Gravina, in casa un fucile a pompa clandestino e munizioni: arrestato 44enne

Un 44enne di Gravina in Puglia è stato arrestato in flagranza di reato dai Carabinieri al termine di una perquisizione domiciliare. Nell’abitazione, i militari hanno rinvenuto un fucile a pompa con matricola abrasa e calcio tagliato, insieme a numerose munizioni compatibili con l’arma.

L’operazione è scattata al termine di un’attività investigativa che aveva portato i Carabinieri a concentrare l’attenzione sull’uomo. Il 44enne è accusato di detenzione illegale di arma clandestina, munizioni e ricettazione. Dopo le formalità di rito, è stato trasferito nel carcere di Bari, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Omicidio Mangione, la moglie: “Non si può morire così. Ragazzini? Pusher agguerriti non li perdono”

Torniamo ad occuparci della morte di Nicola Mangione, 50enne di Gravina deceduto il 13 agosto dopo una caduta durante una lite con i due adolescenti, indagati per omicidio preterintenzionale.

Secondo le prime testimonianze raccolte dagli investigatori, Mangione avrebbe rimproverato i due giovani, che si trovavano nei pressi della sua abitazione e che avrebbero avuto con sé piccole quantità di droga. La famiglia Mangione è assistita dall’avvocato Angelo Dibenedetto.

L’uomo avrebbe chiesto loro di allontanarsi, prima di essere spinto e di cadere all’indietro, battendo la testa contro un gradino. Ci siamo recati nuovamente a Gravina, questa volta per intervistare la moglie della vittima.

“Andate via”, affronta due baby pusher e muore. Tensione sui social e nel palazzo: “Assassini”

Torniamo ad occuparci della morte di Nicola Mangione, 50enne di Gravina deceduto a Ferragosto dopo una caduta durante una lite con i due adolescenti, indagati per omicidio preterintenzionale.

Secondo le prime testimonianze raccolte dagli investigatori, Mangione avrebbe rimproverato i due giovani, che si trovavano nei pressi della sua abitazione e che avrebbero avuto con sé piccole quantità di droga. La famiglia Mangione è assistita dall’avvocato Angelo Dibenedetto.

L’uomo avrebbe chiesto loro di allontanarsi, prima di essere spinto e di cadere all’indietro, battendo la testa contro un gradino. Ci siamo recati a Gravina e sul luogo della tragedia dopo quanto accaduto in seguito alla tragica colluttazione, ascoltando le voci dei familiari dei personaggi coinvolti nella vicenda. Ecco cosa è accaduto.

Lite a Gravina, Nicola Mangione sbatte la testa e muore: indagati due minori per omicidio preterintenzionale

Due ragazzi di 16 e 17 anni sono indagati per omicidio preterintenzionale in relazione alla morte di Nicola Mangione, 61enne di Gravina deceduto a Ferragosto dopo una caduta durante una lite con i due adolescenti.

Nei giorni scorsi la Procura per i minorenni di Bari ha disposto l’autopsia, affidata al professor Biagio Solarino ed eseguita martedì, per chiarire le cause del decesso.

Secondo le prime testimonianze raccolte dagli investigatori, Mangione avrebbe rimproverato i due giovani, che si trovavano nei pressi della sua abitazione e che avrebbero avuto con sé piccole quantità di droga.

L’uomo avrebbe chiesto loro di allontanarsi, prima di essere spinto e di cadere all’indietro, battendo la testa contro un gradino. Le indagini proseguono per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. La famiglia Mangione è assistita dall’avvocato Angelo Dibenedetto

Ragazzini sorpresi a spacciare cocaina, la lite finisce in tragedia a Gravina. Spinta fatale: muore Nicola Mangione

Tragedia nella serata di ieri a Gravina, dove un uomo è morto dopo essere rimasto coinvolto in una colluttazione. Secondo una prima ricostruzione, due ragazzini sarebbero stati sorpresi mentre spacciavano cocaina nei pressi dell’abitazione della vittima.

L’uomo, Nicola Mangione, con precedenti e ritenuto dagli investigatori vicino agli ambienti della criminalità, sarebbe uscito di casa per allontanarli. Ne sarebbe nata una rissa. Durante la colluttazione, Mangione sarebbe stato spinto, perdendo l’equilibrio e cadendo a terra. Nella caduta avrebbe battuto violentemente la testa contro un gradino, riportando ferite che si sono rivelate fatali.

Sul posto sono intervenuti i soccorsi e le forze dell’ordine. Sono in corso gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e chiarire le responsabilità dei coinvolti.

Maxi rogo a Gravina, fumo visibile in tutta la città: fiamme vicino all’area archeologica del Padre Eterno

Un vasto incendio è divampato nella tarda mattinata di oggi a Gravina in Puglia, interessando il costone della gravina a pochi passi dall’area archeologica del Padre Eterno, uno dei luoghi più suggestivi e rappresentativi della città.

Sul posto sono immediatamente intervenuti i vigili del fuoco, i volontari della Protezione Civile comunale e gli agenti della Polizia Locale, impegnati nelle operazioni di contenimento delle fiamme. A supporto delle squadre a terra è stato impiegato anche un elicottero antincendio, impegnato nei lanci d’acqua sull’area interessata dal rogo.

L’incendio ha generato una densa colonna di fumo, ben visibile da diversi punti della città, alimentando la preoccupazione tra i residenti. L’area coinvolta rappresenta uno dei simboli di Gravina, più volte scelta come set cinematografico per produzioni internazionali grazie al suo straordinario valore paesaggistico e storico.

Le operazioni di spegnimento sono ancora in corso per evitare che il fuoco possa estendersi ulteriormente e mettere a rischio il patrimonio naturalistico e archeologico della zona.

Castellaneta, il 20enne Giulio Razzano trovato morto nella gravina: la Procura indaga per istigazione al suicidio

La Procura di Taranto ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio dopo il ritrovamento del corpo di Giulio Razzano, il ventenne di Castellaneta scomparso nel pomeriggio di martedì e trovato senza vita sul fondo della gravina.

L’indagine, coordinata dalla procuratrice Eugenia Pontassuglia e affidata al pm Marco Colascilla Narducci, punta a chiarire le ragioni del gesto e a verificare l’eventuale esistenza di pressioni o episodi di bullismo.

Gli investigatori stanno analizzando il cellulare del giovane e ascoltando amici e conoscenti per ricostruire le sue relazioni e gli ultimi contatti. Secondo quanto emerso, Giulio, descritto da chi lo conosceva come un ragazzo solare, sensibile e appassionato di teatro, avrebbe manifestato il desiderio di intraprendere un percorso artistico.

La scomparsa aveva mobilitato l’intera comunità di Castellaneta. Il ragazzo era uscito di casa dicendo di andare in palestra, ma aveva lasciato il borsone e il portafogli. Le immagini delle telecamere e il segnale del suo telefono hanno indirizzato le ricerche verso il Belvedere Caporlando, nei pressi della gravina dove è stato poi trovato il corpo. Il sindaco Gianni Di Pippa ha annunciato il lutto cittadino nel giorno dei funerali.

Castellaneta piange il 20enne Giulio Razzano, trovato morto nella gravina: l’ipotesi del bullismo

È il giorno del dolore e delle domande a Castellaneta dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Giulio Razzano, il 20enne scomparso martedì scorso e rinvenuto ieri pomeriggio nella gravina, nei pressi del Belvedere Caporlando. Mentre la comunità si stringe attorno alla famiglia del giovane, gli investigatori stanno cercando di fare luce sulle ragioni che lo avrebbero spinto ad allontanarsi da casa.

Tra le piste al vaglio dei carabinieri, coordinati dalla Procura di Taranto, c’è anche quella del possibile bullismo. L’ipotesi è emersa nelle ultime ore attraverso numerosi messaggi comparsi sui social network, dove amici e conoscenti hanno parlato di presunti episodi che avrebbero coinvolto il ragazzo. Al momento non vi sono conferme ufficiali, ma gli inquirenti intendono verificare ogni elemento utile per ricostruire il contesto in cui viveva Giulio.

Il giovane era uscito di casa nel pomeriggio di martedì, senza portare con sé il borsone della palestra e il portafoglio, particolare che aveva subito destato preoccupazione nei familiari. Le ricerche, condotte senza sosta da carabinieri, polizia locale, Protezione civile, Soccorso alpino e numerosi volontari, si erano concentrate nell’area della gravina dopo che il suo cellulare aveva agganciato una cella telefonica nella zona del Belvedere Caporlando.

Il ritrovamento del corpo ha posto fine a oltre 24 ore di speranza, ma ha aperto una delicata fase investigativa. Gli accertamenti dovranno chiarire cosa sia accaduto nelle ultime ore di vita del ventenne e verificare se eventuali episodi di bullismo possano aver avuto un ruolo nella tragedia. Nel frattempo, Castellaneta resta sotto shock per una vicenda che ha profondamente colpito l’intera comunità.

Gravina, confermata in Appello la condanna per l’omicidio di Pietro Capone: 14 anni a Gaetano Scalese

La Corte di Assise di Appello di Bari ha confermato la responsabilità dell’imprenditore gravinese Gaetano Scalese per l’omicidio volontario aggravato di Pietro Capone, il 49enne noto come “paladino della legalità” per il suo impegno contro l’abusivismo edilizio. I giudici hanno ridotto la pena da 15 anni e 4 mesi a 14 anni di reclusione, dichiarando prescritto il reato di porto abusivo di arma.

Secondo la ricostruzione accusatoria, la sera del 10 marzo 2014 Scalese avrebbe seguito Capone in auto mentre rientrava a casa, uccidendolo con due colpi di pistola alla testa, uno alla nuca e un secondo quando la vittima era già a terra. Alla base del delitto vi sarebbe stato un lungo contenzioso legato a un manufatto edilizio che sconfinava su un terreno di proprietà di Capone.

Arrestato nel giugno 2019, quasi cinque anni dopo l’omicidio, Scalese è tornato libero circa un anno fa. Dopo le condanne nei primi due gradi di giudizio, la Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza nel febbraio 2025. L’Appello bis ha però nuovamente confermato la colpevolezza dell’imputato. La difesa, dopo il deposito delle motivazioni previsto entro 90 giorni, valuterà un nuovo ricorso in Cassazione.