Droga in carcere, scoperta choc a Foggia: due detenuti con ovuli nascosti nello stomaco

Controlli sempre più serrati negli istituti penitenziari per contrastare l’introduzione di sostanze stupefacenti. È il risultato di un’operazione congiunta condotta dalla Guardia di Finanza di Manfredonia e dalla Polizia Penitenziaria presso la Casa Circondariale di Foggia.

Durante un’attività mirata di prevenzione, supportata dalle unità cinofile antidroga, sono stati individuati due detenuti che, al rientro da permessi, avevano occultato nel proprio corpo diversi ovuli contenenti droga. Fondamentale il fiuto dei cani, che ha permesso di far scattare controlli più approfonditi.

I due uomini sono stati immediatamente trasferiti negli ospedali di Lucera e Foggia, dove gli esami radiologici hanno confermato la presenza di sette e undici involucri nelle cavità addominali.

Le successive analisi hanno rivelato un totale di oltre 80 grammi di cocaina e una quantità simile di hashish, sostanze che, se immesse nel mercato interno del carcere, avrebbero potuto generare profitti illeciti per migliaia di euro.

I detenuti, già ristretti per altre cause, sono stati segnalati alla Procura della Repubblica competente. Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari e vige, come previsto dalla legge, la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

L’operazione conferma l’efficacia della collaborazione tra Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria, oltre al ruolo strategico delle unità cinofile nel contrasto ai traffici illeciti all’interno delle carceri.

Evasione dal carcere di Nuoro, il pentito Raduano confessa: “Per l’aiuto dei sardi mi sono sdebitato con un omicidio”

Nuovi dettagli sulla evasione dal carcere di Badu e Carros e sulla successiva latitanza emergono dalle dichiarazioni di Marco Raduano, ex boss della mafia garganica oggi collaboratore di giustizia. Le sue parole sono state rese durante un interrogatorio in videoconferenza nel processo davanti al tribunale di Nuoro, presieduto dalla giudice Elena Meloni, che vede imputati due presunti fiancheggiatori.

Raduano ha raccontato di aver pianificato la fuga per mesi, studiando le vulnerabilità della struttura carceraria e approfittando delle informazioni ricevute da altri detenuti. Ha riferito di aver ottenuto anche strumenti utili all’evasione e di aver sfruttato la relativa libertà concessa dal suo ruolo di lavoratore in biblioteca e “scrivano” per gli altri detenuti. Tra le criticità individuate, la presenza di chiavi lasciate incustodite e momenti in cui la sala regia risultava priva di personale.

L’evasione, avvenuta il 24 febbraio 2023, sarebbe stata favorita anche dal sostegno di altri detenuti, che gli avrebbero prospettato aiuti sul territorio sardo. Secondo il suo racconto, una volta fuori dal carcere avrebbe ricevuto assistenza logistica in diverse località, tra cui Bitti, Orune e Padru, fino a raggiungere la Corsica. Raduano ha descritto condizioni iniziali difficili, sostenendo di essere fuggito senza nulla e di aver trovato rifugio per alcuni giorni in un rudere nel centro di Nuoro, uscendo solo di notte per procurarsi cibo e acqua.

L’ex boss ha inoltre dichiarato che l’appoggio ricevuto da ambienti sardi e corsi sarebbe stato determinante durante la latitanza. In questo contesto ha affermato di essersi “sdebitato” con un omicidio, riferendosi al delitto di Paul-Félix Paoli avvenuto in Corsica nell’agosto 2023.

Le dichiarazioni, riportate in sintesi da alcuni quotidiani, sono ora al vaglio degli inquirenti e rappresentano un ulteriore tassello nelle indagini sulla rete di supporto che avrebbe favorito la fuga e la latitanza del boss.

Benito, in carcere 19 anni dopo la condanna. Maria non s’arrende: “Merita una pena alternativa”

Torniamo a parlare della storia di Benito, in carcere dopo 19 anni la condanna. L’uomo sta scontando una pena di 6 anni e 8 mesi senza aver avuto un processo regolare e senza essere stato mai ascoltato. I dubbi e le lacune sulla vicenda giudiziaria sembrano essere tanti.

L’intervista a Maria, che sta cercando di andare a fondo in una vicenda estremamente intricata e complessa, ha creato parecchio scalpore e discussione. Dopo aver parlato con un amico di Benito e con il sindaco Giuseppe Cosola, abbiamo incontrato nuovamente Maria che aveva avviato la procedura per richiedere la grazia al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ecco gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda.

 

Offre soldi ai poliziotti, viene condannato e trascorre 10 giorni in carcere per errore: scarcerato detenuto rumeno

Un cittadino rumeno residente a Manfredonia ha trascorso 10 giorni nel carcere di Foggia, pur non dovendo essere arrestato secondo la legge. L’uomo deve scontare poco più di 2 anni di reclusione per istigazione alla corruzione, dopo aver offerto denaro a dei poliziotti per evitare un controllo.

Dopo che la sentenza è diventata definitiva, la procura di Foggia ha emesso l’ordine di esecuzione e il 2 marzo è stato incarcerato. Tuttavia, una norma del 2022 stabilisce che questo reato non rientra più tra quelli che impediscono benefici come la sospensione della pena con misure alternative alla detenzione.

L’errore è stato segnalato dall’avvocato Eustachio Claudio Solazzo, difensore dell’uomo. In seguito alla sua richiesta, la procura ha revocato l’ordine di esecuzione e disposto l’immediata scarcerazione.

Agente penitenziario suicida, il caso Paolillo in Parlamento. Il ministro Nordio: “Inchiesta nel carcere di Turi”

Torniamo ad occuparci della mote dell’assistente capo della Polizia penitenziaria Umberto Paolillo che si tolse la vita nel febbraio 2021 lasciando una lettera in cui denunciava un clima di lavoro insostenibile nel carcere di Turi.

Il caso è stato riportato in Parlamento dalla deputata Stefania Ascari, che ha interrogato il ministro della Giustizia Carlo Nordio. La Procura di Bari ha chiesto due volte l’archiviazione, ma il Gip l’ha respinta disponendo ulteriori indagini, tra cui nuove testimonianze e verifiche sull’ambiente lavorativo e sull’uso dell’arma di servizio mentre Paolillo era in aspettativa.

Mamma Rosanna ha parlato sempre di un contesto lavorativo di isolamento, umiliazioni e possibili pressioni psicologiche, confermate da alcune testimonianze e da valutazioni mediche, fino a parlare della necessità di riformare l’articolo 580 del codice penale per riconoscere meglio fenomeni come mobbing e violenza morale che possono portare al suicidio.

Il ministro Nordio ha risposto che l’indagine è ancora in corso e che l’amministrazione penitenziaria sta collaborando con la magistratura, ricordando anche le misure adottate negli ultimi anni per prevenire il disagio psicologico tra il personale.

Caltanissetta, droni in carcere per portare droga e cellulari ai detenuti: arrestati tre pugliesi

I carabinieri del comando provinciale di Caltanissetta hanno arrestato tre persone- un uomo di 29 anni e due donne rispettivamente di 29 e 31 anni, tutti originari della Puglia- per traffico di sostanze stupefacenti e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti.

Durante un servizio di controllo, i tre sono stati trovati fermi in un’auto in una via poco distante dal carcere. Il veicolo è stato perquisito e all’interno sono stati scoperti: un drone, 13.695 euro, 18 smartphone e 300 grammi di hashish.

Secondo l’accusa, gli indagati erano pronti a utilizzare il drone per sorvolare l’area dell’istituto di pena e far avere droga e telefoni ai reclusi. L’arresto è stato convalidato dal gip che ha disposto la detenzione in carcere per il 29enne e l’obbligo di dimora per le due donne.

Benito, in carcere 19 anni dopo la condanna: “Non può pentirsi di un reato che non ha commesso”

Torniamo a parlare della storia di Benito, in carcere dopo 19 anni la condanna. L’uomo sta scontando una pena di 6 anni e 8 mesi senza aver avuto un processo regolare e senza essere stato mai ascoltato. I dubbi e le lacune sulla vicenda giudiziaria sembrano essere tanti.

L’intervista a Maria, che sta cercando di andare a fondo in una vicenda estremamente intricata e complessa, ha creato parecchio scalpore e discussione. Dopo aver parlato con un amico di Benito e con il sindaco Giuseppe Cosola, abbiamo incontrato nuovamente Maria che aveva avviato la procedura per richiedere la grazia al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ecco gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda.

 

In carcere 19 anni dopo la condanna, il ricorso di Benito è inammissibile. Maria: “Fatelo uscire”

Torniamo a parlare della storia di Benito, in carcere dopo 19 anni la condanna. L’uomo sta scontando una pena di 6 anni e 8 mesi senza aver avuto un processo regolare e senza essere stato mai ascoltato. I dubbi e le lacune sulla vicenda giudiziaria sembrano essere tanti.

L’intervista a Maria, che sta cercando di andare a fondo in una vicenda estremamente intricata e complessa, ha creato parecchio scalpore e discussione. Dopo aver parlato con un amico di Benito e con il sindaco Giuseppe Cosola, abbiamo incontrato nuovamente Maria che aveva avviato la procedura per richiedere la grazia al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. 

 

Baby escort a Bari, torna in libertà e aggredisce una delle sue vittime: così è tornata in carcere Marilena Lopez

Tornata in libertà dopo aver trascorso diverso tempo in carcere con l’accusa di aver organizzato e diretto un giro di prostituzione minorile, ha aggredito una delle sue vittime.

Per questo la 37enne Marinela Lopez è tornata in carcere. E’ accaduto lo scorso settembre. Nei confronti della 37enne era stato disposto il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima ma una sera, dopo aver incontrato la ragazza in una discoteca, invece di andarsene l’avrebbe aggredita con una bottiglia.

I fatti per cui Lopez è a processo insieme a Elisabetta Manzari, 26 anni, e Federica Devito, 27 anni, risalgono al periodo 2021-2022. Per l’accusa avrebbero diretto e organizzato, insieme ad altri, un giro di prostituzione minorile di cui sarebbero state vittime due ragazze baresi che, all’epoca dei fatti, avevano tra i 16 e i 17 anni.

Lopez, Manzari e Devito sono attualmente a dibattimento e oggi sono state ascoltate in tribunale in un’udienza che – come le altre del processo – si è tenuta a porte chiuse. Altri due presunti organizzatori del giro, Antonella Albanese e Nicola Basile, hanno scelto il rito abbreviato e in Appello sono stati condannati rispettivamente a due anni e otto mesi e due anni e dieci mesi di reclusione.

Le indagini della squadra mobile di Bari partirono dopo la denuncia di una delle ragazze che decise di parlare con gli inquirenti su spinta della madre. A maggio 2024 in dieci furono arrestati nell’ambito di questa inchiesta. Il processo a carico di Lopez, Devito e Manzari riprenderà il 26 marzo.

Bari, Alberto Villani muore dopo aver tentato il suicidio in carcere: era imputato per l’omicidio della madre

Non ce l’ha fatta Alberto Villani, l’uomo di San Michele Salentino che si trovava in carcere a Bari per l’omicidio della madre, Cosima D’Amata, la 71enne picchiata e data alle fiamme nel settembre 2023.

Il detenuto aveva tentato di togliersi la vita nella sua cella nella giornata di domenica, prima di essere soccorso e trasferito d’urgenza al Policlinico di Bari dove è stato ricoverato in condizioni gravissime. Qui è morto.

Con il suo decesso si estingue il processo, da capire se si aprirà un’inchiesta sul suicidio in carcere. L’ultima udienza si era tenuta nel mese di gennaio, la prossima era fissata il 10 febbraio.