Bari, paura in mare a Palese: genitori e figli soccorsi dai bagnini della Misericordia di Modugno

Momenti di apprensione nel pomeriggio del 21 agosto al lido del Tiro a Volo, conosciuto anche come lido dell’Esercito, dove due genitori in difficoltà sono stati soccorsi e riportati a riva insieme ai loro figli grazie al tempestivo intervento degli addetti al servizio di salvamento della Misericordia di Modugno.

L’episodio si è verificato intorno alle 16.40. Il bagnino Daniele, in servizio presso il secondo pontile, ha notato due genitori in mare con i rispettivi figli, oltre la boa rossa. Le condizioni meteo-marine non erano semplici, con un forte vento di Levante che rendeva particolarmente impegnativo il rientro a riva.

Il responsabile del servizio di salvamento, Francesco, dopo aver valutato la situazione insieme al caposquadra Gianni, ha deciso di intervenire. Francesco e Mauro, dalla postazione del terzo pontile, si sono diretti verso i bagnanti a bordo del mezzo di salvataggio, affrontando un mare reso difficile dal vento.

L’intervento si è concluso nel migliore dei modi: i due genitori e i loro bambini sono stati accompagnati in sicurezza fino a riva, senza conseguenze.

Malta, 15enne barese detenuto dal 25 maggio. Il sindaco Leccese parla con i genitori: “Seguiamo il caso”

Il sindaco di Bari Vito Leccese segue con apprensione la vicenda di Flavio Santoiemma, il 15enne di origini baresi detenuto a Malta dal 25 maggio con l’accusa di procurato allarme bomba nella scuola che frequenta.

Il primo cittadino ha telefonato ai genitori del ragazzo, che risiedono a Malta. La madre, secondo quanto riferito dal Comune, ha espresso ancora una volta la forte preoccupazione per le condizioni di detenzione del figlio, che si trova in carcere da oltre 70 giorni, separato dagli altri detenuti.

Il caso è seguito anche dalle autorità diplomatiche italiane. Leccese è infatti in costante contatto con l’ambasciatrice d’Italia a Malta, Valentina Setta, che sta seguendo la vicenda insieme alla Farnesina e nei giorni scorsi ha effettuato una visita consolare nel penitenziario minorile dove è detenuto il 15enne.

Secondo quanto riferito dalla famiglia, il ragazzo sarebbe stato adescato attraverso un videogame e coinvolto nella telefonata che aveva fatto scattare l’allarme per una presunta bomba nella scuola. La prossima udienza è stata fissata per 19 agosto.

Padri in Movimento, c’è il logo: “A ottobre costituiamo il partito. Al fianco dei genitori separati”

Il logo è già stato definito, il prossimo mede di ottobre, a Roma ci sarà la costituente del partito “Padri in Movimento”. L’associazione, che dà sostegno a padri, ma anche madri separate, ha deciso di fare il grande passo e diventare partito per cercare di intervenire su una giustizia definita “perversa”. Per ora nessun apparentamento, solo la voglia di cambiare l’inerzia delle cose e aiutare i tanti genitori separati, costretti a a stare lontani dai propri figli.

Dal dramma alla gioia, Antonio Pio accolto in struttura. I genitori: “Vicini a chi soffre ancora”

Torniamo a parlare della storia di Antonio Pio, il ragazzo autistico con grave epilessia. Abbiamo iniziato a raccontare la sua storia con i disperati appelli di papà Paolo. È stato ricoverato nel reparto di Neuropsichiatria infantile del Pediatrico di Bari per diverse settimane, ma il lieto fine è arrivato. Antonio Pio, il gigante buono, è stato dimesso e accolto in una struttura adeguata. È in buonissime mani e si è già ambientato, per la gioia e la commozione dei suoi genitori.

 

Bimba di 8 anni violentata dal padre e picchiata con la madre complice, orrore a Lecce: coppia condannata

Condanna in primo grado per una coppia di genitori di Lecce accusati di gravi maltrattamenti nei confronti della figlia, all’epoca dei fatti di otto anni. Il collegio del Tribunale, presieduto da Annalisa De Benedictis, ha inflitto 17 anni di reclusione al padre e 11 anni e 6 mesi alla madre.

I due erano imputati, a vario titolo, di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. Al padre veniva inoltre contestata la detenzione di materiale pedopornografico. La sentenza dispone anche l’interdizione legale per tutta la durata della pena, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da ogni incarico o attività che comporti contatti con minori, oltre al divieto di frequentare luoghi abitualmente frequentati da bambini e all’obbligo di comunicare alle forze dell’ordine la propria residenza e gli eventuali spostamenti.

Il Tribunale ha inoltre condannato gli imputati al risarcimento dei danni nei confronti della figlia, costituita parte civile, riconoscendo una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro. Le difese potranno presentare ricorso in Appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

Secondo l’accusa, supportata dalle indagini della Squadra Mobile coordinate dalla pm Stefania Mininni, i fatti risalgono al gennaio 2017. Alla coppia vengono contestati ripetuti episodi di violenza fisica e psicologica nei confronti della bambina. Al padre sono attribuite anche condotte di natura sessuale nei confronti della figlia, oltre al possesso di materiale pedopornografico, mentre la madre è accusata di aver assistito alle violenze senza intervenire.

Muore a 17 anni in ospedale, i genitori: “Forse somministrato cloruro di potassio. Lo danno per la pena di morte”

La Procura di Bari continua a indagare sulla morte di Gianvito Pascullo, il 17enne deceduto nella notte tra il 13 e il 14 aprile dopo un intervento alla tibia all’ospedale Ospedale San Paolo. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è anche la possibile somministrazione di un farmaco errato, che avrebbe provocato un avvelenamento da cloruro di potassio e il successivo arresto cardiaco.

La famiglia del ragazzo chiede verità e giustizia. I genitori, Crescenza e Nicola Pascullo, sono intervenuti anche durante la trasmissione La vita in diretta, ripercorrendo le fasi della vicenda: dall’incidente in moto avvenuto a Pasquetta ai due interventi chirurgici che sembravano riusciti. Secondo i familiari, Gianvito stava bene e sarebbe dovuto essere dimesso dopo pochi giorni, prima del malore improvviso nella notte dell’operazione.

“In ortopedia il potassio non poteva stare è un farmaco che dà la morte. Abbiamo fatto delle ricerche, negli Stati Uniti è un farmaco che viene dato per la pena di morte”, le parole della mamma. “A nostro figlio è stata data la pena di morte”, ha dichiarato il papà.

Al momento sono sette gli indagati, tra medici e infermieri, con l’accusa di omicidio colposo. Decisivi per l’inchiesta saranno gli esiti degli esami tossicologici, mentre la famiglia continua ad attendere risposte sulla tragedia.

Bimbi “strappati”, Ale e Antonietta: “Siamo una famiglia distrutta. Rivogliamo i nostri 5 figli” (1)

Vi introduciamo la storia di Alessandro e Antonietta. Non hanno più la genitorialità dei loro 5 figli, non li vedono e non hanno più notizie di loro da mesi. Ci siamo recati da loro per indagare sulle motivazioni di questa decisione, introducendoci anche nell’abitazione descritta come “inadeguata” sulle carte. In realtà, come si evince dalle immagini, la casa è assolutamente accogliente. Anche dal punto di vista economico non emergono problemi. Presto vi racconteremo la storia di Giulia, una delle 5 figlie, da cui ha origine tutto.

Bari, sentenza storica della Corte d’Appello. Una madre e due padri: riconosciuti tre genitori per lo stesso bambino

La Corte d’Appello di Bari ha riconosciuto in via definitiva un bambino come figlio di tre genitori: la madre biologica e due papà che lo crescono dalla nascita. Il piccolo, oggi di 4 anni, è nato in Germania da un progetto di genitorialità condivisa tra una donna e una coppia unita civilmente da oltre dieci anni. Il concepimento è avvenuto in modo naturale, senza ricorso alla maternità surrogata.

Dopo il riconoscimento iniziale della madre e del padre biologico, anche il compagno di quest’ultimo ha ottenuto in Germania il riconoscimento genitoriale, consentito dalla normativa tedesca. Quando la famiglia ha chiesto la trascrizione del provvedimento anche in Italia, il Comune pugliese competente ha negato l’autorizzazione, aprendo così il contenzioso giudiziario.

La Corte d’Appello di Bari ha però accolto il ricorso, richiamando anche la precedente decisione favorevole del giudice tedesco. La sentenza, emessa a gennaio e ormai definitiva, rappresenta un precedente significativo sul riconoscimento delle famiglie omogenitoriali in Italia.

“Speriamo che questo sia il primo grande passo verso una giurisprudenza aperta a questa tipologia di famiglie”, ha commentato l’avvocata Pasqua Manfredi di Rete Lenford, che ha assistito la coppia.

Bari, gemelle di un anno e mezzo lasciate per ore in piazza tra degrado e spaccio: interviene il Tribunale dei Minori

Due bambine di appena un anno e mezzo costrette a trascorrere le giornate in strada, tra passeggini e cellulari, in una piazza nota per lo spaccio di droga. È quanto emerso in una cittadina del Nord Barese, dove la magistratura minorile è intervenuta per tutelare le piccole, vittime di una grave situazione familiare.

Secondo quanto ricostruito dai Servizi sociali e dalla Procura, le gemelle venivano lasciate per ore all’aperto, spesso affidate a uomini con precedenti per droga, senza adeguati stimoli affettivi e relazionali. Una condizione che ha portato il tribunale a evidenziare l’“incapacità educativa” dei genitori, una coppia di 28 e 27 anni, entrambi disoccupati e con problemi di dipendenza.

Il provvedimento disposto dai giudici non prevede, per ora, l’allontanamento delle minori dalla famiglia, ma l’affidamento ai Servizi sociali, incaricati di monitorare la situazione e attivare percorsi di sostegno, inclusa l’assistenza domiciliare educativa. Contestualmente, i genitori dovranno intraprendere un percorso di recupero presso il Serd e seguire programmi di educazione alla genitorialità.

Le bambine resteranno temporaneamente nella casa familiare, ma il tribunale ha chiarito che, in assenza di miglioramenti, potrebbe essere avviato l’iter per il loro allontanamento. L’obiettivo resta quello di garantire la tutela della salute e dello sviluppo psicofisico delle minori, evitando, se possibile, la separazione definitiva dai genitori.

Bari, mense scolastiche senza pace. Addio alla plastica arrivano le stoviglie: ma i genitori segnalano piatti sporchi

Stop alla plastica e ai materiali monouso nelle mense scolastiche di Bari. La nuova organizzazione del servizio punta su stoviglie riutilizzabili in acciaio e melamina, lavate e igienizzate direttamente negli istituti grazie all’introduzione di lavastoviglie professionali. Una scelta in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e con i Criteri Minimi Ambientali previsti dalla normativa.

Tuttavia, il cambiamento ha sollevato le proteste di diverse famiglie. Secondo alcune segnalazioni, soprattutto dal plesso San Filippo Neri, alcuni bambini avrebbero ricevuto piatti opachi o con residui di precedenti pasti, oltre a caraffe d’acqua senza adeguata tracciabilità. Critiche che hanno portato il caso anche all’attenzione del Comune.

L’assessore alla Pubblica Istruzione, Vito Lacoppola, difende la scelta. “Si tratta di una soluzione prevista dalla legge, che garantisce sicurezza e qualità del servizio, soprattutto in refettori con molti alunni”. L’assessore sottolinea inoltre che l’iniziativa risponde anche alle richieste dei genitori, che avevano segnalato la scarsa qualità delle posate usa e getta, spesso soggette a rottura.

La gestione del servizio, affidata alla ditta Ladisa, ha previsto l’installazione di attrezzature di lavaggio professionali e sistemi di distribuzione dell’acqua con filtri forniti dall’Acquedotto Pugliese. Al momento, il nuovo sistema interessa circa 3.200 studenti su oltre 5.000 iscritti al servizio mensa, mentre per le altre scuole si stanno valutando soluzioni logistiche.

La vicenda è ora al vaglio della commissione consiliare Qualità dei Servizi. Il presidente, Carlo Patruno, ha annunciato sopralluoghi per verificare le criticità segnalate, non solo sulle stoviglie e sull’acqua, ma anche su altri aspetti del servizio, come la presunta mancanza dei dispositivi antirabbocco per l’olio extravergine.