Taranto, sottufficiale della Marina militare accusato di maltrattamenti in famiglia viene assolto: “Episodio isolato”

Era imputato per maltrattamenti in famiglia aggravati, ma è stato assolto con formula piena il sottufficiale 50enne della Marina militare finito a processo a Taranto. I giudici hanno ritenuto che i fatti contestati non configurassero una condotta abituale, ma un unico episodio, insufficiente a sostenere l’accusa.

Il procedimento era scaturito da un intervento dei carabinieri nel marzo 2024 in un’abitazione di San Giorgio Jonico, dove l’uomo viveva con la moglie e le due figlie minori. Secondo la denuncia della donna, i litigi sarebbero stati frequenti e talvolta violenti, anche in presenza delle bambine.

Tra le accuse, minacce gravi e strattonamenti avvenuti – secondo la ricostruzione – sotto l’effetto di alcol e droga, con presunte lesioni riportate dalla 48enne. L’uomo era stato inizialmente sottoposto al divieto di avvicinamento e rinviato a giudizio.

Nel corso del processo, però, l’impianto accusatorio è stato ridimensionato fino alla caduta definitiva delle accuse. Il collegio giudicante ha ritenuto non sussistenti gli elementi per una condanna, arrivando all’assoluzione piena dell’imputato.

Bari, permuta legata all’acquisto dell’ex capannone Bricorama per il Parco della Rinascita: assolto ingegnere

Il Tribunale di Bari ha assolto con formula piena l’ingegner Donald Lamberti, imputato per falso in atto pubblico e truffa ai danni del Comune. La vicenda risaliva al 2018 e riguardava una permuta immobiliare legata all’acquisizione dell’ex capannone Bricorama, destinato a supportare il Parco della Rinascita sorto sull’area della ex Fibronit.

Secondo l’accusa, Lamberti avrebbe sottostimato il valore di un suolo pubblico, successivamente rivenduto da una società privata al gruppo Eurospin a un prezzo sensibilmente più alto, suscitando polemiche politiche e denunce di presunto danno erariale.

Dopo un processo durato due anni, il Tribunale ha però escluso ogni responsabilità dell’ingegnere, riconoscendo la correttezza del suo operato professionale. La stessa Procura aveva richiesto l’assoluzione.

“Sono profondamente emozionato: questa sentenza ristabilisce la verità e conferma la trasparenza del mio lavoro”, ha dichiarato Lamberti, parlando di “riscatto morale” dopo anni difficili. Il difensore, l’avvocato Francesco Saverio Digilio, ha sottolineato come il caso dimostri “la piena autonomia e indipendenza di giudizio della magistratura”.

Bari, a processo per rapina e minacce al fratello in centro. Assolto 37enne barese: “Il fatto non sussiste”

Si è concluso con un’assoluzione il processo a carico di un 37enne barese accusato di aver rapinato, insieme a un complice rimasto ignoto, il fratello e un altro uomo nel centro di Bari il 20 giugno 2023. Secondo l’accusa, i due sarebbero stati minacciati con un coltello e taniche di benzina e derubati di denaro e una carta ricaricabile.

La Procura aveva chiesto una condanna a tre anni e otto mesi di reclusione. Tuttavia, il Tribunale ha assolto l’imputato con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Determinanti le incongruenze emerse durante il dibattimento. Le testimonianze delle presunte vittime non hanno confermato quanto dichiarato inizialmente: versioni discordanti sull’uso delle taniche di benzina, incertezze sull’identità e sul rapporto tra le persone coinvolte e omissioni su alcuni oggetti che sarebbero stati sottratti. Elementi che non hanno convinto la giudice Antonietta Guerra, portando alla decisione di assolvere l’imputato.

Bitritto, pestaggio in una discoteca durante festa privata nel 2021: assolto il rapper barese Young Hash

È stato assolto per insufficienza di prove il rapper barese Angelo Nicola Chiarelli, noto come Young Hash’, al termine del procedimento giudiziario relativo a un episodio di violenza avvenuto nell’ottobre 2021 in una discoteca di Bitritto. La decisione è stata emessa dal giudice Donato Antonio Coscia.

Il 24enne artista, che negli ultimi mesi ha ottenuto grande visibilità sui social – in particolare su TikTok con il brano “Ma o sta disc” realizzato insieme a Boro Boro – era accusato di lesioni personali aggravate. Secondo l’impostazione iniziale, Chiarelli e altri tre giovani avrebbero preso parte a un’aggressione ai danni di due coetanei durante una festa privata nel locale “Coco de Ville”.

Il procedimento nasceva da un decreto penale di condanna impugnato dalla difesa del rapper. Tuttavia, nel corso delle udienze, il quadro accusatorio si è progressivamente indebolito: le persone offese e alcuni testimoni hanno infatti ritrattato le precedenti dichiarazioni.

Alla luce di tali sviluppi, la stessa accusa ha richiesto l’assoluzione dell’imputato, richiesta accolta dal giudice. La sentenza ha di fatto reso inefficace il decreto penale anche nei confronti degli altri tre giovani coinvolti.

Omicidio Gelao a Japigia, Busco resta assolto. La Cassazione conferma: “Non ci sono colpevoli”

Non ci sono responsabili per l’omicidio di Giuseppe Gelao, ucciso nel quartiere Japigia di Bari la sera del 6 marzo 2017. La Corte di Cassazione ha confermato, respingendo il ricorso della Procura generale di Bari, l’assoluzione di Antonio Busco, condannato all’ergastolo in primo grado e poi assolto «per non aver commesso il fatto» in Appello.

Busco, assistito dagli avvocati Alessandro Cacciotti e Salvino Mondello, era considerato dalla Dda di Bari il killer di Gelao. L’omicidio, per gli inquirenti, si inserì nella faida tra il gruppo capeggiato da Busco e il clan Palermiti per il controllo dello spaccio nel quartiere Japigia.

Nell’agguato in cui fu ucciso Gelao, rimase ferito anche Antonino Palermiti, nipote del capoclan Eugenio. Nell’ambito di quella faida, chiamata dagli inquirenti “guerra di Japigia», furono uccise altre due persone, Francesco Barbieri e Nicola De Santis, considerate vicine a Busco.

A dicembre 2024 la Cassazione aveva confermato l’assoluzione anche per altri due co-imputati nell’omicidio di Gelao, Davide Monti e Giuseppe Signorile, che avevano scelto il rito abbreviato. Condannati a 30 anni in primo grado, erano stati assolti in Appello.

“Minaccia di pubblicare video hot con l’ex fidanzata”, assolto il barese Andrea Di Gennaro: è il figlio di Antonio

Si chiude con un’assoluzione piena il processo a carico del calciatore barese Andrea Di Gennaro, 35enne figlio dell’ex calciatore del Bari e ora commentatore televisivo Antonio Di Gennaro, accusato di tentata estorsione nei confronti della ex fidanzata per la scomparsa di un Rolex mai ritrovato. Il giudice del Tribunale di Lecce ha stabilito che “il fatto non sussiste”.

La vicenda risale al 2017, quando la giovane denunciò di aver dimenticato l’orologio a casa del giocatore. I rapporti tra i due si deteriorarono fino alla rottura, mentre veniva avviata un’indagine per appropriazione indebita a carico di ignoti.

Il caso si riaccese mesi dopo, durante un incontro casuale a Otranto, dove scoppiò un litigio. Secondo l’accusa, Di Gennaro avrebbe minacciato la ex di diffondere video compromettenti, ma in aula testimoni ritenuti attendibili hanno escluso la presenza di tali minacce.

Determinanti anche le analisi sui telefoni, che non hanno rilevato messaggi incriminanti. Per il giudice, eventuali frasi pronunciate sarebbero state legate al momento di tensione e non a un tentativo di estorsione. Da qui l’assoluzione definitiva del calciatore.

La ragazza, costituita parte civile, è stata risarcita nel corso del processo ed ha pertanto revocato la propria costituzione di parte civile. Il giovane, a sua volta, ha garantito di non avere altre copie del video sessualmente esplicito oggetto del giudizio, escludendo in tale modo possibili riproduzioni o diffusioni dello stesso.

Bari, bodybuilder 17enne assolto per doping: era stato denunciato dalla mamma preoccupato per la sua salute

Il Tribunale per i Minorenni di Bari ha assolto un 25enne, minorenne all’epoca dei fatti (2018), accusato di aver usato sostanze dopanti per migliorare le prestazioni da bodybuilder. L’indagine era partita dalla denuncia della madre, preoccupata per alcuni sintomi e cambiamenti nel figlio, dopo aver trovato fiale e siringhe e aver visto esami del sangue con valori anomali.

Il ragazzo inizialmente aveva dichiarato di aver assunto sostanze dopanti fornite dall’allenatore della palestra, ma lo aveva fatto senza la presenza dell’avvocato. Successivamente si è avvalso della facoltà di non rispondere, così come la madre durante il processo.

La difesa ha chiesto di non considerare quelle dichiarazioni e ha sostenuto che non esistessero prove certe dell’uso di doping. Il tribunale ha quindi assolto l’imputato “perché il fatto non sussiste”. Le motivazioni saranno pubblicate entro 90 giorni.

“Quadro antisemita e odio razziale sui social”: il pittore barese Giovanni Gasparro assolto con formula piena

Il pittore barese Giovanni Gasparro è stato assolto con formula piena dalle accuse di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. La vicenda giudiziaria, nata da alcuni commenti pubblicati sulla sua pagina Facebook in relazione al dipinto Martirio di San Simonino da Trento, si è conclusa con il riconoscimento dell’insussistenza del reato contestato.

In precedenza, la Procura di Bari aveva chiesto una condanna a sei mesi di reclusione, con il riconoscimento delle attenuanti generiche. Secondo l’accusa, rispondendo ad alcuni utenti sui social, Gasparro avrebbe divulgato idee ritenute riconducibili all’odio antisemita, influenzando così il dibattito online e suscitando commenti di analogo contenuto da parte di alcuni follower.

Al centro della controversia vi era il dipinto realizzato nel 2020 dall’artista, che raffigura il cosiddetto martirio di Simonino da Trento, un bambino scomparso nella notte del 23 marzo 1475 e ritrovato morto circa un mese dopo. L’opera riprende una rappresentazione storica della vicenda, raffigurando il bambino con una ferita al costato, circondato da membri della comunità ebraica mentre raccolgono il sangue della ferita.

La storia di Simonino fu oggetto di venerazione religiosa per secoli: il bambino venne infatti considerato beato dalla Chiesa cattolica fino al 28 ottobre 1965, quando, nel contesto del Concilio Vaticano II, il culto fu ufficialmente abolito. Nel corso del processo, la difesa ha sostenuto che l’opera di Gasparro si inserisce nell’ambito della tradizione iconografica e della libertà artistica e storica, senza configurare alcuna istigazione all’odio o alla discriminazione. I giudici hanno accolto questa impostazione, riconoscendo che i fatti contestati non integrano gli estremi del reato.

Con la sentenza di assoluzione piena si chiude dunque una vicenda giudiziaria che aveva suscitato ampio dibattito tra arte, storia e libertà di espressione. Il tribunale ha stabilito che l’attività dell’artista, compresi i commenti oggetto di contestazione, non costituisce reato.

Bari, pistola non funzionante: assolto il pregiudicato De Giglio vicino al clan Strisciuglio

Assolto perché la pistola non era funzionante. Con questa motivazione il Tribunale ha prosciolto Tommaso De Giglio, pregiudicato ritenuto vicino al clan Strisciuglio del quartiere Libertà di Bari, dalle accuse di porto in luogo pubblico di arma e detenzione di sostanze stupefacenti.

L’uomo era stato arrestato nel 2023 insieme al presunto complice Giuseppe Anaclerio dopo un intervento della polizia all’interno dell’Officina degli Esordi, dove alcuni presenti avevano segnalato minacce da parte di alcune persone. Durante una successiva perquisizione domiciliare De Giglio aveva consegnato agli agenti due pistole.

Nel processo con rito abbreviato una perizia ha stabilito che una delle armi non era funzionante, circostanza che aveva già portato all’assoluzione dall’accusa di detenzione di armi. Nei giorni scorsi è arrivata anche la seconda assoluzione, relativa al porto in luogo pubblico delle due pistole.

Finanziere “infedele” assolto con formula piena: “Il fatto non sussiste”. Olivieri cancro incurabile

Il maresciallo della Guardia di Finanza Antonio Cretì, 51 anni, è stato assolto dal Tribunale di Bari dall’accusa di aver rivelato informazioni riservate all’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri nell’ambito dell’inchiesta “Codice Interno”. I giudici, presieduti da Perrelli, hanno stabilito che «il fatto non sussiste», accogliendo la linea difensiva dell’avvocato Emiliano D’Alessandro. La Procura aveva chiesto per il militare una condanna a un anno per rivelazione di segreto istruttorio.

Creti era comparso nelle intercettazioni dell’indagine nel giugno 2019, quando contattò Olivieri per chiedere il recapito di Antonio al quale voleva segnalare alcune perquisizioni legate a un’inchiesta sul calcio dilettantistico. Lo stesso Antonio è stato ascoltato in un’udienza.

Gli inquirenti ipotizzavano anche che potesse aver avvertito Olivieri del suo imminente arresto, avvenuto nel febbraio 2024 nell’ambito della stessa indagine. Ecco la presa di posizione di Antonio dopo la sentenza del Tribunale di Bari.