Taranto, doppio incidente in poche ore all’ex Ilva: feriti due operai

Due incidenti sul lavoro si sono verificati oggi nello stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto, l’ex Ilva. Lo riferiscono fonti sindacali. Il primo episodio è avvenuto nell’area Afo 4, dove un lavoratore di una ditta d’appalto ha riportato un trauma da schiacciamento alla mano sinistra. L’operaio è stato trasportato in ospedale per essere sottoposto ad accertamenti radiografici e per valutare l’entità delle lesioni.

Un secondo incidente si è verificato nel reparto Agglomerato, in zona Omo.  Secondo le prime informazioni, un mezzo appartenente a una ditta esterna si è ribaltato durante le attività operative. Nell’incidente un operaio avrebbe battuto la testa e viene sottoposto ad accertamenti sanitari per verificare le sue condizioni. Sulla dinamica dei due episodi sono in corso verifiche.

Taranto, ragazza disabile denuncia abusi sui bus: assolti 8 autisti dell’Amat. La Procura impugna l’assoluzione

La Procura di Taranto ha impugnato la sentenza di assoluzione degli otto autisti di Kyma Mobilità accusati, a vario titolo, di violenza sessuale aggravata nei confronti di una giovane donna con disabilità cognitiva. Il pm Marzia Castiglia ha presentato ricorso in appello contro la decisione emessa il 22 gennaio scorso, quando il tribunale assolse tutti gli imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”.

L’inchiesta aveva suscitato forte clamore perché riguardava conducenti del trasporto pubblico accusati di aver fermato i bus in luoghi isolati per abusare della ventenne tra ottobre 2018 e aprile 2020.

Secondo i giudici, le accuse non erano supportate da elementi sufficienti a dimostrare le responsabilità degli imputati né erano emerse prove incontrovertibili degli abusi. La Procura, invece, ritiene che le dichiarazioni della giovane, insieme alle intercettazioni telefoniche e ad altri elementi raccolti durante le indagini, possano sostenere una diversa valutazione del caso in secondo grado.

Moto d’acqua tra i bagnanti, scattano le sanzioni a Taranto: multe per 1500 euro sul litorale

Quattro sanzioni amministrative e multe per complessivi 1.507 euro sono state elevate dalla Guardia Costiera di Taranto nel corso dei primi controlli della stagione balneare lungo il litorale ionico.

Nel mirino dei militari, impegnati in servizi di vigilanza via mare per il rispetto delle norme sulla sicurezza balneare, sono finiti tre conducenti di moto d’acqua sorpresi a navigare all’interno delle aree riservate alla balneazione, mettendo a rischio l’incolumità dei bagnanti e violando le disposizioni previste dall’ordinanza balneare della Regione Puglia e dall’ordinanza di sicurezza balneare della Capitaneria di porto di Taranto.

Nel corso dell’attività è stata inoltre contestata una quarta violazione a un’unità da diporto risultata priva del certificato di assicurazione obbligatorio. L’operazione rientra nell’intensificazione dei controlli avviata dalla Capitaneria di porto con l’inizio dell’estate per garantire la sicurezza della navigazione e delle attività balneari.

La Guardia Costiera ha ribadito l’invito a diportisti, operatori del settore e bagnanti a rispettare rigorosamente le norme vigenti, annunciando che le verifiche proseguiranno per tutta la stagione estiva.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, il Riesame dice no: confermato il carcere per i quattro minori indagati

Il Tribunale del Riesame di Taranto ha confermato la detenzione nei penitenziari minorili per i quattro ragazzi coinvolti nell’omicidio di Bakari Sako, il 35enne bracciante maliano ucciso all’alba del 9 maggio in piazza Fontana, nella città vecchia.  Respinte quindi le richieste della difesa, che aveva chiesto misure alternative come il trasferimento in comunità o, in subordine, gli arresti domiciliari.

I minorenni restano detenuti negli istituti penali di Bari e Lecce. Tra loro c’è anche il 16enne accusato di aver inferto le coltellate all’addome e al torace risultate mortali per la vittima.

Intanto, per i due maggiorenni coinvolti nella vicenda, attualmente reclusi nel carcere di Taranto, una nuova udienza davanti al Riesame è prevista per il 4 giugno. I loro legali chiedono l’annullamento delle misure cautelari, sostenendo l’assenza di un ruolo attivo nel pestaggio.

Nei giorni scorsi, sia il gip del Tribunale per i minorenni sia quello del Tribunale ordinario avevano deciso di non convalidare i fermi dei sei indagati, disponendo comunque la custodia cautelare ed escludendo l’aggravante dei futili motivi inizialmente contestata dalla Procura.

Furbetti del reddito di cittadinanza, intascano oltre 400mila euro con falsi requisiti: 20 denunciati a Taranto

Avrebbero percepito indebitamente oltre 400mila euro di reddito di cittadinanza senza averne diritto: per questo 20 persone sono state denunciate dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Taranto al termine di controlli mirati sulla regolare erogazione del sussidio.

Le indagini, sviluppate attraverso specifici indici di rischio elaborati con il supporto del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie e dell’INPS, hanno permesso di individuare soggetti che avrebbero dichiarato falsamente il possesso dei requisiti necessari per ottenere il beneficio economico. Contestualmente alle denunce, sono state avviate le procedure per il recupero delle somme ritenute percepite illecitamente.

Scene da film a Taranto, evade dai domiciliari e scappa sui tetti durante inseguimento: arrestato 44enne

Un 44enne di Taranto, già agli arresti domiciliari, è stato arrestato dai carabinieri dopo essere stato sorpreso in strada a bordo di un’auto rubata due giorni prima nel capoluogo ionico. L’episodio è avvenuto lunedì durante un normale controllo del territorio.

Alla vista dei militari, l’uomo avrebbe abbandonato il veicolo tentando una fuga a piedi tra le vie del centro. Raggiunto dai carabinieri, avrebbe reagito con violenza colpendo i militari con calci e pugni, per poi proseguire la fuga all’interno di un condominio tra scale, balconi e terrazze.

Grazie all’intervento di una seconda pattuglia, il 44enne è stato definitivamente bloccato e arrestato con le accuse di evasione, ricettazione, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, oltre a resistenza e lesioni. Su disposizione dell’autorità giudiziaria è stato trasferito nel carcere di Taranto.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, il fratello: “Non sopporto come siamo trattati. Vogliamo avere giustizia”

«Ormai Bakari non c’è più, non potremo vedere più il suo volto, né ascoltare i suoi pensieri. Ha lasciato un vuoto che non sappiamo come riempire. Ha lasciato un vuoto a causa della violenza e noi vogliamo solo avere giustizia per il suo corpo».

È il dolore affidato ai social da Souleymane Sako, fratello minore di Bakari Sako, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto.

Per l’omicidio sono sei i giovani raggiunti da misure cautelari: quattro minorenni tra i 15 e i 16 anni, tra cui il presunto autore materiale delle coltellate che avrebbe confessato, oltre ai maggiorenni Fabio Sale, 20 anni, e Mimmo Colucci, 22 anni. Tutti sono indagati, a vario titolo, per omicidio. Al momento gli inquirenti non hanno contestato l’aggravante dell’odio razziale.

Nel post pubblicato su Facebook, Souleymane Sako richiama anche il tema dell’integrazione e delle discriminazioni: «Credo che siamo considerati persone di colore e non dovremmo sentirci così. Non dovremmo essere costretti a protestare perché veniamo trattati male. Lo facciamo perché ne abbiamo bisogno. Abbiamo dei diritti e dei doveri».

«Non sopporto il modo in cui veniamo trattati», aggiunge il fratello della vittima, tornando a chiedere verità e giustizia per la morte di Bakari Sako, avvenuta nel centro storico del capoluogo ionico e al centro di un’indagine che continua a suscitare forte attenzione e mobilitazione in città.

Omicidio a Taranto, 29 giorni dopo proclamato lutto cittadino per la morte di Bakari Sako: scoppia la polemica

Taranto osserva oggi il lutto cittadino per la morte di Bakari Sako, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio in un’aggressione avvenuta nella Città Vecchia. A venti giorni dalla tragedia, il sindaco Piero Bitetti ha proclamato il lutto in concomitanza con la partenza della salma verso il Mali, definendo il gesto un segno di cordoglio verso la famiglia, la comunità maliana e l’intera cittadinanza.

La decisione, però, ha suscitato critiche da parte di molti cittadini, che sui social del Comune hanno contestato i tempi dell’iniziativa, ritenuta tardiva rispetto ad altre realtà vicine. Commenti ironici e polemici hanno accompagnato l’annuncio, accusando l’amministrazione di essere intervenuta troppo tardi.

Per la giornata sono previste bandiere a mezz’asta, un minuto di silenzio alle 12 e la chiusura simbolica di attività commerciali per mezz’ora. Nelle scuole saranno promossi momenti di riflessione sul valore della vita e del rispetto reciproco.

Intanto il Comune avvierà l’iter per installare una targa commemorativa in Piazza Fontana, luogo del delitto. Secondo gli inquirenti, a colpire mortalmente Sako sarebbe stato un 15enne, mentre quattro dei sei fermati sono minorenni.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, c’è l’ok per il trasferimento della salma in Mali: arriverà il 3 giugno a Kayes

Dopo giorni di attesa è stato rilasciato il documento necessario per il rimpatrio della salma di Bakari Sako, il 35enne bracciante ucciso a Taranto all’alba del 9 maggio. Nella giornata di ieri è arrivato il via libera dell’ambasciata a Roma al cosiddetto “passaporto funebre”, consentendo così il trasferimento del corpo in Mali.

Il viaggio inizierà domani pomeriggio con tappa a Roma, poi il volo verso Tunisi e infine Bamako, prima dell’arrivo previsto il 3 giugno a Kayes, paese d’origine della vittima.

Intanto proseguono le indagini sull’omicidio: restano indagati quattro minorenni e due maggiorenni, mentre il 29 maggio il Riesame rivaluterà la posizione dei minori coinvolti.

Gli indagati hanno sostenuto di non aver compreso subito la gravità della situazione e di aver tentato di soccorrere Sako. Un nuovo video acquisito dagli investigatori mostrerebbe anche il passaggio di un’ambulanza nella zona. Resta aperto il nodo principale dell’inchiesta: stabilire se il 35enne avrebbe potuto essere salvato, elemento su cui sarà decisiva la relazione del medico legale.

Droga e cellulare nel carcere di Taranto, 10 arresti: tra gli indagati anche un agente della Penitenziaria

Droga, telefoni cellulari e dispositivi elettronici introdotti nel carcere di Taranto con droni o attraverso una rete di parenti e conoscenti. È il quadro emerso da un’inchiesta della Procura di Taranto che ha portato all’esecuzione di 11 misure cautelari da parte della Polizia Penitenziaria, con il supporto della Polizia di Stato.

Il provvedimento riguarda cinque arresti in carcere, di cui due nei confronti di detenuti già ristretti per altra causa, cinque arresti domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Tra gli indagati finiti ai domiciliari compare anche un agente della Polizia Penitenziaria, Domenico Matera, già arrestato nell’ottobre 2024 dopo il ritrovamento, nella sua auto parcheggiata all’interno del perimetro del penitenziario, di circa 900 grammi di hashish, 10 grammi di cocaina, telefoni cellulari e schede telefoniche.

In carcere Vincenzo Leone, Luigi Bello, Antonio Albano, Daniele Leone, Anna Pulpito. Ai domiciliari, oltre a Matera, Massimo Scardicchio, Marika Fanelli, Teresa Malizia, Adele Santamarina. Obbligo di firma per Nadia Surio.

Le indagini, avviate nel maggio 2024 dal Reparto di Polizia Penitenziaria e dalla Squadra Mobile, avrebbero ricostruito un presunto sistema di spaccio di hashish e cocaina gestito da tre detenuti del circuito di media sicurezza.

La droga sarebbe stata rivenduta all’interno dell’istituto a prezzi superiori rispetto a quelli del mercato esterno.
 Secondo gli investigatori, stupefacenti e cellulari arrivavano fino alle finestre delle celle tramite droni di grandi dimensioni oppure con la complicità di persone esterne. I pagamenti sarebbero avvenuti attraverso bonifici, ricariche di carte prepagate o perfino con pacchetti di sigarette poi rivenduti.