Siamo arrivati al capolinea di una delle storie più emozionanti del web. Nessun falò di confronto alla Temptation Island, ma le solite offese e minacce in diretta TikTok. Protagonisti Kekka e Nico. Ecco gli ultimi aggiornamenti della vicenda.
Tentazioni e minacce, Matteo in fuga dal raduno dei tossici: “Loconte vieni a prendere due schiaffi”
Abbiamo incontrato nuovamente Matteo. Ai nostri microfoni aveva raccontato di essere pulito da quasi due anni, di aver ritrovato una vita che sembrava ormai perduta e di aver messo alle spalle un passato segnato dalla dipendenza e da una condizione che lo aveva progressivamente allontanato da se stesso, dagli affetti e dalla quotidianità.
Un percorso duro, segnato a volte da tentazioni. Matteo ha voluto confidarsi nuovamente con noi, dandoci diversi aggiornamenti anche in seguito alla pubblicazione del primo servizio, mentre qualcuno di passaggio ha pensato bene di minacciarci.
Massafra, armato minaccia la madre in casa e crea il panico per strada: arrestato 34enne. Era sotto l’effetto di droga
Momenti di paura sabato mattina a Massafra, dove un 34enne, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, avrebbe dato in escandescenze sotto l’effetto di droga, armato di una spranga di ferro.
L’uomo avrebbe iniziato a distruggere mobili e suppellettili nell’abitazione condivisa con la madre, impedendole inoltre di uscire e minacciandola di morte. Una volta in strada, avrebbe danneggiato alcune auto parcheggiate e segnali stradali, provocando il panico tra i residenti.
All’arrivo dei carabinieri, allertati dalle numerose chiamate al 112, il 34enne avrebbe opposto resistenza e minacciato i militari. Per bloccarlo è stato utilizzato lo spray al peperoncino, mentre sul posto è intervenuto anche il 118.
Trasportato all’ospedale di Castellaneta e successivamente dimesso, l’uomo è stato arrestato con le accuse di porto di armi, porto di strumenti da punta e taglio, resistenza a pubblico ufficiale, maltrattamenti in famiglia e danneggiamento aggravato. Per il caso è stato attivato anche il codice rosso. Su disposizione dell’autorità giudiziaria, il 34enne è stato condotto nel carcere di Taranto.
Richieste, minacce e abbracci. Domenico operatore di Quinto Potere: “Se non la vivi non puoi capire”
Chiede soldi e whisky alla figlia, il padre di Sonia minaccia Antonio: “Bastardo ti farò male”
Escort di 18 anni violentata e rapinata a Bari, scatta la gogna su TikTok: insulti e minacce dopo gli arresti
La vicenda della 18enne sudamericana che, secondo l’accusa, sarebbe stata violentata e rapinata da un gruppo di giovani a Bari si sposta sui social. Dopo gli arresti, su TikTok sarebbero comparsi due profili utilizzati per una campagna denigratoria e intimidatoria nei confronti di due ragazzi coinvolti nella vicenda, uno dei quali si trova in carcere.
I fatti contestati risalgono alla notte tra il 16 e il 17 marzo scorso. La giovane, dopo aver pubblicato un annuncio su un sito di incontri, sarebbe stata contattata da uno dei ragazzi e accompagnata in un’abitazione del quartiere Japigia, dove avrebbe dovuto incontrare un giovane agli arresti domiciliari.
Secondo la denuncia, la situazione sarebbe però degenerata: la 18enne sarebbe stata aggredita, minacciata con una pistola, costretta a salire in auto e violentata da due dei giovani presenti. Le sarebbero stati inoltre sottratti 50 euro e il cellulare, dopo averla costretta a fornire il codice di sblocco. La ragazza sarebbe stata poi abbandonata all’alba, sotto la pioggia, nelle campagne di Monopoli, riuscendo successivamente a raggiungere un panificio e a chiedere aiuto.
Dopo gli interrogatori di garanzia, durante i quali sarebbe emerso anche un possibile scambio di persona per uno degli arrestati, la vicenda è approdata su TikTok. Sui due profili comparirebbero i volti di uno degli indagati e di un quinto giovane, che secondo la versione della vittima avrebbe invece tentato di aiutarla.
Nei video ricorrerebbero riferimenti a presunti “pentiti”, inviti a “volare a Roma”, immagini associate alle forze dell’ordine e canzoni neomelodiche con allusioni a chi avrebbe parlato con gli investigatori. Un episodio che riaccende i riflettori sull’uso dei social come strumento di intimidazione e pressione, fenomeno già emerso in diverse indagini condotte dalla Procura di Bari.
Il sistema Gorio (1), mani addosso e volgari minacce dai Manila’s boys: “Youtuber non ti avvicinare”
Torniamo a parlare di Manila Gorio dopo diverso tempo. La nostra inchiesta sul giornalismo svenduto e sul sistema Manila Gorio ha fatto parecchio discutere nei mesi precedenti. Dopo aver parlato del caso di Casamassima e di Vieste, questa volta vi mostriamo le immagini del nostro blitz ad un evento che si è tenuto ad Adelfia. Ad accoglierci tra spinte, minacce e insulti, i Manila’s boys. Ecco la prima parte di questo clamoroso incontro.
Ruvo, la denuncia del sindaco Chieco sui social: “Intimidazioni a me e alla mia famiglia”. Indagini in corso
Intimidazioni nei confronti del sindaco di Ruvo di Puglia, Pasquale Chieco, e dei suoi familiari. A rendere nota la vicenda è stato lo stesso primo cittadino con un messaggio pubblicato sui social, precisando che i dettagli delle minacce non sono stati resi pubblici per non ostacolare le indagini. Secondo i primi accertamenti, gli episodi sarebbero collegati alla sua attività amministrativa e avrebbero coinvolto direttamente un familiare stretto.
Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori vi sarebbe la vicenda di una villa confiscata alla criminalità organizzata in via Bisceglie, destinata a diventare una foresteria per braccianti. L’immobile è stato più volte bersaglio di atti vandalici e ad aprile è stato distrutto da un incendio doloso, avvenuto pochi giorni dopo l’annuncio di un finanziamento regionale da un milione di euro per la sua riqualificazione.
Nel suo intervento, Chieco ha ribadito il dovere delle istituzioni di operare nell’interesse della collettività, pur riconoscendo i rischi che tale impegno può comportare. Il sindaco ha inoltre ringraziato magistratura, prefettura e forze dell’ordine per il sostegno ricevuto.
La notizia ha suscitato numerose attestazioni di solidarietà dal mondo politico. Il presidente del Consiglio regionale, Toni Matarrelli, ha espresso vicinanza al sindaco e alla sua famiglia. Messaggi di sostegno sono arrivati anche dai consiglieri regionali Domenico De Santis e Tommaso Scatigna, oltre che dal sindaco di Bari, Vito Leccese, che ha definito l’accaduto «un attacco gravissimo» alla democrazia. Solidarietà bipartisan è giunta anche dal Consiglio comunale di Ruvo di Puglia.
Video su YouTube contro Anelli: dottoressa no vax assolta dalle minacce ma condannata per diffamazione
Assolta dall’accusa di minacce perché «il fatto non sussiste», ma condannata per diffamazione a una multa di 350 euro. È la decisione del giudice del Tribunale di Bologna, Fabio Cosentino, nei confronti di Barbara Balanzoni, medico radiato dall’albo e nota per le sue posizioni contrarie ai vaccini, imputata per due video pubblicati su YouTube tra gennaio e febbraio 2022.
Il procedimento era nato dalla querela presentata da Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) e dell’Ordine dei medici di Bari, costituitosi parte civile nel processo.
Il tribunale ha inoltre disposto il risarcimento di 15mila euro alla Fnomceo e di 3mila euro ad Anelli. Nella precedente udienza la Procura aveva chiesto una condanna a 1.500 euro, mentre la parte civile aveva avanzato una richiesta risarcitoria complessiva superiore ai 100mila euro. In aula era presente l’imputata, accompagnata da una trentina di sostenitori. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.
Bari, minacce e diffamazione su Facebook: l’ex titolare del chiosco di Pane e pomodoro condannato a 9 mesi
Il giudice del tribunale di Bari, Alberto Mastropasqua, ha condannato a nove mesi di reclusione il 39enne Pietro Malanga imputato per diffamazione e minacce a pubblico ufficiale nei confronti dell’ex sindaco di Bari e attuale presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro e dell’allora assessora allo sviluppo economico del Comune, Carla Palone.
Malanga è stato condannato anche al pagamento di 3000 euro di risarcimento del danno per ciascuno e a 2.000 euro di spese di costituzione di parte civile sia per Decaro sia per Palone. La vicenda trae origine da alcuni commenti che l’uomo nel 2020 pubblicò su Facebook in relazione alla revoca decisa dall’amministrazione comunale della concessione per la gestione dei servizi balneari lungo le spiagge di Torre Quetta e Pane e Pomodoro e il bar con terrazza del molo Sant’Antonio al porto vecchio di Bari.
In particolare il Comune aveva revocato la concessione alle due società (‘Il Veliero’ e ‘Adriatica’) che gestivano le attività che erano state destinatarie in quei mesi da un’interdittiva antimafia. Pietro Malanga era il figlio di Orlando Malanga, ritenuto di fatto il gestore del bar della spiaggia di Pane e Pomodoro. ‘Ridateci ciò che è nostro, lì abbiamo dato sangue e sudore’, il post che il 39enne aveva scritto sulla sua pagina social, rivolgendo anche alcune offese nei confronti di Decaro. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna ad un anno e mezzo di reclusione. Il giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche: l’uomo è stato condannato anche al risarcimento del danno in favore di Decaro e Palone. I due rappresentanti istituzionali erano presenti in aula questa mattina durante la requisitoria.
Prima della sentenza, all’uscita dal tribunale, Decaro rispondendo alle domande dei giornalisti ha spiegato che “le istituzioni non debbano mai girare la testa dall’altro lato, o piegarsi. Era importante essere per me qui oggi per testimoniare la presenza delle Istituzioni, il rispetto delle regole”. Il governatore ha evidenziato che era “importante ribadire che le Istituzioni devono tenere sempre la testa alta”.










