Femminicidio a Foggia, Stefania uccisa dal marito. La figlia Jessica: “Papà non potrà mai essere perdonato”

A una settimana dal femminicidio di Stefania Rago, uccisa il 23 aprile nella sua abitazione a Foggia dal marito, il 48enne guardia giurata Antonio Fortebraccio, la voce della figlia Jessica, 27 anni, si alza forte anche per lanciare un messaggio preciso.

“Il femminicidio non deve mai essere considerato normale”. Jessica, in un incontro con i giornalisti insieme a suo fratello Michael, di 23 anni, parla anche del padre: “Una persona del genere non potrà mai essere perdonata. Uccidere significa voler avere il controllo totale sull’altra persona, decidere che non debba vivere. Non merita alcun riavvicinamento”. Dietro a quella tragedia, spiega, si nascondeva una dinamica familiare fatta di controllo e svalutazione.

“Non ci si aspetta mai una reazione del genere da un padre o da un marito. I litigi esistono in tutte le famiglie, ma mai fino a questo punto”, racconta: “Controllava molto la vita di mia madre. Apparentemente voleva che fosse autonoma, ma in realtà non le permetteva mai di esserlo davvero”. Un episodio resta emblematico: “Mia madre aveva studiato e lavorato in diversi posti, ma a un certo punto ha smesso. Aveva paura. Lui la faceva sentire incapace, la buttava giù moralmente”.

“Abbiate coraggio – esorta -. Parlate con le persone vicine, quelle che possono davvero aiutarvi”. Jessica racconta che “la madre non si confidava. Era molto riservata. Forse voleva proteggerci”. Ma i figli, comunque, capivano: “Le chiedevo perché fosse turbata, ma lei diceva sempre che stava bene”. Poi, ricorda, “c’erano già state altre occasioni un cui mamma aveva chiesto il divorzio. Ma lui era insistente, questa cosa non l’ha mai accettata. Noi ci speravamo. Lo dicevamo anche a mio padre. Stai meglio tu e sta meglio mamma”.

“Ci ha lasciato forza e amore – ricorda Michael -. Ci sono stati momenti di gioia, ma anche momenti difficili. Soprattutto per nostra madre che ha dovuto sostenere nel tempo dinamiche familiari complesse. Nonostante tutto, però, nessuno avrebbe mai immaginato un epilogo così tragico. Nemmeno lei pensava che suo marito potesse arrivare a tanto. Neanche noi figli lo avremmo mai pensato. Ci ha lasciato tanta forza, davvero tanta”. “L’ho vista proprio quella mattina, verso le 10. Sono tornato a Bari perché studio lì. Mi ha dato un bacio a stampo e mi ha detto: ‘Quando ci vediamo, amore mio?’. Le ho risposto: ‘La settimana prossima, stai tranquilla. Poi la sera ho saputo tutto”.

Uccisa dal marito suicida, una fiaccolata a Bisceglie per Patrizia: “Episodio tragico e violento. Siamo sconvolti”

“È un momento per ricordare ma anche per sensibilizzare le donne di tutte le età. Quello che è accaduto a Patrizia ci ha sconvolto e ci ha posto tanti interrogativi. Perché ancora non tutte sanno che esiste un centro antiviolenza sul territorio?”.

La voce di Vanna Capurso è ferma quando riporta le domande che, assieme alle colleghe con cui anima da più di dieci anni il Centro antiviolenza (Cav) Save di Trani, si è posta dopo il femminicidio di Patrizia Lamanuzzi, la 54enne che lo scorso 15 aprile, dopo un tentativo di strangolamento è stata spinta dal balcone al quinto piano di una palazzina di Bisceglie dal marito da cui si stava separando.

L’uomo si è poi tolto la vita lanciandosi nel vuoto dallo stesso terrazzino. “È stato un episodio violento, tragico che ci ha spinto a organizzare una fiaccolata in sua memoria”, dice. L’appuntamento è oggi alle 19.30. La partenza del corteo illuminato dalla luce di candele partirà dalla piazza della stazione e approderà in piazza San Francesco dove si trova una panchina rossa, segno della lotta alla violenza di genere.

“Un segno che nella fiaccolata di questa sera vedono anche i figli di Patrizia che con ogni probabilità, saranno con noi perché – continua Capurso – vogliono che la morte della madre non sia solo una tragedia ma un appello a chiedere aiuto”.

Patrizia non si è mai rivolta al centro Save. “Non la conoscevamo e nessuno sapeva di quanto vivesse”, prosegue la referente del Cav. E ripete come fosse un mantra: “Raggiungeteci, chiedete aiuto”. Chi fa parte del centro frequenta anche le scuole da cui arriva un allarme. “Ogni volta che guardiamo le alunne percepiamo che qualcosa non va e lo conferma anche un dettaglio degli accessi al centro: da gennaio a oggi, molte sono donne che hanno appena compiuto 18 anni.

L’età delle vittime si è abbassata e questo è un problema”. Cosa denunciano? “Relazioni in cui il controllo da parte del partner c’è e crea ansie”, spiega Capurso. Ecco perché la fiaccolata, a cui tutti sono invitati, vuole essere “un momento per dire che noi ci siamo e che i nostri servizi sono gratuiti”, specifica Capurso. “Lavoriamo sull’autodeterminazione delle donne che diventa una strada per uscire dal tunnel delle violenze psicologiche e fisiche”, conclude.

Femminicidio a Foggia, Stefania uccisa dal marito. Il legale dei figli: “Vita matrimoniale piena di violenze”

“Quello che appare chiaro, dopo aver parlato con i figli e con i genitori sconvolti e sotto choc dal dolore e dal terrore di quello che è accaduto, è che la vita matrimoniale di Stefania è stata caratterizzata dalle violenze del marito. E soprattutto negli ultimi anni da una gelosia ossessiva che ha reso praticamente impossibile la vita a Stefania, tanto che lei poi aveva deciso di chiedere la separazione”.

Lo ha detto l’avvocato Michele Sodrio che assiste i due figli di Stefania Rago, la 46enne di Foggia uccisa dal marito Antonio Fortebraccio a colpi di pistola. È stato convalidato il fermo e disposta la custodia cautelare in carcere per l’uomo che, a quanto si apprende, non avrebbe confessato e si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio avvenuto in carcere, dove è detenuto dall’alba del 24 aprile.

Nel fermo eseguito dai carabinieri l’accusa era di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale, reato che nelle scorse ore è stato rubricato in femminicidio. Fortebraccio, inizialmente assistito d’ufficio dall’avvocata Rosa Archidiacono, ha ora nominato come difensore di fiducia l’avvocato Antonio Martino.

“Abbiamo ricevuto avviso della fissazione dell’autopsia per giovedì prossimo sul corpo della povera Stefania Rago – aggiunge l’avvocato Sodrio – e dall’avviso abbiamo appreso che viene contestato il nuovo delitto di femminicidio che prevede la pena base dell’ergastolo. Sono questioni delle quali si discuterà in sede processuale”.

“Si accerteranno tutte queste circostanze – conclude – ma pare chiara ed incontestabile la correttezza della contestazione del femminicidio, perché siamo di fronte ancora una volta al maschio che vuole esercitare una sorta di diritto di proprietà patologico sulla propria moglie e compagna, e per questo motivo arriva a uccidere”.

Femminicidio a Foggia, Stefania uccisa dal marito. Il legale di lui: “Non ha confessato nulla era sotto choc”

“Durante l’interrogatorio non ha raccontato nulla dell’accaduto, di un eventuale litigio. Non aveva la lucidità. E’ come se non capisse quanto accaduto. Era in affanno. Non ha mostrato alcun tipo di reazione emotiva”.

A dichiararlo è l’avvocata Rosa Archidiacono, legale di ufficio di Antonio Fortebraccio, la guardia giurata di 48 anni fermata con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale della moglie, la 46enne Stefania Rago uccisa ieri sera all’interno della loro abitazione in via Gaetano Salvemini a Foggia. Sono stati sequestrati i cellulari della vittima e del marito al fine di ricostruire l’esistenza di dissapori o frizioni nella coppia.

“Sii è presentato ieri sera in caserma dai carabinieri dicendo che alla moglie avevano sparato e chiedendo aiuto, dicendo di non sapere se la moglie fosse morta o meno – ha aggiunto -. Quando i sanitari sono giunti nell’abitazione, hanno accertato che per la donna non c’era più nulla da fare. Era sotto choc profondo, dispiaciuto, non ha raccontato nulla di quanto accaduto”.

 

Femminicidio a Foggia, Stefania uccisa a colpi di pistola: il marito guardia giurata confessa l’omicidio. È in carcere

La Puglia piange l’ennesima vittima di femminicidio, la tragedia si è consumata a Foggia. Stefania Rago, 46 anni, è stata uccisa dal marito, Antonio Fortebraccio, guardia giurata di 48 anni.

L’uom avrebbe esploso quattro colpi con la pistola d’ordinanza, uccidendo la moglie. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, per la donna non c’era ormai più nulla da fare. L’arma è stata rinvenuta all’interno dell’appartamento.

La coppia lascia due figli, un ragazzo e una ragazza poco più che ventenni, assenti in casa al momento del delitto, ora travolti da un dolore profondo. A rendere la vicenda ancora più sconvolgente è un dettaglio emerso nelle ore successive: la vittima condivideva spesso sui social messaggi contro la violenza sulle donne.

Non risultano però denunce pregresse né segnalazioni di maltrattamenti o interventi legati al cosiddetto “codice rosso”. Nella mattinata odierna, Fortebraccio è stato sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale. L’uomo ha confessato il delitto ed è stato trasferito in carcere. Le indagini proseguono per chiarire con precisione la dinamica e il contesto della tragedia.

Foggia, uccisa dal marito guardia giurata a colpi di pistola. Stefania e i segnali sui social: lascia due figli

Una donna di 46 anni, Stefania Rago, è stata uccisa ieri a colpi di pistola nella sua abitazione in via Gaetano Salvemini. A sparare il marito, Antonio Fortebraccio, 48 anni, guardia giurata.

Secondo le testimonianze dei vicini, poco prima degli spari si sarebbe verificato un violento litigio tra i due, seguito dall’esplosione di quattro colpi. Non si trattava di un episodio isolato: i contrasti in casa, spesso legati a gelosia, sarebbero stati frequenti.

La vittima, madre di due figli poco più che ventenni assenti al momento dei fatti, sui social condivideva messaggi contro la violenza sulle donne, rendendo la tragedia ancora più drammatica.

Dopo il delitto, l’uomo avrebbe chiamato i carabinieri. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine, mentre familiari e figli della coppia, sconvolti, sono accorsi nell’abitazione.

Fortebraccio è stato sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale e portato in carcere questa mattina dai carabinieri.

Femminicidio a Foggia, guardia giurata uccide la moglie a colpi di pistola: l’omicidio al culmine di una lite

Un uomo ha ucciso la moglie a colpi di pistola a Foggia. L’omicidio è stato compiuto nell’abitazione della coppia, in via Gaetano Salvemini. I vicini hanno riferito di aver sentito prima un litigio e poi l’esplosione di quattro proiettili. Sul posto si trovano i carabinieri.

La vittima è Stefania Rago, di 46 anni. Il marito, che è stato portato in caserma dai carabinieri, si chiama Antonio Fortebraccio, guardia giurata di 48 anni. La coppia – raccontano i vicini – ha due figli di oltre 20 anni, un ragazzo e una ragazza.

“La mia compagna mi ha chiamato e mi ha detto che c’era un acceso litigio in corso nell’appartamento accanto al nostro. Poi ha sentito i colpi di pistola. Dopo un pò si è affacciata e ha visto i lampeggianti delle forze dell’ordine. Sono arrivato qui e abbiamo saputo dell’uccisione della donna da parte del marito. Una notizia terribile. La mia compagna è spaventata”, le parole di un vicino.

Femminicidio a Taurisano, uccide la moglie e ferisce la vicina di casa: Albano Galati condannato all’ergastolo

È stato condannato alla pena dell’ergastolo Albano Galati, il 56enne di Taurisano (Lecce) che il 16 marzo 2024 uccise in casa con 20 coltellate la moglie, Aneta Danelczyk, 49 anni, di origini polacche, da cui si era da poco separato.

L’uomo aggredì e ferì anche la vicina di casa, dove la moglie aveva tentato di rifugiarsi per mettersi in salvo. La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’assise di Lecce, presidente Pietro Baffa. Disposto anche l’isolamento diurno per 6 mesi. I figli verranno risarciti con una provvisionale di 50mila euro ciascuno, la donna ferita con 25mila euro.

Nel corso dell’udienza, l’uomo, difeso dagli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto, ha letto in aula una lettera nella quale, rivolgendosi ai giudici, ha detto di non essere in grado di spiegare l’accaduto; ha aggiunto di ricordare poco di quel giorno perché non era in sé, annebbiato dai farmaci e affetto da una profonda depressione provocata dal fatto di sentirsi un fallito.

Strangolata dal marito e gettata dal balcone, domani l’ultimo saluto a Patrizia: lutto cittadino a Bisceglie

Saranno celebrati domani pomeriggio, 21 aprile, nella parrocchia della Misericordia a Bisceglie, i funerali di Patrizia Lamanuzzi, la donna di 54 anni uccisa dal marito lo scorso 15 aprile.

Secondo quanto ricostruito, il marito, Luigi Gentile, 61 anni, avrebbe prima tentato di strangolarla, per poi spingerla dal balcone dell’appartamento al quinto piano in via Vittorio Veneto. Subito dopo, l’uomo si è tolto la vita lanciandosi dallo stesso terrazzino.

In occasione delle esequie, il sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano, proclamerà il lutto cittadino. Il provvedimento prevede bandiere a mezz’asta negli edifici comunali, la sospensione delle manifestazioni pubbliche fino al termine del rito funebre e lo stop alle attività commerciali, artigianali e ai cantieri, oltre al divieto di iniziative ludiche e ricreative su suolo pubblico.

Femminicidio a Bisceglie, lancia la moglie dal balcone poi si butta anche lui: entrambi morti. Si stavano separando

Un uomo di 61 anni, Luigi Gentile, avrebbe lanciato dal balcone la moglie di 54 anni, Patrizia Lamanuzzi, e poi si sarebbe a sua volta lanciato nel vuoto a Bisceglie. I corpi senza vita sono l’uno accanto all’altro sulla discesa del garage del palazzo in cui vivevano.

Una vicina di casa ha raccontato la scena ai carabinieri dicendo che i due si stavano separando e che ha sentito la donna urlare prima di vederla cadere. La coppia avrebbe due figli, uno vive in Svizzera l’altro a Trani.