Lite tra fratelli finisce nel sangue: arrestato un 53enne a Molfetta un anno dopo la sparatoria

A quasi un anno dalla sparatoria avvenuta a Molfetta il 29 novembre 2025, i carabinieri hanno arrestato un 53enne, Antonio Brattoli, accusato di aver ferito il fratello minore Francesco, di 43 anni, al culmine di una lite legata a un terreno agricolo e a un natante. A riportarlo è il Quotidiano di Bari.

L’uomo è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Trani con le accuse di detenzione e porto abusivo di arma comune da sparo, minaccia e lesioni personali.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Trani, sono state rese particolarmente complesse dalla reticenza della vittima, che inizialmente non aveva fornito indicazioni sull’autore dell’aggressione né sul luogo dell’accaduto.

Attraverso l’analisi delle immagini di videosorveglianza, delle celle telefoniche e delle intercettazioni, gli investigatori sono riusciti a ricostruire la dinamica dei fatti e a individuare il presunto responsabile.

Secondo gli inquirenti, il movente sarebbe riconducibile a vecchi contrasti familiari per la gestione di alcuni beni. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il 53enne ha respinto ogni accusa, dichiarandosi estraneo ai fatti e sostenendo di aver sempre mantenuto buoni rapporti con i familiari.

Omicidio Cosimo Nardelli, confermato l’ergastolo al fratello mandante: ridotta a 30 anni la pena per Paolo Vuto

La Corte d’Assise d’Appello di Taranto ha confermato l’ergastolo per Tiziano Nardelli, ritenuto il mandante dell’omicidio del fratello Cosimo, ucciso il 26 maggio 2023 sotto la propria abitazione in via Cugini. Ridotta invece, attraverso un concordato in appello, la pena per Paolo Vuto, considerato l’organizzatore dell’agguato: dall’ergastolo inflitto in primo grado passa a 30 anni di reclusione.

Confermate anche le altre condanne: 30 anni per Cristian Aldo Vuto, indicato come l’esecutore materiale del delitto, e 25 anni per Francesco Vuto, che secondo l’accusa guidava lo scooter utilizzato per avvicinarsi alla vittima.

Le sentenze sono state pronunciate dalla Corte presieduta dalla giudice Paola Incalza. Le indagini, coordinate dai pm Milto Stefano De Nozza della Dda di Lecce e Francesco Sansobrino della Procura di Taranto, hanno ricostruito un movente legato a contrasti familiari ed economici. Alla base del delitto vi sarebbero le tensioni sorte all’interno della famiglia per la richiesta avanzata da Cosimo Nardelli di ottenere la liquidazione della propria quota in una cooperativa di famiglia, contrasti che, secondo l’accusa, sfociarono nella pianificazione dell’omicidio.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, il fratello: “Non sopporto come siamo trattati. Vogliamo avere giustizia”

«Ormai Bakari non c’è più, non potremo vedere più il suo volto, né ascoltare i suoi pensieri. Ha lasciato un vuoto che non sappiamo come riempire. Ha lasciato un vuoto a causa della violenza e noi vogliamo solo avere giustizia per il suo corpo».

È il dolore affidato ai social da Souleymane Sako, fratello minore di Bakari Sako, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto.

Per l’omicidio sono sei i giovani raggiunti da misure cautelari: quattro minorenni tra i 15 e i 16 anni, tra cui il presunto autore materiale delle coltellate che avrebbe confessato, oltre ai maggiorenni Fabio Sale, 20 anni, e Mimmo Colucci, 22 anni. Tutti sono indagati, a vario titolo, per omicidio. Al momento gli inquirenti non hanno contestato l’aggravante dell’odio razziale.

Nel post pubblicato su Facebook, Souleymane Sako richiama anche il tema dell’integrazione e delle discriminazioni: «Credo che siamo considerati persone di colore e non dovremmo sentirci così. Non dovremmo essere costretti a protestare perché veniamo trattati male. Lo facciamo perché ne abbiamo bisogno. Abbiamo dei diritti e dei doveri».

«Non sopporto il modo in cui veniamo trattati», aggiunge il fratello della vittima, tornando a chiedere verità e giustizia per la morte di Bakari Sako, avvenuta nel centro storico del capoluogo ionico e al centro di un’indagine che continua a suscitare forte attenzione e mobilitazione in città.

Trani, 15enne disabile colpito con un pugno dall’autista sul bus: non aveva il biglietto. Il fratello: “Bastava una multa”

Una discussione nata durante il controllo del biglietto si è trasformata in una colluttazione tra un autista dell’Amet e un ragazzo di 15 anni con disabilità. Torniamo ad occuparci di quanto accaduto a Trani a bordo di un autobus di linea e ora è al centro di un’indagine della polizia, impegnata a ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.

Secondo una prima ricostruzione, il diverbio sarebbe scoppiato dopo che il conducente ha chiesto al giovane il titolo di viaggio. Il ragazzo ne sarebbe stato sprovvisto e avrebbe mostrato quello non obliterato di un’amica. La tensione sarebbe rapidamente degenerata fino allo scontro fisico, avvenuto davanti agli altri passeggeri. Entrambi avrebbero riportato ferite.

La madre ha raccontato come il figlio, affetto da una grave forma di Adhd e disturbo borderline, avesse semplicemente dimenticato il biglietto. Secondo il suo racconto, un’amica si sarebbe offerta di cedergli il proprio ticket, ma l’autista avrebbe rifiutato iniziando a inveire contro il ragazzo fino a colpirlo con un pugno.

La vicenda ha suscitato forte clamore anche a livello istituzionale. Il vicesindaco di Trani Fabrizio Ferrante, assessore alle politiche per la diversabilità, ha chiesto con urgenza una relazione dettagliata all’Amet, società partecipata dal Comune, per chiarire responsabilità, testimonianze raccolte e eventuali provvedimenti adottati.

Determinanti potrebbero rivelarsi le immagini registrate da una passeggera presente sul bus, insieme alle testimonianze raccolte dagli investigatori. “.Se non ho il biglietto mi fai la multa, non mi prendi a pugni in faccia”, ha scritto sui social il fratello del 15enne, sottolineando come il ragazzo non abbia riportato conseguenze permanenti ma evidenziando il rischio che la situazione potesse degenerare ulteriormente.

Choc a Tricase, uccide il fratello e poi fa una videochiamata ai genitori: mostrati cadavere e arma del delitto

Dopo aver ucciso il fratello al culmine di una lite, avrebbe mostrato la scena del delitto ai familiari in una drammatica videochiamata. È quanto emerge dalle indagini a carico di Sheikh Md Humaun, 33enne bengalese, arrestato dai carabinieri con l’accusa di omicidio volontario aggravato.

Durante la chiamata, l’uomo avrebbe mostrato sia l’arma del delitto, un coltello da cucina, sia il corpo della vittima, il fratello minore, riverso a terra nell’abitazione. L’episodio ha avuto eco anche su diversi siti di informazione del Bangladesh, dove si fa riferimento a contrasti tra i due.

Dall’ispezione cadaverica, eseguita dal medico legale Ermenegildo Colosimo presso l’obitorio dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, sono emerse tre coltellate: una sola, inferta alle spalle nella regione lombare, è risultata fatale.

Fratello in ospedale, Decaro attacca: “Incidente grave nessun trattamento di favore. Non toccate la mia famiglia”

Il presidente della Regione Antonio Decaro annuncia azioni legali dopo le accuse circolate sui social di aver favorito il fratello ricoverato al Policlinico di Bari in seguito a un grave incidente stradale.

In un video, Decaro smentisce ogni trattamento di favore: “Nessuna corsia preferenziale, nessuna pressione”. Il fratello e la moglie, entrambi feriti, sono stati soccorsi dal 118, ricoverati e operati secondo le normali procedure sanitarie.

Il governatore definisce le insinuazioni “una bugia costruita su una tragedia sfiorata” e annuncia querela contro l’autrice delle accuse, sottolineando: “La critica politica è legittima, ma coinvolgere la famiglia è inaccettabile”.

Omicidio a Tricase, accoltella e uccide il fratello di 28 anni al termine di una lite: fermato 32enne

Un uomo di 32 anni, originario del Bangladesh è stato fermato dai carabinieri con l’accusa di avere accoltellato a morte suo fratello minore, di 28 anni, durante una lite a Tricase, nel Leccese.

La lite è avvenuta nell’appartamento dove i due vivevano in via Cadorna alla presenza di un altro cittadino bangladese che convive con loro e che ha chiamato i soccorsi.

L’omicidio è avvenuto attorno alle 17.30. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che sono riusciti a bloccare l’aggressore e stanno ora ricostruendo la dinamica e il movente dell’accaduto. L’uomo avrebbe confessato. Sul posto è intervenuto per i rilievi anche personale del Nucleo Investigativo di Lecce.

Bari, a processo per rapina e minacce al fratello in centro. Assolto 37enne barese: “Il fatto non sussiste”

Si è concluso con un’assoluzione il processo a carico di un 37enne barese accusato di aver rapinato, insieme a un complice rimasto ignoto, il fratello e un altro uomo nel centro di Bari il 20 giugno 2023. Secondo l’accusa, i due sarebbero stati minacciati con un coltello e taniche di benzina e derubati di denaro e una carta ricaricabile.

La Procura aveva chiesto una condanna a tre anni e otto mesi di reclusione. Tuttavia, il Tribunale ha assolto l’imputato con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Determinanti le incongruenze emerse durante il dibattimento. Le testimonianze delle presunte vittime non hanno confermato quanto dichiarato inizialmente: versioni discordanti sull’uso delle taniche di benzina, incertezze sull’identità e sul rapporto tra le persone coinvolte e omissioni su alcuni oggetti che sarebbero stati sottratti. Elementi che non hanno convinto la giudice Antonietta Guerra, portando alla decisione di assolvere l’imputato.

Tatiana scomparsa a Nardò, il fratello Vladimir: “Non è allontanamento volontario a casa siamo tanto preoccupati”

“Io non lo so cosa sia successo, sicuramente non è un allontanamento volontario e la preoccupazione a casa è grande”. A parlare è Vladimir Tramacere, il fratello di Tatiana, la 27enne scomparsa da Nardò, in provincia di Lecce, dal 24 novembre.

In una intervista al Tg3, il fratello della studentessa riferisce che la ragazza “era serena e vivace ultimamente, felice, la Tatiana di sempre”. “La speranza è sempre l’ultima – dice ancora Vladimir Tramacere – però la preoccupazione cresce”.

Sul caso la Procura di Lecce ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, al momento a carico di ignoti. I carabinieri, su delega degli inquirenti, stanno analizzando il contenuto del telefono cellulare di un amico 30enne che la ragazza aveva incontrato la sera in cui si sono perse le sue tracce.

Proposta di lavoro da manovale per Suavi. L’appello di Sonia al fratello: “Samuele fatti vivo”

Un’ondata di affetto e di solidarietà ha travolto Sonia e Suavi. Dopo aver dormito sui letti nuovi, i due sono tornati a sorridere. Abbiamo parlato con il loro avvocato e approfondito la storia, ricevendo rassicurazioni. È arrivata una proposta di lavoro come manovale per Suavi, giovedì ci sarà il colloquio. La speranza è che vada tutto bene. Sonia intanto ha rivolto un appello a suo fratello.