Frode fiscale e bancarotta, nei guai azienda nel Foggiano: crack di 12 milioni di euro. Arrestato il rappresentante

La Guardia di Finanza di Foggia ha eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari nei confronti del legale rappresentante di una società cooperativa operante nel settore del trasporto su strada, al centro di un’indagine su un presunto sistema di frode fiscale e bancarotta.

L’inchiesta, collegata a un più ampio filone investigativo riguardante un consorzio con sede in Emilia-Romagna, ha portato alla luce un meccanismo illecito di gestione della manodopera. Secondo gli investigatori, il consorzio avrebbe fatto ricorso a una rete di cooperative per esternalizzare i lavoratori, formalmente assunti da queste ultime ma di fatto diretti dal consorzio stesso. I rapporti sarebbero stati mascherati tramite contratti d’appalto fittizi, con l’obiettivo di eludere obblighi fiscali e contributivi.

Gli accertamenti contabili hanno evidenziato che il rappresentante legale della cooperativa avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti per oltre 5 milioni di euro, omettendo inoltre la presentazione delle dichiarazioni fiscali e occultando le scritture contabili.

Secondo l’accusa, l’imprenditore avrebbe anche provocato sistematicamente lo stato di insolvenza della società, successivamente dichiarata in liquidazione giudiziale dal Tribunale di Foggia. La cooperativa avrebbe così accumulato un debito superiore a 12 milioni di euro nei confronti dell’Erario e degli enti previdenziali. Alla luce degli elementi raccolti, gli investigatori ipotizzano i reati di bancarotta fraudolenta, sia documentale sia patrimoniale.

Finanziere “infedele” assolto con formula piena: “Il fatto non sussiste”. Olivieri cancro incurabile

Il maresciallo della Guardia di Finanza Antonio Cretì, 51 anni, è stato assolto dal Tribunale di Bari dall’accusa di aver rivelato informazioni riservate all’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri nell’ambito dell’inchiesta “Codice Interno”. I giudici, presieduti da Perrelli, hanno stabilito che «il fatto non sussiste», accogliendo la linea difensiva dell’avvocato Emiliano D’Alessandro. La Procura aveva chiesto per il militare una condanna a un anno per rivelazione di segreto istruttorio.

Creti era comparso nelle intercettazioni dell’indagine nel giugno 2019, quando contattò Olivieri per chiedere il recapito di Antonio al quale voleva segnalare alcune perquisizioni legate a un’inchiesta sul calcio dilettantistico. Lo stesso Antonio è stato ascoltato in un’udienza.

Gli inquirenti ipotizzavano anche che potesse aver avvertito Olivieri del suo imminente arresto, avvenuto nel febbraio 2024 nell’ambito della stessa indagine. Ecco la presa di posizione di Antonio dopo la sentenza del Tribunale di Bari.

Evasione nel Barese, strutture abusive e lavoratori a nero. Controlli della Finanza: 9,4 milioni di ricavi non dichiarati

La Guardia di Finanza di Bari ha scoperto, nel 2025, circa 9,4 milioni di euro di ricavi non dichiarati e 1,4 milioni di violazioni Iva nel settore delle locazioni turistiche nell’area metropolitana, effettuando 60 controlli.

Sono emerse 12 strutture completamente abusive, soprattutto tra Bari, Monopoli e Polignano a Mare, oltre a casi di attività dichiarate come familiari ma di fatto imprenditoriali e irregolari. Accertata un’imposta evasa superiore a 1,2 milioni di euro.

Scoperti anche tentativi di eludere la tracciabilità delle prenotazioni, invitando i clienti a cancellare le richieste su piattaforme come Booking.com per pagare privatamente, spesso in contanti.

Individuati inoltre 31 lavoratori in nero (4 percettori di sussidi), varie violazioni amministrative e casi di mancata identificazione degli ospiti. I controlli proseguono nel 2026: già scoperti nuovi casi, tra cui una struttura con oltre un milione di euro non dichiarati e un operatore che aveva dichiarato solo un euro a fronte di oltre 400mila effettivi.

Bancarotta e distrazione patrimoniale: sequestrata azienda di prodotti da forno a Bisceglie. Tre persone denunciate

Un articolato meccanismo di cessioni di beni aziendali da un’impresa di Bisceglie – specializzata nella produzione di prodotti da forno ma fallita – a una nuova società grazie a un ex dipendente che avrebbe aiutato la prosecuzione dell’attività per sfuggire a contestazioni di bancarotta fraudolenta.

E, ancora, una nuova realtà produttiva che avrebbe usato i beni distratti. È quanto accertato dalla guardia di finanza che ha denunciato tre persone: due rispondono in concorso di bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte; l’altra di aver impiegato denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Sotto sequestro è finito l’intero compendio aziendale di una società “i cui beni strumentali sono stati distratti da una storica impresa locale operante nello stesso settore merceologico e dichiarata fallita”, spiegano i militari. Le indagini, coordinate dalla Procura di Trani, si sono concentrate su alcune operazioni realizzate dalla società in liquidazione giudiziale.

È emerso così un meccanismo di distrazione di beni dalla società dissestata a una nuova realtà aziendale. Un passaggio in cui sarebbe stato coinvolto un ex dipendente. Le apparecchiature e altri beni sarebbero finiti alla nuova impresa che avrebbe mantenuto “la stessa sede operativa della fallita, lo stesso marchio e segni distintivi”.

A supporto della tesi investigativa, la documentazione trovata dalla guardia di finanza nell’abitazione dell’imprenditore dichiarato fallito e riconducibile alla nuova società rappresentata dal suo dipendente che proverebbe l’amministrazione di fatto della nuova società per mano del rappresentante legale della società fallita.

Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati due lavoratori impiegati in nero che avrebbero dichiarato ai militari di “aver sempre ricevuto disposizioni dallo stesso amministratore di fatto”. I finanzieri hanno chiesto e ottenuto dall’Ispettorato territoriale del lavoro l’adozione di un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale.

Dalla Cina a Bari via Grecia, scarpe Dr Martens e New Balance contraffatte: maxi sequestro al porto

La Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 37mila prodotti contraffatti, di origine cinese, in tre diverse operazioni al porto di Bari. I carichi sono stati intercettati grazie all’incrocio dei dati relativi alle rotte commerciali, alle tipologie di trasporto, alla coerenza tra la merce dichiarata e le ditte speditrici nonché destinatarie, con le informazioni presenti nelle banche dati a disposizione delle Fiamme Gialle e dell’ADM.

In tre distinti autoarticolati provenienti dalla Grecia sono state trovate circa 24 mila scarpe contraffatte, recanti i loghi di noti marchi internazionali come Dr Martens, Skechers e New Balance).

All’interno di uno dei mezzi in cui è stata rinvenuta la merce riportante i segni distintivi mendaci, erano stati apposti articoli di copertura, per un ammontare pari ad oltre 13 mila calzature.

La merce è stata sottoposta a perizia dai tecnici delle aziende titolari dei marchi, i quali hanno confermato la contraffazione dei prodotti e dei segni distintivi, tutelati dai diritti di proprietà intellettuale. L’intero quantitativo è stato sequestrato, compreso il carico di copertura, con la contestazione del reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi e vendita di prodotti industriali con segni mendaci.

Truffa, bancarotta e corruzione. Nei guai gli imprenditori baresi Antro: maxi sequestro da 35 milioni di euro

Beni per 35 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Bari a due fratelli imprenditori edili baresi, Erasmo e Alivero Antro, attivi nel settore edilizio.

Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Bari, sezione misure di prevenzione, su proposta della Procura della Repubblica. I destinatari della misura di prevenzione sono stati interessati, negli anni, da diversi procedimenti penali per truffa, falso, abusivismo edilizio, corruzione e bancarotta, conclusisi, in molti casi con sentenza di non doversi procedere per prescrizione dei reati.

Tra questi procedimenti vi è quello relativo alla truffa da circa 20 milioni di euro ai danni della Provincia di Bari, anch’esso conclusosi con la prescrizione. Gli inquirenti, dopo aver rilevato la spiccata propensione dei due imprenditori a commettere reati in modo abituale, li hanno ritenuti ‘socialmente pericolosi’ ed hanno compiuto a loro carico accertamenti patrimoniali.

Dalle indagini è emerso – secondo l’accusa – che i proventi delle attività delittuose erano stati impiegati per accumulare ricchezze. E’ stato quindi ritenuto che la loro capacità reddituale lecita e quella dei loro familiari non fosse tale da giustificare l’acquisizione di numerosi beni immobili. Sono quindi finiti sotto sequestro appartamenti a Cortina d’Ampezzo, Milano e Bari, due ville a Porto Rotondo e Ostuni-Rosa Marina. Il provvedimento di sequestro interesserà, inoltre, numerosi compendi aziendali in Sardegna, Emilia Romagna, Puglia e Roma, bar e ristoranti, nonché i rapporti finanziari intestati, come molti altri beni, a dei prestanome.

 

Reddito di cittadinanza e assegno di inclusione, scoperti 60 furbetti nella BAT: danno di 420mila euro

Sono complessivamente 60 le persone che nel corso dell’anno avrebbero beneficiato del reddito di cittadinanza e dell’assegno di inclusione senza averne diritto. È quanto fa sapere il Comando provinciale di Barletta della Guardia di finanza secondo cui il danno alle casse dello stato ammonta a 420mila euro.

Si tratta di persone residenti nei comuni della provincia di Barletta-Andria-Trani, italiane e straniere, segnale alle Procure di Trani e Foggia e all’Inps, l’Istituto nazionale di previdenza sociale I finanzieri hanno scoperto che in alcuni casi, le misure di sostegno al reddito erano state riconosciute sulla base di istanze presentate all’Istituto previdenziale da stranieri che avrebbero attestato “falsamente il possesso dei requisiti minimi di permanenza sul territorio nazionale”, riferisce una nota. In altri casi invece, i beneficiari delle prestazioni avrebbero “omesso o ritardato di comunicare all’Inps la variazione della situazione reddituale e patrimoniale propria o del proprio nucleo famigliare”.

Maxi frode finanziaria da 20 milioni a New York: arrestato cittadino svizzero a Bari. Era ricercato dall’Interpol

La Guardia di Finanza ha arrestato un cittadino svizzero al largo delle coste baresi. L’uomo era ricercato a livello internazionale per una maxi frode finanziaria da 20 milioni di dollari a New York.

I militari hanno notato un veliero sospetto e hanno deciso di intervenire, fermandolo in mare aperto. Poi la scoperta. Sul cittadino svizzero pendeva un mandato di arresto internazionale per associazione a delinquere, frode su titoli finanziari e riciclaggio.

Dopo le dovute verifiche con l’Interpol, l’uomo è stato arrestato e trasferito nel carcere di Bar. Sono state avviate le pratiche per l’estradizione negli Stati Uniti. 

Fisco evaso con boat e breakfast, controlli della Finanza a Bari: maxi sanzioni per 670mila euro

Sanzioni per oltre 670mila euro sono state comminate dalla stazione navale della Guardia di finanza di Bari nell’ambito di un’operazione sul corretto utilizzo delle imbarcazioni da diporto.

L’attività dei militari ha permesso di accertarne il loro uso per finalità ricettivo-turistiche, i cosiddetti “boat e breakfast”, consentendo ai proprietari la realizzazione di ingenti guadagni non dichiarati al fisco.

Benché siano pubblicizzate su numerosi siti internet dedicati, le attività di “boat e breakfast”, infatti, non rientrano tra gli utilizzi commerciali delle unità da diporto.

Durante le indagini Finanzieri hanno individuato alcuni italiani che offrivano alloggi “di pregio” a bordo delle proprie imbarcazioni, allettando gli avventori con la promessa di “esperienze indimenticabili.

Finti investimenti con società estere, blitz della Finanza a Bari: sequestro da 6 milioni e 7 indagati per truffa

La Guardia di Finanza di Bari ha eseguito un decreto di sequestro per un valore di circa 6 milioni di euro nei confronti di 7 persone e diverse società estere “schermo”. Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari su richiesta della Procura della Repubblica.

Gli indagati sono accusati a vario titolo e in concorso tra loro di associazione per delinquere, abusivismo finanziario, autoriciclaggio (con caratteristiche transnazionali) e truffa aggravata.

Le indagini sono partite dopo le segnalazioni di operazioni sospette e la denuncia di due risparmiatori. Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari ha così individuato numerose operazioni anomale legate a ingenti trasferimenti di denaro verso conti esteri riconducibili al gruppo criminale.

Secondo quanto emerso dalle indagini i membri dell’associazione avrebbero raccolto in Italia, con particolare riferimento alla provincia di Bari, ingenti somme da clienti attraverso la sottoscrizione, anche con raggiri, di contratti di investimento chiamati “Fixed Bond Term” o semplicemente “Bond”, garantendo interessi netti annuali medi del 6%.

Strumenti intestati ad una società inglese non autorizzata a operare in Italia. Il denaro raccolto veniva così trasferito su conti esteri e in parte reinvestito in attività speculative, tra cui una sponsorizzazione da circa 250mila euro a favore di una società calcistica lombarda.

Alcuni indagati avrebbero proposto nuove forme di investimento, come “conto deposito” o “prestito societario”, con rendimenti annui tra il 3 e il 7%, offerte tramite società ungheresi, anch’esse senza autorizzazione per operare in Italia. Questi servizi venivano pubblicizzati online (Facebook e quotidiani regionali) e tramite uffici aperti a Bari.

Le persone e le società coinvolte non sono risultate iscritte agli albi di vigilanza come quelli di Banca d’Italia o Consob. Si è resa necessaria la collaborazione internazionale per tracciare i flussi di denaro in diversi Paesi europei, come Repubblica Ceca, Polonia, Lituania, Ungheria, Regno Unito, Germania e Bulgaria, usati per nascondere l’origine illecita delle somme. Al moment gli indagati non sono ancora stati rinviati a giudizio.