Giallo di Pietracatella, madre e figlia morte avvelenate: l’esame dei vetrini a Bari il 29 aprile

Sono passati più di cento giorni dalle tragiche morti di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Tutta l’Italia si interroga e discute alla ricerca di un colpevole per la morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua mamma, Antonella Di Ielsi, 50 anni, decedute, si ipotizza, perché avvelenate. Ma al momento la soluzione del giallo sembra ancora lontana.

Negli ultimi giorni hanno subito un’accelerazione: gli investigatori hanno in mano qualcosa, elementi che li portano a indagare verso alcune direzioni in particolare.cNell’ultima settimana hanno ascoltato almeno 30 persone tra parenti e conoscenti di madre e figlia morte a poche ore di distanza l’una dall’altra, nelle ore successive a Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Proprio la raffica di interrogatori fa pensare a una possibile pista, considerato che molte delle persone interrogate erano già state sentite nelle ore successive alla tragedia. Sentiti di nuovo anche Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, e sua figlia Alice, riconvocati pochi giorni fa e ascoltati per dieci ore.

Sentita dagli inquirenti anche la cugina di Gianni Di Vita, nella cui casa il commercialista vive ora con la figlia: la donna è stata sentita subito dopo gli interrogatori di padre e figlia.

Si terrà invece a Bari, il prossimo 29 aprile, l’esame dei vetrini relativi alle autopsie sui corpi di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi. L’accertamento sarà svolto alla presenza delle parti, trattandosi di verifiche tecniche non ripetibili. Per l’occasione sono stati convocati gli avvocati e i consulenti dei cinque medici indagati per omicidio colposo nella fase iniziale delle indagini, oltre ai rappresentanti delle parti offese.

Picchia la figlia e le mette asciugamano in bocca per non far sentire urla e pianti ai vicini: indagata mamma

Una bambina di appena 9 anni, di origini sudamericane e residente in un comune del Salento, è stata allontanata dalla madre e collocata in una comunità su disposizione del Tribunale per i minorenni, al termine di una vicenda di presunti maltrattamenti domestici.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la piccola sarebbe stata vittima di ripetute violenze fisiche per motivi futili. In alcune circostanze, la madre avrebbe tentato di soffocarne le urla inserendole un asciugamano in bocca per evitare che i vicini sentissero.

La donna, che si è sempre difesa parlando di presunte manipolazioni da parte del padre, ha ricevuto un avviso di conclusione delle indagini con l’accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati.

A far emergere la situazione, nel marzo 2025, è stata una zia paterna che si è rivolta a un centro antiviolenza, fornendo anche immagini delle ferite riportate dalla bambina. Tra gli episodi documentati figurano percosse, morsi, lancio di oggetti e aggressioni verbali, spesso – secondo le ricostruzioni – in contesti di abuso di alcol.

La minore, ascoltata dai giudici, ha confermato i maltrattamenti parlando di episodi continui che le provocavano paura e crisi di pianto. Parallelamente al procedimento penale, è stato avviato anche un iter civile per valutare la decadenza della responsabilità genitoriale. La donna ha ora venti giorni di tempo per presentare eventuali difese o chiedere di essere interrogata.

Bari, incendia il pianerottolo di casa. Dentro la figlia, il nipotino e l’ex marito: 53enne finisce in una struttura di cura

Ha incendiato il pianerottolo dell’abitazione della figlia dopo aver cosparso il pavimento di benzina, mettendo in pericolo la donna, l’ex marito e il nipotino minorenne presenti in casa. Per questo una 53enne della provincia di Bari è stata sottoposta a misura cautelare in una struttura di cura.

L’episodio più grave risale al primo pomeriggio del 9 marzo scorso. La donna si sarebbe presentata sotto casa della figlia intimando: “Aprite la porta o vi do fuoco”. Poco dopo avrebbe appiccato le fiamme, con il liquido infiammabile che è penetrato anche all’interno dell’appartamento. L’intervento tempestivo di carabinieri e vigili del fuoco ha evitato conseguenze più gravi, mettendo in salvo i presenti. La 53enne è stata rintracciata poco dopo in stato confusionale.

Secondo le indagini, l’incendio è l’ultimo episodio di una serie di atti persecutori avvenuti tra gennaio e marzo 2026: minacce di morte rivolte alla figlia, all’ex marito e al nipotino, oltre a molestie tramite social network. A far partire l’inchiesta è stata la denuncia della figlia, presentata due giorni dopo i fatti.

La gip di Bari Gabriella Pede, che ha disposto il ricovero, non ha ravvisato gravi indizi per il reato di tentato omicidio aggravato ipotizzato dalla Procura. Alla donna sono contestati invece incendio e stalking. Nell’ordinanza si evidenzia una «personalità violenta», alimentata dal risentimento verso la figlia, ritenuta responsabile della fine del matrimonio.

La 53enne, in cura dal 2017 presso il centro di salute mentale di Casamassima per depressione cronica, è assistita dall’avvocato Giuseppe De Luca e sarà interrogata nei prossimi giorni.

Dal grande spavento in Napoli-Lecce alla gioia: il giocatore Banda festeggia la nascita della prima figlia

Dalla paura alla felicità nel giro di poche ore per Lameck Banda e per il Lecce. L’esterno giallorosso, rientrato in città dopo il ricovero all’ospedale Cardarelli di Napoli, ha potuto celebrare la nascita della sua primogenita, Rumi Ezlyn. La bambina, che pesa poco più di due chili e mezzo, sta bene.

Il calciatore aveva vissuto momenti di grande apprensione durante la partita in trasferta contro il Napoli allo stadio Maradona. All’86° minuto Banda si era accasciato a terra portandosi le mani al petto, dopo un duro contrasto di gioco avvenuto pochi minuti prima. Le immagini avevano immediatamente allarmato compagni, avversari e tifosi.

Lo staff medico di Napoli e Lecce è intervenuto subito in campo, mentre i giocatori delle due squadre si stringevano attorno al compagno, visibilmente preoccupati. Banda è stato quindi trasportato d’urgenza all’ospedale Cardarelli per accertamenti cardiologici e polmonari, che fortunatamente hanno escluso complicazioni.

Il 25enne esterno originario dello Zambia ha trascorso la notte in osservazione ed è stato dimesso la mattina seguente. Insieme al medico sociale del Lecce, Giuseppe Congedo, è rientrato in città nel pomeriggio.

Poche ore dopo, però, un nuovo passaggio in ospedale, questa volta per un motivo ben più felice: la nascita della piccola Rumi Ezlyn. Dal grande spavento alla gioia più grande, con il Lecce che ha subito fatto arrivare il proprio abbraccio al calciatore e alla sua famiglia, in attesa di rivederlo presto in campo.

“Tua figlia ha fatto un incidente”, 85enne raggirata nel Brindisino. Identificato il truffatore: è un napoletano

La Procura di Brindisi ha chiuso le indagini su una truffa aggravata ai danni di una signora mesagnese di 85 anni che sarebbe stata commessa da un uomo residente nella provincia di Napoli.

A fine luglio 2025 l’anziana era stata contattata telefonicamente sull’utenza fissa e indotta a credere che la propria figlia, rimasta coinvolta in un sinistro stradale, si trovasse in caserma. Per il suo rilascio, le veniva richiesto il versamento di una somma di 9mila euro.

Alla signora, in stato di forte agitazione, si sono alternati al telefono complici che si identificavano come un avvocato e un operatore delle forze di polizia, oltre ad una donna che in lacrime pronunziava il nome “mamma”, finché un uomo si è presentato presso l’abitazione della donna facendosi consegnare l’unica somma disponibile, 900 euro, per poi allontanarsi immediatamente. Dopo aver capito di essere stata truffata, la vittima ha contattato la polizia.

A seguito dell’acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza e di altri accertamenti, gli investigatori sono riusciti a identificare il presunto l’autore del reato, al quale è stato notificato ora l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Maltratta la figlia di 10 anni, la picchia e la chiude nello sgabuzzino: mamma condannata a 7 anni di carcere

Una donna di 52 anni è stata condannata dal Tribunale di Lecce a 7 anni di reclusione con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.

La donna è accusata di aver picchiato e di aver chiuso in uno sgabuzzino la figlia, all’epoca dei fatti di 10 anni. A raccontarlo è stata la stessa ragazzina alla psicologa durante la separazione dei genitori.

La vittima ha anche raccontato di aver subito abusi sessuali. Per la donna è stato disposto anche l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici.

Case popolari, confermati sequestri e sgomberi. Lorenzo: “Puzzo di fame aiutate mia figlia disabile”

Sono stati convalidati i sequestri preventivi in base ai quali martedì scorso sono stati sgomberati tre alloggi popolari nel quartiere San Pio di Bari. Le case erano state occupate abusivamente.

Le operazioni sono nate in seguito a un’indagine dei carabinieri di Bari, grazie alla quale è emerso come 26 case popolari, di proprietà del Comune di Bari o dell’Arca Puglia centrale (l’agenzia regionale per la casa e l’abitare) siano occupate abusivamente da persone con precedenti, alcuni dei quali anche per associazione mafiosa.

Così, dopo un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica tenuto la settimana scorsa in Prefettura a Bari, è stato disposto lo sgombero delle prime abitazioni. Tra queste anche quella dove viveva Lorenzo con la sua famiglia e con la sua bimba disabile. Lo abbiamo raggiunto nuovamente per gli sviluppi della storia.

 

Accusato di maltrattamenti e lesioni alla moglie, 52enne assolto dopo 9 anni a Foggia: “Resistito per mia figlia”

Il Tribunale di Foggia ha assolto,a nove anni dai fatti contestati, un 52enne accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. La vicenda risale agli anni compresi tra il 2004 e il febbraio 2017.

La moglie del 52enne, poi separata e costituitasi parte civile nel procedimento penale, aveva denunciato il marito di averla ingiuriata e aggredita fin dai primi anni di matrimonio, anche davanti alla figlia minorenne.

Tra le accuse dalle quali l’uomo si è dovuto difendere, ritenute insussistenti, c’erano aggressioni consistite in morsi, gomitate e calci. La donna, le cui dichiarazioni sono state ritenute contraddittorie, aveva accusato il marito di vessazioni psicologiche, impedimenti alla frequentazione di familiari e amiche, violenze fisiche e verbali anche alla presenza della figlia minore, che per un periodo di cinque mesi è stata allontanata dal nucleo familiare e posta in una comunità, per poi essere affidata al padre, come da lei stessa richiesto.

L’imputato è stato rinviato a giudizio nell’ottobre del 2021 e dopo quattro anni di udienze, prove testimoniali e documentali, la stessa procura, al termine della requisitoria, ne aveva chiesto l’assoluzione.

“Qualunque padre si sarebbe arreso – ha dichiarato l’avvocato Ettore Censano, che ha assistito l’uomo insieme al collega Giulio Treggiari – . Ha invece raccolto tutte le sue energie per portare avanti una battaglia soprattutto per sua figlia. Questa storia mostra come, molto spesso, si parta dal pregiudizio che l’uomo sia sempre autore di maltrattamenti”.

Gravina, 70enne accoltellato per fargli ritirare la denuncia: condannati padre e figlia per tentato omicidio

La gup del Tribunale di Bari Flavia Lombardo Pijola ha condannato padre e figlia, di 50 e 26 anni, rispettivamente a 8 anni e 10 mesi di reclusione e a 6 anni per il tentato omicidio di un 70enne, commesso a Gravina in Puglia, nel Barese, il 3 giugno 2025.

I due imputati, arrestati in flagranza il giorno del delitto e tuttora detenuti in carcere, avrebbero accoltellato l’anziano al culmine di una discussione, dopo avergli intimato di ritirare una denuncia per una precedente aggressione.

Prima avrebbero aggredito verbalmente il 70enne, poi lo avrebbero colpito alle spalle e all’addome con cinque coltellate inferte con due diverse armi da taglio, ferendolo in modo grave. La vittima, assistita dall’avvocato Saverio Verna, si è costituita parte civile. Padre e figlia, processati con rito abbreviato, sono stati condannati anche a risarcire l’anziano. Per la precedente presunta aggressione, movente del violento litigio di giugno, il processo inizierà a febbraio e vede imputati la 26enne, alcune altre familiari e lo stesso 70enne a sua volta denunciato per lesioni.