“Ora verrà mio padre e ti farà vedere lui”: così il 15enne arrestato ha scatenato l’aggressione al finanziere a Bari

«Ora verrà mio padre e ti farà vedere lui». Sarebbe stata questa la frase pronunciata dal 15enne arrestato dopo essere stato fermato da un finanziere a Bari, prima che il padre arrivasse sul posto e, secondo la ricostruzione degli investigatori, prendesse parte al violento pestaggio del militare.

Il ragazzo è stato arrestato dalla Polizia e trasferito nell’istituto penale minorile di Bari. Secondo l’accusa, il 15enne avrebbe prima colpito il finanziere al volto, dopo che quest’ultimo gli aveva chiesto di allontanarsi da un condominio di via Papa Benedetto XIII dove era stato sorpreso mentre danneggiava un’auto.

Dopo la minaccia di chiamare il padre, il 42enne sarebbe arrivato pochi minuti più tardi. Secondo quanto ricostruito, avrebbe inveito contro il militare e poi lo avrebbe colpito con un pugno, dando il via all’aggressione da parte di un gruppo numeroso.

La vittima ha raccontato di essere stata colpita con pugni, calci e oggetti contundenti, mentre il collega presente non riusciva a intervenire a causa della superiorità numerica degli aggressori e chiedeva telefonicamente l’arrivo delle forze dell’ordine.

Padre e figlio sono stati successivamente riconosciuti dai finanzieri. Il 42enne è stato arrestato l’11 settembre con l’accusa di tentato omicidio pluriaggravato in concorso e resistenza a pubblico ufficiale, contestata anche al figlio minorenne. Gli investigatori stanno ora lavorando all’identificazione degli altri componenti del gruppo, la cui posizione resta al vaglio della Procura.

Droga e cellulari nel carcere di Bari, 500 euro a consegna: 25 indagati. Tra loro anche un infermiere

La Dda di Bari ha chiuso l’indagine su un presunto traffico di droga e telefoni cellulari all’interno del carcere di Bari, nell’ambito di un’inchiesta su un sodalizio criminale con base a Conversano. Sono 25 le persone indagate, tra cui un infermiere della Asl di 39 anni.

Secondo l’accusa, l’operatore sanitario avrebbe sfruttato il proprio ruolo e i controlli meno stringenti riservati al personale per introdurre nel penitenziario droga e smartphone, nascosti all’interno di pacchetti di sigarette.

Per ogni consegna, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe ricevuto 500 euro. I telefoni avrebbero consentito ai detenuti ritenuti vicini alla criminalità organizzata di mantenere i contatti con l’esterno e, secondo l’accusa, continuare a gestire attività di spaccio anche dal carcere.

L’inchiesta della Procura barese ha ricostruito un sistema che avrebbe permesso di far arrivare con regolarità materiale illecito all’interno della struttura penitenziaria.

Taranto, poliziotto aggredito da un detenuto foggiano. La denuncia del sindacato: “Rischi inaccettabili”

Un agente di polizia penitenziaria è stato aggredito da un detenuto di origini foggiane nel carcere di Taranto. Lo rende noto il sindacato Osapp in una nota. Secondo la ricostruzione fornita dal sindacato, il recluso si trovava nel circuito di media sicurezza quando, nei locali di sorveglianza generale, ha aggredito il poliziotto ferendolo.

L’agente è stato poi portato all’ospedale di Taranto per le cure necessarie. L’episodio, spiegano in una dichiarazione congiunta Pasquale Montesano e Angelo Sciabica, rispettivamente segretario generale aggiunto di Osapp e segretario regionale, “dimostra la pericolosità quotidiana affrontata dagli agenti: gestire soggetti recidivi, legati alla criminalità organizzati e refrattari alle regole, in contesti privi del necessario supporto organico, espone il personale a rischi inaccettabili fin dall’inizio del turno”.

In particolare, spiegano Montesano e Sciabica, l’istituto jonico “è da troppo tempo del tutto disattenzionato sia dalla politica sia dall’amministrazione penitenziare” e il suo funzionamento “lo si deve al sacrificio, all’abnegazione e al senso del dovere” degli agenti.

Una situazione d’emergenza, proseguono, che “abbraccia l’intero circuito penitenziario pugliese”. Da qui l’appello al Governo e ai vertici dell’amministrazione penitenziaria: “Fate presto, il personale è totalmente esausto”. “Servono risposte concrete e immediate prima che la situazione precipiti definitivamente”, concludono.

Smartphone e droga sequestrati nel carcere di Taranto: operazione della Polizia Penitenziaria

Due smartphone, un microtelefono e una quantità di sostanza stupefacente sono stati sequestrati all’interno della casa circondariale di Taranto durante un’operazione di polizia giudiziaria condotta dagli agenti della Polizia Penitenziaria.

Il materiale rinvenuto è stato messo a disposizione della Procura, che procederà con gli approfondimenti investigativi. A rendere noto l’intervento è stato il sindacato AL.Si.P.Pe., che ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dal personale penitenziario.

«Il personale ha portato a compimento un’articolata operazione, assestando un duro colpo alle attività illecite all’interno del penitenziario», ha dichiarato il segretario provinciale Simone Colapietro.

Il segretario regionale Roger Durante ha sottolineato la particolare gravità del fenomeno, evidenziando come i moderni smartphone possano diventare strumenti operativi nelle mani della criminalità organizzata, anche per intimidire gli agenti o documentare episodi criminali. Un tema che, ricorda il sindacato, ha portato anche a specifici interventi del legislatore.

AL.Si.P.Pe. ha infine rivolto un ringraziamento agli agenti della Polizia Penitenziaria di Taranto per la professionalità dimostrata, nonostante le «croniche criticità» che caratterizzano il lavoro all’interno dell’istituto.

Travolto e ucciso in bici sulla provinciale: chiesto il carcere per il 22enne accusato della morte di Daniele Congedi

La Procura di Lecce ha chiesto la custodia cautelare in carcere per Roberto Colitti, 22enne di Ugento accusato della morte di Daniele Congedi, il 28enne ciclista travolto e ucciso la sera del 9 agosto sulla provinciale 350 tra Racale e Ugento.

Nella giornata di oggi si è svolto l’interrogatorio preventivo davanti alla gip Valeria Fedele. Colitti, indagato per omicidio stradale aggravato dalla fuga, ha reso dichiarazioni spontanee in lacrime, chiedendo scusa alla famiglia della vittima e ribadendo di non essersi accorto di aver investito un ciclista.

Di tutt’altro tenore la posizione della Procura, secondo cui il giovane avrebbe avuto piena consapevolezza dell’investimento. Gli investigatori contestano infatti che, dopo l’incidente, Colitti sarebbe tornato più volte sul luogo del sinistro, avrebbe fatto rimuovere l’auto con un carro attrezzi e poi si sarebbe allontanato.

Il pm Luigi Mastroniani ritiene inoltre concreto il pericolo di reiterazione, richiamando il presunto uso abituale di sostanze stupefacenti e un precedente arresto per maltrattamenti. Gli inquirenti valutano anche le comunicazioni telefoniche avvenute subito dopo l’incidente e stanno effettuando ulteriori accertamenti tossicologici.

Per la Procura, la consegna della patente ai carabinieri non sarebbe una misura sufficiente a scongiurare nuovi comportamenti illeciti. Per questo è stata chiesta la misura cautelare in carcere.

La decisione della gip Valeria Fedele, chiamata a stabilire se applicare una misura e quale, è attesa nei prossimi giorni.

Omicidio Quagliarella a Trani, c’è il rischio vendetta: altri 5 giovanissimi finiscono in carcere

Cinque giovani, tutti appena maggiorenni ad eccezione del più grande, di 21 anni, sono stati arrestati dai Carabinieri nell’ambito delle indagini sulla morte di Cosimo Quagliarella, il 18enne ucciso il 12 agosto a Trani al culmine di una lite tra due gruppi rivali.

Il gip del Tribunale di Trani, Marina Chiddo, ha disposto per tutti la custodia cautelare in carcere, ritenendo concreto e attuale il rischio di reiterazione dei reati e, in particolare, di possibili ritorsioni o vendette.

Secondo gli investigatori, i cinque sarebbero arrivati da Andria a bordo di un’auto a noleggio, nell’ambito di una presunta spedizione punitiva legata alla rivalità tra giovani delle due città. Gli elementi raccolti, comprese le immagini delle telecamere di piazza Giovanni Paolo II e di un esercizio commerciale, avrebbero permesso di ricostruire i loro movimenti.

Alla base della tensione ci sarebbero anche questioni sentimentali legate a una ragazza che aveva avuto rapporti con la vittima e con il 17enne reo confesso dell’omicidio, attualmente detenuto nell’istituto Fornelli di Bari.

Nei giorni precedenti alla rissa si sarebbero verificati un acceso confronto su una spiaggia di Trani e successive minacce sui social. Durante lo scontro sarebbero state utilizzate anche armi: secondo quanto emerso, vennero esplosi alcuni colpi di pistola.

Le indagini proseguono per identificare gli appartenenti al gruppo di Trani coinvolti nella rissa. Al vaglio della Procura per i minorenni di Bari ci sono inoltre le posizioni di due minorenni.