Imbarazzo all’IRCCS De Bellis, Delvecchio nei guai per il crack Modus: rischia il processo

C’è anche Vincenzo Delvecchio, 50enne di Barletta, tra le 12 persone nei confronti delle quali la Procura di Pescara ha chiesto il rinvio a giudizio relativamente allo scandalo sul fallimento milionario della Modus Fm. I reati contestati a vario titolo, come riportato dal “Centro” e altri giornali abruzzesi, sono bancarotta fraudolenta, evasione fiscale e false comunicazioni sociali. Delvecchio è uno degli indagati che si alternò alla guida della Modus fm.

Fa specie che giornalisti accreditati, cagnacci delle cronache giudiziarie, si siano fatti sfuggire una simile notizia, lasciando a una piccola testata online come quintopotere.it, il compito di fare alcune riflessioni, affidate tra l’altro a un ex collega, ora semplice youtuber ed editorialista. Ciò su cui vogliamo attirare l’attenzione dei nostri lettori, non è tanto la cronaca giudiziaria a cui si accede facilmente in rete (l’ultimo articolo di Abruzzo Web è del 21 marzo scorso), ma sulla figura di Delvecchio e ciò che rappresenta per la Sanità e la Politica pugliese.

Uomo di Emiliano e del PD, di quelli sistemati nei ruoli strategici non esclusivamente per meriti, Vincenzo Delvecchio è soprattutto il Presidente del Comitato di Indirizzo e Verifica dell’IRCCS Saverio De Bellis di Castellana Grotte. Siamo alla richiesta di rinvio a giudizio, ci mancherebbe, ma per molto meno chi non appartiene al cerchio magico, lo stesso che al netto delle varie giustificazioni ha generato il buco monster di 349 milioni di euro, è stato defenestrato, allontanato in autotutela.

L’intervento del Presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, nell’affaire Mari Lorusso (la moglie di Giacomo Olivieri), vincitrice di un concorso al Policlinico, la dice lunga sui due pesi e due misure della mal funzionante bilancia etica del Partito Democratico. In attesa che Delvecchio riesca a chiarire la sua posizione avrebbe dovuto farsi da parte per il bene della reputazione dell’IRCCS De Bellis, a maggior ragione in un periodo di contestazione generale come questo. Il fatto che nessuno sia intervenuto la dice lunga sulla copertura, anche mediatica, di cui godono certi personaggi, capaci di mimetizzarsi nelle acque agitate di un’inchiesta così delicata come quella su cui per anni ha indagato la Procura di Pescara.

A fine gennaio di quest’anno, un paio di mesi prima che si sapesse del rischio di rinvio a giudizio, Delvecchio aveva dichiarato una cosa simile: “La Direzione Strategica produrrà ogni utile sforzo per raggiungere i risultati contenuti negli obiettivi assegnati”. Lo sforzo più utile in questo momento, anche alla luce del cambio della guardia alla guida dell’Istituto, sarebbe farsi da parte. Un risultato massimo col minino sforzo. In attesa di una dichiarazione del diretto interessato, che non abbiamo dubbi avrà fiducia nella Giustizia e nella Magistratura, né più né meno di ciascun italiano, attendiamo che il Presidente piddino della Regione Puglia applichi anche in questo caso il metodo Decaro, ovvero al bando le ombre su chi amministra la cosa pubblica.

Sembrerà un caso, ma nei giorni scorsi abbiamo ricevuto alcune determine e testimonianze su prassi che meritano particolare attenzione. Siccome anche il nostro obiettivo di informazione è strategico, almeno quanto gli obiettivi dell’IRCCS De Bellis. Nei prossimi giorni saremo sul posto per cercare di avere risposte, per raggiungere quegli obiettivi strategici che ci siamo prefissati nel momento della fondazione di quintopotere.it.

Evasione dei tribunali comunali e frode sui posti barca nel porto di Otranto: 53 denunciati

I finanzieri della sezione operativa navale di Otranto hanno scoperto un sistema di frode finalizzato all’ottenimento indebito di posti barca e all’evasione dei tributi comunali, che ha portato alla denuncia di 53 persone accuse a vario titolo di falso ideologico e truffa aggravata.

L’indagine di polizia giudiziaria ha riguardato l’analisi della documentazione presentata in relazione ad un bando pubblico per l’assegnazione di ormeggi per imbarcazioni da diporto e natanti nel porto di Otranto, da cui è emersa una “sistematica alterazione”, spiega la Gdf, della realtà anagrafica e logistica da parte di numerosi richiedenti.

Nello specifico, sono state analizzate oltre 250 posizioni e scoperte più di 50 irregolarità tra fittizie residenze e false sedi operative societarie, “strumentalmente” dichiarate nel territorio comunale idruntino al solo scopo – secondo gli investigatori – di scalare le graduatorie del bando, che prevedeva criteri di priorità e punteggi aggiuntivi per i residenti e le imprese locali.

I finanzieri, inoltre, hanno esaminato le istanze prodotte e le certificazioni allegate inerenti alle agevolazioni previste per i portatori di handicap, accertando il possesso, per alcuni dei richiedenti, unicamente della certificazione per invalidità civile e non il requisito espressamente richiesto dal bando.

L’operazione ha avuto riflessi anche sul fronte delle entrate comunali, in quanto l’accertamento delle false residenze ha fatto decadere le agevolazioni fiscali per l’abitazione principale (prima casa), di cui i soggetti interessati avevano anche indebitamente goduto. Tale condotta porterà al recupero dell’Imu non versata, per un ammontare complessivo stimato pari a circa 80.000 euro.

Evasione dal carcere di Nuoro, il pentito Raduano confessa: “Per l’aiuto dei sardi mi sono sdebitato con un omicidio”

Nuovi dettagli sulla evasione dal carcere di Badu e Carros e sulla successiva latitanza emergono dalle dichiarazioni di Marco Raduano, ex boss della mafia garganica oggi collaboratore di giustizia. Le sue parole sono state rese durante un interrogatorio in videoconferenza nel processo davanti al tribunale di Nuoro, presieduto dalla giudice Elena Meloni, che vede imputati due presunti fiancheggiatori.

Raduano ha raccontato di aver pianificato la fuga per mesi, studiando le vulnerabilità della struttura carceraria e approfittando delle informazioni ricevute da altri detenuti. Ha riferito di aver ottenuto anche strumenti utili all’evasione e di aver sfruttato la relativa libertà concessa dal suo ruolo di lavoratore in biblioteca e “scrivano” per gli altri detenuti. Tra le criticità individuate, la presenza di chiavi lasciate incustodite e momenti in cui la sala regia risultava priva di personale.

L’evasione, avvenuta il 24 febbraio 2023, sarebbe stata favorita anche dal sostegno di altri detenuti, che gli avrebbero prospettato aiuti sul territorio sardo. Secondo il suo racconto, una volta fuori dal carcere avrebbe ricevuto assistenza logistica in diverse località, tra cui Bitti, Orune e Padru, fino a raggiungere la Corsica. Raduano ha descritto condizioni iniziali difficili, sostenendo di essere fuggito senza nulla e di aver trovato rifugio per alcuni giorni in un rudere nel centro di Nuoro, uscendo solo di notte per procurarsi cibo e acqua.

L’ex boss ha inoltre dichiarato che l’appoggio ricevuto da ambienti sardi e corsi sarebbe stato determinante durante la latitanza. In questo contesto ha affermato di essersi “sdebitato” con un omicidio, riferendosi al delitto di Paul-Félix Paoli avvenuto in Corsica nell’agosto 2023.

Le dichiarazioni, riportate in sintesi da alcuni quotidiani, sono ora al vaglio degli inquirenti e rappresentano un ulteriore tassello nelle indagini sulla rete di supporto che avrebbe favorito la fuga e la latitanza del boss.

Evasione nel Barese, strutture abusive e lavoratori a nero. Controlli della Finanza: 9,4 milioni di ricavi non dichiarati

La Guardia di Finanza di Bari ha scoperto, nel 2025, circa 9,4 milioni di euro di ricavi non dichiarati e 1,4 milioni di violazioni Iva nel settore delle locazioni turistiche nell’area metropolitana, effettuando 60 controlli.

Sono emerse 12 strutture completamente abusive, soprattutto tra Bari, Monopoli e Polignano a Mare, oltre a casi di attività dichiarate come familiari ma di fatto imprenditoriali e irregolari. Accertata un’imposta evasa superiore a 1,2 milioni di euro.

Scoperti anche tentativi di eludere la tracciabilità delle prenotazioni, invitando i clienti a cancellare le richieste su piattaforme come Booking.com per pagare privatamente, spesso in contanti.

Individuati inoltre 31 lavoratori in nero (4 percettori di sussidi), varie violazioni amministrative e casi di mancata identificazione degli ospiti. I controlli proseguono nel 2026: già scoperti nuovi casi, tra cui una struttura con oltre un milione di euro non dichiarati e un operatore che aveva dichiarato solo un euro a fronte di oltre 400mila effettivi.

Ricavi e incassi non dichiarati: maxi evasione da oltre un milione di euro in un lido a Fasano. Maxi multe

La Guardia di Finanza di Brindisi ha scoperto una maxi evasione fiscale per oltre 1,3 milioni di euro in un lido balneare situato sulla costa di Fasano. Le indagini, come emerso dagli accertamenti avviati a luglio, hanno evidenziato ricavi non dichiarati, documenti fiscali mancanti e incassi non registrati relativi a noleggio di ombrelloni, lettini e parcheggio auto.

L’evasione è emersa dal confronto con un registro informatico parallelo che ha permesso di confrontare gli incassi reali con quelli dichiarati, risultando circa il doppio rispetto a quanto comunicato al fisco. Per il titolare del lido è scattata la contestazione di imposte evase e sanzioni per un importo complessivo di circa un milione di euro.

Canoni e utenze non pagate, nei mercati di Bari oltre un milione di euro di evasione: revocate 20 licenze

Debiti da un milione e 100mila euro nei mercati di Bari per canoni e utenze non pagate. Questa è la scoperta dell’ultimo monitoraggio avviato dal Comune che ha potenziato i controlli.

In alcuni casi si sta cercando di trovare un accordo per la rateizzazione del debito accumulato, ma sono state già 20 le licenze revocate. Due al mercato ortofrutticolo all’ingrosso, le altre nei vari mercati rionali.

E la grande fuga nei mercati di Bari continua. Al momento sono 261 i stalli vuoti sia in quelli giornalieri che in quelli settimanali.

Bari, lotta all’evasione TARI: nel 2025 quasi 5mila utenze non iscritte. Mancano 7 milioni e 900mila euro

Questa mattina l’assessore al Bilancio e alla Fiscalità Locale Diego de Marzo e la dirigente della Ripartizione Tributi Rosalba Cirillo sono stati auditi dalla commissione consiliare Bilancio e Fiscalità locale per illustrare i risultati delle attività di contrasto all’evasione e alle irregolarità legate al mancato pagamento della TARI.

Un impegno a tutto campo, portato avanti dal Comune di Bari attraverso l’attività ordinaria condotta dagli uffici con l’incrocio sulle banche dati e rafforzato con l’ausilio del Nucleo ispettivo (ampliato lo scorso mese da 2 a 4 unità), istituito dall’attuale amministrazione con l’obiettivo di combattere l’evasione tributaria per garantire equità contributiva tra le diverse categorie di utenti.

A seguito dei controlli effettuati durante tutto l’anno in corso, al 30 novembre 2025 sono complessivamente 4.900 le utenze – tra domestiche e non domestiche – che non risultano iscritte alla TARI o che hanno presentato dichiarazioni infedeli, circostanza che comporta un accertamento complessivo di 7.900.000 euro (dei quali, come comunicato qualche settimana fa, 2.366.000 relativi alle attività specifiche del Nucleo Ispettivo) configurandosi a tutti gli effetti come un danno alla collettività. La regola comunitaria, infatti, prevede che il costo del servizio di igiene urbana debba essere posto a carico degli utenti, con il risultato che l’evasione determina un aumento diretto della TARI per cittadini e imprese regolari.

Gli uffici competenti, stanno quindi procedendo con la notifica degli avvisi di accertamento nei confronti delle utenze risultate inesistenti o irregolari e, in caso di mancato pagamento di quanto accertato, in ottemperanza alle previsioni del DPR 602 del ’73, gli stessi uffici proseguiranno con le azioni di riscossione coattiva, che contemplano pignoramenti e iscrizioni ipotecarie.

“La lotta all’evasione, come abbiamo detto dal primo giorno – spiega Diego De Marzo -, è un impegno qualificante della nostra amministrazione a garanzia dell’equità fiscale tra tutti i cittadini. Nel 2024 l’attività di accertamento da lotta all’evasione Tari aveva prodotto un risultato definitivo di 5.700.000 euro, oggi invece commentiamo positivamente un dato di gran lunga superiore, seppur non ancora definitivo, grazie a un grandissimo lavoro della ripartizione Tributi.

L’individuazione di omesse e infedeli dichiarazioni porta un doppio vantaggio: in primis amplia la platea dei contribuenti tra i quali viene ripartito il costo complessivo del servizio di igiene urbana e, a questo, si aggiunge che le riscossioni effettive saranno poi riportate nelle annualità successive in detrazione dal costo complessivo del servizio risultante dal PEF.

La strada è ancora lunga, ma siamo certi di essere nella direzione giusta, confidando sempre che l’elevato senso degli indispensabili controlli, abbinato agli strumenti agevolativi apportati dalle recenti riforme regolamentari per chi si mette spontaneamente in regola, porti sempre a maggiori risultati a beneficio dei cittadini baresi.

Ogni cittadino che adempie all’iscrizione spontaneamente, seppur in ritardo, rappresenta per noi un risultato ancora maggiore perché, oltre a portare un vantaggio in termini tributari per la collettività, raffigura un miglioramento del senso civico e, di conseguenza, dell’equità fiscale ”.

Bari, 28 dentisti evadono tasse grazie al software per la contabilità in nero: risarcita l’Agenzia delle Entrate

I 28 dentisti, che tra il 2015 e il 2020 avrebbero evaso 6 milioni di euro, utilizzando software particolare per eludere i controlli finanziari, hanno risarcito in parte o in tutto l’Agenzia delle Entrate. Nell’udienza celebrata ieri è stata discussa la quantificazione del risarcimento in vista del patteggiamento.

Per l’accusa, negli anni tra il 2015 e il 2020, gli indagati avrebbero evaso imposte per oltre 6 milioni di euro. Le indagini, partite da una verifica fiscale avviata dal nucleo di polizia economico-finanziaria della finanza di Bari, hanno consentito di individuare un software gestionale che permetteva ai professionisti che lo utilizzavano di tenere una contabilità dei compensi ricevuti ma non dichiarati.

Il sistema gestionale avrebbe consentito di creare delle “schede cliente” nelle quali, dopo aver premuto il tasto F12 della tastiera e digitato una password, era possibile rendicontare i compensi percepiti in nero. Il gestionale permetteva anche di memorizzare la contabilità parallela su supporti esterni, rimovibili in caso di controlli e non accessibili senza prima aver premuto F12 e digitato la password.

Il sistema permetteva quindi di tenere distinti due archivi informatici: uno interno definito “gestionale” con i dati delle fatture, uno esterno chiamato “storico” per raccogliere “i dati nella loro totalità”, come spiega la finanza in un comunicato, e dunque anche quelli non annotati nella contabilità ufficiale. Resta da chiarire la posizione del creatore del software, l’ingegnere informatico di Palo del Colle Tommaso Carbone.

 

Bancarotta, evasione e distrazione di beni. A Bari 10 indagati per il crac Sudcommerci: dissipati 58 milioni di euro

La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Bari ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 10 persone nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento e sul concordato preventivo di quattro società riconducibili alla Sudcommerci, attiva nel settore delle costruzioni e della gestione immobiliare a Bari. Tra loro anche cinque membri di una nota famiglia imprenditoriale della città.

Tra gli indagati ci sono Anna, Davide ed Emanuele Degennaro, la loro madre Giacomo Viterbi e il figlio di Emanuele, Giuseppe. Indagato anche Giacomo Olivieri per un’operazione collegata ai fatti già emersi in Codice Interno. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Le accuse a vario titolo sono di reati di bancarotta fraudolenta, tra cui distrazione di beni, atti dolosi e pagamenti preferenziali. Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, i responsabili avrebbero distratto o dissipato oltre 58 milioni di euro, attraverso complesse operazioni infragruppo, pagamenti di fatture per operazioni inesistenti, trasferimenti di denaro ai soci mai restituiti e pagamenti preferenziali che avrebbero danneggiato gli altri creditori.

Emerso anche un mancato versamento sistematico delle imposte per circa 15 milioni di euro, utilizzato come strumento di auto-finanziamento per tenere in vita le società nonostante l’insolvenza. Falsificati anche i bilanci, gonfiando il valore delle partecipazioni tra le varie società, con l’obiettivo di ritardare il fallimento e nascondere le perdite.

Bancarotta, autoriciclaggio e evasione. Maxi sequestro da 65 milioni a Trani: nei guai 4 imprenditori e 5 società

Beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 65 milioni di euro sono stati sequestrati dai finanzieri a quattro persone e cinque società edili finite in una inchiesta della Procura di Trani per bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di debiti verso l’Erario.

I sigilli riguardano 112 unità immobiliari, somme di denaro e strumenti finanziari nella disponibilità degli indagati frutto del reato di bancarotta, distrazione, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di debiti verso l’Erario, complessivamente per circa 40 milioni di euro; tre immobili oggetto di autoriciclaggio; partecipazioni o quote di tutte le società e delle aziende, amministrate o comunque riconducibili agli indagati; 9 compendi aziendali relativi a otto società e una ditta individuale per un valore stimato di circa 25 milioni di euro.

L’indagine, denominata Circùmfero, è partita da accertamenti investigativi su tre società edili, amministrate dalla stessa persona e costituite in Ati per l’attuazione di un programma di edilizia convenzionata con il Comune di Trani. Secondo l’accusa gli indagati non avrebbero versato gli oneri di urbanizzazione oggetto di convenzione, per oltre 2 milioni di euro di cui Tar Puglia nove anni fa ingiunse il pagamento.

Le imprese per non ottemperare al provvedimento dei giudici amministrativi avrebbero compiuto “una serie di operazioni distrattive del patrimonio e fittizie compravendite immobiliari”, spiegano i finanzieri, cedendo unità abitative di nuova costruzione e altri beni societari a favore di altre due società comunque riconducibili però allo stesso imprenditore. Inoltre, gli indagati avrebbero simulato pagamenti mai portati all’incasso con scritture contabili falsate per mascherare la natura fallace delle operazioni. Tutte le operazioni avrebbero provocato “il dissesto patrimoniale delle società coinvolte e la loro messa in liquidazione giudiziale dal Tribunale di Trani”.

Le due società acquirenti, avrebbero ostacolato “l’identificazione della provenienza delittuosa delle unità immobiliari acquisite” sarebbero state a loro volte smembrate e comprate da tre nuove imprese edili, gestite da familiari dell’imprenditore inizialmente dichiarato fallito.