Amalia è sua figlia, l’esame del Dna dà ragione a Elio. L’appello al Giudice: “Fatemi fare il padre”

Due anni di battaglie, ricorsi e istanze per poter vivere pienamente il ruolo di padre. È la storia di Elia, uomo di origini albanesi residente nel Nord Italia, che dall’agosto 2023 lotta per costruire un rapporto stabile con la piccola Amalia, oggi di 6 anni. Lo avevamo incontrato circa tre anni fa e il caso aveva attirato l’attenzione per la determinazione dell’uomo che chiedeva con forza di poter riconoscere la bambina. Dopo mesi di attesa, l’esame del DNA aveva confermato la paternità, permettendo a Elia di riconoscere ufficialmente sua figlia.

La piccola vive attualmente in comunità insieme alla madre, che in passato avrebbe avuto problemi con la giustizia. Nonostante le difficoltà, tra padre e figlia si sarebbe creato un legame molto forte: Amalia, racconta chi segue la vicenda, adorerebbe Elia, che farebbe di tutto per non farle mancare nulla. Per poter trascorrere del tempo con lei, l’uomo affronta lunghi viaggi da Piacenza, riuscendo però a vedere la bambina soltanto per un’ora al mese, oltre a dieci minuti di videochiamata. Un tempo che, secondo Elia, non sarebbe sufficiente per garantire alla figlia l’affetto e la presenza di cui avrebbe bisogno.

Negli ultimi due anni il padre ha continuato a presentare numerose istanze ai servizi competenti. L’ultima richiesta riguarda la possibilità di portare Amalia per quattro giorni a Piacenza in occasione di una festa familiare: un momento importante per consentire ai parenti di conoscere la bambina per la quale, sostiene Elia, “ha messo in gioco tutta la sua vita”.

Secondo quanto riferito, anche la relazione dei servizi sociali di Piacenza sarebbe positiva e non evidenzierebbe ostacoli a un ampliamento degli incontri tra padre e figlia. Nonostante ciò, la situazione sarebbe ancora ferma. Nelle scorse ore Elia ha inviato un video-appello in cui manifesta tutta la propria disperazione, ribadendo il desiderio di poter vivere davvero il ruolo di padre accanto ad Amalia.

Camionista coinvolto in due mortali. Il papà di Giacomo al Giudice: “Conosco particolari clamorosi”

Torniamo ad occuparci della morte del 25enne Giacomo Ardito. Il giovane era alla guida di un’auto che, dopo una carambola, è stata colpita da un tir nella parte posteriore sulla provinciale 48 tra Acquaviva delle Fonti e Cassano.

Giacomo è deceduto il 30 agosto 2023 dopo cinque giorni di coma. Nel precedente servizio vi abbiamo raccontato che il camionista era già rimasto coinvolto in un altro incidente mortale, abbiamo nuovamente incontrato il papà di Giacomo per seguire gli sviluppi della vicenda. Sabino è in possesso di notizie e particolari clamorosi che potrebbero risultare determinanti nelle indagini.

Bari, perseguita l’ex compagna per anni. Tolta la pistola a guardia giurata foggiana: “Non è affidabile”

Un uomo condannato per atti persecutori nei confronti dell’ex compagna non può ottenere il porto d’armi, neppure se l’arma è necessaria per svolgere il lavoro di guardia giurata. Lo ha stabilito il Tar di Bari, che ha respinto il ricorso presentato da un vigilantes di Foggia contro il provvedimento con cui la prefettura gli aveva negato la licenza biennale di porto di pistola a tassa ridotta, ritenendolo «non affidabile» sotto il profilo della sicurezza.

All’origine della vicenda c’è la denuncia sporta nel 2024 dall’ex moglie, che aveva segnalato una serie di comportamenti ossessivi e molesti protrattisi per mesi dopo la fine della relazione. Le accuse sono state vagliate in sede penale e il giudice ha condannato l’uomo a un anno e nove mesi di reclusione per stalking. La sentenza è stata impugnata dalla difesa, ma nel frattempo, pur avendo ottenuto la nomina a guardia particolare giurata, l’uomo non ha ricevuto l’autorizzazione a portare l’arma.

Davanti ai giudici amministrativi il ricorrente ha sostenuto che la condanna non è definitiva, essendo stata pronunciata solo in primo grado, che gli è stata concessa la sospensione condizionale della pena e che ha intrapreso un percorso di sostegno psicologico presso l’associazione Impegno Donna. Inoltre, ha evidenziato come l’assenza dell’arma comprometta concretamente la possibilità di svolgere le mansioni per cui è stato assunto.

Il Tar, tuttavia, ha ritenuto legittima la decisione della prefettura, sottolineando l’ampia discrezionalità riconosciuta al prefetto in materia di pubblica sicurezza. Anche in mancanza di una condanna definitiva, infatti, l’autorità può negare il porto d’armi a chi sia stato coinvolto in reati rientranti nel cosiddetto Codice rosso.

«Il potere attribuito alla prefettura ha natura preventiva e non punitiva», si legge nella sentenza, poiché mira a scongiurare rischi per l’incolumità delle persone e per l’ordine pubblico. Pur consapevoli delle ricadute professionali per il vigilante, i giudici hanno ribadito che la tutela della sicurezza dell’ex moglie e della collettività deve prevalere.

Il Giudice grazia Sisto, daspo meno amaro: il Bomber torna in campo. Un anno di servizi sociali

Silvio Sisto torna in campo. Il Giudice lo ha graziato, ammorbidendo il duro Daspo inflitto qualche mese fa e accogliendo l’istanza del legale. Il Bomber tornerà a guidare l’attacco del Cellamare, ma sarà anche il portiere del Redentore. Sisto infatti dal 1° gennaio inizierà i lavori socialmente utili. Una doppia seconda chance da non fallire.

Bari, neonato trovato morto nella culla termica. Don Antonio Ruccia chiede di patteggiare 3 mesi: no del giudice

E’ stata respinta la richiesta di patteggiamento a tre mesi (con pena sospesa), avanzata dagli avvocati di don Antonio Ruccia, il parroco della chiesa San Giovanni Battista di Bari accusato di omicidio colposo per la morte di un bimbo di pochi giorni (poi chiamato Angelo dal sindaco), avvenuta lo scorso 2 gennaio nella culla termica posta all’esterno della parrocchia.

Lo ha deciso oggi, nella prima udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio, la gup Ilaria Casu che ha ritenuto la pena non congrua.

L’udienza è stata quindi aggiornata al 13 novembre, data in cui in cui sarà discussa anche la posizione dell’elettricista Vincenzo Nanocchio, accusato di omicidio colposo con il parroco. Anche per lui la procura ha chiesto il rinvio a giudizio.

Il parroco è difeso dagli avvocati Salvatore D’Aloiso e Lorenzo Minunno; l’elettricista da Giovanni De Leo e Giuseppe Giulitto. Secondo quanto emerso dalle indagini, la morte del piccolo (di 7-14 giorni) sarebbe avvenuta per ipotermia e il locale adibito a culla termica in cui era stato lasciato sarebbe stato, per la procura, privo dei requisiti di sicurezza necessari a garantire la sopravvivenza del neonato.

Il sistema, che avrebbe dovuto far partire una chiamata al cellulare del parroco e attivare il sistema di riscaldamento della culla una volta rilevato il peso del bimbo, non avrebbe funzionato per un cortocircuito. Inoltre il sistema di condizionamento avrebbe erogato aria fredda e non calda a causa di una perdita del compressore. Il neonato fu trovato dal titolare di un’impresa funebre che, la mattina del 2 gennaio, si trovava in chiesa per un funerale.

Garza dimenticata nell’addome, assolti medici e infermieri del San Paolo: “Non si può stabilire quando è successo”

Impossibile stabilire con certezza quando la garza è stata dimenticata nell’addome di una donna sottoposta a tre parti cesarei (2006, 2013 e 2018). Con questa motivazione a luglio il giudice Giacomo De Raho ha assolto 12 operatori sanitari, tra medici e infermieri, in servizio nel 2018 all’ospedale San Paolo di Bari finiti a processo con l’accusa di lesioni personali colpose per aver dimenticato una garza nell’addome di una donna durante un parto cesareo.

Si tratta dei chirurghi Giuseppe Trentadue e Rosa Decio, degli infermieri Angela De Simine, Antonio Altamura, Giovanni Di Vagno, Rosanna Zaccaro, Angela Beatrice Anfossi, Giovanni Bellofiore, Alessandro Savino, Saverio Martella, Domenico Ostuni e Giuseppe Gozzo, all’epoca in servizio presso il reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale San Paolo.

Nelle settimane successive all’ultimo parto nel 2018 la donna ha continuato ad avvertire dolori addominali, oltre a febbre alta e debolezza. Così è stata nuovamente ricoverata. Solo dopo alcuni giorni di ricovero è stato individuato il corpo estraneo e così la 40enne è stata sottoposta ad un ulteriore intervento chirurgico per la rimozione della garza.

I consulenti degli imputati hanno fatto notare che corpi estranei possono essere trattenuti dal nostro organismo senza determinare problemi per decenni e, pertanto, non c’è prova certa che la garza sia stata lasciata nell’addome della paziente nel 2018.

Carolina e Antonio da soli al bar: “Da quando ci sei tu Max mi tratta meglio. Parla col Giudice”

Il folle pomeriggio con Max e Carolina è terminato con l’ascolto in auto di “Tu si ameglie ennamurate”, la nuova canzone scritta da Max per Carolina. Una canzone d’amore che stona completamente con il trattamento riservato alla donna nel quotidiano tra offese, minacce, inseguimenti e urla per strada.

L’intervista ai due, fatta fuori dal supermercato dopo aver fatto loro una spesa di beni di prima necessità per un totale di 109 euro, ha scatenato molte discussioni. Vi abbiamo mostrato anche come il rapporto sia sul filo del rasoio e che possa degenerare da un momento all’altro.

Abbiamo provato a capirci qualcosa nel caos generale, ma anche i comportamenti di Carolina ci lasciano spiazzati. Vi mostriamo la chiacchierata tra lei e Antonio quando si sono recati da soli al bar.