Lotta contro il cancro ma l’amore supera tutto, Igor Protti accompagna la figlia all’altare: la foto commuove i social

“Con la forza di un leone . Sei un esempio per tutti Igor. Oggi come ieri”: l’immagine su Instagram dell’ex campione Igor Protti che accompagna la figlia Noemi all’altare per il matrimonio ha raccolto migliaia di like.

Protti da tempo lotta contro un cancro al colon e non ha voluto mancare alla cerimonia nuziale: la forza mostrata nella fotografia ha raccolto l’approvazione dei tifosi di tutte le sue ex squadre (Bari, Messina, Lazio, Napoli e Livorno).

Alla vicenda umana e sportiva di Igor Protti è dedicato il documentario intitolato “Igor. L’eroe romantico del calcio”, in proiezione in alcune sale cinematografiche italiane.

Ricca donna dilapida l’eredità, ora si droga e prostituisce. Carlo: “Paura per la nostra nipotina”

Abbiamo raggiunto a Corato Carlo, preoccupato per le sorti della sua nipotina di 13 anni. La mamma vive per strada, è una senzatetto che si droga e prostituisce. La piccola è affidata al papà e ai nonni, la mamma dopo un iniziale percorso di recupero è tornata per strada a causa di mancanza di fondi. Carlo ci racconta le varie tappe di una vicenda tormentata, parlando di tutte le preoccupazioni del caso e rivolgendo un appello alle Istituzioni.

Segrega la compagna in una casa isolata in campagna e la violenta davanti alla figlia: arrestato 27enne di Bari

Un 27enne originario di Bari è stato arrestato con le accuse di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale nei confronti della compagna. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura ed eseguita dai carabinieri della stazione di Trinitapoli.

Le indagini, avviate dopo la denuncia della donna, avrebbero fatto emergere un grave quadro di vessazioni, controllo ossessivo e isolamento. Secondo gli investigatori, l’uomo, spinto da una gelosia morbosa, avrebbe installato un dispositivo gps sull’auto della compagna per monitorarne gli spostamenti, sottoponendola a continui controlli telefonici. La vittima sarebbe stata inoltre costretta a vivere in una casa isolata in campagna, priva di mezzi di trasporto.

Gli accertamenti avrebbero documentato anche episodi di violenza sessuale consumati in luoghi isolati, persino in presenza della figlia minore della coppia. Contestualmente, il 27enne avrebbe dissipato ingenti somme di denaro nel gioco d’azzardo, utilizzando anche beni appartenenti al patrimonio familiare.

Nel corso delle indagini sarebbero emersi anche presunti rituali superstiziosi ai quali l’indagato si sarebbe affidato per tentare di superare la dipendenza dal gioco. Secondo quanto ricostruito, il giovane avrebbe seguito le indicazioni di un “santone”, compiendo riti con fotografie di famiglia infilzate da spilli e indumenti cosparsi di cera accompagnati da frasi dal contenuto macabro.

Spaccano la catena e rubano la bici elettrica, Piero: “Ho una figlia disabile. La uso per lavorare”

Lascia la bici elettrica attaccata a un palo con la catena, ma al suo ritorno si accorge che gliel’hanno rubata. La vittima di questo odioso furto è Piero, un papà barese di 42 anni. Non è il primo furto del genere e certamente non sarà nemmeno l’ultimo.

La differenza rispetto a tanti altri episodi analoghi sta nel fatto che con quella bici Piero mantiene la sua famiglia: moglie e figlia di 5 anni disabile. L’uomo lavora come badante di due anziani, uno la mattina e l’altro il pomeriggio e poi il sabato, fa le consegne a domicilio per conto di Deliveroo.

Piero, la cui bici è stata rubata all’altezza del civico 128 di corso Cavour, tra le 18 e le 20 del 12 maggio scorso, fa appello ai ladri. “Ho già sporto denuncia, ma non vorrei andare oltre. Fatemela ritrovare e risolviamo”, le sue parole.

Il sospetto, tuttavia, è che il ladro possa essere uno dei tanti disperati che affollano la città e che la bici possa essere già stata venduta per pochi euro. SherLocont e la Casa di Quinto Potere, fanno appello alla communuty, per cercare di comprare un’altra bici a Piero. In ogni caso comunque il papà riavrà la sua bici.

Amalia è sua figlia, l’esame del Dna dà ragione a Elio. L’appello al Giudice: “Fatemi fare il padre”

Due anni di battaglie, ricorsi e istanze per poter vivere pienamente il ruolo di padre. È la storia di Elia, uomo di origini albanesi residente nel Nord Italia, che dall’agosto 2023 lotta per costruire un rapporto stabile con la piccola Amalia, oggi di 6 anni. Lo avevamo incontrato circa tre anni fa e il caso aveva attirato l’attenzione per la determinazione dell’uomo che chiedeva con forza di poter riconoscere la bambina. Dopo mesi di attesa, l’esame del DNA aveva confermato la paternità, permettendo a Elia di riconoscere ufficialmente sua figlia.

La piccola vive attualmente in comunità insieme alla madre, che in passato avrebbe avuto problemi con la giustizia. Nonostante le difficoltà, tra padre e figlia si sarebbe creato un legame molto forte: Amalia, racconta chi segue la vicenda, adorerebbe Elia, che farebbe di tutto per non farle mancare nulla. Per poter trascorrere del tempo con lei, l’uomo affronta lunghi viaggi da Piacenza, riuscendo però a vedere la bambina soltanto per un’ora al mese, oltre a dieci minuti di videochiamata. Un tempo che, secondo Elia, non sarebbe sufficiente per garantire alla figlia l’affetto e la presenza di cui avrebbe bisogno.

Negli ultimi due anni il padre ha continuato a presentare numerose istanze ai servizi competenti. L’ultima richiesta riguarda la possibilità di portare Amalia per quattro giorni a Piacenza in occasione di una festa familiare: un momento importante per consentire ai parenti di conoscere la bambina per la quale, sostiene Elia, “ha messo in gioco tutta la sua vita”.

Secondo quanto riferito, anche la relazione dei servizi sociali di Piacenza sarebbe positiva e non evidenzierebbe ostacoli a un ampliamento degli incontri tra padre e figlia. Nonostante ciò, la situazione sarebbe ancora ferma. Nelle scorse ore Elia ha inviato un video-appello in cui manifesta tutta la propria disperazione, ribadendo il desiderio di poter vivere davvero il ruolo di padre accanto ad Amalia.

Femminicidio a Foggia, Stefania uccisa dal marito. La figlia Jessica: “Papà non potrà mai essere perdonato”

A una settimana dal femminicidio di Stefania Rago, uccisa il 23 aprile nella sua abitazione a Foggia dal marito, il 48enne guardia giurata Antonio Fortebraccio, la voce della figlia Jessica, 27 anni, si alza forte anche per lanciare un messaggio preciso.

“Il femminicidio non deve mai essere considerato normale”. Jessica, in un incontro con i giornalisti insieme a suo fratello Michael, di 23 anni, parla anche del padre: “Una persona del genere non potrà mai essere perdonata. Uccidere significa voler avere il controllo totale sull’altra persona, decidere che non debba vivere. Non merita alcun riavvicinamento”. Dietro a quella tragedia, spiega, si nascondeva una dinamica familiare fatta di controllo e svalutazione.

“Non ci si aspetta mai una reazione del genere da un padre o da un marito. I litigi esistono in tutte le famiglie, ma mai fino a questo punto”, racconta: “Controllava molto la vita di mia madre. Apparentemente voleva che fosse autonoma, ma in realtà non le permetteva mai di esserlo davvero”. Un episodio resta emblematico: “Mia madre aveva studiato e lavorato in diversi posti, ma a un certo punto ha smesso. Aveva paura. Lui la faceva sentire incapace, la buttava giù moralmente”.

“Abbiate coraggio – esorta -. Parlate con le persone vicine, quelle che possono davvero aiutarvi”. Jessica racconta che “la madre non si confidava. Era molto riservata. Forse voleva proteggerci”. Ma i figli, comunque, capivano: “Le chiedevo perché fosse turbata, ma lei diceva sempre che stava bene”. Poi, ricorda, “c’erano già state altre occasioni un cui mamma aveva chiesto il divorzio. Ma lui era insistente, questa cosa non l’ha mai accettata. Noi ci speravamo. Lo dicevamo anche a mio padre. Stai meglio tu e sta meglio mamma”.

“Ci ha lasciato forza e amore – ricorda Michael -. Ci sono stati momenti di gioia, ma anche momenti difficili. Soprattutto per nostra madre che ha dovuto sostenere nel tempo dinamiche familiari complesse. Nonostante tutto, però, nessuno avrebbe mai immaginato un epilogo così tragico. Nemmeno lei pensava che suo marito potesse arrivare a tanto. Neanche noi figli lo avremmo mai pensato. Ci ha lasciato tanta forza, davvero tanta”. “L’ho vista proprio quella mattina, verso le 10. Sono tornato a Bari perché studio lì. Mi ha dato un bacio a stampo e mi ha detto: ‘Quando ci vediamo, amore mio?’. Le ho risposto: ‘La settimana prossima, stai tranquilla. Poi la sera ho saputo tutto”.

Giallo di Pietracatella, madre e figlia morte avvelenate: oggi l’esame dei vetrini a Bari

Proseguono le indagini sulla morte della 50enne Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara Di Vita, decedute lo scorso 28 dicembre in circostanze ancora da chiarire. L’ipotesi principale resta quella di un avvelenamento da ricina, ma le modalità dell’intossicazione non sono ancora state accertate.

A fare il punto è stata il medico legale Benedetta Pia De Luca, incaricata dalla Procura di Larino, che ha spiegato come gli esperti siano al lavoro per individuare elementi compatibili con questo tipo di avvelenamento. “Non sappiamo le modalità di intossicazione — ha dichiarato — ma stiamo analizzando tutti i reperti che possano confermare questa ipotesi”.

Nella giornata odierna, presso l’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari, i consulenti delle parti coinvolte — sia della difesa che delle parti offese — hanno avuto accesso ai vetrini istologici per esaminare al microscopio i campioni prelevati durante le autopsie, eseguite il 31 dicembre, e nei successivi accertamenti del 28 gennaio.

L’obiettivo degli esperti è mettere in relazione i dati autoptici, quelli istologici e i risultati tossicologici, così da ottenere un quadro completo e determinare con precisione le cause del decesso. Secondo quanto emerso finora, una relazione preliminare avrebbe già evidenziato la presenza di ricina. Nel frattempo, la consulente ha richiesto una proroga di 30 giorni per il deposito della relazione definitiva, necessaria per chiarire tutti gli aspetti ancora incerti della vicenda.

Scopre il tradimento del marito e prende di mira l’amante: 56enne indagata con la figlia per estorsione e stalking

Una donna di 56 anni di Lecce, insieme alla figlia di 32, è finita sotto inchiesta con le accuse di stalking ed estorsione dopo aver scoperto la relazione extraconiugale del marito. A partire dalla fine del 2025, le due avrebbero preso di mira l’amante dell’uomo, una donna di 43 anni, dando vita a una vera e propria campagna persecutoria fatta di insulti, pedinamenti sul posto di lavoro e aggressioni, talvolta con la complicità di un conoscente.

Le molestie sarebbero avvenute anche in pubblico, davanti ai clienti del negozio in cui la vittima lavora, e sarebbero state accompagnate da minacce anche tramite social. In particolare, le due avrebbero preteso la restituzione dei regali che l’uomo aveva fatto all’amante durante la relazione, riuscendo a ottenerli sotto pressione e intimidazioni.

A causa di questa situazione, la vittima ha cambiato le proprie abitudini di vita e intrapreso un percorso di supporto psicologico per lo stress e il forte turbamento emotivo. Le indagini, coordinate dalla procura salentina, hanno ricostruito una lunga serie di comportamenti persecutori e violenti, cessati solo di recente con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Crollo del ponte sul Trigno, disperso Domenico Racanati. L’appello disperato della figlia: “Ridatemi mio padre”

“Ridatemi mio padre”. È il disperato appello via social lanciato da Angelica Racanati, la figlia dell’uomo scomparso il 2 aprile scorso nel ponte crollato sul Trigno, in zona a Montenero di Bisaccia.

Nonostante le ricerche continue da parte di vigili del fuoco con più mezzi e squadre specializzate, Capitaneria di porto di Termoli con motovedette, battelli ed elicottero, di Domenico Racanati, 53enne di Bisceglie, non ci sono tracce.

“Mio padre era lì. E da quel giorno è sparito nel nulla – prosegue la ragazza in un post -. Oggi ci dicono che, con alta probabilità, la sua auto è ancora sotto i detriti di quel ponte. Sotto metri di macerie. Sotto il silenzio. Sotto l’attesa. E io mi chiedo: quanto tempo deve passare ancora? Quanto vale la vita di mio padre? Perché la verità è una: senza rimuovere quei detriti, mio padre non verrà trovato. E allora basta attese. Basta lentezze. Basta silenzi. Io non sto chiedendo un favore. Sto pretendendo rispetto”.

La giovane, rivolgendosi alle autorità chiede di “fare tutto il il necessario”. “Ogni giorno che passa – conclude – è un giorno in più in cui mio padre resta lì sotto”.

Giallo di Pietracatella, madre e figlia morte avvelenate: l’esame dei vetrini a Bari il 29 aprile

Sono passati più di cento giorni dalle tragiche morti di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Tutta l’Italia si interroga e discute alla ricerca di un colpevole per la morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua mamma, Antonella Di Ielsi, 50 anni, decedute, si ipotizza, perché avvelenate. Ma al momento la soluzione del giallo sembra ancora lontana.

Negli ultimi giorni hanno subito un’accelerazione: gli investigatori hanno in mano qualcosa, elementi che li portano a indagare verso alcune direzioni in particolare.cNell’ultima settimana hanno ascoltato almeno 30 persone tra parenti e conoscenti di madre e figlia morte a poche ore di distanza l’una dall’altra, nelle ore successive a Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Proprio la raffica di interrogatori fa pensare a una possibile pista, considerato che molte delle persone interrogate erano già state sentite nelle ore successive alla tragedia. Sentiti di nuovo anche Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, e sua figlia Alice, riconvocati pochi giorni fa e ascoltati per dieci ore.

Sentita dagli inquirenti anche la cugina di Gianni Di Vita, nella cui casa il commercialista vive ora con la figlia: la donna è stata sentita subito dopo gli interrogatori di padre e figlia.

Si terrà invece a Bari, il prossimo 29 aprile, l’esame dei vetrini relativi alle autopsie sui corpi di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi. L’accertamento sarà svolto alla presenza delle parti, trattandosi di verifiche tecniche non ripetibili. Per l’occasione sono stati convocati gli avvocati e i consulenti dei cinque medici indagati per omicidio colposo nella fase iniziale delle indagini, oltre ai rappresentanti delle parti offese.