Bari, operata 76enne all’Oncologico: rimosse nella stessa seduta tre neoformazioni a rene e pancreas

Tre neoformazioni localizzate in due organi diversi sono state rimosse nel corso di un unico intervento di chirurgia robotica eseguito all’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. La paziente, 76 anni, presentava due lesioni al rene sinistro, rispettivamente di circa 2,5 e 1,5 centimetri, e una neoformazione localizzata nel corpo-coda del pancreas.

Il caso è stato valutato prima dell’intervento congiuntamente dai team multidisciplinari urologico e gastroenterico dell’Istituto, che hanno condiviso la strategia terapeutica e programmato l’esecuzione delle due procedure nel corso della stessa seduta operatoria.

L’intervento ha coinvolto l’équipe di Urologia, diretta dal professor Giuseppe Lucarelli, e quella di Chirurgia Generale ad indirizzo oncologico, diretta dal dottor Aurelio Costa. Nella prima fase sono state asportate le due neoformazioni renali, preservando il rene sinistro; successivamente è stata eseguita l’asportazione del corpo e della coda del pancreas insieme alla milza.

L’intera procedura è stata eseguita con la piattaforma robotica Da Vinci. La possibilità di utilizzare gli stessi accessi addominali nelle diverse fasi dell’intervento ha consentito di trattare nella stessa seduta patologie che interessavano due organi differenti, limitando l’invasività complessiva della procedura.

«Questo intervento dimostra concretamente il valore di un modello di cura fondato sull’integrazione delle competenze – dichiara Tommaso Stallone, Direttore Generale dell’Istituto Tumori –. La tecnologia è uno strumento importante, ma produce il massimo beneficio quando professionisti di discipline diverse condividono valutazioni, competenze e responsabilità nella costruzione del percorso terapeutico. È questa capacità di lavorare insieme che consente di affrontare anche situazioni cliniche complesse mettendo il paziente al centro delle scelte assistenziali».

La paziente ha completato il decorso post-operatorio nell’arco di sei giorni.

L’intervento ha coinvolto, oltre alle due équipe chirurgiche, anestesisti, infermieri di sala operatoria, operatori sociosanitari e le altre professionalità impegnate nell’assistenza durante il percorso chirurgico.

Tumore al seno, brevetto europeo per l’Istituto Tumori di Bari: l’IA per evitare biopsie invasive

Dopo l’Ufficio italiano brevetti e marchi, anche l’Ufficio Europeo dei Brevetti (European Patent Office – EPO) ha concesso all’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, il brevetto per il “Sistema e metodo per classificare lo stato metastatico di un linfonodo sentinella”. L’invenzione dell’oncologico barese, così, supera i confini nazionali e si prepara ad affacciarsi al mondo della ricerca e dell’innovazione biomedica internazionale.

L’invenzione in questione utilizza intelligenza artificiale per analizzare le immagini ecografiche delle pazienti con tumore del seno, permettendo ai medici di predire lo stato del linfonodo sentinella senza bisogno di asportarlo e di fare biopsia. Si tratta, in sostanza, di una tecnologia che permette di analizzare il linfonodo senza indagini invasive e costose, sfruttando i dati già acquisiti in fase di diagnosi.

L’invenzione è stata sviluppata nel laboratorio di biostatistica e bioinformatica dell’Istituto, diretto dalla direttrice scientifica Raffaella Massafra, coinventrice del brevetto insieme alle ricercatrici Samantha Bove, Maria Colomba Comes e Annarita Fanizzi, già componente del laboratorio.

La concessione del brevetto rappresenta il coronamento di un percorso iniziato con il deposito della domanda nel gennaio 2023 e proseguito con il rilascio del brevetto italiano nel dicembre 2024. La protezione brevettuale è stata ora estesa a numerosi Stati contraenti europei, confermando il potenziale impatto scientifico, clinico e industriale dell’invenzione. La domanda di brevetto è in fase di revisione anche all’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti (USPTO), nell’ambito di un percorso di estensione della tutela internazionale dell’invenzione.

Con la concessione del brevetto, sarà più semplice valorizzare e sviluppare ulteriormente l’invenzione e portala così nella pratica clinica di tutti i giorni, fino al letto delle pazienti.

«La concessione del brevetto europeo – dichiara la direttrice scientifica Raffaella Massafra – rappresenta molto più di un riconoscimento scientifico: è la conferma della capacità del nostro Istituto di generare innovazione competitiva a livello internazionale. Siamo particolarmente orgogliosi che questo risultato sia nato nel laboratorio di biostatistica e bioinformatica, grazie al lavoro delle nostre ricercatrici, a supporto di tutte le unità operative dell’Istituto. Il nostro obiettivo è trasformare la ricerca d’eccellenza in strumenti concreti per migliorare diagnosi, cure e qualità di vita dei pazienti oncologici».

«Aver completato il complesso iter brevettuale – afferma il direttore generale Tommaso Stallone – rappresenta un traguardo di grande valore per il nostro Istituto e testimonia la qualità della ricerca che viene sviluppata ogni giorno dai nostri professionisti. Questo riconoscimento rafforza il posizionamento dell’IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” nel panorama della ricerca biomedica internazionale e conferma la capacità dell’Istituto di generare innovazione, tutelarla e valorizzarla attraverso strumenti di proprietà intellettuale, creando nuove opportunità di collaborazione con il mondo della ricerca e dell’industria».

Oncologico Bari, soldi dai pazienti malati di cancro e visite a nero: Vito Lorusso lascia il carcere e va ai domiciliari

Va ai domiciliari Vito Lorusso, ex primario di Oncologia medica dell’istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari, fino a pochi giorni fa detenuto nel carcere di Turi dopo aver patteggiato una pena di cinque anni di reclusione per concussione e peculato.

Lorusso, che pochi giorni fa ha compiuto 72 anni, negli anni avrebbe preso denaro dai pazienti oncologici per visite, ricoveri e per accelerare pratiche burocratiche. Per questo fu arrestato in flagranza nel luglio 2023 dopo aver ricevuto denaro da un paziente.

Il medico avrebbe percepito il denaro anche quando – per le condizioni dei pazienti – quelle visite avrebbero dovuto essere gratuite. Lorusso, che risarcì i pazienti, è poi stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire anche l’Oncologico con circa 450mila euro.

Il Tribunale di Sorveglianza di Bari ha quindi accolto la richiesta degli avvocati di Lorusso, Gaetano e Luca Castellaneta, che avevano chiesto per il medico la detenzione domiciliare: qui dovrà scontare all’incirca un anno e mezzo prima di poter tornare libero.

Lorusso, scrive il Tribunale, avrebbe messo «in discussione in modo più sincero e critico le proprie scelte e i valori che le hanno sostenute», mostrando «maggiore consapevolezza circa la gravità dei reati commessi e delle relative conseguenze sulle vittime». In un primo momento, invece, per il tribunale aveva mostrato «atteggiamenti più compiacenti e superficiali verosimilmente funzionali all’ottenimento dei benefici».

Nella sua detenzione ha anche partecipato a un percorso di giustizia riparativa che ha completato collaborando con la cooperativa Crisì di Bari e, in carcere, si è iscritto al Dams e ha partecipato a laboratori di scrittura, poesia e giornalismo. La sua condotta, quindi, «non ha dato adito a rilievi» e per questo è stato messo ai domiciliari.

Lorusso, per un’altra vicenda, ha patteggiato il pagamento di una multa da 4.240 euro nell’ambito di un’altra inchiesta sui farmaci rubati dall’Oncologico. E’ inoltre imputato per concorso in scambio elettorale politico mafioso. Per la Dda, infatti, avrebbe sfruttato la sua posizione da medico curante del nipote del boss Savino Parisi del quartiere Japigia di Bari, per favorire l’elezione al consiglio comunale di Bari nel 2019 della figlia Maria Carmen Lorusso.

Terapia del dolore oncologico, a Bari ricerca clinica anche sui cannabinoidi: intesa tra Istituto Tumori e Farmalabor

Sviluppare attività di ricerca clinica nel campo della terapia del dolore e delle cure palliative in ambito oncologico è l’obiettivo del protocollo d’Intesa per la collaborazione scientifica tra l’Irccs Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari e l’azienda Farmalabor s.r.l.

L’accordo, della durata di due anni, è stato siglato oggi. Tra gli ambiti di interesse rientra anche lo studio di preparazioni a base di cannabinoidi, nel pieno rispetto della normativa vigente.

La partnership si articolerà attraverso la definizione di protocolli di ricerca clinica e osservazionale, affiancati da attività di raccolta e analisi dei dati secondo metodologie validate e indipendenti, nonché da iniziative di formazione e aggiornamento scientifico.

L’Istituto manterrà la piena autonomia scientifica e decisionale nella progettazione, conduzione e pubblicazione degli studi. Per garantire l’operatività dell’intesa, è prevista l’istituzione di un comitato tecnico-scientifico composto da un referente designato dall’Istituto e da uno indicato da Farmalabor.

“Questo protocollo si inserisce nel percorso di rafforzamento delle attività di ricerca clinica dell’Istituto – afferma Alessandro Delle Donne, commissario straordinario dell’Irccs – con particolare attenzione alla qualità della vita dei pazienti e alla gestione del dolore”.

“Mettere la nostra esperienza nelle preparazioni galeniche e nello studio della cannabis medicinale al servizio della ricerca scientifica indipendente – dichiara Sergio Fontana, presidente di Farmalabor – significa investire concretamente nel futuro delle cure. Il nostro obiettivo non è solo fornire materie prime di qualità, ma contribuire alla creazione di protocolli terapeutici sicuri e validati che possano realmente migliorare il quotidiano dei pazienti oncologici nella gestione del dolore”.

Ricerca oncologica, l’Oncologico di Bari tra i primi IRCCS per crescita dei fondi ministeriali: +15,29% nel 2025

Cresce il finanziamento statale destinato alla ricerca scientifica dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Secondo i dati della valutazione nazionale della Ricerca Corrente 2025 del Ministero della Salute, l’Istituto Oncologico barese registra un incremento del 15,29% rispetto al 2024, collocandosi al nono posto tra gli IRCCS italiani per crescita del finanziamento ministeriale alla ricerca.

«Il risultato della valutazione nazionale della Ricerca Corrente rappresenta un riconoscimento importante del lavoro svolto dall’Istituto negli ultimi anni – dichiara il Commissario straordinario Alessandro Delle Donne – e conferma la validità del percorso intrapreso per rafforzare l’integrazione tra attività clinica, ricerca scientifica e innovazione tecnologica. Investire nella ricerca significa rafforzare la capacità dell’Istituto di offrire ai pazienti cure sempre più innovative e contribuire allo sviluppo della conoscenza scientifica nel campo dell’oncologia».

Il risultato si accompagna a un miglioramento di diversi indicatori scientifici utilizzati nelle valutazioni nazionali della ricerca. In particolare, cresce del 13% l’impatto scientifico medio delle pubblicazioni (Field-Weighted Citation Impact), l’indicatore che confronta quante volte gli studi vengono citati nella letteratura scientifica internazionale rispetto alla media mondiale nello stesso ambito disciplinare. Ancora più significativo l’aumento delle citazioni complessive della produzione scientifica dell’Istituto, cresciute del 73%, segno di una maggiore diffusione e rilevanza dei risultati della ricerca nella comunità scientifica internazionale.

A questi risultati si affianca anche una intensa attività di ricerca clinica attiva sui pazienti. Negli ultimi cinque anni l’Istituto ha avviato 60 trial clinici, collocandosi al settimo posto tra gli IRCCS italiani per numero di studi clinici attivi. La sperimentazione clinica rappresenta uno degli strumenti più importanti dell’oncologia contemporanea perché consente ai pazienti di accedere a terapie innovative e protocolli di cura sperimentali, contribuendo allo stesso tempo allo sviluppo di nuove conoscenze scientifiche e al miglioramento delle strategie terapeutiche.

L’Istituto si distingue inoltre per la capacità di attrarre finanziamenti per la ricerca, con oltre 7 milioni di euro ottenuti da enti pubblici italiani, dato che colloca l’Istituto Tumori di Bari al sesto posto tra gli IRCCS a livello nazionale per volume complessivo di finanziamenti pubblici alla ricerca. A questi si aggiungono oltre 2 milioni di euro di finanziamenti europei, un valore superiore alla media nazionale e che colloca l’Istituto tra i primi otto IRCCS italiani.

La crescita degli indicatori bibliometrici e della sperimentazione clinica conferma la vitalità della ricerca scientifica dell’Istituto, rafforzando il ruolo della ricerca traslazionale e il trasferimento rapido delle innovazioni nella pratica clinica.

«Il miglioramento degli indicatori scientifici e l’elevato numero di trial clinici attivi testimoniano la solidità e il dinamismo della ricerca dell’Istituto – afferma la direttrice scientifica Raffaella Massafra –. L’obiettivo è rafforzare ulteriormente la ricerca traslazionale, sviluppare progetti scientifici sempre più competitivi e ampliare la sperimentazione clinica, affinché le innovazioni della ricerca possano tradursi rapidamente in nuove opportunità diagnostiche e terapeutiche per i pazienti».

L’aumento del finanziamento ministeriale e degli indicatori scientifici conferma dunque il percorso di crescita dell’Istituto Tumori di Bari nel panorama nazionale della ricerca oncologica, rafforzando ulteriormente il legame tra produzione scientifica, innovazione tecnologica e qualità dell’assistenza.

I numeri della ricerca dell’Istituto Tumori di Bari:

• +15,29% aumento del finanziamento ministeriale per la Ricerca Corrente 2025

• 9° posto tra gli IRCCS per crescita dei fondi ministeriali alla ricerca

• 60 trial clinici attivi negli ultimi cinque anni – 7° posto tra gli IRCCS

• oltre 7 milioni di euro di finanziamenti pubblici nazionali per la ricerca – 6° posto tra gli IRCCS

• +13% crescita dell’impatto scientifico medio delle pubblicazioni (FWCI)

• +73% aumento delle citazioni della produzione scientifica

Bari, l’8 marzo l’Oncologico aperto per la salute delle donne: interventi ginecologici, TAC e mammografie

Domenica 8 marzo l’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, sarà aperto per una giornata straordinaria dedicata alla salute delle donne nell’ambito del piano di abbattimento delle liste di attesa.

Nel corso della giornata saranno effettuati interventi chirurgici ginecologici programmati e prestazioni diagnostiche dedicate: 20 pazienti saranno sottoposte a TAC e 40 a mammografie, ecografie e visite senologiche, grazie all’apertura straordinaria dei servizi e delle sale operatorie.

“L’8 marzo apriamo l’Istituto con una giornata interamente dedicata alla salute delle donne, mettendo in campo interventi chirurgici e prestazioni diagnostiche aggiuntive per contribuire concretamente alla riduzione delle liste di attesa – afferma Alessandro Delle Donne, Commissario straordinario dell’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ –. Stiamo utilizzando le risorse messe a disposizione dalla Regione per aumentare la capacità ambulatoriale e chirurgica e garantire risposte più rapide alle pazienti che hanno bisogno di diagnosi e cure. Ringrazio tutto il personale sanitario e amministrativo dell’Istituto che sta lavorando con grande impegno per rendere possibile questo piano di attività straordinarie”.

La giornata sarà arricchita dalla presenza di associazioni di pazienti, che promuoveranno iniziative dedicate all’umanizzazione delle cure, con momenti di incontro, attività di accoglienza e la distribuzione di gadget.

Nel quadro delle attività di abbattimento delle liste di attesa, tra il 2 febbraio e il 3 marzo 2026 all’Istituto sono stati eseguiti complessivamente 321 interventi chirurgici. Di questi, 188 in Classe A e 80 in Classe B, pari complessivamente all’83,5% dell’attività chirurgica, le classi di priorità più urgenti. Nello stesso periodo sono stati inoltre eseguiti 25 interventi in Classe C, 18 in Classe D e 8 interventi in urgenza.

L’attività ha coinvolto le principali discipline chirurgiche oncologiche dell’Istituto, in particolare ginecologia, urologia, chirurgia senologica, chirurgia toracica, chirurgia plastica, chirurgia generale e otorinolaringoiatria, e si inserisce nei percorsi di presa in carico multidisciplinare che l’Istituto garantisce ai pazienti oncologici dalla diagnosi al trattamento.

L’apertura straordinaria dell’8 marzo rappresenta un ulteriore passo nel rafforzamento dei percorsi di presa in carico e nel miglioramento dell’accesso alle cure, con l’obiettivo di ridurre i tempi di attesa e assicurare risposte tempestive ai pazienti.

Bari, all’Oncologico arrivano i visori di realtà virtuale: “Per ridurre ansia e stress nelle cure con immagini e suoni”

Tre visori di realtà virtuale sono ora a disposizione dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, nell’ambito delle attività di ricerca traslazionale. I dispositivi sono stati acquistati con fondi della Ricerca Corrente e saranno impiegati in progetti finalizzati a migliorare l’esperienza del paziente durante procedure diagnostiche e interventistiche.

La tecnologia consente di immergere il paziente in ambienti virtuali potenzialmente rilassanti, con immagini e suoni studiati per favorire distrazione e comfort emotivo. L’obiettivo è ridurre lo stress procedurale, migliorare la collaborazione del paziente e, ove possibile, contenere l’impiego di farmaci ansiolitici o sedativi.

I visori verranno utilizzati durante procedure mininvasive e infusioni di chemioterapia, momenti delicati del percorso oncologico che, pur svolgendosi in condizioni di sicurezza e con adeguata assistenza clinica, possono generare ansia, paura e una significativa percezione del dolore.

«L’innovazione tecnologica deve tradursi in un beneficio concreto per le persone – dichiarano Alessandro Delle Donne, Commissario Straordinario dell’oncologico barese, e Raffaella Massafra, Direttrice Scientifica – e l’introduzione della realtà virtuale rappresenta un esempio di ricerca che entra direttamente nei percorsi assistenziali. Investire fondi della ricerca in strumenti capaci di migliorare il benessere psicofisico durante procedure invasive significa rafforzare il nostro modello di presa in carico globale, in cui cura clinica e qualità dell’esperienza del paziente procedono insieme».

L’utilizzo dei visori sarà affidato alle psicologhe ricercatrici del Servizio di Psiconcologia, nell’ambito di protocolli scientifici finalizzati a valutarne l’impatto su ansia, percezione del dolore, tempi procedurali e grado di soddisfazione dei pazienti. L’intervento psicologico sarà parte integrante del percorso, con una supervisione clinica e metodologica strutturata, così da garantire appropriatezza, sicurezza e qualità dei dati raccolti. I risultati contribuiranno allo sviluppo di modelli organizzativi innovativi e replicabili anche in altri contesti oncologici.

Con questa iniziativa, l’Istituto consolida il proprio impegno nella ricerca traslazionale, trasformando evidenze scientifiche e tecnologie digitali in strumenti concreti al servizio della persona.

Bari, soldi dai pazienti malati di cancro e visite a nero: Vito Lorusso dovrà restituire mezzo milione all’Oncologico

Vito Lorusso dovrà risarcire l’Oncologico di Bari con mezzo milione di euro. A stabilirlo è la Corte dei Conti che lo ha ritenuto responsabile del danno erariale, tra i 165mila euro di danno patrimoniale (l’azienda sanitaria ha pagato per 5 anni l’esclusiva a un professionista che ha violato le regole dell’intramoenia) e 330mila euro di danno d’immagine.

Lorusso sta scontando una pena di 5 anni per concussione e peculato per aver chiesto soldi ai pazienti malati di cancro con l’obiettivo di velocizzare visite ed esami.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, ha svolto visite mediche oltrepassando gli obblighi di legge, effettuando visite fuori l’orario di lavoro, senza prenotazioni tramite Alpi, e intascando il denaro direttamente.

Le indagini hanno accertato un vero e proprio sistema messo in piedi, i pazienti arrivavano a pagare tra i 200 e i 300 euro, senza ricevere in cambio alcun documento fiscale. Tra il 2019 e il 2023 avrebbe effettuato 200 visite senza alcun controlli, venendo meno anche al patto di esclusività con l’azienda.

L’ex primario, arrestato mentre un malato di cancro gli consegnava 100 euro, è poi a processo anche con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso nell’ambito della campagna elettorale della figlia Maria Carmen, moglie di Giacomo Olivieri, che nel 2019 sarebbe stata eletta al Consiglio comunale di Bari anche grazie ai voti dei clan.

Bari, all’Oncologico al via sperimentazione Ascent-05 per tumore al seno: “Enorme passo avanti nel trattamento”

L’Istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari è il primo centro in Italia ad aver arruolato due pazienti per la sperimentazione clinica internazionale Ascent-05, che prevede la somministrazione di un immunoterapico associato a un anticorpo farmaco-coniugato per le pazienti affette da tumore del seno triplo negativo localmente avanzato”.

Lo annuncia in una nota l’istituto oncologico barese, evidenziando che “si tratta di un enorme passo avanti nel trattamento per questo tipo di tumore, uno dei più difficili da trattare”.

La sperimentazione, approvata dal comitato etico dell’istituto e avviata con il supporto della direzione scientifica diretta da Raffaella Massafra, è partita nella Breast unit.

L’oncologo Antonio Cusmai ha individuato le prime due pazienti che potevano essere candidate allo studio clinico. “L’obiettivo primario di questa nuova combinazione di farmaci – evidenzia l’istituto – è ridurre il rischio di una ripresa della malattia, aumentando così la sopravvivenza globale e offrendo elevate possibilità di guarigione”.

“Nei nostri ambulatori assistiamo ogni giorno a piccole ma significative conquiste – commenta il commissario straordinario Alessandro Delle Donne – conosciamo più a fondo la malattia, come si sviluppa e come prolifera e, sulla base di questa conoscenza, mettiamo a disposizione farmaci sempre più precisi e personalizzati”.

Bari, ricostruzione del seno con tessuto dell’addome: primo intervento all’Oncologico su paziente di 55 anni

Il tessuto addominale di una paziente di 55 anni è stato utilizzato per ricostruirle il seno, asportato dopo un tumore. L’intervento è stato eseguito con una tecnica di microchirurgia, nota come DIEP, deep inferior epigastric perforator flap, una delle tecniche più avanzate attualmente disponibili, applicate in pochissime strutture ospedaliere in Puglia e realizzata per la prima volta all’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico.

“Si tratta – commenta a riguardo il commissario straordinario Alessandro Delle Donne – di un traguardo per la nostra équipe chirurgica ma soprattutto di un’importante chance per le nostre pazienti. Questa tecnica, infatti, assicura un risultato permanente e naturale, che evita le protesi e i rischi ad esse connessi. Gli interventi ad altra complessità chirurgica e medica sono la mission di un Istituto di Ricovero e Cura come il nostro ma anche il frutto di una precisa scelta strategica che abbiamo perseguito dotando questo Istituto di risorse umane e strumentali in grado di realizzare interventi come questo. A qualche giorno dall’operazione, la paziente sta bene, è tornata a casa e ci ha inviato una lettera piena di ringraziamenti: tutto questo affetto ci riempie di orgoglio e ci spinge a migliorarci sempre più”.

L’intervento è stato eseguito dall’équipe dell’unità operativa complessa di chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Istituto, diretta da Maurizio Ressa. In sala operatoria i chirurghi Sara Leuzzi, Andrea Armenio, Francesco Castellaneta e Valerio De Santis e gli anestesisti Giuseppe Caravetta e Daniele De Sario. Durante l’intervento è stata ricostruita la mammella precedentemente asportata per il tumore, è stata rimodellata la mammella controlaterale ed è stata eseguita l’addominoplastica.

Nel dettaglio, un lembo composto da cute e tessuto adiposo, con preservazione dei muscoli, dopo essere stato prelevato dall’addome della paziente, è stato trasposto nella zona toracica. Qui il lembo è stato anastomizzato, cioè ricollegato ai vasi sanguigni con tecniche microchirurgiche e mezzi d’ingrandimento, da un’équipe formata composta, tra gli altri, da Sara Leuzzi, chirurgo plastico e ricostruttivo, che ha lavorato a Parigi migliorando le proprie competenze in microchirurgia mammaria e testa-collo. Prima dell’intervento, la paziente è stata sottoposta ad angio-tac, nell’unità operativa di radiodiagnostica dell’Istituto diretta da Donato Oreste, per verificare la buona vascolarizzazione del lembo.

Questa tecnica può essere applicata in specifiche situazioni. In questo caso, la paziente era stata sottoposta in passato a mastectomia e a ricostruzione con protesi ma, nel tempo, la protesi aveva provocato complicanze. Di qui, la necessità di intervenire con una ricostruzione con tessuto autologo, cioè prelevato dalla stessa paziente, che aveva sufficiente adipe addominale per eseguire l’intervento.