Il 78enne Giuseppe Petraroli travolto e ucciso da un’auto, arrestato 21enne: negativo ai test tossicologici

È stato arrestato e si trova agli arresti domiciliari con le accuse di omicidio stradale e omissione di soccorso, l’automobilista che nella tarda serata di ieri ha investito, sulla provinciale che collega Ostuni a Carovigno, nel Brindisino, Giuseppe Petraroli, 78 anni, morto subito dopo il suo arrivo in ospedale.

Si tratta di un 21enne che, secondo quanto si apprende, sarebbe risultato negativo ai test tossicologici utili a verificare l’assunzione di alcolici o droghe.

L’indagato, dopo aver travolto la vittima con la sua auto, è fuggito ed è stato rintracciato dagli agenti del commissariato di Ostuni nella notte. I primi a soccorrere il 78enne sono stati gli agenti di un istituto di vigilanza privata che hanno allertato le forze dell’ordine e il 118. I mezzi sono stati sequestrati. Le indagini sono coordinate dal magistrato della procura brindisina, Giuseppe De Nozza.

Ucciso dopo una lite in discoteca, il padre di Donato Monopoli: “Quanto vale la vita di un figlio in Italia?”

Giuseppe Monopoli, padre di Donato,il 26enne di Cerignola (Foggia) morto nel 2019 dopo sette mesi di coma a seguito del pestaggio subito davanti ad una discoteca del capoluogo dauno il 6 ottobre 2018, scrive una lettera aperta ai parlamentari e ai giudici rappresentando la situazione giudiziaria in corso da anni a carico dei due presunti responsabili della morte del figlio.

“Mi rivolgo a voi, Onorevoli Parlamentari che scrivete le leggi, e a voi, Giudici che le applicate nei tribunali in nome del popolo italiano.Vi scrivo da padre. Un padre che ha passato sette lunghi mesi accanto al letto d’ospedale di suo figlio, sospeso tra la vita e la morte, aggrappato a ogni minimo respiro di Donato, prima di doverglielo vedere spegnere per sempre a soli 25 anni. Nelle vostre aule ho assistito a uno spettacolo che logora l’anima: ho visto scomporre la vita di mio figlio in cavilli e perizie. Ho visto concedere il massimo delle tutele, degli sconti di pena e della comprensione a chi ha colpito, mentre il nostro dolore di genitori veniva spinto nell’ombra, come fosse una nota a margine”.

A luglio scorso, la corte d’assise d’appello di Bari ha emesso la sentenza bis, dopo il rinvio disposto dalla Cassazione, riducendo le pene per i due imputati foggiani accusati di omicidio preterintenzionale, infliggendo 7 anni e 2 mesi a Francesco Stallone e 4 anni e 11 mesi a Michele Verderosa. Confermata la qualificazione del reato come omicidio preterintenzionale. Una sentenza che ha provocato profonda amarezza nella famiglia.

“La storia di Donato non è un caso isolato – scrive il padre – I tanti episodi simili accaduti di recente in tutta Italia dimostrano una realtà drammatica: troppe giovani vite vengono spezzate con violenza per futili motivi o per aver tentato di aiutare qualcuno, e troppe famiglie si ritrovano poi a vivere lo stesso identico incubo nelle aule di tribunale. La giustizia non può essere solo un freddo calcolo burocratico di sconti e attenuanti. Chiedo a un parlamentare di aver la forza di ascoltarci, di non lasciarci soli, di portare la storia di Donato e delle tante vittime come lui nelle aule del Parlamento, facendosi promotore di una riforma vera su come vengono trattati questi reati e sul rispetto dovuto a chi perde la vita. Mio figlio Donato non torna più. Nessuna sentenza me lo restituirà. Ma finché avrò fiato, pretenderò che lo Stato risponda a questa domanda: quanto vale la vita di un figlio in Italia?”

Cane corso aggredito e ucciso nel giardino di casa, nuova caso dal Salento: si sospetta un lupo

Prima il rumore, poi il combattimento. Quando è stato possibile intervenire, Connie, un cane corso, era già gravemente ferita. La gola e il petto erano stati raggiunti dai morsi di un altro animale. Portata immediatamente dal veterinario, le sue condizioni sono però peggiorate durante la notte e la mattina successiva il cane è morto.

L’aggressione è avvenuta giovedì 27 agosto nelle campagne di Roca, marina di Melendugno, in via vicinale Mancarella. Connie si trovava all’interno della proprietà della famiglia quando l’animale sarebbe riuscito a entrare dopo aver superato un muro di cinta alto circa due metri. Secondo i proprietari, a provocare le ferite mortali sarebbe stato un lupo.

Una ricostruzione che dovrà essere verificata dagli accertamenti. Subito dopo l’aggressione, la famiglia ha contattato i carabinieri forestali e, su indicazione dei militari, ha successivamente formalizzato la segnalazione alla stazione dei carabinieri di Melendugno. Informata anche la polizia locale. Saranno soprattutto le ferite riportate dal cane e gli eventuali reperti biologici recuperati sul posto a poter fornire elementi utili per stabilire quale animale abbia aggredito Connie.

L’episodio arriva al termine di un’estate caratterizzata da numerose segnalazioni relative alla presenza di lupi in diverse zone della Puglia. Il caso che ha suscitato maggiore attenzione è quello di Noicattaro, dove tra il 4 e il 15 agosto tre bambini sono stati aggrediti in due episodi distinti.

Dopo il secondo episodio, la Regione ha autorizzato il prelievo e la cattura dell’esemplare ritenuto responsabile, con il parere favorevole dell’Ispra e l’intervento di una task force coordinata dalla Prefettura di Bari. Successivamente, le analisi genetiche sulle tracce biologiche recuperate dagli indumenti del bambino aggredito il 15 agosto hanno confermato la presenza del Dna di un giovane lupo appenninico. Le fototrappole hanno inoltre documentato la presenza di almeno tre esemplari nella zona.

Le segnalazioni sulla presenza di lupi hanno interessato anche altri territori del Barese, da Cellamare a Bitonto fino alla zona di contrada Schiamante, al confine con Torre a Mare.

Anche dal Salento, nelle scorse settimane, erano arrivate segnalazioni di possibili aggressioni. Il 21 agosto, a Punta Pizzo, nel territorio di Gallipoli, una donna di 52 anni, la figlia di 12 anni e un uomo di 47 anni intervenuto per soccorrerle erano stati aggrediti da un animale. In un primo momento si era ipotizzato che potesse trattarsi di un lupo, ma successivamente l’ipotesi ritenuta più probabile è stata quella di un cane randagio.

Nel caso di Roca, dunque, resta ancora da stabilire con certezza quale animale abbia aggredito Connie. Se gli accertamenti dovessero confermare l’ipotesi della famiglia, si tratterebbe di un ulteriore episodio legato alla presenza del lupo in Puglia, questa volta con conseguenze mortali per un cane che si trovava all’interno di una proprietà privata.

Ciclista travolto e ucciso da auto pirata, Daniele Congedi non è morto sul colpo: 22enne indagato per omicidio

Daniele Congedi non è morto sul colpo: è quanto emerge dall’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Vaglio sul 28enne di Ugento, travolto e ucciso da un’auto pirata lo scorso 9 agosto.

A risultare fatale sarebbe stato soprattutto il grave trauma cranico, nonostante il giovane indossasse il casco, insieme agli altri traumi riportati nell’impatto. Per stabilire se un soccorso tempestivo avrebbe potuto salvargli la vita sarà necessario attendere gli esami istologici.

La Procura di Lecce, che coordina le indagini, ha inoltre chiesto al consulente di chiarire la dinamica dell’incidente, in particolare se la mountain bike di Congedi sia rimasta incastrata nell’auto e trascinata per un tratto, prima di essere spostata.

Intanto proseguono gli accertamenti sul 22enne indagato per omicidio stradale aggravato. I carabinieri hanno effettuato perquisizioni nelle abitazioni di amici e parenti del giovane, sequestrando telefoni cellulari e computer ritenuti utili alle indagini.

Ciclista di 28 anni travolto e ucciso nel Salento, 22enne indagato per omicidio stradale: positivo ai cannabinoidi

Il 22enne di Ugento indagato per l’omicidio stradale di Daniele Congedi, l’ingegnere 28enne travolto e ucciso mentre era a bordo della sua mountain bike, domenica scorsa, senza essere soccorso, è risultato positivo ai cannabinoidi. È l’esito del test antidroga eseguito sul 22enne che ieri sera, dopo oltre ventiquattr’ore dall’investimento sulla strada che collega Racale a Ugento (Lecce), si è presentato in caserma accompagnato dal suo avvocato.

Il test ha rivelato anche negatività a cocaina, oppiacei ed ecstasy. I risultati dell’esame sono ora sottoposti alle valutazioni del pm Luigi Mastroniani che coordina le indagini dei carabinieri. Il magistrato dovrà stabilire se la positività ai cannabinoidi possa avere alterato in qualche modo la guida della Lancia Y che ha investito il ciclista. Stando alle prime verifiche, è emerso anche che il 22enne – a cui è stata ritirata la patente di guida – viaggiava a velocità sostenuta.

I legali dell’indagato, gli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto, sostengono che la positività rilevata dal test antidroga sia riconducibile ad una sigaretta contenente marijuana fumata la sera dopo l’incidente. L’autopsia, fissata per mercoledì, dovrà inoltre stabilire se Congedi si sarebbe potuto salvare se soccorso in tempo o se invece è morto sul colpo.

Il giovane presunto investitore, fanno sapere i suoi legali, “è scosso e provato» e continua a dire, come già riferito agli investigatori, di non aver visto la bici transitare sulla strada, pensando di aver investito un animale. L’impatto gli avrebbe poi fatto perdere il controllo finendo fuori strada. Sulla ricostruzione della esatta dinamica dell’incidente i carabinieri sono ancora al lavoro.

Donato Monopoli ucciso dopo una lite in discoteca, ancora ridotte le condanne: la rabbia della famiglia

Nuova riduzione delle pene per Francesco Stallone e Michele Verderosa, ritenuti responsabili della morte di Donato Monopoli, il 26enne di Cerignola deceduto dopo sette mesi di coma in seguito al pestaggio avvenuto nella discoteca “Le Stelle” di Foggia nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2018.

La Corte d’Appello di Bari, nel nuovo giudizio disposto dalla Cassazione limitatamente alla determinazione della pena, ha condannato Stallone a 7 anni e 2 mesi di reclusione e Verderosa a 4 anni, 11 mesi e 20 giorni, riducendo ulteriormente le condanne già diminuite nel precedente processo d’appello.

In primo grado i due erano stati condannati dalla Corte d’Assise per omicidio volontario a 15 anni e 6 mesi e 11 anni e 4 mesi. Nel maggio 2024 il reato era stato riqualificato in omicidio preterintenzionale, con pene ridotte rispettivamente a 10 e 7 anni. Il nuovo processo d’appello ha portato a un ulteriore alleggerimento.

Nel procedimento bis il procuratore generale aveva chiesto la conferma delle precedenti condanne, mentre la difesa aveva contestato la configurabilità dell’omicidio preterintenzionale, richiamando anche presunte patologie pregresse della vittima, circostanza sempre respinta dalle parti civili.

Durissima la reazione dei genitori di Donato Monopoli, che hanno definito la sentenza «un insulto alla vita umana» e «uno schiaffo» inflitto dallo Stato. In un messaggio pubblicato sui social hanno annunciato che presenteranno un nuovo ricorso in Cassazione: «Combatteremo fino all’ultimo grado di giudizio. Lo dobbiamo alla dignità, al sangue e alla memoria di Donato».

Carbonara, Signorile ucciso per gelosia dopo incontro casuale: Barcellona è andato a mare prima di costituirsi

Sarà conferito domani al medico legale Biagio Solarino, del Policlinico di Bari, l’incarico di eseguire l’autopsia sul corpo di Alessandro Signorile, il 38enne operaio di Ceglie del Campo ucciso martedì mattina a Carbonara.

Le indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Bari, supportate dalle immagini delle telecamere di sorveglianza e dalle dichiarazioni rese dall’indagato, Alessandro Barcellona, 40 anni, guardia giurata in servizio al Tribunale di Bari, confermano che il delitto sarebbe maturato per motivi di gelosia. Secondo gli investigatori, la vittima avrebbe rivolto attenzioni alla compagna di Barcellona, con cui l’uomo conviveva da 22 anni e aveva una figlia.

La relazione della coppia era già entrata in crisi alcuni mesi fa, dopo che Barcellona aveva scoperto alcuni contatti tra la donna e Signorile. Il giorno precedente all’omicidio la compagna avrebbe manifestato l’intenzione di interrompere definitivamente il rapporto. La mattina successiva, un incontro casuale tra i due uomini avrebbe fatto precipitare la situazione.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Barcellona avrebbe raggiunto Signorile in moto e gli avrebbe sparato quattro colpi con la pistola d’ordinanza, uccidendolo. Dopo il delitto avrebbe inviato messaggi di addio a familiari e amici, per poi dirigersi sul mare e verso la caserma dei carabinieri con l’intenzione di costituirsi, venendo però intercettato e fermato dai militari.

Nelle prossime ore il giudice per le indagini preliminari fisserà l’udienza per l’interrogatorio di garanzia e per decidere sulla convalida del fermo disposto dalla Procura di Bari.

Omicidio passionale a Carbonara, fermato il killer di Signorile: è la guardia giurata Alessandro Barcellona

Si chiama Alessandro Barcellona, guardia giurata in servizio al Tribunale di Bari, l’uomo fermato con l’accusa di essere il responsabile dell’omicidio di Alessandro Signorile, avvenuto questa mattina nel quartiere Carbonara di Bari. Il killer si sarebbe consegnato spontaneamente in Questura, dove sarebbe stato arrestato.

La vittima, un operaio di 39 anni originario di Ceglie del Campo, si trovava in sella alla propria bicicletta in via De Marinis, all’altezza del civico 39, di fronte all’ex banca, quando è stato raggiunto da almeno quattro colpi di arma da fuoco, alcuni dei quali alla testa. Inutili i soccorsi del personale del 118, che all’arrivo ha potuto soltanto constatarne il decesso.

Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori prende sempre più corpo quella passionale. A rafforzare questa pista sarebbero state anche le urla dei familiari della vittima, giunti sul luogo del delitto, che avrebbero inveito contro una donna con la quale Signorile avrebbe avuto un legame e legata anche a Barcellona.

Un ulteriore elemento al centro degli accertamenti riguarda un messaggio pubblicato appena tre giorni fa dalla vittima sul proprio profilo TikTok: “La mia bontà è stata la mia condanna. Non succederà di nuovo. Chiunque e qualsiasi cosa si intrometterà nel mio percorso verrà distrutto. Parola mia”.

Sul posto sono intervenuti Polizia e Carabinieri. Un autobus Amtab, in transito lungo la strada al momento della sparatoria, è rimasto bloccato durante le operazioni di soccorso e i rilievi. Le indagini sono affidate ai Carabinieri, coordinati dalla magistrata di turno della Procura di Bari, Larissa Catella, e dal procuratore aggiunto Milto De Nozza, che dovranno ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e chiarire il movente dell’omicidio.

Tragedia a Brindisi, il 54enne Giuseppe Cacace travolto e ucciso in monopattino: s’indaga per omicidio stradale

La Procura di Brindisi ha aperto un fascicolo per omicidio stradale sulla morte di Giuseppe Cacace, il 54enne deceduto nella tarda serata di lunedì lungo la strada che conduce al litorale nord della città mentre viaggiava a bordo di un monopattino.

Gli agenti della Polizia Stradale, coordinati dalla pm Laura De Stradis, sono al lavoro per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. Gli investigatori dovranno accertare se l’uomo sia caduto in seguito all’impatto con una Lancia Ypsilon guidata da una 26enne oppure se fosse già riverso sull’asfalto dopo una caduta accidentale, venendo successivamente investito.

La prima ispezione cadaverica non ha consentito di chiarire con certezza le cause del decesso. Per questo la Procura potrebbe disporre l’autopsia. Sono inoltre possibili ulteriori accertamenti tecnici sui mezzi coinvolti, entrambi sotto sequestro, e sul luogo dell’incidente.

Bari, il 31enne Francesco D’Ambrosio travolto e ucciso in tangenziale: 75enne condannata 5 anni e mezzo dopo

La Corte d’Appello di Bari ha ribaltato la sentenza di assoluzione emessa in primo grado, condannando a un anno e otto mesi di reclusione, con pena sospesa, una donna di 75 anni per omicidio stradale e omissione di soccorso. La vicenda riguarda la morte di Francesco D’Ambrosio, 31enne barese, trovato senza vita il 27 novembre 2020 sulla tangenziale di Bari, nei pressi di Torre a Mare.

Secondo la ricostruzione della Polizia Stradale, coordinata dalla Procura di Bari, la donna, alla guida di una Lancia Y, avrebbe urtato con l’auto la bicicletta elettrica condotta dal giovane, che viaggiava nella stessa direzione. A seguito dell’impatto, il 31enne sarebbe stato sbalzato contro il guardrail, morendo sul colpo.

L’automobilista non si fermò a prestare soccorso e si allontanò dal luogo dell’incidente. Un testimone tentò invano di fermarla, riuscendo però ad annotare il numero di targa del veicolo, consentendo agli agenti di rintracciarla poche ore dopo nella sua abitazione di Torre a Mare.

La donna sostenne di non essersi accorta dell’impatto. Sottoposta ad accertamenti alcolemici, risultò positiva all’alcol, ma nel corso del processo non è stato possibile dimostrare che fosse in stato di alterazione al momento dell’incidente. La Corte d’Appello ha comunque ritenuto provate le responsabilità per l’incidente mortale e per l’omissione di soccorso.