Rssa di Altamura, posti letto oltre il limite e false autorizzazioni: quattro persone verso il processo

Quattro persone, tra dirigenti comunali e imprenditori, sono state citate direttamente a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione della Rssa “Serena Orizzonti” di Altamura.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di falso ideologico in relazione alle autorizzazioni per l’ampliamento della struttura e per l’accoglienza di pazienti in regime di Pronto intervento sociale.

Secondo l’accusa, il Comune avrebbe attestato la disponibilità di 16 Oss per 67 pazienti, mentre il personale effettivamente disponibile sarebbe stato di 13 operatori. Contestate anche le dichiarazioni sulla presenza dei servizi igienici necessari per i posti letto aggiuntivi.

Gli accertamenti della Guardia di Finanza, coordinati dalla Procura, avrebbero inoltre evidenziato anomalie nelle autorizzazioni: secondo gli investigatori, la struttura avrebbe potuto ospitare al massimo 52 pazienti, a fronte dei 64 posti autorizzati.

L’udienza predibattimentale è fissata per il 23 settembre davanti al giudice Giovanna Dimiccoli. Alcune delle persone inizialmente coinvolte nell’inchiesta sono state invece archiviate.

Minacce, aggressioni e Gps sull’auto per controllare la compagna: 50enne salentino a processo. Lei ritira la denuncia

Un 50enne salentino sarà processato dal Tribunale di Lecce con l’accusa di maltrattamenti aggravati, nell’ambito di una vicenda caratterizzata, secondo l’accusa, da controllo e limitazioni della libertà della compagna.

Le condotte contestate sarebbero iniziate nel 2023 e avrebbero compreso aggressioni fisiche, minacce, umiliazioni e insulti, oltre a un forte controllo sulla vita quotidiana della donna. L’uomo avrebbe installato un GPS sull’auto della compagna per monitorarne gli spostamenti e le avrebbe imposto di comunicargli dove si trovava quando usciva di casa.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe inoltre ostacolato la ricerca di un lavoro, costringendola di fatto a rimanere in casa, e avrebbe contribuito ad allontanarla dalle persone a lei vicine, lasciandola progressivamente isolata.

La donna aveva presentato denuncia alcuni mesi fa, salvo poi decidere di ritirare la querela. L’indagine, tuttavia, è proseguita perché il reato contestato è procedibile d’ufficio.

Il processo è stato disposto dal gup del Tribunale di Lecce e prenderà il via il 16 febbraio davanti al giudice monocratico. La donna non si è costituita parte civile. Le accuse dovranno ora essere valutate nel corso del dibattimento.

Taranto, atti sessuali con 13enne: a processo un 23enne di Brindisi. A scoprirlo il padre di lei

Comparirà stamane davanti al gup Francesco Maccagnano un 23enne del Brindisino, imputato per atti sessuali con minorenne. La vicenda sarebbe iniziata su Instagram, dove il giovane avrebbe conosciuto una 13enne con cui avrebbe iniziato a scambiarsi messaggi. Secondo l’accusa, la ragazza avrebbe indicato la propria età in chat prima che il 23enne proseguisse i contatti.

Il 26 agosto 2024, i due si sarebbero incontrati a Taranto e, secondo la contestazione della Procura, in quell’occasione il giovane avrebbe compiuto atti sessuali sulla minorenne.

La vicenda è emersa alcune settimane dopo, quando il padre della ragazza ha notato un cambiamento nel comportamento della figlia e, controllando il telefono, avrebbe trovato le conversazioni con il 23enne. Il 12 settembre 2024 è stata presentata denuncia ai carabinieri, dando avvio alle indagini.

Gli investigatori hanno acquisito messaggi e conversazioni sui social e su WhatsApp, oltre ad ascoltare la minore in modalità protetta e alcuni suoi amici. Il 23enne, difeso dagli avvocati Giuliano Calabrese e Angelo Brescia, è stato interrogato nell’aprile 2025 e ha respinto le accuse, fornendo la propria versione dei fatti.

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio ritenendo sufficienti gli elementi raccolti. Ora spetterà al gup decidere se il procedimento proseguirà con il dibattimento o attraverso altre soluzioni processuali.

Braccianti sfruttati nelle campagne di Castellaneta, 12 ore al lavoro e stipendi da 800 euro: tre fratelli a processo

Oltre 12 ore di lavoro al giorno, senza un regolare riposo settimanale, per stipendi inferiori agli 800 euro al mese e in condizioni ritenute degradanti. È quanto emerso da un’inchiesta dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro sul presunto sfruttamento di braccianti nelle campagne di Castellaneta.

A finire sotto accusa sono tre fratelli, Francesco, Sante e Saverio Iacobellis, titolari di un’azienda agricola. Secondo la Procura, avrebbero approfittato dello stato di bisogno di lavoratori italiani e stranieri, sottoponendoli a condizioni di sfruttamento, anche attraverso forme di sorveglianza ritenute degradanti.

Gli operai, secondo l’accusa, sarebbero stati costretti a lavorare per molte ore sotto il sole e in possibile esposizione a prodotti fitosanitari. Anche le condizioni abitative sarebbero state precarie: più lavoratori condividevano un appartamento fatiscente, privo di un adeguato impianto di riscaldamento e senza sufficienti sistemi per affrontare il caldo estivo.

In alcuni casi, inoltre, parte dello stipendio sarebbe stata restituita ai datori di lavoro per pagare l’affitto dell’alloggio. Nel corso dell’udienza preliminare diversi braccianti si sono costituiti parte civile, così come la Flai Cgil.

I tre imputati, difesi dall’avvocata Elisa Pugliese, sono stati rinviati a giudizio. Il processo, chiamato a verificare le accuse e le eventuali responsabilità, prenderà il via a novembre.

Telefonate e pedinamenti, perseguita l’ex compagna dopo la separazione: 53enne a processo nel Barese

Telefonate insistenti, appostamenti e tentativi di entrare nell’abitazione dell’ex compagna: sono le condotte contestate a un 53enne, rinviato a giudizio dal gup del Tribunale di Bari con l’accusa di atti persecutori.

La relazione tra l’uomo e la donna era iniziata nel 2022 e si era conclusa il 31 gennaio 2025. Secondo l’accusa, tra la fine di gennaio e il 12 febbraio, a Mola di Bari, l’uomo avrebbe continuato a cercare l’ex compagna con centinaia di telefonate: 366 chiamate complessive, tra cui 109 in un solo giorno e 124 il 10 febbraio.

Il 53enne avrebbe inoltre effettuato appostamenti nei pressi dell’abitazione della donna, suonando ripetutamente al citofono. L’11 febbraio, dopo averla attesa davanti al portone e ricevuto un rifiuto a entrare, avrebbe utilizzato le chiavi ancora in suo possesso per accedere all’edificio e raggiungere il piano dell’appartamento, continuando a suonare il campanello.

Le condotte contestate avrebbero provocato nella donna un persistente stato di ansia e paura, spingendola a modificare le proprie abitudini: avrebbe infatti iniziato a farsi accompagnare da un’amica anche per uscire e si sarebbe rivolta a uno psicologo.

Il gup Anna De Simone ha disposto il rinvio a giudizio dell’imputato davanti alla Seconda sezione penale del Tribunale di Bari. La donna e l’associazione Gens Nova Odv si sono costituite parti civili.

Strangola e picchia la compagna, poi la prende a morsi e le versa candeggina in testa. Choc a Bari: 26enne a processo

Avrebbe aggredito e minacciato ripetutamente la convivente 29enne, arrivando in un’occasione a colpirla con una bomboletta e, in un’altra, a stringerle un grembiule da cucina intorno al collo. Sono alcune delle accuse contestate a un 26enne del Sud Est barese, ora a processo in tribunale.

Secondo la denuncia della donna, sostenuta dai legali di Gens Nova, gli episodi sarebbero iniziati nel dicembre 2023, quando, al termine di una discussione, l’uomo l’avrebbe colpita con un calcio, facendola finire contro un comodino, per poi picchiarla ripetutamente alla testa, alla nuca e alle braccia.

Nel luglio 2024, dopo un’altra lite, avrebbe utilizzato una maglietta arrotolata come una frusta per colpirla. Quando la donna avrebbe cercato di allontanarsi, l’uomo l’avrebbe bloccata e, dopo che si era accasciata a terra, le avrebbe versato candeggina sulla testa e sui vestiti.

Altri episodi sarebbero avvenuti nei mesi successivi. Durante una discussione, il 26enne avrebbe filmato la convivente con il cellulare, minacciando di diffondere il video. Quando la donna avrebbe cercato di recuperare il telefono per cancellarlo, lui l’avrebbe spinta a terra e immobilizzata, premendole il volto contro il pavimento. Le accuse dovranno ora essere valutate nel corso del processo.

Aesthetic Franco sotto processo, dal bisturi “fai da te” alla sbarra: “Lesioni e dubbi sulla laurea”

Angela Carbone è l’avvocato che sta seguendo alcune vittime di Antonio Francesco Franco, Aesthetic Franco. La Giustizia comincia a chiedere il condo al “chirurgo plastico”, accusato di aver deturpato centinaia di pazienti. Tra le motivazioni della richiesta di rinvio a giudizio, ci sono anche dubbi sulla sua laurea oltre che evidenze della Procura sull’imperizia con cui ha operato i pazienti.

Omicidio Magellano a Bari, processo al via a settembre: giudizio immediato per il 42enne Maurizio Pastore

La Procura di Bari ha ottenuto il giudizio immediato per Maurizio Pastore, il 42enne accusato dell’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà di Amleto Magellano, il 39enne ucciso il 17 gennaio scorso a Bari. Il processo davanti alla Corte d’Assise inizierà l’8 settembre. L’imputato è detenuto dal 22 gennaio, cinque giorni dopo il delitto.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, basata sulle testimonianze di familiari e vicini di casa e sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza, il 42enne avrebbe raggiunto la vittima a piedi, colpendola con undici coltellate all’addome e al torace, due delle quali risultate mortali perché dirette a cuore e polmone.

La moglie della vittima ha inoltre riferito agli inquirenti che già un anno prima l’uomo avrebbe aggredito il marito con un martello, presumibilmente per una richiesta di denaro rimasta senza risposta. Secondo l’accusa, questo sarebbe il movente alla base dell’omicidio.

Bari, Lacarpia ucciso in carcere dopo aver ammazzato la moglie: giudizio immediato per il compagno di cella

Il processo per l’omicidio di Giuseppe Lacarpia, il 65enne di Gravina morto nel carcere di Bari nell’ottobre 2024, inizierà l’8 settembre davanti alla Corte d’Assise di Bari. A processo, con rito immediato richiesto dalla Procura, ci sarà Saverio Scarano, 45enne barese, accusato di aver soffocato il compagno di cella.

Determinante per il rinvio a giudizio è stata la confessione resa dallo stesso Scarano, che avrebbe dichiarato di aver ucciso Lacarpia non per le sue condizioni di salute, ma perché “dava fastidio” e voleva imporre la propria autorità all’interno della cella.

Lacarpia era stato arrestato pochi giorni prima con l’accusa di aver ucciso la moglie, Maria Arcangela Turturo, tra il 5 e il 6 ottobre 2024. Secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe prima incendiato l’auto con la donna all’interno e, dopo che questa era riuscita a uscire dal veicolo, l’avrebbe uccisa schiacciandole il torace.

In un primo momento, il decesso di Lacarpia, avvenuto circa due settimane dopo l’arresto, era stato ipotizzato come un suicidio. Le successive indagini hanno invece accertato che, nella notte del 22 ottobre, Scarano lo avrebbe sorpreso nel sonno e soffocato stringendogli una corda attorno al collo.

Secondo gli inquirenti, il movente sarebbe legato ai continui contrasti in cella: la vittima avrebbe infastidito gli altri detenuti pregando durante la notte e per problemi legati all’incontinenza.

Nella stessa vicenda giudiziaria è coinvolto anche Michele Vincenzo Guglielmi, rinviato a giudizio con richiesta di rito abbreviato per un tentato omicidio ai danni di un detenuto salentino, avvenuto sempre nel carcere di Bari il 19 ottobre 2024.

Omicidio Lello Capriati, processo al via a settembre: in 11 a giudizio. Sullo sfondo la faida tra i clan baresi

Il prossimo 8 settembre si aprirà davanti alla Corte d’Assise di Bari il processo per l’omicidio di Lello Capriati, ritenuto a capo dell’omonimo clan di Bari Vecchia e ucciso a Torre a Mare il 1° aprile 2024. Imputati Nunzio Losacco e Luca Marinelli, accusati di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso.

Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia, Marinelli avrebbe esploso quattro colpi di pistola contro Capriati mentre viaggiava a bordo di una Honda Hornet guidata da Losacco. L’agguato si inserirebbe nella storica faida tra i clan Capriati e Strisciuglio per il controllo delle attività illecite.

Sono undici gli imputati complessivi nel procedimento. Tra questi figurano anche Sabino e Cristian Capriati, figli della vittima, accusati di tentato omicidio per il ferimento di due uomini di Carbonara, ritenuti vicini all’area criminale di Filippo Scavo, ucciso nell’aprile scorso al Divine Club di Bisceglie.

Nell’inchiesta sull’omicidio di Scavo, che vede quattro indagati tra cui Dylan Capriati, la Procura ha ottenuto l’acquisizione della testimonianza di una persona che avrebbe riconosciuto tre dei quattro presunti responsabili. Per gli investigatori, l’uccisione di Scavo potrebbe rappresentare la vendetta del clan Capriati per l’assassinio di Lello.