“Ora verrà mio padre e ti farà vedere lui”: così il 15enne arrestato ha scatenato l’aggressione al finanziere a Bari

«Ora verrà mio padre e ti farà vedere lui». Sarebbe stata questa la frase pronunciata dal 15enne arrestato dopo essere stato fermato da un finanziere a Bari, prima che il padre arrivasse sul posto e, secondo la ricostruzione degli investigatori, prendesse parte al violento pestaggio del militare.

Il ragazzo è stato arrestato dalla Polizia e trasferito nell’istituto penale minorile di Bari. Secondo l’accusa, il 15enne avrebbe prima colpito il finanziere al volto, dopo che quest’ultimo gli aveva chiesto di allontanarsi da un condominio di via Papa Benedetto XIII dove era stato sorpreso mentre danneggiava un’auto.

Dopo la minaccia di chiamare il padre, il 42enne sarebbe arrivato pochi minuti più tardi. Secondo quanto ricostruito, avrebbe inveito contro il militare e poi lo avrebbe colpito con un pugno, dando il via all’aggressione da parte di un gruppo numeroso.

La vittima ha raccontato di essere stata colpita con pugni, calci e oggetti contundenti, mentre il collega presente non riusciva a intervenire a causa della superiorità numerica degli aggressori e chiedeva telefonicamente l’arrivo delle forze dell’ordine.

Padre e figlio sono stati successivamente riconosciuti dai finanzieri. Il 42enne è stato arrestato l’11 settembre con l’accusa di tentato omicidio pluriaggravato in concorso e resistenza a pubblico ufficiale, contestata anche al figlio minorenne. Gli investigatori stanno ora lavorando all’identificazione degli altri componenti del gruppo, la cui posizione resta al vaglio della Procura.

Taranto, atti sessuali con 13enne: a processo un 23enne di Brindisi. A scoprirlo il padre di lei

Comparirà stamane davanti al gup Francesco Maccagnano un 23enne del Brindisino, imputato per atti sessuali con minorenne. La vicenda sarebbe iniziata su Instagram, dove il giovane avrebbe conosciuto una 13enne con cui avrebbe iniziato a scambiarsi messaggi. Secondo l’accusa, la ragazza avrebbe indicato la propria età in chat prima che il 23enne proseguisse i contatti.

Il 26 agosto 2024, i due si sarebbero incontrati a Taranto e, secondo la contestazione della Procura, in quell’occasione il giovane avrebbe compiuto atti sessuali sulla minorenne.

La vicenda è emersa alcune settimane dopo, quando il padre della ragazza ha notato un cambiamento nel comportamento della figlia e, controllando il telefono, avrebbe trovato le conversazioni con il 23enne. Il 12 settembre 2024 è stata presentata denuncia ai carabinieri, dando avvio alle indagini.

Gli investigatori hanno acquisito messaggi e conversazioni sui social e su WhatsApp, oltre ad ascoltare la minore in modalità protetta e alcuni suoi amici. Il 23enne, difeso dagli avvocati Giuliano Calabrese e Angelo Brescia, è stato interrogato nell’aprile 2025 e ha respinto le accuse, fornendo la propria versione dei fatti.

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio ritenendo sufficienti gli elementi raccolti. Ora spetterà al gup decidere se il procedimento proseguirà con il dibattimento o attraverso altre soluzioni processuali.

Bitonto, la madre viene picchiata e lui fa arrestare il padre: il sindaco propone un riconoscimento per l’11enne eroe

Un riconoscimento per premiare il coraggio e la lucidità di un bambino di 11 anni che, durante un momento drammatico, ha trovato la forza di chiedere aiuto per difendere la propria madre. È la proposta avanzata dal sindaco di Bitonto, Francesco Paolo Ricci, dopo la vicenda familiare avvenuta nei giorni scorsi in città.

Il primo cittadino ha affidato a un post sui social il proprio pensiero, sottolineando come il bambino abbia saputo comprendere la gravità di quanto stava accadendo e rivolgersi alle forze dell’ordine. «Meriterebbe un riconoscimento», ha scritto Ricci, precisando che non si tratta di premiare ciò che il minore è stato costretto a vivere, ma il coraggio con cui ha saputo distinguere ciò che era giusto da ciò che non lo era.

Il sindaco ha trasformato la vicenda anche in un appello educativo rivolto ad adulti e istituzioni: «Dobbiamo insegnare ai nostri bambini e ai nostri ragazzi che la violenza non è amore e la paura non è rispetto». Ricci ha quindi espresso la vicinanza dell’amministrazione alla donna, ai figli e all’intera famiglia, assicurando la disponibilità del Comune a offrire supporto, con la necessaria discrezione.

La proposta del riconoscimento vuole così trasformare una storia segnata dalla violenza in un messaggio di coraggio e consapevolezza, dando valore al gesto di un bambino che, in una situazione difficile, ha scelto di chiedere aiuto.

Uccisa dall’ex, il papà di Lorena Isceri in lacrime: “Nessun’altra come lei. Fate qualcosa perché non accada mai più”

“Chiedo a tutta la politica di essere unita. Prendete provvedimenti all’unanimità, affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più. Lavorate nelle scuole, potenziate i centri anti violenza e gli strumenti normativi affinché non succeda più. Ve lo chiedo con tutto il cuore. Un abbraccio a tutte le donne italiane”.

É il video appello che tra le lacrime ha diffuso Franco Isceri, il padre di Lorena, la donna di Squinzano uccisa dall’ex che l’ha lanciata da un cavalcavia sulla A1. L’appello è rivolto al presidente della Repubblica, alla premier e a tutti i politici.

“Sono Franco Isceri il papà di Lorena, un padre distrutto – dice l’uomo parlando lentamente – Prendete provvedimenti affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più”.

Lorena, aggiunge, “era educata, studiosa, dedita allo studio e al lavoro, aveva tanti sogni, ma ora non li ha più”. E con lei in quel cavalcavia, conclude l’uomo, “è sepolta anche la voglia di vivere di una famiglia distrutta”.

Faccine sorridenti per la morte del padre: le macabre condoglianze dello stalker a Maria

Torniamo ad occuparci della storia che ha origine nel centro commerciale Conforama di Fasano. Protagonista un uomo barese, di nome Salvatore, che stalkerizza diverse donne. Abbiamo incontrato Maria, Paola ed Elisa che hanno voluto raccontare la sua storia e lanciare un messaggio alle altre vittime.

Il caso è finito anche al centro di un servizio del programma La Vita in Diretta in onda su Rai 1. Vi abbiamo parlato anche della particolare e infernale domenica passata in “compagnia dello stalker” tra telefonate e scambi di messaggi. Abbiamo nuovamente incontrato Maria che ha svelato retroscena macabri e inquietanti di questa vicenda.

Tragedia a Sannicandro, auto finisce fuori strada sulla sp236 e si ribalta: muoiono padre e figlia di 14 anni

È di due morti il bilancio del grave incidente stradale avvenuto nella notte sulla provinciale 236, nei pressi di Sannicandro di Bari.

Le vittime, padre e figlia di 14 anni, viaggiavano a bordo di una utilitaria che, per cause ancora da accertare, è uscita dalla carreggiata all’altezza di una rotatoria, ribaltandosi.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e il personale del 118, mentre le indagini per ricostruire la dinamica dell’incidente sono affidate ai carabinieri.

Choc a Capurso, a 10 anni utilizzato come corriere della droga: arrestati il padre e un 19enne

Un minorenne di appena 10 anni sarebbe stato utilizzato dal padre per la consegna di un ingente quantitativo di droga. È quanto emerso da un’operazione dei carabinieri della Compagnia di Triggiano, che hanno arrestato un 40enne residente a Triggiano e domiciliato a Capurso e un 19enne barese, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione è scattata lunedì, quando i militari, impegnati in un servizio di contrasto al traffico di droga, hanno notato una vettura sospetta con a bordo i due uomini. Il 40enne, alla guida di una Fiat Panda, sarebbe stato seguito fino al momento della consegna di un pacco al 19enne, nei pressi del quartiere San Paolo di Bari.

Il giovane è stato quindi fermato e trovato in possesso di un pacco contenente quasi 5 chili di hashish, suddivisi in 49 panetti: 39 con una specifica dicitura e 10 con un’altra. La droga, secondo le stime degli investigatori, avrebbe avuto un valore complessivo di circa 895 euro. Il 40enne e il 19enne sono stati arrestati e trasferiti in carcere, assistiti dai rispettivi legali.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il padre avrebbe utilizzato il figlio minorenne per la consegna della sostanza. Il bambino, di appena 10 anni, sarebbe stato coinvolto nella fase dello scambio, circostanza che ha ulteriormente aggravato la posizione dell’uomo.