Caccia allo stalker, Salvatore chiama Antonio: “Vediamoci ti spiego tutto. No meglio di no”

Torniamo ad occuparci della storia che ha origine nel centro commerciale Conforama di Fasano. Protagonista un uomo barese, di nome Salvatore, che stalkerizza diverse donne. Abbiamo incontrato Maria, Paola ed Elisa che hanno voluto raccontare la sua storia e lanciare un messaggio alle altre vittime.

Il caso è finito anche al centro di un servizio del programma La Vita in Diretta in onda su Rai 1. È stata una domenica particolare e infuocata. Lo stalker ci ha telefonato e per quasi 30 minuti ha voluto spiegare la sua particolare teoria.

Da carnefice a vittima, Salvatore ha girato la frittata. Abbiamo così deciso di fissare un appuntamento con lui lo stesso giorno, salvo poi ricevere una telefonata dal suo avvocato che ci ha negato questa possibilità. Lo stalker ci ha bloccato su WhatsApp, ma abbiamo scoperto che anni fa ci aveva contattato per altre storie.

Bari, avvocata minacciata dal cliente in carcere durante un colloquio: “Vedrai che ti succede se non esco da qui”

Un’avvocata d’ufficio è stata aggredita verbalmente e minacciata da un detenuto durante un colloquio nel carcere di Bari, mentre stava preparando la strategia difensiva in vista dell’udienza prevista per domani. L’uomo, recluso con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, avrebbe preteso una rapida conclusione del procedimento per ottenere la scarcerazione, arrivando a rivolgere pesanti intimidazioni alla legale.

Secondo quanto riferito dalla Camera penale di Bari, il detenuto avrebbe pronunciato la frase: «Vedrai che ti succede se non esco da qui». Il tempestivo intervento degli agenti della polizia penitenziaria ha evitato conseguenze più gravi. In seguito all’accaduto, la professionista ha deciso di rimettere il mandato.

In una nota, la Camera penale di Bari ha espresso solidarietà alla collega e ha ribadito il principio dell’inviolabilità del diritto di difesa. Il presidente Filippo Castellaneta ha sottolineato come episodi di questo tipo siano sempre più frequenti, ricordando anche il recente caso di un avvocato di Termini Imerese sequestrato nel proprio studio da un cliente.

Per affrontare il fenomeno, la Camera penale ha istituito un gruppo di lavoro denominato “Avvocati minacciati”, con l’obiettivo di tutelare i professionisti e garantire il pieno esercizio del diritto di difesa.

Diffamazione online, offese ai vip e l’industria dei risarcimenti: Turina analizza due casi

Torniamo ad occuparci della truffa delle richieste di risarcimento per le offese fatte sui social a vip e influencer, il protagonista della nostra inchiesta è Matteo Del Campo, il pranker finito nella trappola di Quinto Potere, ma l’inchiesta si sta allargando.

Dietro c’è un sistema ben architettato per incitare odio, offese e incassare tramite richieste risarcitorie. Abbiamo ricevuto dopo i primi servizi al suo fianco decine di segnalazioni e lettere.

Vi mostriamo la seconda parte del racconto di Giovanni Turina, avvocato civilista, che ha deciso di accogliere il nostro invito per illuminarci su cosa si nasconde dietro dell’industria della diffamazione.

Offese agli influencer, chiesti migliaia di risarcimenti. Turina: “L’industria della diffamazione”

Torniamo ad occuparci della truffa delle richieste di risarcimento per le offese fatte sui social a vip e influencer, il protagonista della nostra inchiesta è Matteo Del Campo, il pranker finito nella trappola di Quinto Potere, ma l’inchiesta si sta allargando.

Dietro c’è un sistema ben architettato per incitare odio, offese e incassare tramite richieste risarcitorie. Abbiamo ricevuto dopo i primi servizi al suo fianco decine di segnalazioni e lettere.

Dopo aver incastrato il pranker e avervi mostrato la sua reaction, dopo la chiacchierata con il suo videomaker, il “Sergente” Lorusso, dopo avervi fatto ascoltare la chiamata che incastra Del Campo e fornito la prima testimonianza, questa volta introduciamo Giovanni Turina, avvocato civilista, che ha deciso di accogliere il nostro invito per illuminarci su cosa si nasconde dietro dell’industria della diffamazione.

La “padrona” dell’ospedale, Angela Manzari torna libera. L’avvocato: “Tutto le era permesso”

Angela Manzari, la “padrona” dell’ospedale Di Venere di Carbonara, è tornata libera. Era stata arrestata dopo essere stata denunciata da un’infermiera che ha raccontato di essere stata aggredita verbalmente e fisicamente da lei. Dopo aver intervistato la stessa Angela Manzari all’esterno dell’ospedale, questa volta abbiamo parlato con il suo legale che ci ha fornito tutti gli aggiornamenti del caso.

Perrone cane bastonato, volano gli stracci con l’ex “socio”. Iacobellis: “Pezzenti. Denuncio tutti”

Torniamo ad occuparci di Ludovico Perrone. Ci siamo recati a Casamassima in occasione del rilascio del locale, ma la tanto attesa fumata bianca è slittata. L’incontro alla presenza di Perrone, Tatone, Iacobellis e degli avvocati non ha portato al buon esito. Tra i due ex soci ormai i rapporti sono ai ferri corti e proprio questo non ha permesso di trovare l’accordo. Abbiamo intervistato il legale di Perrone, Tatone e Iacobellis per raccogliere la versione dei fatti dei diretti interessati.

Muore dopo intervento di routine, sparito documento dalla cartella clinica: disposte nuove indagini

Torniamo a parlare di malasanità e della storia di Silvano, scomparso all’età di 83 anni. Il figlio avvocato vuole giustizia e pretende che la verità venga a galla. Su padre si era recato all’ospedale Di Venere per un intervento di routine nel reparto di Chirurgia.

Dopo un primo rinvio, si è sottoposto all’operazione, ma da subito le condizioni sono apparse gravi e sono precipitate in pochi giorni, fino al ritorno in sala operatoria. Da quel momento Silvano non si è più ripreso, non ha più parlato con i familiari, era sofferente e aveva bisogno cessante di ossigeno. Si scopre la reale causa, la setticemia, contratta in sala operatoria. Ecco gli aggiornamenti sulla vicenda.

 

Taranto, porta una ragazza a pulire la casa al mare e tenta di violentarla: avvocato condannato a 7 anni e 3 mesi

È stato condannato a sette anni e sei mesi di reclusione un avvocato di Matera, riconosciuto colpevole in primo grado di violenza sessuale ai danni di una collaboratrice domestica. La sentenza è stata emessa dal collegio del tribunale presieduto dalla giudice Fulvia Misserini, affiancata dai magistrati Antonio Giannico e Christian Farilla.

I giudici hanno accolto l’impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero Marzia Castiglia, che ha coordinato le indagini, stabilendo tuttavia una pena più severa rispetto a quella richiesta dalla stessa accusa.

L’episodio risale al gennaio 2023. Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, l’imputato avrebbe offerto 50 euro a una giovane donna, all’epoca 23enne, per occuparsi della pulizia di una villa sul litorale tarantino, garantendole anche il rientro a casa al termine del lavoro.

La ragazza, in condizioni economiche difficili, aveva accettato. Tuttavia, già durante il tragitto in auto verso la località di mare in provincia di Taranto, l’uomo avrebbe iniziato a rivolgerle proposte a sfondo sessuale, facendo riferimento a compensi in denaro per prestazioni. La giovane avrebbe rifiutato con decisione.

Una volta giunti nella villa, secondo l’accusa accolta dai giudici, l’avvocato avrebbe tentato un approccio fisico violento: dopo averle infilato una banconota nel giubbotto, l’avrebbe afferrata con forza, cercando di baciarla e immobilizzandola contro un muro. La vittima sarebbe riuscita a divincolarsi solo dopo momenti di forte paura, anche a causa dell’isolamento del luogo.

La giovane ha poi chiesto di essere riaccompagnata a casa, ma durante il viaggio di ritorno l’uomo avrebbe continuato a insistere per ottenere rapporti. Una volta rientrata, la vittima ha raccontato l’accaduto al compagno e ai familiari.

Uno dei parenti ha contattato il professionista per chiedere spiegazioni. In seguito, lo stesso avvocato ha chiamato la polizia, che si è recata nel suo studio assistendo anche all’incontro con il familiare della ragazza. Durante il confronto, l’uomo avrebbe accusato un malore, richiedendo l’intervento di un’ambulanza.

Secondo quanto riferito in aula, mentre veniva accompagnato dai sanitari, sarebbe stato udito pronunciare una frase rivolta al parente della vittima: un’offerta di denaro per “fare pace”. Per il pubblico ministero, si sarebbe trattato di un tentativo di inquinamento delle prove.

A distanza di tre anni dai fatti, è arrivata la sentenza di primo grado con una condanna significativa per il professionista. Le motivazioni del verdetto saranno depositate nelle prossime settimane.