Non si arrende alla fine della storia e perseguita l’ex compagna: arrestato 45enne barese

Non si sarebbe arreso alla fine della relazione e avrebbe continuato a perseguitare l’ex compagna, seguendola nei suoi spostamenti quotidiani e presentandosi nei luoghi da lei frequentati.

Per questo un 45enne residente nella provincia di Bari è stato arrestato dai carabinieri di Castellaneta (Taranto) con le accuse di atti persecutori e violazione del divieto di avvicinamento alla persona offesa.

L’arresto è avvenuto durante un servizio di controllo del territorio. I militari hanno intercettato l’uomo mentre, a bordo della propria auto, avrebbe seguito con atteggiamento insistente e molesto l’ex compagna, una 48enne del posto, violando la misura cautelare già disposta nei suoi confronti.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, i comportamenti reiterati avrebbero provocato nella donna un forte stato di ansia e timore per la propria incolumità. Bloccato dai militari, il 44enne è stato condotto in carcere a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Perseguita e minaccia il vicino disabile, nei guai 63enne nel Foggiano: gettati escrementi e rifiuti sul balcone

Avrebbe minacciato il suo vicino di casa, per futili motivi, apostrofandolo con epiteti offensivi sulla sua disabilità, sottoponendolo ad una lunga serie di vessazioni che gli hanno provocato un perdurante stato di ansia per l’incolumità propria e dei suoi familiari conviventi, moglie e figlio.

È accaduto a Mattinata, in provincia di Foggia, dove un 63enne incensurato è stato accusato di atti persecutori e sottoposto al divieto di avvicinamento alla vittima, suo vicino di casa di un anno più giovane, con l’applicazione del braccialetto elettronico. Gli episodi, stando a quanto ricostruito nell’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Foggia Mario De Simone, sarebbero iniziati a dicembre 2025.

Con cadenza giornaliera, il 63enne avrebbe gettato sul balcone di casa della vittima rifiuti, mozziconi di sigaretta, sabbia, calcinacci, verdure, escrementi e tappi di bottiglia. L’ordinanza ricostruisce anche episodi di minacce all’interno del garage condominiale dove è custodita la sedia a rotelle utilizzata dalla vittima che l’indagato in alcuni casi avrebbe impedito di prelevare.

Il presunto stalker avrebbe minacciato il 62enne di aggredirlo e colpirlo con una mazza, di tagliargli la testa e di far saltare in aria la sua autovettura, anche alla presenza del figlio, nei confronti del quale avrebbe rivolto le stesse minacce.

La vittima ha fatto ricorso in diverse occasioni alla cure dei sanitari del locale pronto soccorso, provvedendo anche ad installare una telecamera di videosorveglianza sul balcone della propria abitazione che avrebbe ripreso gli atti persecutori e gli audio delle minacce, allegandoli alle numerose querele presentate in tre mesi. “Ci auguriamo che l’ordinanza ponga fine ad una condizione di grande sofferenza per il mio assistito e la sua famiglia” afferma il legale della vittima, l’avvocato Pierpaolo Fischetti.

Bari, perseguita l’ex compagna per anni. Tolta la pistola a guardia giurata foggiana: “Non è affidabile”

Un uomo condannato per atti persecutori nei confronti dell’ex compagna non può ottenere il porto d’armi, neppure se l’arma è necessaria per svolgere il lavoro di guardia giurata. Lo ha stabilito il Tar di Bari, che ha respinto il ricorso presentato da un vigilantes di Foggia contro il provvedimento con cui la prefettura gli aveva negato la licenza biennale di porto di pistola a tassa ridotta, ritenendolo «non affidabile» sotto il profilo della sicurezza.

All’origine della vicenda c’è la denuncia sporta nel 2024 dall’ex moglie, che aveva segnalato una serie di comportamenti ossessivi e molesti protrattisi per mesi dopo la fine della relazione. Le accuse sono state vagliate in sede penale e il giudice ha condannato l’uomo a un anno e nove mesi di reclusione per stalking. La sentenza è stata impugnata dalla difesa, ma nel frattempo, pur avendo ottenuto la nomina a guardia particolare giurata, l’uomo non ha ricevuto l’autorizzazione a portare l’arma.

Davanti ai giudici amministrativi il ricorrente ha sostenuto che la condanna non è definitiva, essendo stata pronunciata solo in primo grado, che gli è stata concessa la sospensione condizionale della pena e che ha intrapreso un percorso di sostegno psicologico presso l’associazione Impegno Donna. Inoltre, ha evidenziato come l’assenza dell’arma comprometta concretamente la possibilità di svolgere le mansioni per cui è stato assunto.

Il Tar, tuttavia, ha ritenuto legittima la decisione della prefettura, sottolineando l’ampia discrezionalità riconosciuta al prefetto in materia di pubblica sicurezza. Anche in mancanza di una condanna definitiva, infatti, l’autorità può negare il porto d’armi a chi sia stato coinvolto in reati rientranti nel cosiddetto Codice rosso.

«Il potere attribuito alla prefettura ha natura preventiva e non punitiva», si legge nella sentenza, poiché mira a scongiurare rischi per l’incolumità delle persone e per l’ordine pubblico. Pur consapevoli delle ricadute professionali per il vigilante, i giudici hanno ribadito che la tutela della sicurezza dell’ex moglie e della collettività deve prevalere.

Bari, perseguita l’ex assistente. Nei guai dentista: scatta il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico

Con le accuse di stalking e lesioni aggravate, è stato disposto il divieto di avvicinamento co braccialetto elettronico per un odontoiatra 46enne del Barese. Vittima dei presunti atti persecutori la sua assistente di poltrona con la quale aveva avuto una relazione sentimentale. La vicenda contestata risale al periodo compreso tra dicembre 2024 e qualche settimana fa, quando la donna ha deciso di denunciare.

Stando al racconto della presunta vittima e alle primissime indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Bari, il professionista avrebbe esercitato continue pressioni psicologiche, oltre a minacce, offese anche davanti ai pazienti dello studio medico e violenza fisica con calci, pugni e schiaffi. Quando la donna ha deciso di interrompere la relazione e poi anche di lasciare il lavoro, il 46enne avrebbe iniziato a perseguitarla con pedinamenti, appostamenti sotto casa e vicino ai luoghi frequentati dalla ex, telefonate e messaggi con minacce inviati anche alla madre di lei.

Avrebbe anche avanzato richieste di rapporti sessuali, al cui rifiuto avrebbe minacciato di diffondere video su momenti intimi della loro vita di coppia. Gli episodi di aggressioni fisiche risalirebbero a marzo e maggio con schiaffi al volto e calci alle gambe. Nei mesi successivi l’uomo avrebbe continuato ad avvicinarla con atteggiamento minaccioso, nonostante un contratto di transazione sottoscritto tra i due che prevedeva su espressa richiesta della donna, difesa dall’avvocato Daniela Castelluzzo, di interrompere ogni contatto.

A pochi giorni dalla denuncia, il gip del Tribunale di Bari Nicola Bonante ha disposto il divieto di avvicinamento con prescrizione di mantenere dalla presunta vittima una distanza di almeno 500 metri. Nel provvedimento cautelare il giudice parla sentimenti di rabbia dell’indagato verso la donna e del rischio di una pericolosa escalation.