Bari, riparte la cardiochirurgia pediatrica: primo intervento riuscito al Giovanni XXIII su bimbo di 8 anni

Dopo anni di stop, torna operativa la cardiochirurgia pediatrica all’ospedale Giovanni XXIII di Bari. L’attività, formalmente sospesa nel 2022 ma di fatto ferma già dall’epoca del Covid, segna oggi un importante passo nel rilancio della struttura pediatrica barese.

Il riavvio è stato sancito da un intervento durato cinque ore su un bambino pugliese di 8 anni affetto da una rara malformazione cardiaca congenita, il “cor triatriatum”. L’operazione, di media complessità, è perfettamente riuscita ed è stata eseguita dal professor Massimo Padalino, insieme all’équipe di cardiochirurgia e anestesia del Giovanni XXIII.

Dietro il successo, oltre due mesi di preparazione coordinati dalla direzione sanitaria del Policlinico: formazione del personale, verifica delle attrezzature e una simulazione finale che ha dato il via libera all’intervento.

“Siamo partiti con prudenza – ha dichiarato il direttore generale Antonio Sanguedolce – ma questo è solo il primo passo: abbiamo già una lista di bambini da operare in Puglia”. L’entusiasmo nei reparti è alto, soprattutto dopo anni segnati da tensioni interne e controversie che avevano portato alla sospensione dell’attività.

La ripartenza è frutto di una riorganizzazione complessiva che ha coinvolto Policlinico e Giovanni XXIII, con nuove nomine e un lavoro condiviso per superare le criticità. Attualmente sono dieci i minori in lista d’attesa. Nel Mezzogiorno manca ancora un centro di riferimento per la cardiochirurgia pediatrica, costringendo molte famiglie a spostarsi verso strutture del Centro-Nord. Bari punta ora a colmare questo vuoto e a diventare un polo di attrazione per tutto il Sud.

Nei prossimi mesi si partirà con interventi di media e bassa complessità per consolidare l’esperienza, con l’obiettivo di ampliare progressivamente l’offerta chirurgica. “A breve – ha annunciato il direttore sanitario Danny Sivo – comunicheremo il programma strutturato di ripresa dell’attività”

Pediatrico Bari, dopo tre anni riapre la cardiochirurgia pediatrica? Intervento fissato il 31 marzo ma restano dubbi

Sarebbe prevista per il 31 marzo 2026 la riapertura della cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Giovanni XXIII, sospesa dal novembre 2022 per criticità organizzative. Il primo intervento riguarderebbe un bambino affetto da “cor triatriatum”, rara malformazione congenita del cuore, come riportato da L’Edicola del Sud.

La notizia è accolta con sollievo da famiglie e operatori, ma non mancano le preoccupazioni. Dopo oltre tre anni di inattività della sala operatoria pediatrica, restano infatti interrogativi sulle misure adottate per garantire sicurezza e piena funzionalità del servizio.

Non è ancora chiaro chi eseguirà l’intervento: il primario Gabriele Scalzo o il collega Massimo Padalino, attualmente al Policlinico. La posizione di Scalzo appare complessa, tra incarichi scaduti e mancata collaborazione dichiarata da parte di anestesisti e cardiologi.

Dopo la sospensione, molte risorse erano state trasferite al Policlinico, lasciando il reparto inattivo. Ora la riapertura rappresenta un passaggio cruciale, ma l’assenza di chiarezza su personale e organizzazione alimenta dubbi sulla gestione e sulla sicurezza dei pazienti.

Bari, neonato morto al Pediatrico 15 giorni dopo l’intervento: la famiglia chiede risarcimento da 1,4 milioni

Un neonato salentino, operato nel 2018 per un grave problema cardiaco all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, morì quindici giorni dopo l’intervento senza riuscire a superare la delicata operazione. I genitori, affidatisi con fiducia ai medici nella speranza di salvargli la vita, non hanno mai smesso di chiedere chiarimenti sulle cause della morte.

Per questo hanno presentato alla direzione dell’ospedale una richiesta di risarcimento di circa 1,4 milioni di euro. Secondo la famiglia, la cifra ha soprattutto un valore simbolico: rappresenta la richiesta di verità e trasparenza su quanto accaduto.

Le cause del decesso restano oggetto di confronto tra periti, medici e legali, con diverse ipotesi al vaglio, tra possibili complicanze, errori tecnici o eventuali negligenze.

La vicenda ha riaperto il dibattito sulla qualità delle cure sanitarie, sulla gestione degli interventi complessi e sulla necessità di maggiore chiarezza e comunicazione tra strutture ospedaliere e familiari dei pazienti. Per i genitori del bambino, il percorso giudiziario rappresenta soprattutto la ricerca di giustizia e di risposte per dare dignità alla memoria del loro figlio.

Diabete di tipo 1, paziente di 13 anni trattato con teplizumab al Pediatrico di Bari: prima volta nel sud Italia

Per la prima volta nel Sud Italia un paziente pediatrico con diabete di tipo 1 in fase preclinica è stato trattato con teplizumab, farmaco in grado di rallentare la progressione della malattia prima della comparsa dei sintomi. Il trattamento è stato eseguito all’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari e ha avuto esito positivo.

Il paziente, 13 anni, era stato sottoposto a screening dopo un riscontro occasionale di emoglobina glicata ai limiti della norma, emerso durante un accesso all’ambulatorio di Diabetologia dell’Unità Operativa di Malattie Metaboliche. Gli accertamenti hanno evidenziato la positività ad alto titolo di tre autoanticorpi pancreatici, confermata da controlli ripetuti al Laboratorio di Autoimmunologia del Policlinico, con indicazione di elevato rischio di progressione verso la forma clinicamente manifesta.

L’accesso alla terapia è avvenuto attraverso un percorso multidisciplinare guidato dalle dottoresse Elvira Piccinno e Antonella Lonero, del Centro di Riferimento Regionale Pediatrico per Malattie del Metabolismo e Tecnologie complesse per il Diabete. Il team ha effettuato valutazioni diabetologiche, psicologiche, nutrizionali e infermieristiche, acquisito un consenso informato specifico e coordinato le attività con il Laboratorio di Patologia Clinica, la Psicologia e la Farmacia ospedaliera. Il trattamento è stato autorizzato dal Comitato etico competente nell’ambito di un programma di accesso controllato a terapie innovative prima della piena disponibilità clinica.

Il ragazzo ha ricevuto un ciclo di teplizumab per via endovenosa della durata di 14 giorni, tra ricovero ordinario e day hospital nel reparto di Malattie Metaboliche. La somministrazione è stata ben tollerata, senza eventi avversi significativi. È stato attivato un monitoraggio clinico, laboratoristico e immunologico costante, con supporto psicologico alla famiglia.

“A distanza di quattro mesi dalla conclusione del trattamento – spiega la dottoressa Elvira Piccinno – i controlli clinici hanno evidenziato un quadro estremamente incoraggiante: normoglicemia stabile, assenza di necessità di terapia insulinica, riduzione del titolo degli autoanticorpi pancreatici e mantenimento della funzione beta-cellulare con produzione endogena di insulina”. Dati che indicano, secondo quanto riferito, una stabilizzazione del processo autoimmune e un rallentamento della progressione verso il diabete manifesto.

“Allo stato attuale – aggiunge Piccinno – grazie a terapie innovative come il teplizumab possiamo offrire ai bambini e alle loro famiglie anni di vita senza malattia clinicamente manifesta”.

All’Ospedale Giovanni XXIII è attivo da anni un programma strutturato di screening per il diabete di tipo 1 in fase preclinica, in linea con la legge nazionale sullo screening pediatrico per diabete di tipo 1 e celiachia.

Cure palliative pediatriche, bimbo di 8 anni trasferito da Genova a Bari: volo umanitario dell’Aeronautica

È arrivato questo pomeriggio a Bari da Genova, con un volo umanitario dell’aeronautica militare, un bambino di 8 anni insieme alla madre, accompagnati dal direttore dell’hospice ‘Il Guscio dei Bimbi’ dell’ospedale ligure Gaslini.

Ad attenderli, all’aeroporto di Bari, l’équipe della Rianimazione pediatrica dell’ospedale Giovanni XXIII e la direzione sanitaria aziendale, che ha preso in carico il piccolo e lo ha accompagnato in ospedale insieme alla polizia locale. Qui madre e figlio sono stati accolti in una stanza dedicata della terapia intensiva pediatrica, in un ambiente protetto e con personale formato nelle cure palliative pediatriche anche in area critica.

“Il trasferimento – spiega il Policlinico barese – rappresenta un passaggio delicato ma necessario: alcuni giorni di ricovero per garantire stabilizzazione clinica e preparare, con attenzione e gradualità, il rientro a casa, in provincia di Foggia”.

Un percorso “costruito passo dopo passo insieme ai genitori – dice l’ospedale, nel rispetto delle loro scelte e con il supporto dell’équipe di cure palliative pediatriche” del Giovanni XXIII, “secondo un principio chiaro: proporzionalità delle cure e centralità della famiglia”. L’obiettivo è “accompagnare il bambino e la sua famiglia in modo unitario, tenendo insieme aspetti clinici, psicologici e relazionali”.

Dopo questa breve fase ospedaliera, il piccolo farà ritorno al proprio domicilio. La dimissione sarà protetta e condivisa: medico di medicina generale, rianimatore ed équipe domiciliare territoriale saranno presenti per garantire continuità delle cure.

Pediatrico Bari, bimbo di 9 mesi arriva intubato in ospedale: salvato dal botulismo grazie alla diagnosi precoce

È salvo il bimbo di 9 mesi arrivato in condizioni critiche all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari per una grave insufficienza respiratoria legata a un caso di botulismo.

Il piccolo era stato trasferito d’urgenza da Cerignola nella notte tra l’11 e il 12 gennaio ed era arrivato in ospedale già intubato. La valutazione di sospetto botulismo, effettuata dal team di Neurologia, ha permesso di attivare la richiesta urgente dell’antitossina all’Istituto Superiore di Sanità e di reperire il farmaco dalla Farmacia della Marina Militare di Taranto, consegnato a Bari con il supporto della polizia.

L’antitossina è stata somministrata il 12 gennaio, senza attendere la conferma definitiva, in considerazione della gravità del quadro clinico e dell’importanza di intervenire precocemente nei casi sospetti.
La conferma diagnostica è arrivata successivamente.

La Control Room aziendale del Giovanni XXIII ha avviato le indagini epidemiologiche per individuare la possibile origine dell’evento e prevenire ulteriori rischi di diffusione, in raccordo con i servizi competenti.

Bari, bimbo di 11 anni muore per una grave malattia: donati cornee e fegato. Il grazie dei medici: “Rimani con noi”

La famiglia di un bimbo morto di 11 anni, affetto dalla nascita da una grave patologia congenita, ha deciso di donare fegato e cornee ad altri pazienti in attesa del trapianto.

Un gesto di speranza e di solidarietà che nasce da una perdita dolorosa. È avvenuto all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari. L’equipe medica ha voluto ringraziare Antonio e la sua famiglia per la scelta.

“Antonio è volato via, cosi suoi capelli biondi e i suoi occhi azzurri. Tutti gli specialisti, dai medici di Pronto Soccorso, ai rianimatori, agli psicologi, ai radiologi, tutti, insomma hanno compreso e vissuto il dolore che la sua famiglia, mamma, papà, fratello e  i suoi amici della Nefrologia e dell’Urologia pediatrica stavano vivendo e così è nata questa iniziativa: diamo un senso a questa partenza di Antonio – si legge -. E Antonio, il biondino con gli occhi azzurri, finalmente, ha potuto raggiungere un suo sogno: diventare il Dottore che sognava di essere. I suoi organi aiuteranno altre persone, malate, a continuare a vivere e ad avere, magari, quella magia negata al nostro piccolo grande amico. La mamma, il papà, il fratellone non hanno avuto incertezze: Antonio, così, rimane con noi!”. 

Pediatrico Bari, per i pazienti visita speciale della Polizia: “Regalare un sorriso per allievare il peso della degenza”

Nella giornata odierna, la Polizia di Stato di Bari ha svolto un’attività di prossimità e solidarietà presso l’Ospedale Pediatrico della città, regalando ai piccoli degenti un momento di gioia e spensieratezza.

I Poliziotti si sono recati presso la struttura ospedaliera per incontrare i bambini ricoverati, condividendo con loro sorrisi, parole di incoraggiamento e piccole attività ludiche.

Ai giovani pazienti sono stati donati gadget della Polizia di Stato, accolti con entusiasmo e curiosità. L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno della Polizia di Stato a favore della comunità, con particolare attenzione ai più piccoli e a chi vive momenti di fragilità.

Per questi bambini, costretti a trascorrere le festività e parte della loro quotidianità in ospedale, la presenza dei poliziotti ha rappresentato un segnale di vicinanza concreta e di conforto, capace di alleviare, anche solo per qualche istante, il peso della degenza.

Un gesto semplice ma dal forte valore simbolico. Regalare un sorriso a questi bambini significa rinnovare l’impegno quotidiano a tutela della collettività, con particolare riguardo verso i più vulnerabili.

Pediatrico Bari, 30mila accessi al Pronto Soccorso nel 2024: afflussi aumentati del 33%

Mettere al centro il bambino e costruire percorsi di cura integrati per superare le barriere tra ospedale e territorio. È l’obiettivo del Policlinico di Bari che oggi, in occasione del congresso sul tema, ha evidenziato alcuni dati sull’integrazione con l’ospedale pediatrico Giovanni XXIII, a partire dall’analisi dell’attività dei pronto soccorso.

Negli ultimi due anni si è registrato un incremento del 33% degli afflussi al pediatrico, che lo scorso anno ha superato le 30mila prestazioni complessive al pronto soccorso.

Quanto ai minori arrivati al pronto soccorso del Policlinico, i casi trattati nell’ultimo anno sono stati oltre tremila. Il direttore generale, Antonio Sanguedolce, ha sottolineato che “ciò che deve guidarci è il bisogno del bambino e della sua famiglia. Perché, in pediatria, il paziente non è mai una sola persona: è un intero nucleo familiare che attraversa insieme questi percorsi”.

Quanto all’attività del Giovanni XXIII, Sanguedolce ha evidenziato che “è un presidio di riferimento nel sistema regionale e continua ad avere la massima attenzione all’interno della nostra azienda. Stiamo lavorando per incrementare le sinergie tra i due presidi e l’intera rete territoriale”.

Ustione con acqua bollente, bimbo di 8 mesi ricoverato a Bari: resta grave. È stato un incidente domestico

Restano critiche le condizioni del bimbo di 8 mesi di Torricella (Taranto) che ieri si è versato addosso l’acqua contenuta in un bollitore mentre la madre si era momentaneamente allontanata per andare in bagno.

Fonti sanitarie del Policlinico di Bari, dove il piccolo è stato trasportato d’urgenza dopo essere stato stabilizzato all’ospedale Giannuzzi di Manduria, riferiscono che «sono stati avviati i trattamenti ma è ancora in prognosi riservata e le condizioni restano gravissime. Ha ustioni profonde su oltre il 50% del corpo e, considerando anche la sua età, è considerato ancora in pericolo di vita».

Secondo una prima ricostruzione, il bimbo, che si trovava nel girello, è riuscito ad afferrare e trascinare il cavo del bollitore elettrico posizionato sul frigorifero. Il contenitore si è aperto e l’acqua bollente gli è finita addosso.

Le urla di dolore del piccolo, che ha riportato ustioni estese di primo e secondo grado, hanno attirato l’attenzione della madre che – a quanto si è appreso – gli ha tolto gli indumenti e lo ha avvolto un asciugamano bagnato, chiamando i soccorsi.

Quindi, la disperata corsa in ospedale a Manduria. Vista la gravità delle condizioni del bimbo è stato poi disposto il suo trasferimento al Centro Grandi Ustionati del Policlinico di Bari.