Vip offesi sui social, richieste di risarcimento a tappeto. Del Campo show: svelato il raggiro (2)

Torniamo ad occuparci della truffa delle richieste di risarcimento per le offese fatte sui social a vip e influencer, il protagonista della nostra inchiesta è Matteo Del Campo, il pranker finito nella trappola di Quinto Potere.

Dietro c’è un sistema ben architettato per incitare odio, offese e incassare tramite richieste risarcitorie. Abbiamo ricevuto dopo i primi servizi al suo fianco decine di segnalazioni e lettere e abbiamo deciso così di architettare un piano per incastrare Del Campo. Ed è stato lo stesso Del Campo a svelarci il raggiro.

Offese agli influencer sui social, richieste di risarcimento a tappeto: Del Campo in trappola (1)

Giù la maschera, Quinto Potere esce allo scoperto. È arrivato il momento di parlarvi della truffa delle richieste di risarcimento per le offese fatte sui social a vip e influencer. A svelarci come funziona è stato Matteo Del Campo, il pranker finito nella nostra trappola. Dietro c’è un sistema ben architettato per incitare odio, offese e incassare tramite richieste risarcitorie. Abbiamo ricevuto dopo i primi servizi al suo fianco decine di segnalazioni e lettere.

Bari, trattamento inadeguato di cisti ovariche: Asl condannata a risarcire paziente 17 anni dopo con 60mila euro

Dopo 17 anni arriva la condanna in primo grado per la Asl di Bari, che dovrà risarcire con 60mila euro una paziente per un trattamento ritenuto inadeguato di alcune cisti ovariche.

La vicenda risale al 2008. La donna, su consiglio della ginecologa, si sottopose in un ospedale barese a un intervento con la tecnica dell’ago aspirato, venendo dimessa nello stesso giorno senza terapia antibiotica o antinfiammatoria. Nei giorni successivi comparvero febbre e forti dolori, con complicazioni protrattesi per mesi fino alla formazione di un ematoma retroperitoneale.

Successivamente la paziente fu costretta a un nuovo intervento chirurgico, che comportò l’asportazione delle tube e di un ovaio. La causa civile, avviata nel 2017 dall’avvocato Nicolò Nono D’Achille dopo un tentativo di mediazione e un accertamento tecnico preventivo, si è conclusa con la condanna della Asl.

Secondo il giudice, le cisti endometriosiche sarebbero state trattate con una metodologia “desueta” e non conforme alle buone pratiche cliniche, mentre sarebbe stato necessario un intervento laparoscopico fin dall’inizio.

L’ex Banca Popolare di Bari condannata a risarcire 300mila euro a investitrice: “Informazioni sui rischi insufficienti”

La Corte d’Appello di Bari ha condannato l’ex Banca Popolare di Bari, oggi Banca del Mezzogiorno, a restituire circa 300mila euro a una risparmiatrice che aveva investito in azioni e obbligazioni rivelatesi ad alto rischio. I giudici hanno confermato la sentenza di primo grado, respingendo il ricorso presentato dall’istituto.

Secondo quanto reso noto da Konsumer Italia, la banca non avrebbe fornito un’adeguata informativa sui rischi legati ai prodotti finanziari proposti, definiti “illiquidi e particolarmente rischiosi”.

La vicenda riguarda una donna che, dopo un grave incidente che le aveva causato importanti disabilità motorie, aveva investito parte dell’indennizzo ricevuto su consiglio del direttore di una filiale in provincia di Foggia. Assistita dall’avvocato Massimo Melpignano, responsabile banca e finanza dell’associazione, la risparmiatrice ha contestato la mancanza di informazioni chiare e comprensibili.

Per la Corte, la semplice firma di moduli prestampati non è sufficiente a dimostrare l’adempimento degli obblighi informativi, soprattutto nei confronti di un cliente privo di esperienza finanziaria e in condizioni di particolare fragilità.

I giudici hanno inoltre ribadito che gli intermediari devono fornire informazioni personalizzate e dettagliate, adeguate al profilo del cliente e alla rischiosità degli strumenti offerti, evidenziando anche il possibile conflitto di interessi nella vendita di prodotti emessi dalla stessa banca.

“La sentenza rappresenta un precedente di grande rilievo per i risparmiatori vittime di collocamenti inappropriati”, ha commentato il legale, sottolineando che la trasparenza e la consulenza personalizzata sono elementi imprescindibili nella tutela degli investitori.

Malore fatale, donna muore per strada a Noci. L’ambulanza in ritardo di un’ora: l’Asl Bari condannata a risarcire

Una vicenda risalente al periodo della pandemia Covid si è conclusa con una sentenza del Tribunale di Bari che ha riconosciuto gravi responsabilità nei soccorsi sanitari per la morte di una donna colta da malore mentre camminava per strada a Noci.

Secondo quanto ricostruito in sede giudiziaria, la donna si era improvvisamente sentita male in pubblico. I soccorsi del 118 sarebbero però arrivati con un ritardo significativo: un’ambulanza, con a bordo il solo infermiere, ha raggiunto il luogo dell’accaduto soltanto dopo circa un’ora dalla chiamata.

La situazione si è ulteriormente aggravata con l’arrivo tardivo del medico, giunto sul posto dopo un’ulteriore mezz’ora. A quel punto, purtroppo, per la paziente non c’era più nulla da fare.

Il Tribunale ha definito la condotta dei soccorsi come caratterizzata da una “nitida negligenza”, evidenziando come il ritardo accumulato abbia compromesso in modo decisivo le possibilità di sopravvivenza della donna.

Nella sentenza si sottolinea infatti che un intervento tempestivo “avrebbe assicurato alla paziente maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto a quelle concretamente residuate” Alla luce di tali valutazioni, l’ASL competente è stata condannata al risarcimento dei familiari della vittima, per un importo complessivo di 235mila euro.

Malformazione non diagnosticata in gravidanza, bimba nasce senza braccio: Asl Bari condannata a risarcire

Una “svista abbastanza evidente” durante un’ecografia morfologica nel secondo trimestre di gravidanza è al centro della sentenza del Tribunale di Bari, che ha condannato l’Asl a risarcire una famiglia per oltre 130mila euro complessivi. La ginecologa non rilevò una grave malformazione del feto — l’assenza dell’avambraccio, della mano e del polso sinistro — scoperta dai genitori solo alla nascita della bambina, avvenuta nel 2014.

Il giudice Monica Zema ha stabilito un risarcimento di 51mila euro ciascuno per madre e padre, e di 30mila euro per la figlia. La decisione si basa sulla mancata corretta informazione ai genitori, che sono stati così privati della possibilità di ulteriori accertamenti diagnostici. Non è stata invece riconosciuta la tesi secondo cui, se informati, avrebbero potuto scegliere l’interruzione della gravidanza.

Nel procedimento erano stati citati anche altri professionisti sanitari: un ginecologo dell’ospedale di Matera e tre operatori di un consultorio del Barese. Tuttavia, sulla base di una consulenza tecnica, il Tribunale ha ritenuto il loro operato conforme agli standard, escludendone la responsabilità.

Di conseguenza, i genitori sono stati condannati a sostenere le spese legali delle controparti e dell’Asm di Matera, per un totale di 24mila euro ciascuna. Ammessi al patrocinio a spese dello Stato, è probabile che il risarcimento riconosciuto venga destinato in parte alla copertura di tali costi. La famiglia starebbe valutando la possibilità di presentare appello.

Bari, ferito per caso in una sparatoria muore in ospedale. Famiglia risarcita di 1,3 milioni: “Colpa dei medici”

Morì dopo essere stato ferito per caso durante una sparatoria in un bar di Valenzano, ma la sua vita, secondo i giudici, avrebbe potuto essere salvata. A distanza di 18 anni dai fatti, la Corte d’appello di Bari ha condannato la Asl al risarcimento di circa 1,3 milioni di euro in favore della vedova e dei figli di Daniele Di Mussi, 31enne ambulante.

L’uomo, padre di due figli, si trovava nel locale per assistere a una partita quando una lite tra il figlio di un boss locale (Michele Buscemi) e un affiliato (Luigi Spinelli) degenerò in una sparatoria. Colpito alla femorale, fu trasportato all’ospedale Di Venere, dove morì dissanguato senza essere sottoposto a un intervento chirurgico.

Secondo la sentenza di secondo grado, i medici persero tempo prezioso eseguendo un’angiotac ritenuta inutile, invece di procedere immediatamente con un’operazione che avrebbe potuto salvargli la vita.

Accogliendo il ricorso dei familiari, la Corte ha così ribaltato il verdetto di primo grado, stabilendo un risarcimento di 348mila euro per la vedova e 363mila euro per ciascuno dei due figli, oltre interessi e spese legali. Determinante, nella decisione, la consulenza tecnica che ha evidenziato i ritardi nell’intervento sanitario quella sera.

Bari, neonato morto al Pediatrico 15 giorni dopo l’intervento: la famiglia chiede risarcimento da 1,4 milioni

Un neonato salentino, operato nel 2018 per un grave problema cardiaco all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, morì quindici giorni dopo l’intervento senza riuscire a superare la delicata operazione. I genitori, affidatisi con fiducia ai medici nella speranza di salvargli la vita, non hanno mai smesso di chiedere chiarimenti sulle cause della morte.

Per questo hanno presentato alla direzione dell’ospedale una richiesta di risarcimento di circa 1,4 milioni di euro. Secondo la famiglia, la cifra ha soprattutto un valore simbolico: rappresenta la richiesta di verità e trasparenza su quanto accaduto.

Le cause del decesso restano oggetto di confronto tra periti, medici e legali, con diverse ipotesi al vaglio, tra possibili complicanze, errori tecnici o eventuali negligenze.

La vicenda ha riaperto il dibattito sulla qualità delle cure sanitarie, sulla gestione degli interventi complessi e sulla necessità di maggiore chiarezza e comunicazione tra strutture ospedaliere e familiari dei pazienti. Per i genitori del bambino, il percorso giudiziario rappresenta soprattutto la ricerca di giustizia e di risposte per dare dignità alla memoria del loro figlio.

Azzannata alla testa da un cane nella Foresta Mercadante: proprietari condannati a risarcirla per 30mila euro

Una bimba viene azzannata alla testa da un labrador sotto gli occhi dei genitori e dopo 12 anni la famiglia ottiene un risarcimento di 30mila euro. L’episodio è avvenuto a maggio 2014 nella foresta Mercadante, la piccola fu azzannata dal labrador privo di museruola che si era divincolato dalle gambe del padrone.

Il cane si trovava tra le gambe del padrone e riuscì a liberarsi, scagliandosi contro la bimba che fu trasportata d’urgenza all’ospedale Miulli di Acquaviva. Qui fu  sottoposta a un delicato intervento chirurgico a causa delle ferite al volto e alla testa. La famiglia aveva chiesto un risarcimento di 150mila euro, il giudice ha stabilito la cifra di 33mila euro per il danno biologico subito.

 

Bari, soldi dai pazienti malati di cancro e visite a nero: Vito Lorusso dovrà restituire mezzo milione all’Oncologico

Vito Lorusso dovrà risarcire l’Oncologico di Bari con mezzo milione di euro. A stabilirlo è la Corte dei Conti che lo ha ritenuto responsabile del danno erariale, tra i 165mila euro di danno patrimoniale (l’azienda sanitaria ha pagato per 5 anni l’esclusiva a un professionista che ha violato le regole dell’intramoenia) e 330mila euro di danno d’immagine.

Lorusso sta scontando una pena di 5 anni per concussione e peculato per aver chiesto soldi ai pazienti malati di cancro con l’obiettivo di velocizzare visite ed esami.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, ha svolto visite mediche oltrepassando gli obblighi di legge, effettuando visite fuori l’orario di lavoro, senza prenotazioni tramite Alpi, e intascando il denaro direttamente.

Le indagini hanno accertato un vero e proprio sistema messo in piedi, i pazienti arrivavano a pagare tra i 200 e i 300 euro, senza ricevere in cambio alcun documento fiscale. Tra il 2019 e il 2023 avrebbe effettuato 200 visite senza alcun controlli, venendo meno anche al patto di esclusività con l’azienda.

L’ex primario, arrestato mentre un malato di cancro gli consegnava 100 euro, è poi a processo anche con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso nell’ambito della campagna elettorale della figlia Maria Carmen, moglie di Giacomo Olivieri, che nel 2019 sarebbe stata eletta al Consiglio comunale di Bari anche grazie ai voti dei clan.