Gli atti sessuali ci sono stati, ma non è stata dimostrata la costrizione. Con questa motivazione il tribunale di Taranto ha assolto otto autisti di Kyma Mobilità, accusati di abusi su una ragazza disabile tra il 2018 e il 2019.
Nelle motivazioni della sentenza, i giudici spiegano che le dichiarazioni della vittima, pur riscontrate in parte dalle intercettazioni, non hanno consentito di accertare con certezza l’elemento della coercizione, indispensabile per configurare il reato. Durante il processo, la giovane non ha mai dichiarato di essere stata obbligata né di essersi opposta in modo esplicito.
Secondo il collegio giudicante, la ricostruzione dei fatti risulta nel complesso coerente, sebbene segnata da esitazioni e frequenti “non ricordo”. Anche una consulenza psicologica ha escluso che la ragazza fosse stata costretta.
I magistrati riconoscono che gli episodi siano effettivamente avvenuti e che abbiano suscitato imbarazzo nella vittima, ma ritengono che le prove raccolte non siano sufficienti per una condanna. Resta tuttavia, sottolineano, un contesto “moralmente deplorevole”, aggravato dal fatto che i fatti si sarebbero svolti su mezzi pubblici e nell’arco di diversi anni.










