Molestie sessuali su minorenne, arrestato sacerdote di 69 anni. Lui si difende: “Rito di purificazione per il demonio”

Un sacerdote di 69 anni in servizio nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca è stato posto agli arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico con l’accusa di presunte molestie sessuali nei confronti di uno studente minorenne.

Il provvedimento, eseguito dagli agenti della Squadra Mobile su disposizione del gip di Lecce su richiesta della Procura, arriva al termine di un’indagine avviata dopo la denuncia presentata dalla madre del ragazzo. Contestati tre episodi che sarebbero avvenuti tra novembre e maggio durante momenti di confessione.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stato il giovane a raccontare alla madre quanto accaduto. Durante l’interrogatorio di garanzia il religioso ha respinto le accuse, sostenendo che si trattasse di un rito di purificazione richiesto dal ragazzo, convinto di essere posseduto dal demonio.

Rifiuti speciali dalla Campania abbandonati nelle campagne pugliesi, 19 indagati: 6 persone ai domiciliari – I NOMI

Maxi operazione dei carabinieri del Comando per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Napoli, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, contro un’organizzazione accusata di traffico illecito di rifiuti speciali tra Campania e Puglia. Secondo gli investigatori, tonnellate di rifiuti provenienti da diverse province campane sarebbero state smaltite illegalmente in aree agricole delle province di Foggia e Bat.

Nell’operazione sono stati impegnati circa 90 militari dell’Arma provenienti dai comandi provinciali di Napoli, Benevento, Bari, Roma, Caserta, Latina e Foggia. In totale sono state eseguite 19 misure cautelari.

Il gip di Bari, Ilaria Casu, con un’ordinanza di 467 pagine, ha disposto gli arresti domiciliari per sei persone: Ilario Vernieri, Giacomo Campese, Mauro Campese, Francesco Pio Losurdo, Cosimo Roma e Daniele Mastrullo. Per altri sette indagati è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre sei imprenditori sono stati colpiti dal divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per un anno.

Il giudice ha inoltre disposto il sequestro dei mezzi utilizzati per il trasporto e lo scarico dei rifiuti e un sequestro preventivo da circa 3 milioni di euro nei confronti di dieci società. Respinta invece la richiesta di sequestrare le aziende coinvolte nell’inchiesta.

Tangenti per appalti pilotati a Martina Franca: tre persone ai domiciliari. Tra loro funzionario comunale – NOMI

Scattano tre arresti domiciliari e due misure interdittive nell’inchiesta sugli appalti pilotati al Comune di Martina Franca. Il gip Alessandra Rita Romano ha disposto i domiciliari per Antonio Raguso, funzionario comunale del settore Verde Pubblico, accusato di corruzione aggravata per presunte tangenti legate all’assegnazione di lavori sulle aree verdi cittadine.

Ai domiciliari anche gli imprenditori Cosimo Caliandro ed Emil Costin Ragulea. Secondo l’accusa, Caliandro avrebbe versato dei soldi per ottenere un appalto relativo al rifacimento del manto erboso di Villa Garibaldi, mentre Ragulea avrebbe pagato per un affidamento da 38mila euro sulla manutenzione degli alberi comunali.

Ragulea è inoltre indagato per traffico di influenze illecite insieme all’avvocato Fernando Rinaldi e alla moglie Romina De Matteis. Per i pm, la coppia avrebbe promesso favori per l’iscrizione dell’imprenditore al registro artigiani della Camera di commercio di Taranto, chiamando in causa anche il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, che però sarebbe stato estraneo alla richiesta di denaro.

Rinaldi ha sostenuto che si trattasse di un compenso professionale. Per lui il gip ha disposto la sospensione dalla professione forense per un anno, mentre è stata respinta la richiesta di domiciliari per De Matteis. Infine, all’imprenditore Giuseppe Fornaio è stato imposto il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per 12 mesi.

Bari, medico non concede ricovero a 24enne e viene picchiato dal fidanzato: lui chiede scusa ma resta ai domiciliari

Il gip di Bari Antonietta Guerra ha convalidato il fermo e disposto gli arresti domiciliari per Nicola Moschetti, 35enne barese incensurato accusato di aver aggredito un neurologo del Policlinico di Bari. L’episodio è avvenuto sabato sera nella clinica di Neurologia ospedaliera, dopo il rifiuto del medico di ricoverare la fidanzata dell’uomo, una 24enne che, secondo quanto riferito, sarebbe stata colpita da un attacco epilettico.

Secondo la ricostruzione, Moschetti avrebbe inizialmente minacciato lo specialista insistendo per il ricovero immediato della giovane. Il medico, però, avrebbe spiegato la necessità di passare prima dal Pronto soccorso, procedura obbligatoria per il ricovero. A quel punto il 35enne avrebbe colpito il neurologo al volto, provocandogli ferite giudicate guaribili in sette giorni.

L’uomo era stato fermato dalla Polizia nella notte tra sabato e domenica su richiesta del pm di turno Lanfranco Marazia. Durante l’udienza di convalida, assistito dall’avvocato Andrea Melpignano, Moschetti ha chiesto scusa dichiarandosi pentito. Ha inoltre sostenuto che il medico curante della ragazza avrebbe consigliato loro di recarsi direttamente in reparto.

Il processo per direttissima inizierà il prossimo 9 giugno. Intanto il ministro della Salute Orazio Schillaci ha contattato il direttore generale del Policlinico di Bari Antonio Sanguedolce, esprimendo solidarietà ai medici coinvolti e condannando fermamente l’aggressione. Nell’episodio sarebbe stata minacciata anche un’altra dottoressa dai parenti della giovane, intervenuti dopo i fatti.

Chat dell’amante sull’auto, Saverio resta ai domiciliari. Irma come Lucia: “Molestata per otto anni”

Saverio, il 40enne di Gravina protagonista alcune settimane fa del caso dell’auto tappezzata di insulti e chat private con l’amante da parte dell’ex convivente, resta ai domiciliari con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.

Secondo le accuse, Saverio avrebbe controllato la vita dell’ex, Lucia, impedendole di uscire di casa e utilizzare liberamente i social network, sottraendole spesso il cellulare e minacciandola di morte o di incendiare l’abitazione in caso di fine della relazione.

L’ultimo episodio contestato risalirebbe al 23 aprile, quando avrebbe nuovamente minacciato la ex compagna dopo la decisione di interrompere il rapporto. Il 40enne aveva a sua volta denunciato la donna dopo gli insulti comparsi sulla sua auto. Torniamo a parlare del caso con nuovi retroscena sulla vicenda. Questa volta è il turno del racconto agghiacciante di Irma.

Bari, foto intime e lettere anonime all’ex compagna: arrestato 53enne per stalking. Ai domiciliari con braccialetto

La Polizia Postale di Bari ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico – emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari su richiesta della locale Procura – nei confronti di un 53 enne campano, gravemente indiziato del delitto di stalking e diffusione illecita di immagini intime (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa).

L’attività è nata dalla denuncia della donna, sporta presso gli uffici del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Bari, per aver ricevuto lettere anonime, sia a casa che sul lavoro, contenenti foto intime scattate a sua insaputa e accompagnate da frasi offensive. Le stesse immagini sarebbero state poi diffuse anche sui social, inviate a conoscenti tramite profili falsi.

Le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Bari e rese difficili dall’uso di account anonimi, hanno permesso di edificare un rilevante ed univoco quadro indiziario a carico dell’ex compagno della donna, che non avrebbe accettato la fine della relazione, per il quale l’Autorità Giudiziaria ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

L’operazione conferma il continuo impegno della Polizia Postale, in sinergia con gli Uffici giudiziari della Procura della Repubblica, nel contrasto ai reati di stalking e revenge porn, evidenziando il dilagare del fenomeno e rimarcando l’importanza di denunciare tempestivamente.

Gravina, auto tappezzata di chat con l’amante. Saverio arrestato: è ai domiciliari per maltrattamenti

È finito agli arresti domiciliari con l’accusa di maltrattamenti in famiglia Saverio, il 40enne protagonista alcune settimane fa del caso dell’auto tappezzata di insulti e chat private da parte di Lucia, l’ex convivente. Le immagini sono poi diventate virali sul web. Secondo le accuse, avrebbe controllato la vita di lei impedendole di uscire di casa e utilizzare liberamente i social network, sottraendole spesso il cellulare e minacciandola di morte o di incendiare l’abitazione in caso di fine della relazione.

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Voto di scambio a Modugno, no del gip: respinta la richiesta di arresti domiciliari per il sindaco Bonasia

Il gip di Bari Giuseppe Montemurro ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti del sindaco di Modugno Nicola Bonasia, di Adriana Diomede e di Cosimo Damiano Annoscia, già coinvolti nell’inchiesta sui presunti voti comprati alle elezioni comunali del 2020. Secondo il giudice, non sussistono esigenze cautelari tali da giustificare la misura richiesta dal pm antimafia Fabio Buquicchio.

L’inchiesta ruota attorno a un presunto scambio elettorale politico-mafioso legato al ballottaggio dell’ottobre 2020. Tra gli indagati figura anche l’ex assessore alle Attività produttive Antonio Lopez, arrestato nei mesi scorsi, che secondo gli investigatori avrebbe fatto da tramite con esponenti del clan Parisi per ottenere voti in cambio di promesse di posti di lavoro.

Per la procura, a muoversi per conto del clan sarebbero stati Cristian Stragapede, Cosimo Damiano Annoscia e Vittorio Miglietti. Bonasia avrebbe inoltre stretto un accordo con Adriana Diomede, ritenuta vicina all’omonimo clan, favorendo la candidatura della figlia Lucia Bosco al consiglio comunale di Modugno.

Nelle motivazioni del provvedimento, il gip evidenzia come i fatti contestati risalgano a circa cinque anni e mezzo fa e sottolinea l’assenza di un concreto rischio di reiterazione del reato. Il giudice richiama anche il mutato contesto politico e amministrativo: Bonasia ha già rimesso le deleghe agli assessori, non sarà candidato alle prossime elezioni del 24 e 25 maggio 2026 e la proposta di scioglimento del Comune avanzata dalla commissione di accesso non è stata accolta dal Ministero dell’Interno, che ha rilevato irregolarità non sufficienti a giustificare il commissariamento.

Secondo Montemurro, inoltre, il clamore mediatico dell’inchiesta e la vigilanza esercitata dal Ministero dell’Interno sull’amministrazione comunale riducono ulteriormente il pericolo di recidiva.

Manfredonia, 30enne pestato con calci e pugni: arrestati tre giovanissimi. Ai domiciliari con braccialetto elettronico

Tre giovani di 21 anni di Manfredonia sono finiti agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico con l’accusa di aver preso parte a una violenta aggressione avvenuta il 7 settembre 2025 nei pressi della villa comunale e del Castello. Vittima un uomo di circa 30 anni, colpito prima con insulti e poi con calci e pugni, anche quando era già a terra. Il 30enne ha riportato la frattura della mandibola e altre gravi lesioni.

Secondo gli investigatori, dopo il pestaggio i tre avrebbero minacciato di morte la vittima per impedirle di denunciare l’accaduto. Decisive per le indagini dei carabinieri sarebbero state le immagini della videosorveglianza cittadina e la testimonianza dell’uomo aggredito.

Sulla vicenda è intervenuto il sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, che ha ringraziato le forze dell’ordine per il lavoro svolto, sottolineando l’importanza delle telecamere di sicurezza e della collaborazione della vittima.

Il primo cittadino ha inoltre chiesto un rafforzamento del sistema di videosorveglianza e un aumento degli organici delle forze dell’ordine per contrastare la criminalità sul territorio. Le indagini proseguono per chiarire nel dettaglio i ruoli dei tre indagati.

“Corruzione e appalti truccati a Torricella”, arrestate 9 persone: tra loro anche l’ex vice sindaco Franzoso – NOMI

Sono nove in tutto le persone poste agli arresti domiciliari nell’inchiesta su presunte irregolarità negli appalti pubblici a Torricella (Taranto). Tra queste figura l’ex vice sindaco ed ex assessore ai Lavori pubblici Michele Franzoso.

Disposto gli arresti domiciliari per altri otto indagati tra cui gli imprenditori l’imprenditore Giovanni Antonucci, Pietro Calò (difeso dall’avvocato Alessandro Scapati) Antonio e Bruno Marinò (assistiti dall’avvocato Andrea Marseglia), Raffaele Giannoccaro, Giovanni Collocola (difeso dall’avvocato Davide De Santis), e poi Pietro ed Enrico Corona (difesi dall’avvocato Leonardo Lanucara). Per l’imprenditore Gaetano Marco Mangione (assistito dagli avvocati Luigi Danucci e Biagio Leuzzi) nonostante la richiesta di arresti domiciliari il giudice ha disposto esclusivamente l’obbligo di dimora.

Il giudice ha ridimensionato in parte le richieste della Procura, applicando in almeno un caso una misura meno afflittiva rispetto a quella sollecitata dal pubblico ministero. Complessivamente sono sedici le persone coinvolte, tra amministratori locali, tecnici comunali, professionisti e imprenditori.
Le accuse, contestate a vario titolo, vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione, fino all’autoriciclaggio e al peculato.

Secondo l’impostazione accusatoria, alcune procedure di gara sarebbero state pilotate per favorire operatori economici ritenuti vicini agli indagati.
Tra gli interventi finiti sotto verifica figurano lavori di sistemazione della litoranea in località Torre Ovo, opere sportive e interventi sul waterfront. Respinte, invece, le richieste cautelari per un funzionario comunale e un consigliere, per il quale era stata ipotizzata anche una misura interdittiva poi esclusa dal gip.