Femminicidio in A1, gli ultimi messaggi del killer alla madre di Lorena Isceri: “Ti odio, sei perfida”. Poi: “È morta”

Emergono nuovi dettagli sugli ultimi momenti prima dell’omicidio di Lorena Isceri, uccisa dall’ex compagno Federico Vella il 3 settembre. Poco prima della tragedia, l’uomo avrebbe contattato più volte la madre della giovane, Antonietta, nel tentativo di convincerla a fare da intermediaria e favorire una riconciliazione con la figlia.

Già nei giorni precedenti Vella aveva chiesto alla donna di aiutarlo a riconquistare Lorena, arrivando a proporre anche una terapia di coppia. La madre, però, avrebbe rifiutato di intervenire, spiegando che la figlia era ormai adulta e doveva decidere autonomamente.

Il 3 settembre, poche ore prima del delitto, Vella avrebbe nuovamente scritto ad Antonietta, accusandola di ostacolare il suo rapporto con Lorena e rivolgendole parole minacciose e offensive. Alle 14.53 sarebbe arrivato un messaggio dai toni inquietanti: “Se non mi avessi trattato male non sarebbe successo. Ti odio. Sei perfida”.

Poco dopo, l’ultimo, agghiacciante messaggio: “ morta”. Una comunicazione che avrebbe anticipato la tragedia e che ora rappresenta uno degli elementi al centro degli accertamenti.

La famiglia di Lorena, profondamente provata, sta affrontando il lutto. L’avvocato Mino Miccoli ha riferito che la madre della giovane ha avuto un forte crollo emotivo dopo giorni particolarmente difficili.

Massafra, armato minaccia la madre in casa e crea il panico per strada: arrestato 34enne. Era sotto l’effetto di droga

Momenti di paura sabato mattina a Massafra, dove un 34enne, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, avrebbe dato in escandescenze sotto l’effetto di droga, armato di una spranga di ferro.

L’uomo avrebbe iniziato a distruggere mobili e suppellettili nell’abitazione condivisa con la madre, impedendole inoltre di uscire e minacciandola di morte. Una volta in strada, avrebbe danneggiato alcune auto parcheggiate e segnali stradali, provocando il panico tra i residenti.

All’arrivo dei carabinieri, allertati dalle numerose chiamate al 112, il 34enne avrebbe opposto resistenza e minacciato i militari. Per bloccarlo è stato utilizzato lo spray al peperoncino, mentre sul posto è intervenuto anche il 118.

Trasportato all’ospedale di Castellaneta e successivamente dimesso, l’uomo è stato arrestato con le accuse di porto di armi, porto di strumenti da punta e taglio, resistenza a pubblico ufficiale, maltrattamenti in famiglia e danneggiamento aggravato. Per il caso è stato attivato anche il codice rosso. Su disposizione dell’autorità giudiziaria, il 34enne è stato condotto nel carcere di Taranto.

Accoltellato per la droga, Gianluca cacciato di casa. La mamma: “Se non va in comunità muore”

Torniamo ad occuparci di quanto accaduto nei giorni scorsi in piazza Umberto a Noicattaro dove un 26enne ha accoltellato un 24enne durante una lite. Abbiamo incontrato e intervistato la madre della vittima, un tossicodipendente, colpito all’addome e al torace. Il diverbio sarebbe scoppiato proprio per motivi legati alla droga. La madre del giovane si è aperta con noi e ci ha raccontato le varie tappe di una storia straziante, come tante, che lascia senza parole.

Mamma tossica minaccia di uccidere il figlio: salvato da carabiniere eroe a poche ore dalla pensione

Momenti di grande paura a Quasano, frazione di Toritto, dove un carabiniere sabato notte è intervenuto per mettere in salvo un bimbo di 4 mesi minacciato dalla madre tossica.

La donna, in stato di alterazione, si è barricata in casa e avrebbe rivolto al figlio pesanti minacce, arrivando a prospettare di ucciderlo. Una situazione di estrema tensione che ha richiesto l’immediato intervento dei militari dell’Arma, allarmati dai vicini.

Decisiva l’azione di Tommaso Di Giosa, carabiniere che, a poche ore dal pensionamento, è riuscito a gestire la delicata situazione e a mettere il giovane al sicuro, evitando che la minaccia potesse trasformarsi in tragedia. L’intervento si è concluso senza conseguenze più gravi.

Bimba di 8 anni violentata dal padre e picchiata con la madre complice, orrore a Lecce: coppia condannata

Condanna in primo grado per una coppia di genitori di Lecce accusati di gravi maltrattamenti nei confronti della figlia, all’epoca dei fatti di otto anni. Il collegio del Tribunale, presieduto da Annalisa De Benedictis, ha inflitto 17 anni di reclusione al padre e 11 anni e 6 mesi alla madre.

I due erano imputati, a vario titolo, di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. Al padre veniva inoltre contestata la detenzione di materiale pedopornografico. La sentenza dispone anche l’interdizione legale per tutta la durata della pena, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da ogni incarico o attività che comporti contatti con minori, oltre al divieto di frequentare luoghi abitualmente frequentati da bambini e all’obbligo di comunicare alle forze dell’ordine la propria residenza e gli eventuali spostamenti.

Il Tribunale ha inoltre condannato gli imputati al risarcimento dei danni nei confronti della figlia, costituita parte civile, riconoscendo una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro. Le difese potranno presentare ricorso in Appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

Secondo l’accusa, supportata dalle indagini della Squadra Mobile coordinate dalla pm Stefania Mininni, i fatti risalgono al gennaio 2017. Alla coppia vengono contestati ripetuti episodi di violenza fisica e psicologica nei confronti della bambina. Al padre sono attribuite anche condotte di natura sessuale nei confronti della figlia, oltre al possesso di materiale pedopornografico, mentre la madre è accusata di aver assistito alle violenze senza intervenire.

Tragedia sulla Noicattaro-Capurso, frontale tra due auto: muore bimba di 4 anni. Grave la madre 33enne

Grave incidente stradale questa mattina sulla strada provinciale 240, tra Noicattaro e Capurso, alle porte di Bari. A perdere la vita è stata una bambina di quattro anni che viaggiava in auto con la madre di 33 anni, rimasta gravemente ferita e trasportata in ospedale in codice rosso.

Ferito anche un 37enne, trasportato in codice rosso all’ospedale Di Venere di Bari per trauma alla gamba sinistra e cranico. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori, lo schianto sarebbe stato causato da un sorpasso e avrebbe coinvolto due vetture in uno scontro frontale. La dinamica dell’accaduto è tuttora in fase di accertamento.

Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine, impegnate nei rilievi per ricostruire l’esatta sequenza dei fatti. La circolazione nella zona ha subito pesanti rallentamenti e risulta ancora fortemente compromessa.

Bari, sentenza storica della Corte d’Appello. Una madre e due padri: riconosciuti tre genitori per lo stesso bambino

La Corte d’Appello di Bari ha riconosciuto in via definitiva un bambino come figlio di tre genitori: la madre biologica e due papà che lo crescono dalla nascita. Il piccolo, oggi di 4 anni, è nato in Germania da un progetto di genitorialità condivisa tra una donna e una coppia unita civilmente da oltre dieci anni. Il concepimento è avvenuto in modo naturale, senza ricorso alla maternità surrogata.

Dopo il riconoscimento iniziale della madre e del padre biologico, anche il compagno di quest’ultimo ha ottenuto in Germania il riconoscimento genitoriale, consentito dalla normativa tedesca. Quando la famiglia ha chiesto la trascrizione del provvedimento anche in Italia, il Comune pugliese competente ha negato l’autorizzazione, aprendo così il contenzioso giudiziario.

La Corte d’Appello di Bari ha però accolto il ricorso, richiamando anche la precedente decisione favorevole del giudice tedesco. La sentenza, emessa a gennaio e ormai definitiva, rappresenta un precedente significativo sul riconoscimento delle famiglie omogenitoriali in Italia.

“Speriamo che questo sia il primo grande passo verso una giurisprudenza aperta a questa tipologia di famiglie”, ha commentato l’avvocata Pasqua Manfredi di Rete Lenford, che ha assistito la coppia.

Fratelli coltelli (1), Enzo e Orlando si giurano la morte. La mamma distrutta: “Non ce la faccio più”

Vi mostriamo il primo servizio su una situazione familiare che rischia di trasformarsi in una tragedia. Protagonisti sono i fratelli Vincenzo e Orlando, ogni giorno rischiano di ammazzarsi davanti alla loro madre anziana, già finita in ospedale in seguito ad una caduta dopo aver tentato di dividerli. Ci siamo recati sul posto dopo le segnalazioni dei vicini preoccupati ed esasperati per una vicenda preoccupante. Abbiamo raccolto le prime testimonianze dei diretti interessati.

Aggredisce la mamma di 62 anni e la sorella: arrestato 42enne a Ginosa. Attivato il codice rosso

Ha aggredito la madre e la sorella al culmine dell’ennesimo episodio di violenza domestica: per questo un 42enne è stato arrestato in flagranza dai carabinieri a Ginosa, nel Tarantino, con l’accusa di atti persecutori e lesioni personali.

I militari, con il supporto dei colleghi della compagnia di Castellaneta, sono intervenuti nell’abitazione trovando le due donne in forte stato di agitazione. Secondo la ricostruzione, l’uomo si sarebbe presentato a casa della madre, 62 anni, aggredendo entrambe in una discussione per dissidi familiari.

Le verifiche hanno fatto emergere un quadro di violenze ripetute nel tempo.
 a madre, ferita, è stata trasportata all’ospedale di Castellaneta per le cure. I carabinieri hanno quindi attivato le procedure del codice rosso.

Pretende i soldi per compare la droga dalla madre, la minaccia e aggredisce: arrestato. Non era la prima volta

Un 27enne di Ginosa è stato arrestato nella notte del 14 aprile dai Carabinieri di Marina di Ginosa con l’accusa di tentata estorsione e maltrattamenti in famiglia ai danni della madre convivente.

L’intervento è avvenuto dopo la richiesta di aiuto della donna, aggredita in casa dal figlio che avrebbe preteso denaro — probabilmente per acquistare droga — reagendo al rifiuto con minacce di morte e violenza fisica.

La vittima ha inoltre riferito di precedenti episodi di aggressioni verbali mai denunciati, evidenziando una situazione di maltrattamenti protratta nel tempo.

L’operazione rientra nelle procedure del “Codice Rosso” per la tutela delle vittime di violenza domestica. L’uomo è stato trasferito nel carcere di Taranto su disposizione dell’Autorità giudiziaria.