Chiusa l’inchiesta sulla morte del cane eroe Bruno, la Procura di Taranto: “È stata simulata dall’istruttore”

La Procura di Taranto ha chiuso l’inchiesta sul 51enne Arcangelo Caressa, istruttore del cane Bruno, confermando l’accusa di simulazione di reato. Il 4 luglio 2025 l’uomo aveva annunciato sui social la morte dell’animale, sostenendo che fosse stato ucciso dopo aver ingerito polpette contenenti chiodi.

Secondo gli inquirenti, però, la presenza dei bocconcini vicino alla carcassa sarebbe stata simulata attraverso fotografie e dichiarazioni poi risultate non corrispondenti alla realtà.

A mettere in dubbio la ricostruzione anche l’autopsia eseguita dal consulente nominato dalla Procura, Orlando Paciello, docente della Federico II di Napoli. Dall’esame è emerso che stomaco e intestino del cane erano completamente vuoti e che Bruno non avrebbe mangiato da almeno 20 ore, forse fino a 36. Per il consulente, inoltre, la morte non sarebbe stata provocata dall’ingestione di sostanze dannose.

Caressa ha ora 20 giorni per chiedere di essere interrogato o presentare una memoria difensiva tramite il suo avvocato Alessandro Scapati. Al termine, il pm Raffaele Casto dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

Ex dipendente morto per l’amianto all’Arsenale di Taranto: Ministero condannato al risarcimento di 700mila euro

È diventata definitiva la sentenza con cui, lo scorso maggio, il Tribunale di Lecce ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire con quasi 700mila euro i tre figli di un ex dipendente civile della Marina Militare, originario di Monteiasi, morto nel 2019 a causa di un mesotelioma pleurico provocato dall’esposizione all’amianto.

L’uomo aveva lavorato per oltre 44 anni all’Arsenale di Taranto. Entrato nel 1959 alla Scuola Allievi Operai, aveva svolto prima l’attività di tipografo e poi quella di impiegato amministrativo, fino al pensionamento nel 2006.

Nel 2018 gli era stato diagnosticato il mesotelioma pleurico. Le sue condizioni erano progressivamente peggiorate fino alla morte, avvenuta il 15 maggio 2019, a 74 anni.

La consulenza tecnica disposta dal tribunale ha individuato nella malattia la causa preponderante del decesso, riconoscendo il nesso causale con l’esposizione all’amianto. La sentenza ha inoltre evidenziato il contatto del lavoratore con sostanze nocive, sottolineando la pericolosità dell’amianto già conosciuta all’epoca.

La vicenda è stata resa nota dall’Osservatorio Nazionale Amianto, il cui presidente Ezio Bonanni ha sottolineato come le sentenze stiano riconoscendo sempre più chiaramente la responsabilità legata alla mancata protezione dei lavoratori dall’esposizione all’amianto.

Taranto, poliziotto aggredito da un detenuto foggiano. La denuncia del sindacato: “Rischi inaccettabili”

Un agente di polizia penitenziaria è stato aggredito da un detenuto di origini foggiane nel carcere di Taranto. Lo rende noto il sindacato Osapp in una nota. Secondo la ricostruzione fornita dal sindacato, il recluso si trovava nel circuito di media sicurezza quando, nei locali di sorveglianza generale, ha aggredito il poliziotto ferendolo.

L’agente è stato poi portato all’ospedale di Taranto per le cure necessarie. L’episodio, spiegano in una dichiarazione congiunta Pasquale Montesano e Angelo Sciabica, rispettivamente segretario generale aggiunto di Osapp e segretario regionale, “dimostra la pericolosità quotidiana affrontata dagli agenti: gestire soggetti recidivi, legati alla criminalità organizzati e refrattari alle regole, in contesti privi del necessario supporto organico, espone il personale a rischi inaccettabili fin dall’inizio del turno”.

In particolare, spiegano Montesano e Sciabica, l’istituto jonico “è da troppo tempo del tutto disattenzionato sia dalla politica sia dall’amministrazione penitenziare” e il suo funzionamento “lo si deve al sacrificio, all’abnegazione e al senso del dovere” degli agenti.

Una situazione d’emergenza, proseguono, che “abbraccia l’intero circuito penitenziario pugliese”. Da qui l’appello al Governo e ai vertici dell’amministrazione penitenziaria: “Fate presto, il personale è totalmente esausto”. “Servono risposte concrete e immediate prima che la situazione precipiti definitivamente”, concludono.

Operazione anti-caporalato tra Tarantino e Materano, blitz all’alba dei Carabinieri: 6 misure cautelari

È ccoinvolto anche un ex carabiniere, oggi in congedo, nell’operazione “Terra di Confine”, condotta dai carabinieri di Taranto contro un presunto sistema di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera agricola.

Sei persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari in esecuzione di una ordinanza del gip del Tribunale di Taranto, su richiesta della Procura.
Complessivamente sono 19 gli indagati, tra datori di lavoro, intermediari e soggetti ritenuti, secondo l’impostazione accusatoria, vicini al ruolo di ‘caporali’.

L’indagine si è sviluppata tra il territorio di Ginosa, nel Tarantino, e diverse aree agricole del Materano. Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema avrebbe consentito di reclutare soprattutto lavoratori stranieri, organizzarne il trasferimento e metterli a disposizione delle aziende agricole.

L’ex militare avrebbe intrattenuto rapporti con uno dei principali indagati e, in alcune occasioni, gli avrebbe fornito informazioni relative a controlli o attività d’interesse.

L’inchiesta è partita nel luglio 2023 dopo l’individuazione di numerosi braccianti raccolti in punti prestabiliti e trasportati verso i campi. Per ricostruire gli spostamenti sono stati utilizzati pedinamenti, intercettazioni, droni e analisi dei tracciati satellitari dei mezzi.

Ex Ilva di Taranto, scatta lo sciopero di 24 ore: protesta e blocchi stradali. Manifestanti occupano la provinciale

È scattato questa mattina lo sciopero di 24 ore dei lavoratori dell’appalto dello stabilimento ex Ilva di Taranto. La mobilitazione, proclamata da Fim, Fiom, Uilm e Usb, è iniziata alle 9 e proseguirà fino alle 7 di domani.

Dopo l’assemblea davanti alla portineria imprese, i lavoratori hanno occupato la strada provinciale per Statte per protestare contro la situazione occupazionale. Annunciato anche un possibile blocco della statale in direzione Bari.

I sindacati chiedono interventi immediati e misure straordinarie a tutela dei lavoratori, avvertendo che la mobilitazione proseguirà fino a quando non verranno individuate soluzioni concrete.

Taranto, pestati due dipendenti di Kyma Ambiente. Svolta nelle indagini: 44enne accusato di tentato omicidio

Svolta nelle indagini sul brutale pestaggio ai danni di due dipendenti di Kyma Ambiente, avvenuto all’alba del 9 settembre a Taranto. La Squadra Mobile, coordinata dal pm Raffaele Casto, ha individuato uno dei presunti autori dell’aggressione: si tratta di un 44enne tarantino, accusato di tentato omicidio.

Decisiva per gli investigatori sarebbe stata l’analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza. Gli agenti sono riusciti a risalire all’auto utilizzata dal gruppo nonostante la targa fosse stata parzialmente occultata con dello scotch.

Il veicolo è stato rintracciato e sequestrato, consentendo agli investigatori di identificare il 44enne, al quale è stato notificato un avviso di garanzia. Le indagini proseguono per individuare anche l’altro presunto responsabile del pestaggio

Tragedia nella notte a Taranto, tamponamento a catena sul Ponte Punta Penna: un morto e tre feriti

Tragico incidente nella notte sul Ponte Punta Penna, a Taranto. Intorno alle 2 si è verificato un tamponamento a catena che ha coinvolto diversi mezzi: il bilancio è di una persona morta e tre feriti.

La vittima, secondo le prime informazioni, sarebbe una donna, ma le sue generalità non sono ancora state rese note. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i Vigili del fuoco. La Polizia sta indagando per ricostruire la dinamica dell’incidente e accertarne le cause.

Ex Ilva di Taranto, confermato lo stop all’area a caldo: impianti da spegnere entro il 28 ottobre

La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il provvedimento che impone lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto entro il 28 ottobre. I giudici hanno respinto la richiesta di sospensione presentata da Acciaierie d’Italia e dall’ex Ilva in amministrazione straordinaria.

Secondo la Corte, non sussistono i presupposti per sospendere il provvedimento, poiché al danno economico legato al fermo degli impianti deve essere anteposta la tutela del diritto alla vita e alla salute.

I giudici hanno inoltre sottolineato che lo spegnimento non rappresenterebbe un evento imprevedibile: gli interventi necessari per adeguare gli impianti avrebbero dovuto essere realizzati negli anni precedenti. Per questo, secondo la Corte, non può essere utilizzato oggi il rischio occupazionale come motivo per evitare il blocco. I lavoratori, viene osservato, potrebbero essere impiegati anche nelle attività di bonifica e adeguamento dello stabilimento.

Respinta anche la tesi secondo cui lo stop comporterebbe la dispersione degli ingenti investimenti pubblici effettuati negli anni, considerato che tali risorse sono state più volte utilizzate per mantenere in funzione gli impianti.

Ora la vicenda passa alla Cassazione, che dovrà pronunciarsi sulla legittimità del decreto cautelare. L’udienza non è ancora stata fissata. Nel frattempo, però, l’ordine resta esecutivo e l’area a caldo dovrà essere fermata entro il 28 ottobre.

Taranto, atti sessuali con 13enne: a processo un 23enne di Brindisi. A scoprirlo il padre di lei

Comparirà stamane davanti al gup Francesco Maccagnano un 23enne del Brindisino, imputato per atti sessuali con minorenne. La vicenda sarebbe iniziata su Instagram, dove il giovane avrebbe conosciuto una 13enne con cui avrebbe iniziato a scambiarsi messaggi. Secondo l’accusa, la ragazza avrebbe indicato la propria età in chat prima che il 23enne proseguisse i contatti.

Il 26 agosto 2024, i due si sarebbero incontrati a Taranto e, secondo la contestazione della Procura, in quell’occasione il giovane avrebbe compiuto atti sessuali sulla minorenne.

La vicenda è emersa alcune settimane dopo, quando il padre della ragazza ha notato un cambiamento nel comportamento della figlia e, controllando il telefono, avrebbe trovato le conversazioni con il 23enne. Il 12 settembre 2024 è stata presentata denuncia ai carabinieri, dando avvio alle indagini.

Gli investigatori hanno acquisito messaggi e conversazioni sui social e su WhatsApp, oltre ad ascoltare la minore in modalità protetta e alcuni suoi amici. Il 23enne, difeso dagli avvocati Giuliano Calabrese e Angelo Brescia, è stato interrogato nell’aprile 2025 e ha respinto le accuse, fornendo la propria versione dei fatti.

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio ritenendo sufficienti gli elementi raccolti. Ora spetterà al gup decidere se il procedimento proseguirà con il dibattimento o attraverso altre soluzioni processuali.

Il nuovo stadio Iacovone danneggiato dopo i Giochi del Mediterraneo: Taranto costretto a giocare a Massafra

Lo stadio Iacovone di Taranto, ristrutturato in occasione dei Giochi del Mediterraneo, resterà chiuso nelle prossime settimane a causa dei danni provocati dallo smontaggio delle strutture utilizzate durante la manifestazione.

Palchi e strutture pesanti hanno danneggiato il manto erboso, l’impianto di irrigazione, i pozzetti per i collegamenti elettrici e il sistema di drenaggio. Per questo il Taranto sarà costretto a disputare le prime due gare casalinghe della stagione allo stadio Italia di Massafra, contro Racale e Ostuni.

Il Comitato organizzatore ha già individuato una ditta incaricata dei lavori di ripristino, con l’obiettivo di rendere nuovamente disponibile lo Iacovone per la sfida contro il Novoli, in programma il 27 settembre.

I costi degli interventi saranno interamente sostenuti da G2 Eventi, la società responsabile dell’allestimento dello spettacolo conclusivo dei Giochi. Le somme necessarie saranno trattenute dal saldo ancora dovuto all’azienda.