Un colpo in piena notte, con tanto di spaccata, in soli tre minuti. Chi è entrato in azione è riuscito a portare via la cassa con all’interno almeno 2500 euro. Vittima il bar La Stazione a Gravina, abbiamo raggiunto Gianfranco che ha denunciato il colpo subito sui social. Con rassegnazione e rabbia ci racconta quanto accaduto. Danni non solo economici, ma soprattutto morali.
Spaccano la catena e rubano la bici elettrica, Piero: “Ho una figlia disabile. La uso per lavorare”
Lascia la bici elettrica attaccata a un palo con la catena, ma al suo ritorno si accorge che gliel’hanno rubata. La vittima di questo odioso furto è Piero, un papà barese di 42 anni. Non è il primo furto del genere e certamente non sarà nemmeno l’ultimo.
La differenza rispetto a tanti altri episodi analoghi sta nel fatto che con quella bici Piero mantiene la sua famiglia: moglie e figlia di 5 anni disabile. L’uomo lavora come badante di due anziani, uno la mattina e l’altro il pomeriggio e poi il sabato, fa le consegne a domicilio per conto di Deliveroo.
Piero, la cui bici è stata rubata all’altezza del civico 128 di corso Cavour, tra le 18 e le 20 del 12 maggio scorso, fa appello ai ladri. “Ho già sporto denuncia, ma non vorrei andare oltre. Fatemela ritrovare e risolviamo”, le sue parole.
Il sospetto, tuttavia, è che il ladro possa essere uno dei tanti disperati che affollano la città e che la bici possa essere già stata venduta per pochi euro. SherLocont e la Casa di Quinto Potere, fanno appello alla communuty, per cercare di comprare un’altra bici a Piero. In ogni caso comunque il papà riavrà la sua bici.
Amalia è sua figlia, l’esame del Dna dà ragione a Elio. L’appello al Giudice: “Fatemi fare il padre”
Due anni di battaglie, ricorsi e istanze per poter vivere pienamente il ruolo di padre. È la storia di Elia, uomo di origini albanesi residente nel Nord Italia, che dall’agosto 2023 lotta per costruire un rapporto stabile con la piccola Amalia, oggi di 6 anni. Lo avevamo incontrato circa tre anni fa e il caso aveva attirato l’attenzione per la determinazione dell’uomo che chiedeva con forza di poter riconoscere la bambina. Dopo mesi di attesa, l’esame del DNA aveva confermato la paternità, permettendo a Elia di riconoscere ufficialmente sua figlia.
La piccola vive attualmente in comunità insieme alla madre, che in passato avrebbe avuto problemi con la giustizia. Nonostante le difficoltà, tra padre e figlia si sarebbe creato un legame molto forte: Amalia, racconta chi segue la vicenda, adorerebbe Elia, che farebbe di tutto per non farle mancare nulla. Per poter trascorrere del tempo con lei, l’uomo affronta lunghi viaggi da Piacenza, riuscendo però a vedere la bambina soltanto per un’ora al mese, oltre a dieci minuti di videochiamata. Un tempo che, secondo Elia, non sarebbe sufficiente per garantire alla figlia l’affetto e la presenza di cui avrebbe bisogno.
Negli ultimi due anni il padre ha continuato a presentare numerose istanze ai servizi competenti. L’ultima richiesta riguarda la possibilità di portare Amalia per quattro giorni a Piacenza in occasione di una festa familiare: un momento importante per consentire ai parenti di conoscere la bambina per la quale, sostiene Elia, “ha messo in gioco tutta la sua vita”.
Secondo quanto riferito, anche la relazione dei servizi sociali di Piacenza sarebbe positiva e non evidenzierebbe ostacoli a un ampliamento degli incontri tra padre e figlia. Nonostante ciò, la situazione sarebbe ancora ferma. Nelle scorse ore Elia ha inviato un video-appello in cui manifesta tutta la propria disperazione, ribadendo il desiderio di poter vivere davvero il ruolo di padre accanto ad Amalia.
Bari, sentenza storica della Corte d’Appello. Una madre e due padri: riconosciuti tre genitori per lo stesso bambino
La Corte d’Appello di Bari ha riconosciuto in via definitiva un bambino come figlio di tre genitori: la madre biologica e due papà che lo crescono dalla nascita. Il piccolo, oggi di 4 anni, è nato in Germania da un progetto di genitorialità condivisa tra una donna e una coppia unita civilmente da oltre dieci anni. Il concepimento è avvenuto in modo naturale, senza ricorso alla maternità surrogata.
Dopo il riconoscimento iniziale della madre e del padre biologico, anche il compagno di quest’ultimo ha ottenuto in Germania il riconoscimento genitoriale, consentito dalla normativa tedesca. Quando la famiglia ha chiesto la trascrizione del provvedimento anche in Italia, il Comune pugliese competente ha negato l’autorizzazione, aprendo così il contenzioso giudiziario.
La Corte d’Appello di Bari ha però accolto il ricorso, richiamando anche la precedente decisione favorevole del giudice tedesco. La sentenza, emessa a gennaio e ormai definitiva, rappresenta un precedente significativo sul riconoscimento delle famiglie omogenitoriali in Italia.
“Speriamo che questo sia il primo grande passo verso una giurisprudenza aperta a questa tipologia di famiglie”, ha commentato l’avvocata Pasqua Manfredi di Rete Lenford, che ha assistito la coppia.
Colpisce il figlio a schiaffi perché lui si rifiuta di andare al doposcuola: papà indagato per maltrattamenti
Un uomo originario di Tricase è indagato con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni dopo aver aggredito il figlio 12enne, colpevole di essersi rifiutato di frequentare il doposcuola. L’indagine è partita dalla denuncia della madre del ragazzo, separata dall’uomo. L’episodio chiave risale al 6 marzo scorso: il minore si trovava a casa del padre quando, davanti al rifiuto di uscire per il doposcuola, l’uomo avrebbe reagito prima verbalmente e poi con violenza fisica, colpendolo con schiaffi.
Una volta rientrato dalla madre, il 12enne ha raccontato quanto accaduto. I segni sul corpo hanno confermato il racconto: un occhio pesto, graffi sul volto e un lieve trauma alla testa. Nonostante le ferite, il ragazzo non è stato portato in ospedale, ma la madre ha deciso di rivolgersi ai carabinieri formalizzando la denuncia.
Nei giorni scorsi il minore è stato ascoltato davanti a un giudice nell’ambito di un incidente probatorio, strumento che consente di fissare le testimonianze in vista di un eventuale processo. In quell’occasione, il ragazzo ha confermato non solo l’episodio, ma anche una serie di presunti abusi psicologici e fisici che, secondo il suo racconto, si sarebbero protratti nel tempo.
Gli inquirenti stanno ora valutando la configurazione del reato di maltrattamenti in famiglia. Il 12enne ha descritto il padre come una persona irascibile, già protagonista in passato di comportamenti violenti. Nelle prossime settimane una consulenza psichiatrica sarà chiamata a stabilire l’attendibilità delle dichiarazioni del minore e la sua capacità a testimoniare.
Si nasconde sotto il letto, chiama i Carabinieri e a 12 anni salva la mamma dalle violenze del padre
Un grave episodio di violenza domestica si è verificato la sera del 25 aprile a Copertino, nel Leccese, dove un ragazzo di 12 anni ha avuto la prontezza di chiamare i carabinieri, nascondendosi sotto il letto, per salvare la madre dall’ennesima aggressione del padre.
Secondo quanto ricostruito, l’uomo, già denunciato in passato dalla moglie, avrebbe continuato a mantenere comportamenti violenti e persecutori nonostante la coppia avesse avviato le pratiche di separazione, pur continuando a vivere nella stessa abitazione. La donna, infatti, aveva già sporto querela a dicembre, poi ritirata nella speranza di un cambiamento che però non si è mai concretizzato.
Le tensioni familiari sarebbero cresciute nel tempo, tra accuse di tradimento, atteggiamenti di controllo e continui litigi. La situazione è degenerata la sera del 25 aprile, quando, al rientro in casa, l’uomo avrebbe iniziato a insultare la moglie per poi passare alle vie di fatto, afferrandola per i capelli, strattonandola e sottraendole il cellulare.
In quei momenti concitati, il figlio minorenne, testimone diretto della scena, si è nascosto e con il proprio telefono ha allertato i carabinieri con una richiesta d’aiuto: «Venite, papà sta picchiando mamma».
All’arrivo delle forze dell’ordine, l’uomo si era temporaneamente allontanato dall’abitazione, per poi rientrare poco dopo. La donna si è quindi recata in caserma dove ha formalizzato una nuova denuncia, raccontando una lunga serie di episodi di violenza e minacce, tra cui quella di bruciarle la casa nel caso avesse deciso di trasferirsi altrove. Nonostante i forti dolori al collo, al viso e all’orecchio, non è stato necessario l’intervento dei sanitari del 118.
Bari, folle inseguimento con la Polizia tra Ceglie e Carbonara. Arrestati i due ladri d’auto: sono padre e figlio
Sono stati arrestati dalla polizia della questura di Bari i due uomini che, nel pomeriggio di ieri, avevano tentato la fuga a bordo di un’auto rubata, dando vita a un inseguimento tra Carbonara e Ceglie.
I fuggitivi, a bordo di una Giulietta risultata rubata, hanno cercato di seminare le volanti prima di perdere il controllo del mezzo e schiantarsi contro un muretto a secco. Dopo l’impatto, i due hanno abbandonato l’auto e proseguito la fuga nei campi circostanti.
Rintracciati e bloccati dagli agenti, sono stati successivamente arrestati. Secondo le prime informazioni, si tratterebbe di padre e figlio, entrambi originari di Bari.
Omicidio a Foggia, il 42enne Annibale Carta ucciso a colpi di pistola sotto casa: era da poco diventato papà
Foggia si è svegliata sotto shock dopo il violento omicidio avvenuto nella serata di ieri. La vittima è Annibale Carta, 42 anni, conosciuto in città come “Dino”, personal trainer incensurato e molto stimato.
L’uomo è stato freddato in via Caracciolo, nei pressi dello stadio Zaccheria, mentre era uscito per una passeggiata con il cane. Secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato colpito da almeno quattro proiettili esplosi con una pistola di piccolo calibro. Inutili i soccorsi del 118, che hanno potuto soltanto constatarne il decesso.
Sul luogo dell’agguato i carabinieri hanno rinvenuto quattro bossoli e un caricatore, elementi che fanno pensare a un’azione mirata e pianificata. L’omicidio, avvenuto in una zona solitamente tranquilla, ha scosso profondamente residenti e passanti presenti al momento dei fatti. Poco chiara la dinamica e ancor meno il movente. Gli investigatori vogliono capire se ci sia stato un diverbio o meno tra vittima e l’omicida e se questi fosse un conoscente della vittima.
La notizia si è diffusa rapidamente, lasciando sgomenti amici e conoscenti. Carta, sposato e da poco diventato padre per la seconda volta (aveva due figlie , una di pochi mesi e l’altra di 12 anni), era descritto come una persona riservata e dedita al lavoro. Sono in corso le indagini per chiarire la dinamica e individuare i responsabili.
Esclusa la pista della criminalità organizzata o comune, le indagini dei carabinieri, che al momento mantengono il più stretto riserbo, sarebbero rivolte nell’ambito della sfera personale, lavorativa e di amicizie della vittima. I carabinieri hanno passato al setaccio la zona alla ricerca anche di telecamere di videosorveglianza che possano aver ripreso elementi utili. Nella notte sono stati ascoltati amici e parenti dai carabinieri che conducono le indagini alla ricerca di qualche elemento utile ad inquadrare l’accaduto.
Antonio mette le cose in chiaro con Sonia: “Non sono tuo padre”
Antonio ha voluto mettere in chiaro le cose con Sonia dopo i tanti messaggi e videomessaggi di questi giorni, chiedendole di essere più equilibrata e meno pressante. Un conto è chiedere e ricevere l’aiuto, un conto è sostituire la figura paterna. Questo è impossibile e Antonio ha voluto farlo capire a Sonia.
Taranto, minaccia il padre anziano e pretende soldi per comprare la droga: arrestato 52enne
Intervento dei Carabinieri nella tarda serata del 24 marzo a Taranto, dove un uomo di 52 anni è stato arrestato in flagranza con le accuse di estorsione e maltrattamenti in famiglia ai danni dell’anziano padre convivente.
L’operazione è scattata dopo una richiesta di aiuto al Numero Unico di Emergenza 112 da parte della vittima, che, impaurita, aveva impedito al figlio di entrare in casa. I militari della Sezione Radiomobile, giunti rapidamente sul posto, hanno trovato l’uomo in stato di agitazione mentre tentava di forzare l’ingresso, minacciando il padre di morte.
Bloccato immediatamente dai Carabinieri, è stato arrestato evitando che la situazione degenerasse ulteriormente. Dalle prime ricostruzioni è emerso che l’anziano subiva da mesi pressioni e richieste di denaro accompagnate da minacce, legate alla presunta dipendenza del figlio da sostanze stupefacenti.
L’uomo è stato trasferito nella casa circondariale di Taranto su disposizione dell’Autorità giudiziaria. L’episodio rientra tra gli interventi previsti dal “Codice Rosso”, a tutela delle vittime di violenza domestica.in sicurezza le aree interessate.










