Stalking e violenze, a Bari confermata la condanna di un anno e 8 mesi all’ex compagno: la vittima sarà risarcita

La Corte d’Appello di Bari ha confermato la condanna a un anno e otto mesi di reclusione nei confronti di un uomo accusato di stalking aggravato ai danni della sua ex compagna. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2018 e il 2020 e si sono verificati nella provincia di Bari.

Secondo quanto emerso, l’imputato avrebbe perseguitato la donna con pedinamenti, continui messaggi e telefonate, arrivando anche a insultarla dopo che lei aveva manifestato l’intenzione di interrompere la relazione.

In un episodio particolarmente grave, scaturito da motivi di gelosia per una mancata risposta al telefono, l’uomo avrebbe aggredito la vittima con calci e schiaffi, stringendole le mani al collo e minacciandola di morte.

Già condannato in primo grado nel 2024 con rito abbreviato, l’uomo ha visto confermata la sentenza anche in appello. Il giudice ha inoltre disposto il risarcimento dei danni sia alla vittima, sia all’associazione Gens Nova, costituitasi parte civile.

Bari, video di un incidente mortale diffuso sui social: condannato vigile urbano. La famiglia sarà risarcita

Finisce con una condanna la vicenda della diffusione sui social del video di un incidente mortale avvenuto nel 2018 in via Napoli. Il tribunale di Bari, presieduto dal giudice Ambrogio Marrone, ha condannato il vigile urbano Tommaso Stella, 57 anni, a tre mesi di reclusione e al risarcimento del danno in favore della famiglia della vittima.

Assolti invece gli altri due imputati, Silvana Mancini e Maurizio Francesco Ficele, come richiesto dalla pm Savina Toscani. I tre erano accusati di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

Al centro del processo la diffusione di un video, acquisito dalla polizia locale, che riprendeva l’incidente costato la vita all’86enne Rocco Bellanova, investito da un tir mentre percorreva in bicicletta via Napoli, all’altezza di via Mercadante. Le immagini, registrate dalle telecamere di una stazione di servizio e fondamentali per le indagini, erano coperte da segreto istruttorio e negate ai familiari, ma finirono comunque online.

Secondo la ricostruzione emersa in aula, il video sarebbe stato visionato su un computer della polizia locale e in quell’occasione qualcuno lo avrebbe ripreso e diffuso sul web. Per il tribunale, la responsabilità della divulgazione è da attribuire a Stella, che ora dovrà risarcire i familiari della vittima per il danno causato dalla diffusione delle immagini.

Neonata gettata nel water, 29enne condannata a 16 anni: si trova ai domiciliari a casa dei genitori a Cassano

I giudici hanno impiegato due ore di camera di consiglio per arrivare al verdetto di condanna per l’infanticidio per Melissa Russo Machado, 29enne di origini italo-brasiliane che aveva partorito nella notte tra il 28 e il 29 ottobre del 2024 nell’ appartamento sovrastante al ‘Serale Club’ – locale notturno di Piove di Sacco (Padova) in cui lavorava – sua figlia per poi affogarla nel water.

Secondo quanto emerso durante il dibattimento la donna aveva fatto tutto da sola ed aveva continuato ad esibirsi nel locale nonostante lo stato di gravidanza fosse evidente. Dall’autopsia era risultato che la bambina era nata viva.

Ma non ha praticamente mai respirato perché la madre cercò di disfarsene mettendole la testa nell’acqua del water. La donna si trova in Puglia agli arresti domiciliari presso i genitori.

I giudici hanno condannato al termine del giudizio di primo grado la donna ad una pena di 16 anni, riconoscendole la prevalenza delle attenuanti. Per prima quella di trovarsi in una situazione “umanamente penosa” come detto durante la requisitoria dal pubblico ministero Sergio Dini, che aveva chiesto una pena ancor più lieve, 14 anni

“Amici di famiglia” abusano di ragazzini minorenni durante il doposcuola: condannati due uomini a 16 anni

Due uomini di 51 e 45 anni, sposati con rito civile e residenti nel Salento, sono stati condannati a 16 anni di reclusione ciascuno dal tribunale in composizione collegiale per abusi su due minorenni. La pena è superiore alla richiesta della Procura, che aveva chiesto 12 anni.

Secondo l’accusa, i due – amici di famiglia delle vittime – avrebbero compiuto gli abusi nella loro abitazione, dove i ragazzi venivano invitati con la scusa del doposcuola.

Le indagini sono partite dal racconto di un 15enne che frequentava la casa con regolarità. Il ragazzo ha riferito di episodi avvenuti tra febbraio e luglio 2022. Un secondo caso riguarda un altro minore, di un anno più giovane, per fatti risalenti all’agosto dello stesso anno. Le dichiarazioni delle vittime, raccolte in incidente probatorio, hanno portato alla contestazione di violenza sessuale di gruppo, accolta dai giudici.

Per i due imputati sono state disposte anche pene accessorie: interdizione perpetua dai pubblici uffici e da incarichi a contatto con minori, oltre al divieto temporaneo di frequentare luoghi abitualmente frequentati da ragazzi e all’obbligo di comunicare gli spostamenti. I due sono attualmente liberi. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Possibile il ricorso in appello.

Prima la lite virale sul volo Ryanair, poi le minacce agli agenti per il video hot: condannata 36enne barese

Si era presentata alla Polizia Postale per denunciare la diffusione online di alcuni video sessualmente espliciti che la ritraevano, ma la situazione è rapidamente degenerata in insulti e minacce contro gli agenti. Per questo una donna di 36 anni, originaria di Bari e residente a Grumo Appula, è stata condannata a un anno e tre mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale.

I fatti risalgono al 27 maggio 2021, il giorno successivo a un altro episodio che l’aveva già resa nota alle cronache: una lite a bordo di un volo Ryanair da Ibiza a Orio al Serio, scoppiata per il rifiuto di indossare la mascherina, durante la quale la donna aveva insultato e aggredito alcuni passeggeri.

Presentatasi negli uffici della Polizia Postale in evidente stato di agitazione, la 36enne chiedeva la rimozione immediata dei video che la ritraevano nuda su una spiaggia di Ibiza.

Invitata dagli agenti a calmarsi, indossare correttamente la mascherina e fornire dettagli utili alla denuncia, la donna avrebbe invece reagito con offese e minacce nei confronti del personale, arrivando a insultare ripetutamente un poliziotto. A distanza di cinque anni, il tribunale ha emesso la sentenza: oltre alla pena detentiva, la donna dovrà risarcire il poliziotto con 1.700 euro. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a un anno.

Dalle indagini è inoltre emerso che la 36enne era già stata segnalata per altri episodi, tra cui un tentato furto a Modugno e la violazione delle restrizioni durante il lockdown.

Scandalo Asl Bari, tangenti per appalti. Il gup su Sciannimanico: “Spregiudicata con atteggiamento parassitario”

Un sistema corruttivo radicato, fatto di denaro, regali di lusso e favori in cambio di agevolazioni negli appalti pubblici. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza con cui il gup di Bari ha condannato a 4 anni e 6 mesi Concetta “Conny” Sciannimanico, ex funzionaria della Asl Bari, al centro di un’indagine basata su intercettazioni e videoriprese.

Secondo il Tribunale, all’interno dell’ente sanitario «era uso e costume avanzare pretese»: un meccanismo consolidato in cui tangenti e benefici venivano richiesti agli imprenditori in concomitanza con pagamenti, stati di avanzamento lavori o approvazioni di varianti progettuali, spesso predisposte dagli stessi appaltatori e poi avallate dalla funzionaria.

Sciannimanico è stata ritenuta protagonista di diversi episodi di corruzione, insieme ad altri dirigenti già condannati, e avrebbe ricevuto denaro, beni di lusso e utilità di vario genere: dai contanti (oltre 22mila euro trovati in casa) a borse firmate, lavori di ristrutturazione gratuiti e persino forniture alimentari per esigenze personali. Parte dei beni è stata confiscata, tra cui diverse borse di valore.

Il giudice ha evidenziato la «spregiudicatezza» dell’imputata e un «atteggiamento parassitario», sottolineando l’assenza di pentimento e il tentativo di giustificarsi richiamando un presunto clima maschilista all’interno dell’Asl.

Condannato anche un imprenditore coinvolto nel sistema corruttivo, mentre altri funzionari hanno già definito la propria posizione con patteggiamenti.

Benito, in carcere 19 anni dopo la condanna. Maria non s’arrende: “Merita una pena alternativa”

Torniamo a parlare della storia di Benito, in carcere dopo 19 anni la condanna. L’uomo sta scontando una pena di 6 anni e 8 mesi senza aver avuto un processo regolare e senza essere stato mai ascoltato. I dubbi e le lacune sulla vicenda giudiziaria sembrano essere tanti.

L’intervista a Maria, che sta cercando di andare a fondo in una vicenda estremamente intricata e complessa, ha creato parecchio scalpore e discussione. Dopo aver parlato con un amico di Benito e con il sindaco Giuseppe Cosola, abbiamo incontrato nuovamente Maria che aveva avviato la procedura per richiedere la grazia al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ecco gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda.

 

Molfetta, la Corte di Cassazione annulla l’arresto dell’ex sindaco Minervini: “Nessun indizio di colpevolezza”

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio a gennaio le misure cautelari nei confronti dell’ex sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, mettendo definitivamente fine alla vicenda giudiziaria che lo aveva coinvolto nel 2025.

Nelle nove pagine di motivazioni, i giudici della Suprema Corte sottolineano come “non sia prospettabile un diverso epilogo in un eventuale giudizio di rinvio”, cancellando sia l’ordinanza del gip del tribunale di Trani che aveva disposto l’arresto, sia quella del Tribunale del Riesame che aveva successivamente attenuato la misura imponendo il divieto di dimora negli uffici comunali per un anno.

La decisione chiude il caso che aveva portato Minervini agli arresti domiciliari dal 6 al 28 giugno 2025, nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità nella gestione degli appalti pubblici a Molfetta. Sono rimaste coinvolte anche altre persone.

Secondo la Cassazione, per tutti e nove i capi di imputazione non sussistono indizi di colpevolezza e viene esclusa qualsiasi rilevanza penale delle contestazioni. In sostanza, l’ex primo cittadino non avrebbe dovuto essere arrestato.

La vicenda giudiziaria aveva avuto ripercussioni anche sul piano amministrativo: il Comune era stato inizialmente guidato dal vicesindaco Nicola Piergiovanni, per poi arrivare allo scioglimento dell’amministrazione a seguito delle dimissioni di tredici consiglieri. Attualmente, la gestione dell’ente è affidata a un commissario straordinario nominato dalla Prefettura.

Politica e mafia, Olivieri condannato a 9 anni di carcere. Il gup: “Ha scelto di rivolgersi ai Parisi per raccogliere voti”

Un accordo elettorale illecito con esponenti della criminalità organizzata barese per raccogliere voti alle Comunali del 2019. È questa la conclusione a cui è giunto il gup di Bari, Giuseppe De Salvatore, nelle motivazioni della sentenza che ha condannato in abbreviato l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri nell’ambito dell’inchiesta “Codice Interno”.

Secondo il giudice, Olivieri avrebbe partecipato consapevolmente a un sistema di scambio politico-mafioso finalizzato all’elezione della moglie, Maria Carmen Lorusso. La condanna è di 9 anni di carcere — 8 per voto di scambio e uno per tentata estorsione — oltre a una multa di 2mila euro.

Le motivazioni, contenute in 1.723 pagine, ricostruiscono l’attività dell’organizzazione mafiosa legata al clan Parisi-Palermiti di Japigia, capace non solo di gestire traffici illeciti come droga, armi ed estorsioni, ma anche di influenzare il consenso elettorale. Tra i principali imputati figurano i boss Savino Parisi ed Eugenio Palermiti, oltre a Tommaso Lovreglio, ritenuto figura chiave nei rapporti tra politica e criminalità.

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia si basano anche sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e su intercettazioni che, secondo il gup, dimostrano l’esistenza di un accordo strutturato per la raccolta dei voti. Olivieri, si legge, avrebbe gestito la campagna elettorale “illecitamente”, avvalendosi di intermediari vicini ai clan e coordinandosi proprio con Lovreglio e altri referenti criminali.

Respinta la linea difensiva secondo cui l’ex consigliere non sarebbe stato consapevole della matrice mafiosa dei suoi interlocutori: per il giudice, le prove dimostrano invece una piena conoscenza del sistema, inclusi i meccanismi tecnici di gestione del voto.

L’inchiesta evidenzia anche un presunto sistema di infiltrazione nella pubblica amministrazione, in particolare all’interno dell’azienda municipalizzata Amtab. Secondo le dichiarazioni dei pentiti, riscontrate dalle intercettazioni, il clan Parisi avrebbe imposto un sistema clientelare di assunzioni, trasformando l’azienda in uno strumento di collocamento per persone vicine all’organizzazione criminale. Un quadro che, nelle parole del gup, descrive “una saldatura stabile tra criminalità organizzata e ricerca del consenso politico”.

Video tra due amanti di Altamura diffuso online, ribaltate due condanne in Appello: assolti dalla diffamazione

La Corte d’Appello di Bari ha ribaltato la sentenza di condanna di due persone, finite a processo nel 2020 con l’accusa di aver filmato e diffuso sui social un video di una coppia di amanti di Altamura (Bari) durante un incontro intimo nel mobilificio dell’uomo.

I due erano accusati di interferenze illecite nella vita privata e diffamazione e nel 2024, in primo grado, erano stati condannati a un anno di reclusione (pena sospesa) per accesso abusivo a sistema informatico, a seguito della riqualificazione del reato di interferenze illecite da parte del Tribunale.

Entrambi erano invece stati assolti dalla diffamazione. Il fatto risale al novembre 2016. La Corte d’Appello ha emesso sentenza di non luogo a procedere nei confronti di uno dei due imputati, ex compagno della donna immortalata nel video, per remissione di querela, mentre ha assolto l’altro imputato (il cognato del titolare del mobilificio) “perché il fatto non sussiste”. I due erano assistiti dagli avvocati Nicola Selvaggi e Angelo Dibenedetto.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate in 90 giorni. Nel processo erano coinvolte altre due persone: la moglie del titolare del mobilificio, la cui posizione è stata stralciata, e il titolare del canale YouTube su cui fu diffuso il video, assolto in primo grado. Secondo l’accusa, il tutto sarebbe stato organizzato da tre persone. L’ex compagno della donna, dopo aver saputo dell’appuntamento tra i due amanti, avrebbe informato la moglie dell’uomo e il fratello di lei. I quali, quindi, si sarebbero introdotti nello showroom e avrebbero ripreso l’incontro. I due uomini, poi, erano accusati di aver diffuso il video su Facebook e Whatsapp, “rendendo pubbliche e contro la volontà dei soggetti ritratti le immagini e la registrazione audio-video ritraenti l’incontro riservato”, come si legge nel capo di imputazione.