Trani, 15enne disabile colpito con un pugno dall’autista sul bus: non aveva il biglietto. Il fratello: “Bastava una multa”

Una discussione nata durante il controllo del biglietto si è trasformata in una colluttazione tra un autista dell’Amet e un ragazzo di 15 anni con disabilità. Torniamo ad occuparci di quanto accaduto a Trani a bordo di un autobus di linea e ora è al centro di un’indagine della polizia, impegnata a ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.

Secondo una prima ricostruzione, il diverbio sarebbe scoppiato dopo che il conducente ha chiesto al giovane il titolo di viaggio. Il ragazzo ne sarebbe stato sprovvisto e avrebbe mostrato quello non obliterato di un’amica. La tensione sarebbe rapidamente degenerata fino allo scontro fisico, avvenuto davanti agli altri passeggeri. Entrambi avrebbero riportato ferite.

La madre ha raccontato come il figlio, affetto da una grave forma di Adhd e disturbo borderline, avesse semplicemente dimenticato il biglietto. Secondo il suo racconto, un’amica si sarebbe offerta di cedergli il proprio ticket, ma l’autista avrebbe rifiutato iniziando a inveire contro il ragazzo fino a colpirlo con un pugno.

La vicenda ha suscitato forte clamore anche a livello istituzionale. Il vicesindaco di Trani Fabrizio Ferrante, assessore alle politiche per la diversabilità, ha chiesto con urgenza una relazione dettagliata all’Amet, società partecipata dal Comune, per chiarire responsabilità, testimonianze raccolte e eventuali provvedimenti adottati.

Determinanti potrebbero rivelarsi le immagini registrate da una passeggera presente sul bus, insieme alle testimonianze raccolte dagli investigatori. “.Se non ho il biglietto mi fai la multa, non mi prendi a pugni in faccia”, ha scritto sui social il fratello del 15enne, sottolineando come il ragazzo non abbia riportato conseguenze permanenti ma evidenziando il rischio che la situazione potesse degenerare ulteriormente.

Spaccano la catena e rubano la bici elettrica, Piero: “Ho una figlia disabile. La uso per lavorare”

Lascia la bici elettrica attaccata a un palo con la catena, ma al suo ritorno si accorge che gliel’hanno rubata. La vittima di questo odioso furto è Piero, un papà barese di 42 anni. Non è il primo furto del genere e certamente non sarà nemmeno l’ultimo.

La differenza rispetto a tanti altri episodi analoghi sta nel fatto che con quella bici Piero mantiene la sua famiglia: moglie e figlia di 5 anni disabile. L’uomo lavora come badante di due anziani, uno la mattina e l’altro il pomeriggio e poi il sabato, fa le consegne a domicilio per conto di Deliveroo.

Piero, la cui bici è stata rubata all’altezza del civico 128 di corso Cavour, tra le 18 e le 20 del 12 maggio scorso, fa appello ai ladri. “Ho già sporto denuncia, ma non vorrei andare oltre. Fatemela ritrovare e risolviamo”, le sue parole.

Il sospetto, tuttavia, è che il ladro possa essere uno dei tanti disperati che affollano la città e che la bici possa essere già stata venduta per pochi euro. SherLocont e la Casa di Quinto Potere, fanno appello alla communuty, per cercare di comprare un’altra bici a Piero. In ogni caso comunque il papà riavrà la sua bici.

Gaffe con fan disabile e insulti social, Antonello Venditti s’oppone all’archiviazione: “Diffamazione aggravata”

È stata rinviata a data da destinarsi l’udienza davanti alla gip del Tribunale di Trani, Lucia Anna Volpe, sull’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata da Antonello Venditti nel procedimento per diffamazione aggravata nei confronti di Raffaele Di Pietro, conosciuto sui social come “Lello il rosso” e gestore della pagina Facebook “Barlett e Avast”.

La Procura di Trani aveva chiesto l’archiviazione del caso, ritenendo che i contenuti pubblicati da Di Pietro dopo il concerto di Venditti a Barletta del 25 agosto 2024 rientrassero nel diritto di libera manifestazione del pensiero e non avessero finalità diffamatorie.

La vicenda era nata dopo l’episodio avvenuto durante il concerto al Castello di Barletta, quando il cantante rimproverò dal palco una spettatrice senza sapere che fosse una donna con disabilità. Il caso divenne rapidamente virale sui social attraverso video e commenti condivisi anche dalla pagina “Barlett e Avast”. Successivamente Venditti chiarì di non essersi reso conto della situazione e chiese pubblicamente scusa.

Secondo la Procura, l’episodio risultava “oggettivamente fraintendibile” e le espressioni utilizzate da Di Pietro non sarebbero state gratuitamente offensive nei confronti di un personaggio pubblico. Inoltre gli investigatori non sono riusciti a identificare gli autori dei commenti offensivi e minacciosi comparsi sotto i post social, poiché Meta non avrebbe fornito i dati richiesti.

I legali del cantautore, gli avvocati Luca Pardo e Francesco Verri, hanno però chiesto ulteriori approfondimenti investigativi e l’imputazione coatta di Di Pietro. Quest’ultimo, dopo il rinvio dell’udienza, ha affidato ai social la propria posizione, sostenendo di non aver mai avuto intenzione di diffamare Venditti e di aver agito in buona fede, sulla base di quanto apparso durante il concerto.

“Picchiata dalla famiglia del marito detenuto perché vuole cambiare vita”, la replica: “Io disabile picchiato da lei”

Torniamo ad occuparci di quanto accaduto nei giorni scorsi in Salento. Vi abbiamo parlato di una donna salentina che ha raccontato di essere stata aggredita dai familiari del marito, detenuto da circa tre anni per reati legati a un’operazione antimafia, perché aveva deciso di allontanarsi da quell’ambiente e costruire una nuova vita per sé e per il figlio. La scelta sarebbe stata vista dalla famiglia dell’uomo come una grave offesa, secondo codici ancora radicati, soprattutto per aver voluto portare via anche il bambino.

Dopo mesi di tensioni, aggravate anche dai comportamenti aggressivi del figlio che la madre voleva contrastare, il 23 aprile la situazione è degenerata: il cognato l’avrebbe picchiata con calci e pugni, lasciandola ferita a terra e minacciandola di farle togliere il figlio La donna è stata soccorsa e dimessa dall’ospedale con una prognosi di 7 giorni, poi ha denunciato l’accaduto ai carabinieri.

Ecco la versione del cognato della donna. “In riferimento all’articolo pubblicato di recente, sento il dovere di intervenire per chiarire alcuni aspetti riportati in modo inesatto. Prima di tutto, desidero precisare che io non sono mai comparso in alcun fascicolo né indagine di criminalità legata alla mia famiglia. Sono estraneo a qualsiasi reato e non ho mai avuto ruoli né responsabilità in queste vicende. In secondo luogo, voglio sottolineare che io sono stato vittima dell’episodio. Il 23 aprile, ero presente insieme a lei e a mio nipote, che è l’unico testimone diretto e può confermare esattamente come sono andate le cose. Lei ha fornito una versione parziale, omettendo che io, con una disabilità, sono stato aggredito da lei. Inoltre, è fondamentale chiarire che mio fratello e lei si erano già separati nell’ottobre 2025. La questione del trasferimento dei figli non è stata una scelta per il loro futuro, ma un desiderio personale di lei di rifarsi una vita, senza il consenso di mio fratello per poter allontanare i bambini, che è ancora detenuto presso il carcere di Lecce”.

“Inoltre, voglio chiarire che lei ha affermato che la mia famiglia è immersa in ambienti criminali e che ha voluto allontanare i figli da noi. Tuttavia, è importante sottolineare che anche nella sua famiglia esistono contesti di criminalità. Infine, voglio precisare un altro contesto fondamentale: mio fratello è stato arrestato tre anni fa, quando il bambino aveva 12 anni. In tutto questo periodo, è stata lei a dover proteggere il bambino, impedendo che seguisse cattive influenze. È stato proprio in questi anni che lei ha mantenuto un contatto costante con la mia famiglia: i bambini erano spesso con i nonni, che erano sempre presenti per qualsiasi bisogno. Infatti, io, proprio a causa di questa agitazione, dopo un anno di sospensione della terapia con Depakin, non essendo mai stato abituato a questi contesti di caserma e carabinieri, proprio per questo stato di agitazione e per le calunnie che lei ha lanciato su di me, mi sono ritrovato a dovermi rivolgere al pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove ho ricevuto cure che mi hanno portato a 6 giorni di prognosi, con un possibile prolungamento deciso dal medico curante, da 10 giorni. Questa mia dichiarazione nasce dal bisogno di ristabilire la verità, perché i bambini meritano un futuro sereno e la mia famiglia non deve essere ingiustamente etichettata. Chiedo rispetto per la loro dignità e per il loro futuro, affinché la verità venga raccontata con rispetto, senza strumentalizzazioni, garantendo un futuro più sereno ai nostri bambini”.

Perseguita e minaccia il vicino disabile, nei guai 63enne nel Foggiano: gettati escrementi e rifiuti sul balcone

Avrebbe minacciato il suo vicino di casa, per futili motivi, apostrofandolo con epiteti offensivi sulla sua disabilità, sottoponendolo ad una lunga serie di vessazioni che gli hanno provocato un perdurante stato di ansia per l’incolumità propria e dei suoi familiari conviventi, moglie e figlio.

È accaduto a Mattinata, in provincia di Foggia, dove un 63enne incensurato è stato accusato di atti persecutori e sottoposto al divieto di avvicinamento alla vittima, suo vicino di casa di un anno più giovane, con l’applicazione del braccialetto elettronico. Gli episodi, stando a quanto ricostruito nell’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Foggia Mario De Simone, sarebbero iniziati a dicembre 2025.

Con cadenza giornaliera, il 63enne avrebbe gettato sul balcone di casa della vittima rifiuti, mozziconi di sigaretta, sabbia, calcinacci, verdure, escrementi e tappi di bottiglia. L’ordinanza ricostruisce anche episodi di minacce all’interno del garage condominiale dove è custodita la sedia a rotelle utilizzata dalla vittima che l’indagato in alcuni casi avrebbe impedito di prelevare.

Il presunto stalker avrebbe minacciato il 62enne di aggredirlo e colpirlo con una mazza, di tagliargli la testa e di far saltare in aria la sua autovettura, anche alla presenza del figlio, nei confronti del quale avrebbe rivolto le stesse minacce.

La vittima ha fatto ricorso in diverse occasioni alla cure dei sanitari del locale pronto soccorso, provvedendo anche ad installare una telecamera di videosorveglianza sul balcone della propria abitazione che avrebbe ripreso gli atti persecutori e gli audio delle minacce, allegandoli alle numerose querele presentate in tre mesi. “Ci auguriamo che l’ordinanza ponga fine ad una condizione di grande sofferenza per il mio assistito e la sua famiglia” afferma il legale della vittima, l’avvocato Pierpaolo Fischetti.

Taranto, sesso con una ragazza disabile sui bus. Non c’è prova di costrizione: così gli 8 autisti sono stati assolti

Gli atti sessuali ci sono stati, ma non è stata dimostrata la costrizione. Con questa motivazione il tribunale di Taranto ha assolto otto autisti di Kyma Mobilità, accusati di abusi su una ragazza disabile tra il 2018 e il 2019.

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici spiegano che le dichiarazioni della vittima, pur riscontrate in parte dalle intercettazioni, non hanno consentito di accertare con certezza l’elemento della coercizione, indispensabile per configurare il reato. Durante il processo, la giovane non ha mai dichiarato di essere stata obbligata né di essersi opposta in modo esplicito.

Secondo il collegio giudicante, la ricostruzione dei fatti risulta nel complesso coerente, sebbene segnata da esitazioni e frequenti “non ricordo”. Anche una consulenza psicologica ha escluso che la ragazza fosse stata costretta.

I magistrati riconoscono che gli episodi siano effettivamente avvenuti e che abbiano suscitato imbarazzo nella vittima, ma ritengono che le prove raccolte non siano sufficienti per una condanna. Resta tuttavia, sottolineano, un contesto “moralmente deplorevole”, aggravato dal fatto che i fatti si sarebbero svolti su mezzi pubblici e nell’arco di diversi anni.

Si offrono di spingere la carrozzina a un disabile e lo rapinano: arrestati due ladri senza cuore a Foggia

Due giovani, di 28 e 32 anni, sono stati arrestati dalla Polizia a Foggia con l’accusa di aver rapinato il telefono cellulare ad un disabile in carrozzina. La vittima, per quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, è stata avvicinata dai due, i quali, per carpire la fiducia del 74enne, si erano offerti di spingere la carrozzina.

Quell’apparente gesto di generosità in realtà altro non sarebbe stato che una strategia per strappargli con violenza il telefono cellulare, per poi darsi alla fuga.

Il disabile, grazie all’aiuto di un conoscente, ha contattato subito il 112, fornendo alla sala operativa gli aggiornamenti in tempo reale sulla posizione del cellulare e fornendo la descrizione dei due presunti rapinatori.

Immediatamente è partita la ricerca dei due, individuati e bloccati poco dopo dai poliziotti: i due sono stati arrestati e portati nel carcere di Foggia. Il telefono cellulare è stato trovato e riconsegnato al proprietario. Nella disponibilità dei due presunti rapinatori anche diversi oggetti ritenuti provento di furto.

Bari, raggirano disabile e gli portano via 150mila euro: denunciati fratello e nipoti. Sequestro della Finanza

Sequestrati circa 150mila euro a tre persone accusate di aver sottratto denaro, con raggiri, a un anziano gravemente invalido residente nell’area metropolitana di Bari. L’operazione è stata eseguita dai finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, su disposizione della Procura della Repubblica.

Il provvedimento cautelare, emesso dal giudice per le indagini preliminari, riguarda il fratello della vittima – nominato amministratore di sostegno – la figlia di quest’ultimo e il compagno della donna. I tre sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di aver utilizzato indebitamente le somme destinate all’uomo.

Le indagini, condotte dalla Compagnia di Monopoli, hanno ricostruito i movimenti sui conti correnti dell’anziano, alimentati da pensione di invalidità, indennità di accompagnamento ed eredità della moglie defunta. Secondo gli inquirenti, numerose spese sarebbero state effettuate senza l’autorizzazione del giudice tutelare, attraverso bonifici, assegni e prelievi.

Il denaro, sempre secondo quanto emerso, sarebbe stato impiegato per scopi personali degli indagati, tra cui lavori di ristrutturazione, prelievi ingiustificati e pagamenti basati su fatture ritenute fittizie.

Sulla base degli elementi raccolti, la Procura ha ottenuto il sequestro di conti correnti, beni mobili e immobili riconducibili ai tre, fino al raggiungimento della somma contestata.

La vicenda assume particolare gravità per le condizioni di estrema vulnerabilità della vittima e per il ruolo di tutela che l’amministratore di sostegno avrebbe dovuto garantire.

Chiusa in casa e senz’assistenza, anziana disabile si toglie la vita: indagato il figlio 34enne a Taranto

Un uomo di 34 anni di Taranto è indagato per sequestro di persona e abbandono di incapace aggravato dal suicidio della madre, affetta da un disturbo depressivo cronico.

Secondo le indagini della Procura, il figlio avrebbe trascurato l’assistenza della donna e talvolta l’avrebbe chiusa in casa, limitandone la libertà.  L’8 ottobre 2024, mentre era sola nell’appartamento, la donna si è suicidata lanciandosi dal balcone.

L’indagato ha ora 20 giorni per presentare memorie o difese prima che il pm decida se chiedere il rinvio a giudizio o archiviare il caso.

Case popolari, confermati sequestri e sgomberi. Lorenzo: “Puzzo di fame aiutate mia figlia disabile”

Sono stati convalidati i sequestri preventivi in base ai quali martedì scorso sono stati sgomberati tre alloggi popolari nel quartiere San Pio di Bari. Le case erano state occupate abusivamente.

Le operazioni sono nate in seguito a un’indagine dei carabinieri di Bari, grazie alla quale è emerso come 26 case popolari, di proprietà del Comune di Bari o dell’Arca Puglia centrale (l’agenzia regionale per la casa e l’abitare) siano occupate abusivamente da persone con precedenti, alcuni dei quali anche per associazione mafiosa.

Così, dopo un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica tenuto la settimana scorsa in Prefettura a Bari, è stato disposto lo sgombero delle prime abitazioni. Tra queste anche quella dove viveva Lorenzo con la sua famiglia e con la sua bimba disabile. Lo abbiamo raggiunto nuovamente per gli sviluppi della storia.