Bimba operata e neonata di 8 giorni, rubata borsa in pizzeria con le chiavi dell’auto: famiglia resta bloccata a Bari

Derubata mentre era a pranzo con una figlia di 3 anni appena operata e una neonata di soli 8 giorni. È quanto denunciato una nostra lettrice, protagonista di una vicenda avvenuta il 15 settembre 2026 a Bari, nelle vicinanze dell’ospedale Pediatrico di Bari.

Mamma e papà erano appena usciti dall’ospedale dopo l’intervento chirurgico della bambina di 3 anni. Insieme a loro c’era anche la neonata di appena otto giorni. Prima di rientrare a casa, hanno deciso di fermarsi a pranzo in una pizzeria situata in via Amendola.

Secondo quanto raccontato, appena entrati nel locale e mentre erano impegnati a occuparsi delle due bambine, la donna ha appoggiato la borsa vicino all’ingresso. In pochi istanti la borsa sarebbe stata portata via da un ignoto, che si sarebbe poi dileguato.

All’interno c’erano documenti e, soprattutto, le chiavi dell’automobile, rendendo così impossibile alla famiglia utilizzare il proprio mezzo. La situazione ha costretto i genitori a rimanere bloccati a Bari per ore, con una bambina convalescente e una neonata di appena otto giorni.

“È scandaloso che si possa colpire con questa spietatezza nei pressi di un ospedale pediatrico, dove le famiglie sono già in condizioni di forte stress e fragilità”, racconta la donna che chiede maggiore attenzione sul tema della sicurezza nella zona. La famiglia auspica ora maggiori controlli nell’area di via Amendola e nei pressi delle strutture ospedaliere.

Bari, bimbo di 2 anni muore al Pediatrico. L’appello dei genitori di Riccardo: “Serve un hospice pediatrico in Puglia”

È morto a soli 2 anni Riccardo Laselva, bambino di Putignano deceduto il 6 settembre nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Giovanni XXIII di Bari. La sua morte ha riacceso il dibattito sulla necessità di un hospice pediatrico in Puglia, struttura che oggi manca nella regione.

I genitori, Marco Laselva e Alessandra Colella, hanno lanciato un appello alle istituzioni affinché venga garantito alle famiglie di bambini affetti da patologie inguaribili un luogo in cui poter ricevere cure palliative senza essere separati dai propri figli nei momenti più delicati. A riportare la storia è La Repubblica.

Riccardo, affetto da una grave patologia cardiaca diagnosticata a sei mesi, aveva affrontato un complesso intervento al Bambino Gesù di Roma e successivamente un lungo periodo di ricovero in un hospice pediatrico nel Lazio. Tornato in Puglia, era stato seguito a domicilio dall’équipe delle cure palliative pediatriche, ma nei momenti di aggravamento doveva essere ricoverato in Terapia intensiva, dove la presenza continuativa dei genitori non era possibile.

Dopo la lettera inviata dal padre al presidente della Regione Antonio Decaro, sono stati annunciati due posti letto per le cure palliative pediatriche al Giovanni XXIII, con attivazione prevista da ottobre. Per la famiglia, però, si tratta solo di un primo passo: l’obiettivo resta la realizzazione di un vero hospice pediatrico regionale, insieme al potenziamento dell’assistenza domiciliare e alla creazione di un centro ospedaliero capace di collegare i diversi servizi.

La famiglia Laselva, attraverso l’associazione “Avrò cura di te”, intende continuare la battaglia perché altri genitori non debbano affrontare gli ultimi momenti della vita dei propri figli senza poterli accompagnare.

Bari, la piccola Zaraj morta a 12 anni in sala operatoria. Assolto l’ex primario del Pediatrico: disposta nuova perizia

La Corte d’Appello di Bari ha disposto una nuova perizia sulla morte di Zaraj Tatiana Coratella Gadaleta, la 12enne di origini colombiane deceduta il 19 settembre 2017 all’ospedale pediatrico “Giovanni XXIII” di Bari dopo un intervento per la riduzione di una frattura al femore. La bambina morì a causa di una ipertermia maligna.

La decisione è stata presa nella prima udienza del processo d’appello che vede imputato per omicidio colposo il primario di Anestesia e Rianimazione, Leonardo Milella, assolto in primo grado con la formula “per non aver commesso il fatto”.

Nonostante il reato sia ormai prescritto, i giudici hanno accolto la richiesta dei familiari della 12enne, assistiti dall’avvocato Michele Laforgia, disponendo una nuova consulenza tecnica per chiarire se il farmaco salvavita sia stato somministrato in tempo utile.

L’incarico sarà affidato il prossimo 6 luglio ai medici Pietrantonio Ricci e Federico Longhini, rispettivamente medico legale e anestesista dell’Università di Catanzaro. La nuova perizia servirà ad accertare eventuali responsabilità ai soli fini civili.

Secondo l’accusa, sostenuta dalla pm Bruna Manganelli, il primario avrebbe erroneamente diagnosticato una tromboembolia polmonare, ritardando di circa tre ore la somministrazione del farmaco che avrebbe potuto salvare la vita della bambina. Nella vicenda era coinvolto anche l’anestesista Vito De Renzo, che seguì la 12enne prima dell’arrivo di Milella e che ha patteggiato una pena di un anno e otto mesi.

Pediatrico Bari, sedazione digitale per le cure dei pazienti autistici: utilizzati visori di realtà virtuale e ipnosi clinica

Un giovane adulto affetto da disturbo dello spettro autistico, che non era riuscito a completare gli esami preoperatori necessari per sottoporsi a procedure odontoiatriche e gastroenterologiche, ha effettuato con successo il prelievo ematico e l’elettrocardiogramma grazie a un percorso personalizzato di sedazione digitale e farmacologica integrata.

L’intervento è stato realizzato all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, in un ambiente protetto e adattato alle esigenze del paziente. Per realizzarlo sono stati utilizzati visori di realtà virtuale con programmi personalizzabili di ipnosi clinica, tecniche di desensibilizzazione graduale e il coinvolgimento diretto della famiglia per ridurre ansia e stress procedurale.

Prima della procedura, il ragazzo ha potuto muoversi liberamente, accompagnato dal padre, in uno spazio adattato alle sue esigenze sensoriali e relazionali. Successivamente è stata somministrata una premedicazione farmacologica lieve per bocca associata all’utilizzo di un visore di realtà virtuale con il programma selezionato in base ai gusti del paziente, impiegato per creare una condizione di ‘bolla sensoriale’, rilassamento e distrazione dell’attenzione verso gli stimoli ansiogeni della procedura invasiva, come aghi e strumenti sanitari. Attraverso il visore, il paziente ha potuto immergersi in un ambiente naturale da lui scelto, accompagnato da suoni rilassanti e stimolazioni audiovisive studiate per favorire calma e contenimento emotivo.

L’esperienza si inserisce nel percorso di implementazione nell’azienda ospedaliero universitaria barese del modello Dama – Assistenza medica avanzata per persone con disabilità – già attivo in diverse realtà italiane, con l’obiettivo di costruire percorsi sanitari dedicati per bambini e adulti con disabilità. “Il modello – spiega il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce – rappresenta un’evoluzione concreta dell’umanizzazione delle cure ed è questo il modello che vogliamo progressivamente sviluppare nei percorsi assistenziali”.

Bari, dopo 6 anni riprendono gli interventi di cardiochirurgia al Pediatrico: operati due bimbi di 6 e 7 anni

Dopo sei anni di stop, sono ripresi gli interventi di cardiochirurgia pediatrica al Giovanni XXIII di Bari dove sono stati eseguiti con successo due interventi per altrettante malformazioni cardiache: un bambino di 7 anni è stato sottoposto a intervento cardiochirurgico per la correzione di un drenaggio venoso anomalo polmonare parziale, un bimbo di 6 anni, affetto da sindrome plurimalformativa con microduplicazione del cromosoma 22, è stato trattato per un restringimento dell’aorta toracica sviluppatosi nel tempo.

“La ripartenza della cardiochirurgia pediatrica è il risultato di mesi di lavoro organizzativo e tecnico che hanno coinvolto personale medico, infermieristico e tecnico dell’intera azienda – dichiara il direttore sanitario del Policlinico di Bari, Danny Sivo -. Sono stati effettuati percorsi di retraining, verifiche delle attrezzature, simulazioni operative e incontri con i direttori di dipartimento Nicola Laforgia e Marco Ranieri per definire percorsi clinici, assistenziali e organizzativi necessari alla ripresa dell’attività in piena sicurezza”.

Ad aprile era già stato eseguito un primo intervento su un altro bambino pugliese di 8 anni affetto da “cor triatriatum”, una rara malformazione cardiaca congenita, e altri interventi sono già in programma nelle prossime settimane. “Questi risultati sono soprattutto il frutto dell’impegno e della responsabilità degli operatori sanitari coinvolti – aggiunge Danny Sivo -. Medici, infermieri e operatori sanitari delle unità operative coinvolte hanno affrontato con grande professionalità un percorso complesso, rimettendo in campo competenze, collaborazione e spirito di squadra per restituire ai bambini e alle loro famiglie una risposta assistenziale attesa da anni”.

“Il nostro obiettivo – conclude il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce – è ricostruire un’attività cardiochirurgica stabile e strutturata, riportando in Puglia una specializzazione la cui assenza, per anni, ha costretto molte famiglie a spostarsi fuori regione. In questa fase stiamo affrontando procedure programmate che consentono di consolidare competenze, organizzazione e integrazione tra il Giovanni XXIII e il Policlinico, valorizzando il lavoro multidisciplinare delle nostre équipe”.

Bari, riparte la cardiochirurgia pediatrica: primo intervento riuscito al Giovanni XXIII su bimbo di 8 anni

Dopo anni di stop, torna operativa la cardiochirurgia pediatrica all’ospedale Giovanni XXIII di Bari. L’attività, formalmente sospesa nel 2022 ma di fatto ferma già dall’epoca del Covid, segna oggi un importante passo nel rilancio della struttura pediatrica barese.

Il riavvio è stato sancito da un intervento durato cinque ore su un bambino pugliese di 8 anni affetto da una rara malformazione cardiaca congenita, il “cor triatriatum”. L’operazione, di media complessità, è perfettamente riuscita ed è stata eseguita dal professor Massimo Padalino, insieme all’équipe di cardiochirurgia e anestesia del Giovanni XXIII.

Dietro il successo, oltre due mesi di preparazione coordinati dalla direzione sanitaria del Policlinico: formazione del personale, verifica delle attrezzature e una simulazione finale che ha dato il via libera all’intervento.

“Siamo partiti con prudenza – ha dichiarato il direttore generale Antonio Sanguedolce – ma questo è solo il primo passo: abbiamo già una lista di bambini da operare in Puglia”. L’entusiasmo nei reparti è alto, soprattutto dopo anni segnati da tensioni interne e controversie che avevano portato alla sospensione dell’attività.

La ripartenza è frutto di una riorganizzazione complessiva che ha coinvolto Policlinico e Giovanni XXIII, con nuove nomine e un lavoro condiviso per superare le criticità. Attualmente sono dieci i minori in lista d’attesa. Nel Mezzogiorno manca ancora un centro di riferimento per la cardiochirurgia pediatrica, costringendo molte famiglie a spostarsi verso strutture del Centro-Nord. Bari punta ora a colmare questo vuoto e a diventare un polo di attrazione per tutto il Sud.

Nei prossimi mesi si partirà con interventi di media e bassa complessità per consolidare l’esperienza, con l’obiettivo di ampliare progressivamente l’offerta chirurgica. “A breve – ha annunciato il direttore sanitario Danny Sivo – comunicheremo il programma strutturato di ripresa dell’attività”

Pediatrico Bari, dopo tre anni riapre la cardiochirurgia pediatrica? Intervento fissato il 31 marzo ma restano dubbi

Sarebbe prevista per il 31 marzo 2026 la riapertura della cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Giovanni XXIII, sospesa dal novembre 2022 per criticità organizzative. Il primo intervento riguarderebbe un bambino affetto da “cor triatriatum”, rara malformazione congenita del cuore, come riportato da L’Edicola del Sud.

La notizia è accolta con sollievo da famiglie e operatori, ma non mancano le preoccupazioni. Dopo oltre tre anni di inattività della sala operatoria pediatrica, restano infatti interrogativi sulle misure adottate per garantire sicurezza e piena funzionalità del servizio.

Non è ancora chiaro chi eseguirà l’intervento: il primario Gabriele Scalzo o il collega Massimo Padalino, attualmente al Policlinico. La posizione di Scalzo appare complessa, tra incarichi scaduti e mancata collaborazione dichiarata da parte di anestesisti e cardiologi.

Dopo la sospensione, molte risorse erano state trasferite al Policlinico, lasciando il reparto inattivo. Ora la riapertura rappresenta un passaggio cruciale, ma l’assenza di chiarezza su personale e organizzazione alimenta dubbi sulla gestione e sulla sicurezza dei pazienti.

Bari, neonato morto al Pediatrico 15 giorni dopo l’intervento: la famiglia chiede risarcimento da 1,4 milioni

Un neonato salentino, operato nel 2018 per un grave problema cardiaco all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, morì quindici giorni dopo l’intervento senza riuscire a superare la delicata operazione. I genitori, affidatisi con fiducia ai medici nella speranza di salvargli la vita, non hanno mai smesso di chiedere chiarimenti sulle cause della morte.

Per questo hanno presentato alla direzione dell’ospedale una richiesta di risarcimento di circa 1,4 milioni di euro. Secondo la famiglia, la cifra ha soprattutto un valore simbolico: rappresenta la richiesta di verità e trasparenza su quanto accaduto.

Le cause del decesso restano oggetto di confronto tra periti, medici e legali, con diverse ipotesi al vaglio, tra possibili complicanze, errori tecnici o eventuali negligenze.

La vicenda ha riaperto il dibattito sulla qualità delle cure sanitarie, sulla gestione degli interventi complessi e sulla necessità di maggiore chiarezza e comunicazione tra strutture ospedaliere e familiari dei pazienti. Per i genitori del bambino, il percorso giudiziario rappresenta soprattutto la ricerca di giustizia e di risposte per dare dignità alla memoria del loro figlio.

Diabete di tipo 1, paziente di 13 anni trattato con teplizumab al Pediatrico di Bari: prima volta nel sud Italia

Per la prima volta nel Sud Italia un paziente pediatrico con diabete di tipo 1 in fase preclinica è stato trattato con teplizumab, farmaco in grado di rallentare la progressione della malattia prima della comparsa dei sintomi. Il trattamento è stato eseguito all’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari e ha avuto esito positivo.

Il paziente, 13 anni, era stato sottoposto a screening dopo un riscontro occasionale di emoglobina glicata ai limiti della norma, emerso durante un accesso all’ambulatorio di Diabetologia dell’Unità Operativa di Malattie Metaboliche. Gli accertamenti hanno evidenziato la positività ad alto titolo di tre autoanticorpi pancreatici, confermata da controlli ripetuti al Laboratorio di Autoimmunologia del Policlinico, con indicazione di elevato rischio di progressione verso la forma clinicamente manifesta.

L’accesso alla terapia è avvenuto attraverso un percorso multidisciplinare guidato dalle dottoresse Elvira Piccinno e Antonella Lonero, del Centro di Riferimento Regionale Pediatrico per Malattie del Metabolismo e Tecnologie complesse per il Diabete. Il team ha effettuato valutazioni diabetologiche, psicologiche, nutrizionali e infermieristiche, acquisito un consenso informato specifico e coordinato le attività con il Laboratorio di Patologia Clinica, la Psicologia e la Farmacia ospedaliera. Il trattamento è stato autorizzato dal Comitato etico competente nell’ambito di un programma di accesso controllato a terapie innovative prima della piena disponibilità clinica.

Il ragazzo ha ricevuto un ciclo di teplizumab per via endovenosa della durata di 14 giorni, tra ricovero ordinario e day hospital nel reparto di Malattie Metaboliche. La somministrazione è stata ben tollerata, senza eventi avversi significativi. È stato attivato un monitoraggio clinico, laboratoristico e immunologico costante, con supporto psicologico alla famiglia.

“A distanza di quattro mesi dalla conclusione del trattamento – spiega la dottoressa Elvira Piccinno – i controlli clinici hanno evidenziato un quadro estremamente incoraggiante: normoglicemia stabile, assenza di necessità di terapia insulinica, riduzione del titolo degli autoanticorpi pancreatici e mantenimento della funzione beta-cellulare con produzione endogena di insulina”. Dati che indicano, secondo quanto riferito, una stabilizzazione del processo autoimmune e un rallentamento della progressione verso il diabete manifesto.

“Allo stato attuale – aggiunge Piccinno – grazie a terapie innovative come il teplizumab possiamo offrire ai bambini e alle loro famiglie anni di vita senza malattia clinicamente manifesta”.

All’Ospedale Giovanni XXIII è attivo da anni un programma strutturato di screening per il diabete di tipo 1 in fase preclinica, in linea con la legge nazionale sullo screening pediatrico per diabete di tipo 1 e celiachia.

Cure palliative pediatriche, bimbo di 8 anni trasferito da Genova a Bari: volo umanitario dell’Aeronautica

È arrivato questo pomeriggio a Bari da Genova, con un volo umanitario dell’aeronautica militare, un bambino di 8 anni insieme alla madre, accompagnati dal direttore dell’hospice ‘Il Guscio dei Bimbi’ dell’ospedale ligure Gaslini.

Ad attenderli, all’aeroporto di Bari, l’équipe della Rianimazione pediatrica dell’ospedale Giovanni XXIII e la direzione sanitaria aziendale, che ha preso in carico il piccolo e lo ha accompagnato in ospedale insieme alla polizia locale. Qui madre e figlio sono stati accolti in una stanza dedicata della terapia intensiva pediatrica, in un ambiente protetto e con personale formato nelle cure palliative pediatriche anche in area critica.

“Il trasferimento – spiega il Policlinico barese – rappresenta un passaggio delicato ma necessario: alcuni giorni di ricovero per garantire stabilizzazione clinica e preparare, con attenzione e gradualità, il rientro a casa, in provincia di Foggia”.

Un percorso “costruito passo dopo passo insieme ai genitori – dice l’ospedale, nel rispetto delle loro scelte e con il supporto dell’équipe di cure palliative pediatriche” del Giovanni XXIII, “secondo un principio chiaro: proporzionalità delle cure e centralità della famiglia”. L’obiettivo è “accompagnare il bambino e la sua famiglia in modo unitario, tenendo insieme aspetti clinici, psicologici e relazionali”.

Dopo questa breve fase ospedaliera, il piccolo farà ritorno al proprio domicilio. La dimissione sarà protetta e condivisa: medico di medicina generale, rianimatore ed équipe domiciliare territoriale saranno presenti per garantire continuità delle cure.