere l’uomo perché già impegnata in un altro intervento con un paziente a bordo. Nei video acquisiti dagli inquirenti si vede uno dei giovani del branco gesticolare verso il mezzo sanitario che poi si allontana. Saranno le indagini a chiarire se qualcuno abbia invitato l’autista a proseguire. Poco dopo, una donna avrebbe chiamato i soccorsi parlando di un uomo ubriaco, senza riferire dell’accoltellamento.

Sul fronte giudiziario, il Tribunale dei minori discuterà il 29 maggio il ricorso presentato dai legali dei quattro minorenni arrestati, che chiedono il trasferimento dal carcere a una comunità. Anche i due maggiorenni coinvolti, Fabio Sale e Cosimo Colucci, hanno impugnato l’ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere.

Le indagini della Squadra mobile di Taranto, coordinate dalle procure ordinaria e minorile, hanno permesso di identificare rapidamente i presunti responsabili e ricostruire i ruoli nell’aggressione. Nell’ordinanza cautelare, il gip Gabriele Antonaci parla di una “sensazione di impunità” con cui il branco avrebbe agito in pieno centro, senza preoccuparsi delle telecamere o dei testimoni.

Bakari Sako stava andando al lavoro in bicicletta quando sarebbe stato accerchiato e picchiato senza motivo. Un 15enne gli avrebbe inferto tre coltellate, due all’addome e una al torace. Ferito, il 35enne si rifugiò in un bar dove si accasciò a terra. Il titolare del locale è ora indagato per favoreggiamento personale: secondo l’accusa avrebbe omesso di riferire agli investigatori la presenza di uno degli indagati sulla scena.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, spunta un nuovo video: un’ambulanza passa dalla piazza durante l’aggressione

Nuovi sviluppi nelle indagini sull’omicidio di Bakari Sako, il giovane maliano ucciso in piazza Fontana. Un filmato del circuito di videosorveglianza avrebbe infatti rivelato un dettaglio cruciale: un’ambulanza era già presente nella piazza 13 minuti prima del decesso del ragazzo.

Secondo gli atti dell’inchiesta, l’aggressione sarebbe avvenuta alle 5.23, mentre i soccorsi sarebbero arrivati alle 5.39 dopo la chiamata di una donna. Le nuove immagini mostrano invece il passaggio del mezzo di emergenza già alle 5.26: l’ambulanza si sarebbe fermata per pochi istanti prima di ripartire.

Il video è ora al vaglio della Procura e potrebbe aiutare a chiarire due aspetti fondamentali: se Bakari avrebbe potuto essere salvato e se qualcuno dei giovani indagati abbia tentato di chiedere aiuto ai soccorritori durante quel passaggio. Le indagini proseguono.

Restano intanto in carcere sei giovani: il 19enne Fabio Sale, il 22enne Cosimo Colucci e quattro minorenni detenuti nei centri di prima accoglienza di Bari e Lecce. Indagato per favoreggiamento anche il titolare del bar Fontana.

Omicidio Sako a Taranto, video choc su TikTok dal carcere minorile di Lecce: “Ciò che non ti uccide ti fortifica”

Proseguono le indagini sull’omicidio di Bakari Sako, il bracciante 35enne originario del Mali ucciso a coltellate all’alba del 9 maggio nella Città vecchia di Taranto. Due dei minorenni accusati di far parte della gang responsabile dell’aggressione sono detenuti nell’istituto penale minorile di Lecce e sarebbero comparsi in un video pubblicato su TikTok, poi rimosso dopo diverse segnalazioni, tra cui quella della famiglia della vittima.

Nel filmato, accompagnato dalla scritta “Quello che non ti uccide, ti fortifica”, i due giovani vengono ripresi dietro le sbarre. Gli investigatori della Procura minorile di Lecce, guidata da Simona Filoni, stanno cercando di chiarire chi abbia realizzato e diffuso il video all’interno dell’istituto.

La vicenda ha suscitato indignazione nell’opinione pubblica anche per altri messaggi di solidarietà comparsi sui social nei confronti dei presunti aggressori. Secondo gli inquirenti, il gruppo era composto da sei giovani, quattro minorenni e due maggiorenni, accusati a vario titolo del pestaggio culminato con l’accoltellamento mortale di Sako. Uno dei sedicenni avrebbe ammesso di aver inferto le coltellate.

Le indagini della Procura di Taranto, coordinata dalla procuratrice Eugenia Pontassuglia, proseguono per accertare le responsabilità individuali e fare luce anche sul comportamento di altre persone coinvolte, tra cui il titolare di un bar della zona e una ragazza presente durante l’aggressione.