IL LEGALE – Tappezza l’auto dell’ex con le chat dell’amante. Genchi: “Frenate gli impulsi. È reato”

Torniamo ad occuparci dell’auto tappezzata con le chat dell’amante ad Altamura, seppure la storia ha origine come vi abbiamo raccontato a Gravina. Dopo aver parlato degli sviluppi e degli strascichi mediatici della storia di Lucia e Saverio, raccontata in primis da Quinto Potere e poi diventata di dominio nazionale, questa volta siamo tornati sull’argomento al fianco dell’avvocato Genchi, nella nuova puntata della rubrica IL LEGALE, per parlare degli aspetti giudiziari, sottovalutati e mai trattati fin qui. 

Auto tappezzata con le chat dell’amante, il passato si fa largo sui social: gesto sottovalutato

Torniamo ad occuparci dell’auto tappezzata con le chat dell’amante ad Altamura, seppure la storia ha origine come vi abbiamo raccontato a Gravina. E torniamo a parlare degli sviluppi e degli strascichi mediatici della storia di Lucia e Saverio. Una storia raccontata in primis da Quinto Potere e poi diventata di dominio nazionale. Ieri Antonio si è collegato in diretta su Rai Uno nel programma La volta buona, diverse trasmissioni si sono occupate del caso. 

Auto tappezzata di offese e chat con l’amante, Saverio nega: “Hackerato il telefono Lucia ti amo”

Sui social e in tutta Italia non si parla di altro e per questo ci siamo messi sulle tracce di Saverio. È sua la auto imbrattata ad Altamura, all’esterno dell’azienda dove lavora, con frasi pesanti come “traditore” e “merda” sulla carrozzeria. Ma non solo.

Sulla vettura sono state messe anche numerose stampe delle presunte conversazioni tra l’uomo e quella che sarebbe la sua amante, Maddalena. Un gesto plateale che ha trasformato l’auto in una sorta di “bacheca pubblica” della vicenda privata.

L’originale “vendetta” è a firma di Lucia, la compagna di Saverio, e gli scatti hanno fatto il giro del web e dei social, scatenando anche il dibattito pubblico. Ci siamo messi sulle tracce dei protagonisti e abbiamo scoperto che la storia ha origine a Gravina. Saverio ha respinto ogni accusa e dice di essere vittima di una truffa.

Altamura, scopre il tradimento e “denuncia” il compagno in strada: auto imbrattata con spray e chat con l’amante

Una vicenda tanto clamorosa quanto insolita sta facendo rapidamente il giro dei social nelle ultime ore. Ad Altamura una donna ha deciso di vendicarsi pubblicamente dopo aver scoperto il presunto tradimento del proprio compagno.

La donna avrebbe agito mentre l’uomo era al lavoro. Armata di spray, ha imbrattato l’auto del partner scrivendo frasi pesanti come “traditore” e “merda” sulla carrozzeria. Ma non si è fermata qui.

A rendere la scena ancora più eclatante è stata la scelta di attaccare sulla vettura numerose stampe delle conversazioni tra l’uomo e quella che sarebbe la sua amante. Un gesto plateale che ha trasformato l’auto in una sorta di “bacheca pubblica” della vicenda privata.

L’episodio non è passato inosservato: numerosi passanti si sono fermati a osservare e fotografare la scena, contribuendo a diffondere rapidamente immagini e video sui social.

Manda messaggi hot al figlio 16enne dell’amante: indagata 30enne. Il padre del ragazzo vive con lei

Una donna poco più che trentenne del Salento è indagata per adescamento di minore dopo alcune chat sempre più esplicite con un ragazzo di 16 anni, figlio dell’uomo con cui avrebbe avuto una relazione extraconiugale.

Avrebbe anche proposto incontri segreti chiedendo al giovane di non dire nulla. Il ragazzo ha raccontato tutto alla madre nel novembre 2025, che ha denunciato i fatti.

La Procura ha aperto un’indagine e disposto analisi sui cellulari. Nel frattempo il matrimonio dei genitori del 16enne è finito e l’uomo convive ora con la donna indagata.

Bari, spara all’amante della madre: Filippo Mineccia condannato a 15 anni per tentato omicidio

Filippo Mineccia, esponente del clan Palermiti di Bari, è stato condannato a 15 anni di reclusione perché ritenuto responsabile di tentato omicidio. I fatti risalgono al febbraio 2016, l’imputato sparò all’uomo con il quale la madre aveva avuto una breve relazione.

Accusa aggravata da futili motivi, premeditazione e metodo mafioso. La Dda aveva invocato una condanna a 17 anni e 6 mesi di carcere. Mineccia ha ammesso le proprie responsabilità, negando però l’intenzione di uccidere l’ex compagno della madre. La vittima fu colpita all’addome.

Droga nell’auto, parla l’imprenditore incastrato da Loprieno e Filograno: “Minacciato di morte e seguito”

«Ho ricevuto minacce di morte, ho trovato feci davanti alla porta di casa, la mia macchina è stata distrutta, avevo persone sotto casa che mi seguivano e che io ho denunciato. Ogni volta che mi spostavo con la mia compagna ricevevo la chiamata di Filograno. Vedevo spesso una persona sotto casa mia, poi riconosciuta nel garagista Nicola Piperis».

A parlare, ascoltato come testimone in tribunale a Bari, è un imprenditore di Gioia del Colle (Bari), attuale compagno dell’ex moglie dell’avvocato e professore universitario Gaetano Filograno. Filograno è stato condannato in via definitiva a due anni e otto mesi di reclusione per detenzione di stupefacenti, in quanto – secondo quanto ricostruito – avrebbe fatto in modo che nel 2014, durante un controllo, la Guardia di finanza trovasse della cocaina nell’auto dell’imprenditore. Questi fu arrestato in flagranza ma poi assolto con formula piena nel 2017.

Questo «complotto» contro l’imprenditore sarebbe stato organizzato per l’accusa insieme a Nicola Loprieno, avvocato e consigliere comunale del centrosinistra a Bari, attualmente a processo con le stesse accuse contestate a Filograno.

Ma, a differenza di quest’ultimo, Loprieno non ha scelto il rito abbreviato. Ieri, quindi, l’imprenditore è stato ascoltato come testimone e ha raccontato le minacce e le intimidazioni subite per circa un anno da Filograno, che per questo fu denunciato per stalking.

«Mi minacciava, mi ha sputato in faccia più volte, mi ha dato dei calci». Figura importante in questa vicenda è il garagista Nicola Piperis. Che, ha raccontato ieri l’imprenditore, in passato si sarebbe appostato sotto casa sua: “La mia compagna lo riconobbe perché era il garagista della famiglia Filograno».

Qualche tempo dopo l’assoluzione, l’imprenditore incontrò Piperis (“non sapevo ci fosse, l’incontro è durato solo un minuto e poi sono andato via”) e fu quest’ultimo a raccontargli la vicenda della droga: «Pieperis mi ha detto che a organizzare tutto questo erano stati Filograno e Loprieno. Dopo quell’incontro non l’ho mai più visto».

Dopo la deposizione dell’imprenditore, in aula è stato ascoltato anche il maresciallo della guardia finanza Francesco Furchì, che condusse insieme ad altri colleghi la perquisizione del 2014 durante la quale fu trovata la cocaina. Furchì, rispondendo alle domande dei pm, ha detto di aver ricevuto da Loprieno la «soffiata” sull’imprenditore: al finanziere, infatti, sarebbe stato raccontato che l’uomo spacciava droga perché in difficoltà economiche.

La deposizione del maresciallo è durata a lungo, e nel corso della sua testimonianza (incalzato dai difensori di Loprieno e anche dal Tribunale) si è ripetutamente contraddetto, stando alle valutazioni della difesa. Si tornerà in aula il prossimo 23 ottobre.

Bari, droga nell’auto dell’amante di sua moglie: condanna definitiva per l’avvocato barese Filograno

La Cassazione ha respinto il ricorso presentato contro la sentenza della Corte d’Appello di Bari che ha condannato l’avvocato barese, Gaetano Filograno, a 2 anni e 8 mesi per detenzione di sostanze stupefacenti.

Tutto ruota attorno ai 26 grammi di cocaina nascosti nell’auto di un imprenditore, incastrato per la relazione extraconiugale con l’allora moglie dell’avvocato. In primo grado Filograno era stato assolto, la Corte d’Appello di Bari ha poi ribaltato il verdetto dopo l’impugnazione della Procura.

Nella vicenda è coinvolte anche il consigliere comunale Nicola Loprieno, in primo grado era stata emessa sentenza di non luogo a procedere in udienza preliminare.  attualmente a giudizio davanti al Tribunale di Bari.SFHB7

“Sono innamorato di te”, perseguita e picchia l’ex amante a Bari: condannato a 1 anno e 8 mesi per stalking

Un uomo è stato condannato in primo grado con rito abbreviato a 1 anno e 8 mesi di reclusione per stalking a Bari. Secondo quanto ricostruito dalle indagini ha perseguitato una donna con la quale aveva intrapreso una relazione extraconiugale. Al rifiuto di lei di portare avanti il rapporto, ha iniziato a perseguitarla con messaggi, chiamate, appostamenti (a casa e sul luogo di lavoro) e minacce.

La vittima ha deciso di denunciarlo dopo due anni, i fatti risalgono al periodo tra settembre 2018 e luglio 2020. Nell’ultima occasione l’uomo l’ha picchiata con calci e schiaffi, mettendole le mani al collo e minacciando di ucciderla. “Sono innamorato di te, dobbiamo stare insieme”, le parole proferite alla donna. È stato condannato anche al risarcimento dei danni nei confronti della vittima e dell’associazione Gens Nova.

Bari, cocaina nell’auto dell’amante della moglie: l’avvocato Filograno condannato in appello a 2 anni e 8 mesi

La Corte d’appello di Bari ha ribaltato la sentenza di assoluzione di primo grado condannando a 2 anni e 8 mesi e a 12.000 euro di multa l’avvocato barese Gaetano Filograno per detenzione e spaccio di stupefacenti. Il professionista è accusato, insieme con il collega Nicola Loprieno (di recente rieletto consigliere comunale di Bari con il centrosinistra e che è stato rinviato a giudizio), di una sorta di complotto per il quale fu arrestato ingiustamente l’attuale compagno della ex moglie di Filograno.

I due avrebbero fatto in modo che l’uomo, un imprenditore, venisse trovato in possesso di droga nel corso di un controllo della Guardia di Finanza nel 2014. L’uomo – che pochi giorni prima del controllo aveva denunciato Filograno per stalking – fu arrestato perchè nella sua Smart furono trovati 26 grammi di cocaina, ma fu poi assolto con formula piena nel 2017. Nella vicenda è coinvolto anche un ex finanziere Enzo Cipolla, (che è già stato condannato) che coordinò la perquisizione e poi, nel 2016, chiese all’imprenditore 15mila euro per fornire un elenco di domande che il difensore dell’imprenditore avrebbe potuto fargli nel processo – in quella vicenda il militare fu ascoltato come testimone – in modo da smontare l’accusa di spaccio.