Lavori non autorizzati sulla spiaggia di Alimini: sequestrata vasta area di 4mila metri quadrati. Proprietari segnalati

Blitz dell’Ufficio marittimo di Otranto in località Alimini, dove è stata sequestrata un’area demaniale marittima di circa 4mila metri quadrati. Al momento dell’intervento erano in corso operazioni di movimentazione e scavo della sabbia finalizzate al livellamento dell’arenile su cui insiste uno stabilimento balneare legato a un villaggio turistico della zona.

Secondo quanto accertato, i lavori sarebbero stati eseguiti in assenza delle necessarie autorizzazioni e in violazione della normativa urbanistica e paesaggistica, oltre che delle linee guida regionali relative alla manutenzione stagionale delle spiagge.

Nel corso dei controlli è emersa anche la deviazione di un corso d’acqua naturale, realizzata utilizzando sabbia prelevata sul posto. Il flusso proveniva dall’area paludosa retrostante, in un contesto particolarmente delicato dal punto di vista ambientale.

La zona di Alimini, infatti, rientra nella rete di protezione europea “Natura 2000”, ed è quindi soggetta a specifici vincoli di tutela. Le autorità hanno proceduto al sequestro dei mezzi impiegati nei lavori e alla segnalazione dei proprietari all’Autorità giudiziaria. Sono in corso ulteriori accertamenti per chiarire le responsabilità dei titolari dello stabilimento balneare coinvolto.

Bari, annullato sequestro antimafia: “I proprietari della villa e dei negozi non erano prestanomi del clan Palermiti”

La Corte di Appello di Bari ha revocato quasi tutte le confische disposte un anno fa sui beni ritenuti riconducibili ai boss Eugenio Palermiti, 71enne capo clan dell’omonimo gruppo mafioso del quartiere Japigia, e suo figlio 50enne Giovanni.

La decisione dei giudici di secondo grado, nel procedimento di prevenzione, ribalta quella del Tribunale di Bari, ritenendo che quei beni, una villa abusiva, un fondo rustico, un centro estetico e un salone da parrucchiere, tutti a Japigia, non fossero riconducibili al clan e, in particolare, ai due Palermiti.

I beni, infatti, sono formalmente intestati a terzi – che secondo la Dda di Bari ne erano intestatari fittizi – i quali hanno dimostrato la reale proprietà e gestione dei beni. La Corte ha confermato la confisca di circa 64mila euro direttamente riconducibili a Giovanni Palermiti e una polizza assicurativa intestata alla moglie.

Alcuni di questi beni, la villa abusiva in via Caldarola che secondo l’accusa il boss Palermiti «utilizzava anche per incontri riservati con membri del clan mafioso» e il centro estetico Biblo Sun a Japigia, sono stati poi confiscati anche nell’ambito del procedimento penale ‘Codice Interno’ sul presunto intreccio tra mafia e politica a Bari, che si è concluso nei mesi scorsi in primo grado con 103 condanne. Il boss Eugenio Palermiti e suo figlio Giovanni sono stati condannati rispettivamente a 11 anni e a 10 anni di reclusione. Nello stesso processo, celebrato con rito abbreviato, è stato condannato a 9 anni di reclusione l’ex consigliere regionale pugliese Giacomo Olivieri accusato di scambio elettorale politico mafioso.

Nel provvedimento di revoca delle confische, la Corte accogliendo le testi dei difensori, tra cui Cristian Di Giusto, Giuseppe Mari, Nicola Quaranta, in alcuni casi evidenzia l’assenza di contatti tra gli intestatari dei beni con i Palermiti o loro familiari, «non essendo provata neppure una semplice conoscenza o collegamento di qualsiasi natura». In altri passaggi spiega che «le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia», poste a fondamento di parte delle ricostruzioni accusatorie sulla riconducibilità dei beni ai vertici del clan, “non sono idonee a costituire prova adeguata, non potendosi escludere che abbiano riferito voci correnti».

Cozze e ricci lavati con acqua di mare non idonea, blitz nel ristorante di Savelletri: scatta il sequestro

Operazione della Guardia costiera lungo il litorale tra Savelletri e Torre Canne, nel territorio di Fasano, dove è stato scoperto un impianto abusivo utilizzato da un ristorante per il lavaggio di prodotti ittici.

Secondo quanto accertato, l’attività impiegava acqua di mare non idonea per pulire ricci e cozze, poi scaricata nuovamente in una vicina insenatura. Le irregolarità hanno portato al sequestro dei prodotti, dell’impianto e delle aree utilizzate per il lavaggio. Il titolare del locale è stato denunciato all’autorità giudiziaria, mentre sono state elevate anche due sanzioni amministrative.

Lampade e sedie di lusso ma contraffatte, sequestri anche tra Bari e Lecce: 14 indagati. Bloccati oltre 6500 prodotti

C’è anche la Puglia tra i territori coinvolti nell’operazione “Gamba corta”, l’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino che ha portato alla luce un vasto sistema illecito di commercializzazione di complementi d’arredo contraffatti.

Nel mirino degli investigatori sono finite diverse aziende, tra cui alcune con sedi nelle province di Bari e Lecce, ritenute parte integrante della rete di distribuzione.

L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza di Torino, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 14 persone e al sequestro di oltre 6.500 prodotti, tra lampade e sedie, riproduzioni non autorizzate di celebri icone del design italiano.

In Puglia, così come in altre regioni coinvolte, sono state eseguite perquisizioni presso sedi societarie, negozi e centri logistici. Le indagini hanno consentito di ricostruire una filiera ben strutturata, che partiva dall’importazione dei prodotti – prevalentemente dall’estero – fino alla loro distribuzione sul mercato nazionale, anche attraverso canali online.

Particolare attenzione è stata riservata agli aspetti legati alla sicurezza dei consumatori: molti degli articoli sequestrati, in particolare le lampade, risultavano privi delle certificazioni europee, configurando potenziali rischi per gli acquirenti.

L’operazione conferma l’esistenza di un sistema organizzato e diffuso su scala nazionale, capace di inserirsi nel mercato sfruttando il richiamo del design italiano e mettendo a rischio sia i consumatori sia le aziende regolari del settore.

Barletta, frode con i bonus Renzi per i dipendenti: arrestato amministratore di una società edile. Maxi sequestro

Crediti d’imposta fittizi usati per non pagare le tasse. È quanto avrebbe fatto l’amministratore di una società edile di Barletta, finito in carcere, assieme a un suo presunto complice, indagato a piede libero.

I due sono accusati in concorso di indebita compensazione di crediti di imposta fittizi, riciclaggio e autoriciclaggio. La frode ai danni dell’Erario sarebbe riuscita compensando i falsi crediti di imposta ottenuti col bonus ‘Renzi’, riservato ai dipendenti con reddito lordo non superiore a 28mila euro e pagato direttamente dal datore di lavoro che lo compensava poi in dichiarazione.

Così, avrebbero ottenuto rimborsi che poi sarebbero stati riciclati o autoriciclati in società riconducibili agli indagati. I crediti sarebbero stati ottenuti inserendo nei modelli F24 il codice tributo relativo al bonus che però risultava “superiore rispetto a quello realmente spettante” e calcolato in base al numero di dipendenti.

Gli accertamenti sono iniziati dopo una segnalazione inoltrata alla Guardia di finanza dalla Agenzia delle Entrate che aveva notato anomalie da parte dell’imprenditore edile che nel 2019, avrebbe compensato poco meno di 285mila crediti di imposta “inesistenti e derivanti dal bonus – sostengono gli inquirenti – riciclando il risparmio d’imposta in altre società direttamente e indirettamente riconducibili ai due indagati per circa un milione di euro”.

I militari hanno anche sottoposto a sequestro beni, mobili e immobili riconducibili ai due, per un valore complessivo di poco più di un milione di euro, pari al valore dei crediti di imposta ottenuti dai due indagati. Si tratta di un immobile, cinque auto e 32 conti correnti e partecipazioni societarie.

Sequestrata villa sul mare realizzata in aerea vincolata del Parco del Gargano: denunciati i responsabili

Una villa in costruzione realizzata su un costone di roccia affacciato sul mare nel parco nazionale del Gargano, in un’area di particolare pregio caratterizzata dalla presenza di molteplici vincoli ambientali e idrogeologici, è stata sequestrata da militari del nucleo operativo di polizia ambientale della capitaneria di porto di Manfredonia (Foggia) in collaborazione con il nucleo del centro controllo ambiente marino della direzione marittima di Bari.

Secondo quanto accertato dalla Guardia costiera, ci sarebbero irregolarità nelle autorizzazioni edilizie nonché violazioni della normativa a tutela del paesaggio e dell’assetto del territorio connesse ai lavori di ristrutturazione di alcuni fabbricati.

L’area interessata è soggetta a stringenti limitazioni proprio per la sua elevata fragilità ambientale e per il rischio idrogeologico connesso alla particolare conformazione del suolo oltre che a vincoli previsti dal codice della navigazione per i manufatti costruiti in prossimità della fascia demaniale marittima.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la costruzione della struttura – che sarebbe stata destinata all’attività ricettiva- ha comportato modifiche significative al contesto naturale circostante, con potenziali ripercussioni sull’equilibrio ecosistemico e sulla stabilità del versante costiero, il tutto in difformità, o assenza, di titoli.

I responsabili avevano anche nascosto l’accesso ad alcuni locali murando gli ingressi. Tutta la struttura è stata sottoposta a sequestro preventivo (convalidato dall’autorità giudiziaria) per un totale di circa 3.000 mq. I responsabili sono stati denunciati.

Maxi truffa allo Stato sui bonus edilizi, coinvolta anche la Puglia: sequestri per oltre 10 milioni

C’è anche la Puglia tra le regioni coinvolte in una vasta operazione contro una maxi truffa ai danni dello Stato legata ai bonus edilizi. L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza di Napoli e coordinata dalla Procura di Nola, ha portato al sequestro urgente di beni per oltre 10,5 milioni di euro nei confronti di 7 persone e 3 società.

L’inchiesta, che interessa anche Campania, Emilia-Romagna, Piemonte e Toscana, è partita dalle denunce di circa cento condòmini di due complessi residenziali di Casalnuovo di Napoli. I cittadini avevano segnalato la presenza, nei propri “cassetti fiscali”, di crediti legati a lavori edilizi eseguiti in modo approssimativo e accompagnati da documentazione falsa che ne attestava il completamento.

Le indagini hanno portato al blocco di circa 3 milioni di euro di crediti fiscali e al sequestro di oltre 30 immobili tra le province di Napoli e Taranto, 9 autovetture, quote societarie per circa mezzo milione di euro, rapporti finanziari e 80 mila euro in contanti, rinvenuti anche grazie all’ausilio delle unità cinofile.

L’operazione rappresenta un ulteriore intervento nel contrasto alle frodi legate ai bonus edilizi, fenomeno che negli ultimi anni ha causato ingenti danni alle casse dello Stato.

Foggia, maxi sequestro di sigarette di contrabbando: tre arresti. Trovati scatoloni in un box condominiale

Operazione della Guardia di Finanza a Foggia, dove i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno arrestato tre persone e sequestrato oltre 70 chilogrammi di sigarette di contrabbando. L’intervento rientra nei controlli rafforzati disposti dal Comando Provinciale per contrastare il commercio illecito di tabacchi.

I finanzieri, durante un servizio di vigilanza, hanno sorpreso tre individui mentre depositavano grandi scatoloni all’interno di un box condominiale. Insospettiti, hanno proceduto a un controllo scoprendo che gli imballaggi contenevano numerose stecche di sigarette di marchi noti, prive però dei contrassegni obbligatori per la vendita in Italia e con diciture in lingua straniera.

A seguito della perquisizione, l’intero carico è stato sequestrato: oltre 70 kg di tabacchi lavorati. I tre soggetti, due residenti a Foggia e uno proveniente dalla Campania, sono stati arrestati in flagranza di reato e condotti presso la locale casa circondariale.

L’operazione si inserisce nella più ampia attività della Guardia di Finanza volta a contrastare le reti criminali, anche di carattere internazionale, attive nel traffico illecito di tabacchi. Particolare attenzione è rivolta alla diffusione delle cosiddette “cheap white”, sigarette non conformi alle normative europee e potenzialmente dannose per la salute dei consumatori.

Bari, filler e botox scaduti o non conformi. Blitz nell’ambulatorio di medicina estetica: multe per 146mila euro

I carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (Nas) di Bari hanno sequestrato un ingente quantitativo di dispositivi medici irregolari nel corso di un’ispezione igienico-sanitaria effettuata in un ambulatorio di medicina estetica.

Nel dettaglio, i militari hanno rinvenuto 101 dispositivi tra filler e tossina botulinica privi delle necessarie istruzioni e avvertenze in lingua italiana, in violazione delle norme vigenti.

Nel corso dei controlli sono emerse anche ulteriori irregolarità: 61 confezioni risultavano scadute, mentre altri 6 dispositivi erano conservati in condizioni non idonee.

L’operazione si è conclusa con il sequestro amministrativo del materiale, per un valore complessivo di circa 150mila euro. Contestualmente sono state elevate sanzioni amministrative per un totale di circa 146mila euro.

Barletta, uomo sequestrato e picchiato per un debito non saldato: 4 arresti. Uno è indagato per l’omicidio Diviesti

Quattro persone sono finite in carcere con l’accusa di aver sequestrato e aggredito un uomo per un debito non saldato. L’operazione è stata condotta dalla Polizia di Stato, su coordinamento della Procura della Repubblica di Trani, e ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare da parte del Gip.

Gli arrestati, tutti barlettani tra i 22 e i 59 anni, sono ritenuti responsabili – a vario titolo – di violenza privata e tentata estorsione ai danni di un 47enne della stessa città.

Le indagini sono partite da una segnalazione anonima che denunciava il sequestro di un uomo, costretto a salire in auto contro la sua volontà. Grazie alle immagini di videosorveglianza, gli investigatori hanno ricostruito l’accaduto: la vittima sarebbe stata portata in un bar e picchiata con violenza, anche utilizzando un bastone e uno sgabello.

Rintracciato dagli agenti, il 47enne ha confermato che l’aggressione era legata a un debito. La gravità dei fatti ha spinto la Procura a richiedere un intervento immediato, con l’arresto dei responsabili.

Tra gli indagati figura anche il 21enne Nicola Dibenedetto, già coinvolto nell’inchiesta sull’omicidio del 26enne Francesco Diviesti, ucciso lo scorso aprile in un delitto aggravato dal metodo mafioso.