Bari, il 17enne Gianvito Pasculli muore al San Paolo dopo operazione: 8 indagati. Disposta l’autopsia

Otto avvisi di garanzia per concorso in omicidio colposo sono stati notificati nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Gianvito Pascullo, il 17enne deceduto nella notte tra il 13 e il 14 aprile all’ospedale San Paolo.

Il provvedimento della Procura riguarda cinque medici ortopedici, due anestesisti e un infermiere, coinvolti a vario titolo nel ricovero e negli interventi chirurgici subiti dal giovane. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Isabella Ginefra e condotte dalla polizia, mirano a chiarire eventuali responsabilità sanitarie.

Nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia, ritenuta decisiva per accertare le cause del decesso e verificare possibili correlazioni con le operazioni o con complicazioni post-operatorie.

Il ragazzo, originario di Palo del Colle, era stato ricoverato il 6 aprile dopo un incidente in moto, riportando una frattura esposta alla tibia. Sottoposto a un primo intervento d’urgenza con applicazione di un fissatore esterno, dopo circa una settimana era stato operato nuovamente per la sistemazione definitiva della frattura. L’intervento, durato circa cinquanta minuti, si era concluso senza apparenti complicazioni.

Nel corso della giornata successiva, le condizioni del 17enne non avevano destato preoccupazione. In serata, però, il giovane ha accusato un dolore improvviso e intenso. Dopo la somministrazione di un antidolorifico, il quadro clinico è rapidamente peggiorato fino all’arresto cardiaco, risultato fatale.

La famiglia, assistita dall’avvocato Federico Straziota, ha presentato denuncia chiedendo piena chiarezza su quanto accaduto. Gli investigatori hanno già acquisito la cartella clinica e tutta la documentazione sanitaria per ricostruire la sequenza degli eventi. Intanto, la Procura ha aperto un fascicolo anche su un altro decesso avvenuto nei giorni precedenti nello stesso reparto, quello di una donna di 60 anni.

Omicidio Carta a Foggia, indagini su telecamere e audio. Spunta l’ipotesi della vendetta per la morte di un ragazzo

Proseguono serrate le indagini sull’omicidio di Dino Carta, il 42enne incensurato ucciso lunedì scorso in via Caracciolo, a Foggia, mentre portava a passeggio il cane. Gli investigatori stanno concentrando gli sforzi sulla mappatura delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona e in un’area più ampia, nel tentativo di identificare una persona a volto coperto ripresa mentre raggiungeva il luogo della sparatoria in bicicletta.

Un altro elemento chiave è rappresentato da una perizia sull’audio registrato da un sistema di videosorveglianza di un’abitazione vicina. L’analisi sarà affidata ai Carabinieri RIS, con l’obiettivo di stabilire l’identità delle tre, forse quattro persone presenti al momento degli spari mortali.

L’autopsia sul corpo della vittima è prevista per lunedì, mentre i funerali potrebbero svolgersi già il giorno successivo. Intanto si moltiplicano gli appelli alla collaborazione rivolti ai cittadini. Il procuratore della Repubblica, Enrico Infante, insieme ai familiari di Carta, invita chiunque abbia informazioni utili a rivolgersi alle forze dell’ordine.

Resta ancora incerto il movente del delitto. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti emerge quella di una possibile vendetta legata alla morte di un giovane, precipitato da un balcone dello stabile in cui viveva Carta circa due anni e mezzo fa. Non si esclude che qualcuno possa aver attribuito responsabilità alla vittima o alla sua famiglia, maturando nel tempo un desiderio di ritorsione.

Gli investigatori stanno inoltre analizzando i profili social delle persone vicine al giovane deceduto, alla ricerca di eventuali elementi che possano far luce sul contesto e contribuire a identificare il responsabile dell’omicidio.

Taranto, 50enne muore durante trasfusione: era ricoverata per una terapia innovativa contro la leucemia

Tragedia all’ospedale Ospedale Moscati, dove una donna di 50 anni, originaria di Lizzano, è deceduta durante una trasfusione di sangue. Il fatto è avvenuto nella serata di ieri, mentre la paziente era ricoverata per sottoporsi a una terapia innovativa contro una leucemia con cui combatteva da circa un anno.

Secondo le prime informazioni, il sangue utilizzato per la trasfusione, sottoposto a trattamento genetico e proveniente da Amsterdam, era parte del protocollo terapeutico. Durante la somministrazione la donna si è improvvisamente sentita male ed è morta a seguito di un arresto cardiaco.

Sulla vicenda restano numerosi interrogativi che potranno essere chiariti solo attraverso l’autopsia, già disposta per accertare le cause del decesso. La notizia ha profondamente colpito la comunità di Lizzano. La donna, sposata, lascia due figli.

Bari, precipita dal balcone mentre gioca con il fratellino: oggi i funerali del piccolo Giosuè. Aperta inchiesta

Oggi si terranno alle 16.30, nella chiesa della Divina Provvidenza, i funerali del piccolo Giosuè, detto “Bibi”, il bimbo autistico di 7 anni morto al Policlinico di Bari dopo essere precipitato dal balcone della sua abitazione nel quartiere San Paolo.

Secondo una prima ricostruzione, Giosuè sarebbe caduto mentre giocava con il fratellino più piccolo. Il volo dal settimo piano di una palazzina popolare in via Leotta non gli ha lasciato scampo: le ferite riportate si sono rivelate gravissime fin da subito.

Immediato l’intervento dei soccorsi, che hanno trasportato il bambino in ospedale nel più breve tempo possibile. Tuttavia, Giosuè è arrivato al Policlinico già in arresto cardiaco e i tentativi dei medici di rianimarlo si sono rivelati inutili.

Il bambino viveva con la madre e il fratello, mentre il padre è attualmente detenuto. La pm Maria Cristina De Tommasi ha aperto un fascicolo d’inchiesta, un atto dovuto per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto. Le indagini, affidate ai carabinieri, riguardano anche la posizione della madre, senza che ciò implichi automaticamente responsabilità a suo carico.

La situazione familiare era già nota ai Servizi sociali del Comune e all’Arca, poiché l’abitazione risultava occupata abusivamente. Il bambino, inoltre, soffriva di alcuni problemi di salute che lo rendevano particolarmente fragile e bisognoso di cure e attenzione.

Taranto, Domenico Di Ponzio muore sul lavoro schiacciato da un palo della luce: 7 indagati. Tre società coinvolte

Sono indagate sette persone e coinvolte tre società per la morte dell’operaio Domenico Di Ponzio, 38 anni di Taranto rimasto schiacciato, il 13 aprile scorso, dopo la caduta di un palo della pubblica illuminazione al quartiere Tamburi, durante un intervento di manutenzione. Un atto dovuto per consentire agli indagati di nominare consulenti tecnici.

Tra gli indagati anche l’amministratore unico dell’impresa del cantiere, alcuni dirigenti della ditta e un dipendente comunale. Omicidio colposo con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e illecito amministrativo sono le ipotesi di reato.

La vittima lavorava per la Tec gen. Srl , impresa specializzata in impianti elettrici. I pali venivano sollevati tramite fasce agganciate alla gru. Mentre Di Ponzio seguiva la manovra, uno di essi si è sganciato e avrebbe colpito la vittima al capo.

Dai primi riscontri l’operaio sarebbe morto per arresto cardiocircolatorio causato da un trauma cranio-facciale. Bisognerà capire se siano state rispettate le misure di sicurezza e se le condizioni meteo, con allerta della Protezione civile, fossero compatibili con quelle operazioni.

Morte Fabiana Chiarappa, chiesto il processo per don Nicola D’Onghia: è accusato di omicidio colposo

È stato chiesto il rinvio a giudizio per don Nicola D’Onghia, ex parroco di Turi, accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso per la morte di Fabiana Chiarappa, 32enne soccorritrice del 118. L’incidente risale al 2 aprile scorso sulla statale 172, nel tratto tra Turi e Putignano.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, la giovane sarebbe caduta poco prima dalla sua moto di grossa cilindrata quando l’auto guidata dal sacerdote l’avrebbe travolta, passandole sopra con la ruota anteriore destra. Alla base dell’impatto ci sarebbe una distrazione dovuta all’uso del telefono cellulare, come emergerebbe dai tabulati acquisiti dagli investigatori. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dalla pm Ileana Ramundo.

Dopo l’incidente, il sacerdote non si sarebbe fermato a prestare soccorso. Le telecamere di una stazione di servizio nelle vicinanze lo avrebbero ripreso mentre controllava la carrozzeria dell’auto. Successivamente avrebbe contattato alcuni familiari, tornando brevemente verso il luogo dell’incidente, dove nel frattempo stavano arrivando i soccorsi, per poi allontanarsi.

Don D’Onghia era stato arrestato ai domiciliari il 29 aprile. In seguito, la misura cautelare è stata attenuata in obbligo di soggiorno a Noci, poi revocato, mentre resta il ritiro della patente. Nei prossimi giorni il giudice per l’udienza preliminare fisserà la data dell’udienza.

Tragedia a Bari, bimbo autistico di 7 anni precipita dal settimo piano al San Paolo: è morto in ospedale

È stato dichiarato morto il bambino di 6 anni precipitato nella serata di ieri, 15 aprile, dal sesto piano di un palazzo nel quartiere San Paolo. Il piccolo è stato trasportato d’urgenza dal personale del 118 al Policlinico di Bari, dove i medici hanno tentato disperatamente di salvarlo.

Sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza, le sue condizioni erano apparse fin da subito gravissime. Nonostante gli sforzi dell’équipe sanitaria, il bambino non ce l’ha fatta.

Secondo le prime ricostruzioni, il piccolo, affetto da autismo, sarebbe sfuggito al controllo delle persone presenti in casa al momento dell’incidente. Una distrazione che si è rivelata fatale.  Sull’accaduto sono in corso le indagini dei carabinieri, che stanno lavorando per chiarire l’esatta dinamica dei fatti.

Malore nel locale, va in ospedale ma viene dimessa: 28enne muore il giorno dopo in casa. Aperta inchiesta

La Procura di Brindisi ha aperto un’inchiesta per chiarire le cause del decesso della 28enne Francesca Centonze, residente a San Pietro Vernotico (Brindisi), morta il 3 agosto scorso nella sua abitazione, a distanza di un giorno da una visita al pronto soccorso dell’ospedale di Francavilla Fontana, iscrivendo nel registro degli indagati alcuni medici con l’accusa di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario.

Secondo quanto ricostruito, la ragazza si era recata in ospedale il 2 agosto, accompagnata dai genitori, dopo aver accusato vomito e un forte stato di malessere insorti nelle ore successive a una cena al ristorante. Dopo una permanenza di circa un’ora, sarebbe stata dimessa senza ulteriori accertamenti diagnostici.

Il giorno seguente, la tragedia: Francesca Centonze è morta nella sua casa, lasciando familiari e amici sconvolti. I genitori, inizialmente sopraffatti dal dolore, non avevano sporto denuncia immediata, ma nei mesi successivi hanno richiesto chiarimenti all’ospedale, senza ricevere risposte ritenute soddisfacenti.

Da qui la decisione di rivolgersi alla magistratura, che ha avviato le indagini. Nei giorni scorsi, su disposizione degli inquirenti e su richiesta della famiglia, la salma è stata riesumata per consentire l’esecuzione dell’autopsia. I risultati degli esami medico-legali sono attesi entro i prossimi due mesi e saranno determinanti per fare luce sulle cause della morte e su eventuali responsabilità.

Malore fatale, donna muore per strada a Noci. L’ambulanza in ritardo di un’ora: l’Asl Bari condannata a risarcire

Una vicenda risalente al periodo della pandemia Covid si è conclusa con una sentenza del Tribunale di Bari che ha riconosciuto gravi responsabilità nei soccorsi sanitari per la morte di una donna colta da malore mentre camminava per strada a Noci.

Secondo quanto ricostruito in sede giudiziaria, la donna si era improvvisamente sentita male in pubblico. I soccorsi del 118 sarebbero però arrivati con un ritardo significativo: un’ambulanza, con a bordo il solo infermiere, ha raggiunto il luogo dell’accaduto soltanto dopo circa un’ora dalla chiamata.

La situazione si è ulteriormente aggravata con l’arrivo tardivo del medico, giunto sul posto dopo un’ulteriore mezz’ora. A quel punto, purtroppo, per la paziente non c’era più nulla da fare.

Il Tribunale ha definito la condotta dei soccorsi come caratterizzata da una “nitida negligenza”, evidenziando come il ritardo accumulato abbia compromesso in modo decisivo le possibilità di sopravvivenza della donna.

Nella sentenza si sottolinea infatti che un intervento tempestivo “avrebbe assicurato alla paziente maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto a quelle concretamente residuate” Alla luce di tali valutazioni, l’ASL competente è stata condannata al risarcimento dei familiari della vittima, per un importo complessivo di 235mila euro.

Tragedia a Lizzano, schianto tra auto e trattore sulla provinciale 125: muore agricoltore 46enne. Strada chiusa

Un uomo di 46 anni è morto nel violento impatto del suo trattore con un’auto sulla strada provinciale 125, nel territorio di Lizzano (Taranto).

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i sanitari del 118 con un’ambulanza, ma all’arrivo dei soccorsi per l’uomo non c’era già più nulla da fare.

Presenti anche i carabinieri per i rilievi.
 Il tratto della provinciale 125 interessato dall’incidente è stato temporaneamente chiuso al traffico per consentire le operazioni di soccorso e i successivi accertamenti.