Pediatrico Bari, sedazione digitale per le cure dei pazienti autistici: utilizzati visori di realtà virtuale e ipnosi clinica

Un giovane adulto affetto da disturbo dello spettro autistico, che non era riuscito a completare gli esami preoperatori necessari per sottoporsi a procedure odontoiatriche e gastroenterologiche, ha effettuato con successo il prelievo ematico e l’elettrocardiogramma grazie a un percorso personalizzato di sedazione digitale e farmacologica integrata.

L’intervento è stato realizzato all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, in un ambiente protetto e adattato alle esigenze del paziente. Per realizzarlo sono stati utilizzati visori di realtà virtuale con programmi personalizzabili di ipnosi clinica, tecniche di desensibilizzazione graduale e il coinvolgimento diretto della famiglia per ridurre ansia e stress procedurale.

Prima della procedura, il ragazzo ha potuto muoversi liberamente, accompagnato dal padre, in uno spazio adattato alle sue esigenze sensoriali e relazionali. Successivamente è stata somministrata una premedicazione farmacologica lieve per bocca associata all’utilizzo di un visore di realtà virtuale con il programma selezionato in base ai gusti del paziente, impiegato per creare una condizione di ‘bolla sensoriale’, rilassamento e distrazione dell’attenzione verso gli stimoli ansiogeni della procedura invasiva, come aghi e strumenti sanitari. Attraverso il visore, il paziente ha potuto immergersi in un ambiente naturale da lui scelto, accompagnato da suoni rilassanti e stimolazioni audiovisive studiate per favorire calma e contenimento emotivo.

L’esperienza si inserisce nel percorso di implementazione nell’azienda ospedaliero universitaria barese del modello Dama – Assistenza medica avanzata per persone con disabilità – già attivo in diverse realtà italiane, con l’obiettivo di costruire percorsi sanitari dedicati per bambini e adulti con disabilità. “Il modello – spiega il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce – rappresenta un’evoluzione concreta dell’umanizzazione delle cure ed è questo il modello che vogliamo progressivamente sviluppare nei percorsi assistenziali”.

Bari, all’Oncologico arrivano i visori di realtà virtuale: “Per ridurre ansia e stress nelle cure con immagini e suoni”

Tre visori di realtà virtuale sono ora a disposizione dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, nell’ambito delle attività di ricerca traslazionale. I dispositivi sono stati acquistati con fondi della Ricerca Corrente e saranno impiegati in progetti finalizzati a migliorare l’esperienza del paziente durante procedure diagnostiche e interventistiche.

La tecnologia consente di immergere il paziente in ambienti virtuali potenzialmente rilassanti, con immagini e suoni studiati per favorire distrazione e comfort emotivo. L’obiettivo è ridurre lo stress procedurale, migliorare la collaborazione del paziente e, ove possibile, contenere l’impiego di farmaci ansiolitici o sedativi.

I visori verranno utilizzati durante procedure mininvasive e infusioni di chemioterapia, momenti delicati del percorso oncologico che, pur svolgendosi in condizioni di sicurezza e con adeguata assistenza clinica, possono generare ansia, paura e una significativa percezione del dolore.

«L’innovazione tecnologica deve tradursi in un beneficio concreto per le persone – dichiarano Alessandro Delle Donne, Commissario Straordinario dell’oncologico barese, e Raffaella Massafra, Direttrice Scientifica – e l’introduzione della realtà virtuale rappresenta un esempio di ricerca che entra direttamente nei percorsi assistenziali. Investire fondi della ricerca in strumenti capaci di migliorare il benessere psicofisico durante procedure invasive significa rafforzare il nostro modello di presa in carico globale, in cui cura clinica e qualità dell’esperienza del paziente procedono insieme».

L’utilizzo dei visori sarà affidato alle psicologhe ricercatrici del Servizio di Psiconcologia, nell’ambito di protocolli scientifici finalizzati a valutarne l’impatto su ansia, percezione del dolore, tempi procedurali e grado di soddisfazione dei pazienti. L’intervento psicologico sarà parte integrante del percorso, con una supervisione clinica e metodologica strutturata, così da garantire appropriatezza, sicurezza e qualità dei dati raccolti. I risultati contribuiranno allo sviluppo di modelli organizzativi innovativi e replicabili anche in altri contesti oncologici.

Con questa iniziativa, l’Istituto consolida il proprio impegno nella ricerca traslazionale, trasformando evidenze scientifiche e tecnologie digitali in strumenti concreti al servizio della persona.