Arriva una svolta nelle indagini sull’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne ritenuto affiliato al clan Strisciuglio, ucciso il 19 aprile scorso all’interno del Divine Club di Bisceglie. Con una lettera inviata dal carcere alla pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Bruna Manganelli, Dylan Capriati, 22 anni, figlio di Mimmo Capriati, e Aldo Lagioia, 22enne di Corato, hanno ammesso le proprie responsabilità nel delitto.
Nella confessione, Capriati avrebbe scritto: “Sì, ho sparato io a Filippo Scavo”, confermando quanto già emerso dalle indagini dei carabinieri della Bat. I due giovani erano stati arrestati dopo che gli investigatori avevano ricostruito la dinamica dell’omicidio attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza, che li immortalavano mentre rientravano nel locale da un ingresso laterale insieme al 21enne barese Nicolas Morelli, oltre alle dichiarazioni raccolte da alcuni testimoni.
La confessione potrebbe avere effetti immediati sul procedimento. La Procura antimafia avrebbe infatti chiesto al giudice di annullare l’incidente probatorio fissato per il prossimo 10 settembre, durante il quale avrebbe dovuto essere ascoltato uno dei testimoni chiave. Alla luce delle ammissioni dei due indagati, l’atto istruttorio sarebbe infatti ritenuto non più necessario.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, dopo una lite verbale scoppiata all’interno della discoteca, contro Scavo sarebbero stati esplosi numerosi colpi di pistola da due armi impugnate proprio da Capriati e Lagioia, circostanza ora confermata dalle dichiarazioni autoaccusatorie. Spetterà ora al giudice decidere se revocare definitivamente l’incidente probatorio.
L’omicidio di Scavo si inserisce nel più ampio contesto della faida tra i clan Capriati e Strisciuglio, riesplosa due anni dopo l’uccisione di Lello Capriati, avvenuta il 1° aprile 2024. Secondo le ricostruzioni della Direzione Distrettuale Antimafia, quel delitto avrebbe rappresentato uno dei momenti più critici dell’escalation criminale tra i due gruppi, alimentata anche dal fallimento di un tentativo di mediazione e da successivi episodi di violenza tra giovani appartenenti alle rispettive fazioni.










