Bitonto, la madre viene picchiata e lui fa arrestare il padre: il sindaco propone un riconoscimento per l’11enne eroe

Un riconoscimento per premiare il coraggio e la lucidità di un bambino di 11 anni che, durante un momento drammatico, ha trovato la forza di chiedere aiuto per difendere la propria madre. È la proposta avanzata dal sindaco di Bitonto, Francesco Paolo Ricci, dopo la vicenda familiare avvenuta nei giorni scorsi in città.

Il primo cittadino ha affidato a un post sui social il proprio pensiero, sottolineando come il bambino abbia saputo comprendere la gravità di quanto stava accadendo e rivolgersi alle forze dell’ordine. «Meriterebbe un riconoscimento», ha scritto Ricci, precisando che non si tratta di premiare ciò che il minore è stato costretto a vivere, ma il coraggio con cui ha saputo distinguere ciò che era giusto da ciò che non lo era.

Il sindaco ha trasformato la vicenda anche in un appello educativo rivolto ad adulti e istituzioni: «Dobbiamo insegnare ai nostri bambini e ai nostri ragazzi che la violenza non è amore e la paura non è rispetto». Ricci ha quindi espresso la vicinanza dell’amministrazione alla donna, ai figli e all’intera famiglia, assicurando la disponibilità del Comune a offrire supporto, con la necessaria discrezione.

La proposta del riconoscimento vuole così trasformare una storia segnata dalla violenza in un messaggio di coraggio e consapevolezza, dando valore al gesto di un bambino che, in una situazione difficile, ha scelto di chiedere aiuto.

Bitonto, picchiata con schiaffi e pugni dal marito. Il figlio di 11 anni chiama i Carabinieri: arrestato 38enne

È stata la telefonata del figlio di 11 anni a permettere ai Carabinieri di intervenire e fermare una presunta escalation di violenze all’interno di una famiglia del Barese. L’episodio è avvenuto lo scorso 31 agosto, quando una donna sarebbe stata aggredita dal marito al termine di un litigio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 38enne, originario di Bitonto, avrebbe colpito la moglie con schiaffi e pugni e l’avrebbe poi bloccata con una presa al collo. La donna si sarebbe rifugiata nella camera dei figli, dove l’11enne sarebbe intervenuto per aiutarla, prima di chiamare le forze dell’ordine e chiedere un intervento urgente. L’uomo sarebbe quindi fuggito a bordo di una bici elettrica, ma i militari lo avrebbero individuato poco dopo in un’altra zona del paese, procedendo all’arresto.

Dalla denuncia della donna sarebbe emerso un quadro di presunti maltrattamenti che andavano avanti da circa due mesi. Le aggressioni, iniziate a giugno, avrebbero compreso violenze fisiche e verbali, minacce e danneggiamenti. La donna avrebbe inoltre riferito di un peggioramento del comportamento del marito associato all’uso di cocaina.

Tra gli episodi contestati anche quello del 27 giugno, quando, dopo aver trovato una dose di droga tra gli effetti personali dell’uomo, la donna sarebbe stata minacciata, spinta a terra e trascinata per alcuni metri. In quell’occasione si era allontanata da casa con i due figli, rifugiandosi temporaneamente dai genitori.

Il gip del Tribunale di Bari, Ilaria Casu, ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Il giudice ha ritenuto concreto e attuale il rischio di reiterazione delle condotte, considerando non sufficienti misure cautelari meno severe. Durante l’udienza, il 38enne si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Minorenne aggredita, violentata e abbandonata in strada: arrestato 21enne. Le aveva offerto un passaggio

Un 21enne di Foggia è stato arrestato con le accuse di violenza sessuale aggravata, rapina aggravata e lesioni personali aggravate nei confronti di una minorenne.

La vicenda risale alla metà di giugno. Secondo la denuncia della giovane e quanto ricostruito dagli investigatori, il ragazzo le avrebbe offerto un passaggio in auto al termine di una serata trascorsa con amici e conoscenti. Durante il tragitto, l’avrebbe aggredita e violentata, per poi abbandonarla di notte lungo la strada. La ragazza sarebbe stata successivamente soccorsa da alcuni passanti.

Gli inquirenti hanno inoltre esaminato alcune conversazioni tra il 21enne e un familiare, risalenti alle ore successive ai fatti, dalle quali emergerebbero preoccupazioni per le possibili conseguenze giudiziarie.

Il giovane, attraverso la difesa, avrebbe fornito una ricostruzione diversa, sostenendo che sarebbe stata la ragazza a prendere l’iniziativa sul piano sessuale e che successivamente lo avrebbe aggredito e danneggiato l’auto. La difesa ha riferito di essersi già attivata prima dell’esecuzione della misura cautelare.

A disporre la custodia cautelare in carcere è stato il gip del Tribunale di Foggia, Mario De Simone, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura.

Anziana diabetica picchiata, maltrattata e umiliata a Bari: divieto di avvicinamento per il figlio 30enne

Per anni avrebbe trasformato la vita della madre 74enne in un incubo fatto di violenze, umiliazioni e privazioni. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Bari che ha portato al rinvio a giudizio di un 30enne del Barese, accusato di aver sottoposto l’anziana a continui maltrattamenti.

Secondo quanto ricostruito, la donna sarebbe stata picchiata, insultata e minacciata di morte. In più occasioni il figlio le avrebbe impedito perfino di uscire dalla camera durante la notte per andare in bagno, arrivando a segregarla e imponendole un regime di vita definito dagli inquirenti «penoso e miserabile».

Solo dopo anni di soprusi, ormai provata psicologicamente, la 74enne ha trovato il coraggio di raccontare quanto accaduto ai volontari dell’associazione Gens Nova, che l’hanno accompagnata nel percorso di denuncia, offrendole assistenza legale e supporto psicologico.

Tra gli episodi denunciati ci sarebbero anche il fatto di essere stata lasciata per ore chiusa in automobile senza telefono e di essere stata costretta ad assistere, sotto la pioggia, a una partita di calcio allo stadio, circostanza che le avrebbe provocato una bronchite.

Le vessazioni, secondo l’accusa, sarebbero proseguite anche nella quotidianità. Pur sapendo che la madre era diabetica, il 30enne l’avrebbe obbligata a bere bevande zuccherate, a cucinare nel cuore della notte seguendo particolari rituali e a svolgere mansioni umilianti, come infilargli e sfilargli i calzini o lavargli le mani. Se la donna si fosse alzata da tavola senza il suo consenso, sarebbe stata aggredita.

A seguito della denuncia, la Procura di Bari ha ottenuto dal giudice per le indagini preliminari Antonella Cafagna l’applicazione delle misure cautelari del divieto di avvicinamento alla persona offesa e dell’allontanamento dalla casa familiare.

L’uomo è stato rinviato a giudizio e comparirà il prossimo 2 novembre davanti alla giudice monocratica del Tribunale di Bari, Angeli Passarella.

Bimba di 8 anni violentata dal padre e picchiata con la madre complice, orrore a Lecce: coppia condannata

Condanna in primo grado per una coppia di genitori di Lecce accusati di gravi maltrattamenti nei confronti della figlia, all’epoca dei fatti di otto anni. Il collegio del Tribunale, presieduto da Annalisa De Benedictis, ha inflitto 17 anni di reclusione al padre e 11 anni e 6 mesi alla madre.

I due erano imputati, a vario titolo, di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. Al padre veniva inoltre contestata la detenzione di materiale pedopornografico. La sentenza dispone anche l’interdizione legale per tutta la durata della pena, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da ogni incarico o attività che comporti contatti con minori, oltre al divieto di frequentare luoghi abitualmente frequentati da bambini e all’obbligo di comunicare alle forze dell’ordine la propria residenza e gli eventuali spostamenti.

Il Tribunale ha inoltre condannato gli imputati al risarcimento dei danni nei confronti della figlia, costituita parte civile, riconoscendo una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro. Le difese potranno presentare ricorso in Appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

Secondo l’accusa, supportata dalle indagini della Squadra Mobile coordinate dalla pm Stefania Mininni, i fatti risalgono al gennaio 2017. Alla coppia vengono contestati ripetuti episodi di violenza fisica e psicologica nei confronti della bambina. Al padre sono attribuite anche condotte di natura sessuale nei confronti della figlia, oltre al possesso di materiale pedopornografico, mentre la madre è accusata di aver assistito alle violenze senza intervenire.

Terrore a Lecce, 63enne aggredita sotto casa: presa a pugni e derubata da due ragazzini

Una donna di 63 anni è stata aggredita e rapinata nella serata di ieri, mercoledì 3 giugno, nel pieno centro di Lecce, tra via 95° Reggimento Fanteria e viale Felice Cavallotti, a pochi passi da piazza Mazzini.

La vittima, di nazionalità rumena, stava tornando a casa dal lavoro e si dirigeva verso la fermata dell’autobus quando sarebbe stata avvicinata da due giovani che hanno tentato di strapparle la borsa. Di fronte alla sua reazione, i due l’avrebbero colpita più volte con pugni al volto e alla testa, riuscendo poi a impossessarsi di alcuni gioielli: una collana, un anello e un bracciale d’oro.

L’allarme è stato lanciato da alcuni passanti, richiamati dalle urla della donna e dal clacson insistente di un’automobilista. Sul posto sono intervenuti gli agenti di polizia e i sanitari del 118, che hanno trasportato la 63enne in ospedale: dimessa con una prognosi di sette giorni, le sue condizioni non sono gravi.

Sono in corso le indagini: gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze e analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza per identificare i responsabili.

“Picchiata dalla famiglia del marito detenuto perché vuole cambiare vita”, la replica: “Io disabile picchiato da lei”

Torniamo ad occuparci di quanto accaduto nei giorni scorsi in Salento. Vi abbiamo parlato di una donna salentina che ha raccontato di essere stata aggredita dai familiari del marito, detenuto da circa tre anni per reati legati a un’operazione antimafia, perché aveva deciso di allontanarsi da quell’ambiente e costruire una nuova vita per sé e per il figlio. La scelta sarebbe stata vista dalla famiglia dell’uomo come una grave offesa, secondo codici ancora radicati, soprattutto per aver voluto portare via anche il bambino.

Dopo mesi di tensioni, aggravate anche dai comportamenti aggressivi del figlio che la madre voleva contrastare, il 23 aprile la situazione è degenerata: il cognato l’avrebbe picchiata con calci e pugni, lasciandola ferita a terra e minacciandola di farle togliere il figlio La donna è stata soccorsa e dimessa dall’ospedale con una prognosi di 7 giorni, poi ha denunciato l’accaduto ai carabinieri.

Ecco la versione del cognato della donna. “In riferimento all’articolo pubblicato di recente, sento il dovere di intervenire per chiarire alcuni aspetti riportati in modo inesatto. Prima di tutto, desidero precisare che io non sono mai comparso in alcun fascicolo né indagine di criminalità legata alla mia famiglia. Sono estraneo a qualsiasi reato e non ho mai avuto ruoli né responsabilità in queste vicende. In secondo luogo, voglio sottolineare che io sono stato vittima dell’episodio. Il 23 aprile, ero presente insieme a lei e a mio nipote, che è l’unico testimone diretto e può confermare esattamente come sono andate le cose. Lei ha fornito una versione parziale, omettendo che io, con una disabilità, sono stato aggredito da lei. Inoltre, è fondamentale chiarire che mio fratello e lei si erano già separati nell’ottobre 2025. La questione del trasferimento dei figli non è stata una scelta per il loro futuro, ma un desiderio personale di lei di rifarsi una vita, senza il consenso di mio fratello per poter allontanare i bambini, che è ancora detenuto presso il carcere di Lecce”.

“Inoltre, voglio chiarire che lei ha affermato che la mia famiglia è immersa in ambienti criminali e che ha voluto allontanare i figli da noi. Tuttavia, è importante sottolineare che anche nella sua famiglia esistono contesti di criminalità. Infine, voglio precisare un altro contesto fondamentale: mio fratello è stato arrestato tre anni fa, quando il bambino aveva 12 anni. In tutto questo periodo, è stata lei a dover proteggere il bambino, impedendo che seguisse cattive influenze. È stato proprio in questi anni che lei ha mantenuto un contatto costante con la mia famiglia: i bambini erano spesso con i nonni, che erano sempre presenti per qualsiasi bisogno. Infatti, io, proprio a causa di questa agitazione, dopo un anno di sospensione della terapia con Depakin, non essendo mai stato abituato a questi contesti di caserma e carabinieri, proprio per questo stato di agitazione e per le calunnie che lei ha lanciato su di me, mi sono ritrovato a dovermi rivolgere al pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove ho ricevuto cure che mi hanno portato a 6 giorni di prognosi, con un possibile prolungamento deciso dal medico curante, da 10 giorni. Questa mia dichiarazione nasce dal bisogno di ristabilire la verità, perché i bambini meritano un futuro sereno e la mia famiglia non deve essere ingiustamente etichettata. Chiedo rispetto per la loro dignità e per il loro futuro, affinché la verità venga raccontata con rispetto, senza strumentalizzazioni, garantendo un futuro più sereno ai nostri bambini”.

Si separa dal marito detenuto per costruire una nuova vita con il figlio, offesa per la famiglia di lui: pestata a sangue

Una donna salentina è stata aggredita dai familiari del marito, detenuto da circa tre anni per reati legati a un’operazione antimafia, perché aveva deciso di allontanarsi da quell’ambiente e costruire una nuova vita per sé e per il figlio. La scelta è stata vista dalla famiglia dell’uomo come una grave offesa, secondo codici ancora radicati, soprattutto per aver voluto portare via anche il bambino.

Dopo mesi di tensioni, aggravate anche dai comportamenti aggressivi del figlio che la madre voleva contrastare, il 23 aprile la situazione è degenerata: il cognato l’avrebbe picchiata con calci e pugni, lasciandola ferita a terra e minacciandola di farle togliere il figlio.

La donna è stata soccorsa e dimessa dall’ospedale con una prognosi di 7 giorni, poi ha denunciato l’accaduto ai carabinieri. Nonostante tutto, resta determinata a garantire al figlio un futuro lontano da quel contesto.

Picchia la figlia e le mette asciugamano in bocca per non far sentire urla e pianti ai vicini: indagata mamma

Una bambina di appena 9 anni, di origini sudamericane e residente in un comune del Salento, è stata allontanata dalla madre e collocata in una comunità su disposizione del Tribunale per i minorenni, al termine di una vicenda di presunti maltrattamenti domestici.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la piccola sarebbe stata vittima di ripetute violenze fisiche per motivi futili. In alcune circostanze, la madre avrebbe tentato di soffocarne le urla inserendole un asciugamano in bocca per evitare che i vicini sentissero.

La donna, che si è sempre difesa parlando di presunte manipolazioni da parte del padre, ha ricevuto un avviso di conclusione delle indagini con l’accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati.

A far emergere la situazione, nel marzo 2025, è stata una zia paterna che si è rivolta a un centro antiviolenza, fornendo anche immagini delle ferite riportate dalla bambina. Tra gli episodi documentati figurano percosse, morsi, lancio di oggetti e aggressioni verbali, spesso – secondo le ricostruzioni – in contesti di abuso di alcol.

La minore, ascoltata dai giudici, ha confermato i maltrattamenti parlando di episodi continui che le provocavano paura e crisi di pianto. Parallelamente al procedimento penale, è stato avviato anche un iter civile per valutare la decadenza della responsabilità genitoriale. La donna ha ora venti giorni di tempo per presentare eventuali difese o chiedere di essere interrogata.

Ruba per drogarsi, risolti altri due casi. Malato psichiatrico mantiene la promessa: picchiata la ex

Torniamo a parlare del malato psichiatrico che a Bitonto si è reso protagonista di diversi furti negli ultimi mesi. Siamo riusciti a risalire alla sua storia, scoprendo anche la sua dipendenza dalle sostanze stupefacenti.

Ora si trova ricoverato nel reparto di Psichiatria dell’ospedale San Paolo di Bari dopo aver mantenuto la promessa e aver picchiato la sua ex. Siamo in grado di raccontarvi altri due casi che lo riguardano, uno in particolare lo avevamo proprio raccontato qualche settimana fa su Quinto Potere.