Gioia, maltratta la compagna anche dopo la fine della relazione: 44enne arrestato per maltrattamenti e stalking

Un uomo di 44 anni è stato arrestato dai Carabinieri della Stazione di Gioia del Colle con un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita il 6 agosto. È accusato di maltrattamenti in famiglia, atti persecutori e violazione degli obblighi di assistenza familiare.

Secondo l’ipotesi accusatoria, le condotte violente, minacciose e moleste sarebbero iniziate nell’agosto 2025, quando l’uomo avrebbe sottoposto la donna a comportamenti di sopraffazione tali da provocarle un persistente stato di paura per la propria incolumità.

Le presunte molestie sarebbero proseguite anche dopo la fine della convivenza, poiché il 44enne non avrebbe accettato la decisione della donna di separarsi, alimentando un clima di timore e insicurezza. Dopo l’arresto, l’uomo è stato condotto nel carcere di Bari.

A 15 anni rompe la relazione, l’ex fidanzato di 22 anni non si arrende: “Mi ha violentata e perseguitata per mesi”

Una ragazza di 15 anni ha denunciato l’ex fidanzato, un 22enne conosciuto sui social e residente in un paese vicino nel Salento. Secondo quanto riferito dalla giovane ai carabinieri, dopo la fine della relazione, avvenuta nel settembre 2025, il ragazzo avrebbe iniziato a perseguitarla e a pretendere rapporti sessuali contro la sua volontà.

La 15enne avrebbe raccontato di essere stata pedinata, contattata continuamente al telefono e sui social e di aver ricevuto messaggi anche dopo aver bloccato le utenze del giovane. Una situazione che sarebbe andata avanti per mesi, fino a quando la ragazza ha trovato il coraggio di parlarne con i genitori, che si sono rivolti ai carabinieri.

Il 22enne è ora indagato per violenza sessuale aggravata e stalking. La pm Rosaria Petrolo ha disposto il sequestro dei telefoni e dei computer della ragazza e del giovane, affidando accertamenti informatici per analizzare chat, messaggi, fotografie e video utili alle indagini. Per l’indagato è stata nominata una consulente informatica per seguire gli accertamenti.

Tempesta di chiamate l’ex compagna in una sera, 50enne a processo a Bari: è accusato di stalking

Sarà processato dal prossimo 2 luglio dal Tribunale di Bari un 50enne del Brindisino accusato di stalking nei confronti della ex compagna residente in provincia di Bari.

La vittima, assistita dalla associazione Gens Nova, si sarebbe rifiutata di riallacciare la relazione con l’uomo che avrebbe così iniziato a perseguitarla creandole «un costante stato di ansia e timore per la sua incolumità», riferisce Anna de Tommaso, legale della donna.

Gli episodi contestati all’imputato, risalgono al periodo compreso tra febbraio e marzo scorsi quando dopo la fine della relazione con la vittima, l’uomo avrebbe messo in atto «condotte assillanti e persecutorie» attraverso «continue telefonate, in ogni ora del giorno e della notte”: 79 quelle fatte in una sola serata.

E quando la donna ha bloccato il suo numero, lui l’avrebbe minacciata di raggiungerla a casa, come poi accadde. L’imputato, infatti, avrebbe seguito la donna anche al lavoro o nel tempo libero. Stanca e impaurita, la vittima ha sporto querela. Su richiesta della Procura, il gip ha disposto il giudizio immediato che consente, quando la prova del reato appare evidente, di saltare l’udienza preliminare e di andare direttamente a dibattimento.

Scopre il tradimento del marito e prende di mira l’amante: 56enne indagata con la figlia per estorsione e stalking

Una donna di 56 anni di Lecce, insieme alla figlia di 32, è finita sotto inchiesta con le accuse di stalking ed estorsione dopo aver scoperto la relazione extraconiugale del marito. A partire dalla fine del 2025, le due avrebbero preso di mira l’amante dell’uomo, una donna di 43 anni, dando vita a una vera e propria campagna persecutoria fatta di insulti, pedinamenti sul posto di lavoro e aggressioni, talvolta con la complicità di un conoscente.

Le molestie sarebbero avvenute anche in pubblico, davanti ai clienti del negozio in cui la vittima lavora, e sarebbero state accompagnate da minacce anche tramite social. In particolare, le due avrebbero preteso la restituzione dei regali che l’uomo aveva fatto all’amante durante la relazione, riuscendo a ottenerli sotto pressione e intimidazioni.

A causa di questa situazione, la vittima ha cambiato le proprie abitudini di vita e intrapreso un percorso di supporto psicologico per lo stress e il forte turbamento emotivo. Le indagini, coordinate dalla procura salentina, hanno ricostruito una lunga serie di comportamenti persecutori e violenti, cessati solo di recente con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Bari, l’avvocata delle donne condannata per atti persecutori all’ex marito. E rischia anche con la Bruzzone

Da difensora delle vittime di stalking a imputata e condannata. È la parabola dell’avvocata Maria Antonietta Labianca, nota nel foro di Bari per il suo impegno a tutela delle donne, ma ora riconosciuta colpevole di atti persecutori dal Tribunale di Brescia.

I giudici hanno inflitto una pena di un anno e due mesi per comportamenti nei confronti dell’ex marito e della sua nuova compagna, residenti sul Lago di Garda.

Secondo la ricostruzione, la professionista avrebbe messo in atto pedinamenti, appostamenti e una campagna diffamatoria online, provocando nelle vittime un forte stato d’ansia e costringendole a modificare le proprie abitudini di vita.

La sospensione della pena è subordinata alla partecipazione a un percorso riabilitativo presso un centro per autori di violenza.

La vicenda si inserisce in un quadro giudiziario più ampio: l’avvocata è infatti coinvolta anche in un procedimento a Roma, dove deve rispondere di stalking nei confronti della criminologa Roberta Bruzzone.

Abiti provocanti e pedinamenti, accusata di aver stalkerizzato il parroco. Assolta 52enne: “Il fatto non sussiste”

È stata assolta “perché il fatto non sussiste” la donna di 52 anni accusata di stalking nei confronti del parroco del suo paese. La decisione è stata presa dal gup Angelo Zizzari al termine del processo celebrato con rito abbreviato.

Secondo l’accusa, rappresentata dalla pm Maria Grazia Anastasia, la donna avrebbe avuto comportamenti ossessivi nei confronti del sacerdote tra il 2022 e il 2025, tanto da portare la Procura a chiedere una condanna a un anno di reclusione. Il parroco si era costituito parte civile nel procedimento.

Nel corso delle indagini, alla 52enne era stato imposto anche il divieto di avvicinamento, con obbligo di braccialetto elettronico, misura cautelare adottata nell’agosto scorso. Con la sentenza di assoluzione, tutte le accuse sono cadute e la misura è stata revocata.

Stalking e violenze, a Bari confermata la condanna di un anno e 8 mesi all’ex compagno: la vittima sarà risarcita

La Corte d’Appello di Bari ha confermato la condanna a un anno e otto mesi di reclusione nei confronti di un uomo accusato di stalking aggravato ai danni della sua ex compagna. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2018 e il 2020 e si sono verificati nella provincia di Bari.

Secondo quanto emerso, l’imputato avrebbe perseguitato la donna con pedinamenti, continui messaggi e telefonate, arrivando anche a insultarla dopo che lei aveva manifestato l’intenzione di interrompere la relazione.

In un episodio particolarmente grave, scaturito da motivi di gelosia per una mancata risposta al telefono, l’uomo avrebbe aggredito la vittima con calci e schiaffi, stringendole le mani al collo e minacciandola di morte.

Già condannato in primo grado nel 2024 con rito abbreviato, l’uomo ha visto confermata la sentenza anche in appello. Il giudice ha inoltre disposto il risarcimento dei danni sia alla vittima, sia all’associazione Gens Nova, costituitasi parte civile.

Viola le restrizioni ma è libero, braccialetto inefficace: “Pentita di aver denunciato il mio ex”

Viola il divieto di avvicinamento diverse volte in pochi mesi, nonostante il braccialetto elettronico, viene arrestato e poi rimesso in libertà. Protagonista un 39enne barese. La storia che vi raccontiamo è emblematica e preoccupante. Abbiamo raggiunto e intervistato la vittima che ha voluto raccontare la sua angoscia, di come è cambiata la sua vita e la sua delusione per una giustizia che non l’ha tutelata.

Conversano, perseguita poliziotto dopo sequestro di auto: 59enne imprenditore condannato per stalking – NOMI

Il Tribunale di Bari ha condannato l’imprenditore Michele Lestingi, 59 anni, a due anni di reclusione per stalking aggravato ai danni dell’ex sostituto commissario Pietro Palmisano, disponendo anche il risarcimento in favore del poliziotto, costituitosi parte civile. Lestingi è stato invece assolto dall’accusa di diffamazione.

Secondo l’accusa, tra il 2015 e il 2018 avrebbe perseguitato Palmisano con appostamenti sotto casa, pedinamenti, atteggiamenti intimidatori e post minacciosi sui social, dopo il sequestro di alcune sue auto.

Bari, perseguita l’ex compagna per anni. Tolta la pistola a guardia giurata foggiana: “Non è affidabile”

Un uomo condannato per atti persecutori nei confronti dell’ex compagna non può ottenere il porto d’armi, neppure se l’arma è necessaria per svolgere il lavoro di guardia giurata. Lo ha stabilito il Tar di Bari, che ha respinto il ricorso presentato da un vigilantes di Foggia contro il provvedimento con cui la prefettura gli aveva negato la licenza biennale di porto di pistola a tassa ridotta, ritenendolo «non affidabile» sotto il profilo della sicurezza.

All’origine della vicenda c’è la denuncia sporta nel 2024 dall’ex moglie, che aveva segnalato una serie di comportamenti ossessivi e molesti protrattisi per mesi dopo la fine della relazione. Le accuse sono state vagliate in sede penale e il giudice ha condannato l’uomo a un anno e nove mesi di reclusione per stalking. La sentenza è stata impugnata dalla difesa, ma nel frattempo, pur avendo ottenuto la nomina a guardia particolare giurata, l’uomo non ha ricevuto l’autorizzazione a portare l’arma.

Davanti ai giudici amministrativi il ricorrente ha sostenuto che la condanna non è definitiva, essendo stata pronunciata solo in primo grado, che gli è stata concessa la sospensione condizionale della pena e che ha intrapreso un percorso di sostegno psicologico presso l’associazione Impegno Donna. Inoltre, ha evidenziato come l’assenza dell’arma comprometta concretamente la possibilità di svolgere le mansioni per cui è stato assunto.

Il Tar, tuttavia, ha ritenuto legittima la decisione della prefettura, sottolineando l’ampia discrezionalità riconosciuta al prefetto in materia di pubblica sicurezza. Anche in mancanza di una condanna definitiva, infatti, l’autorità può negare il porto d’armi a chi sia stato coinvolto in reati rientranti nel cosiddetto Codice rosso.

«Il potere attribuito alla prefettura ha natura preventiva e non punitiva», si legge nella sentenza, poiché mira a scongiurare rischi per l’incolumità delle persone e per l’ordine pubblico. Pur consapevoli delle ricadute professionali per il vigilante, i giudici hanno ribadito che la tutela della sicurezza dell’ex moglie e della collettività deve prevalere.