In tanti ci avete chiesto aggiornamenti su Angela dopo l’intervento ai denti, preoccupati delle sue condizioni. Sta molto meglio, a rassicurare tutti è proprio lei in un video, e presto verrà sottoposta ad un altro controllo del professore Di Cosola. L’occasione è anche buona per fare il punto sui commenti pubblicati sotto l’ultimo servizio.
Bari, al Policlinico un trapianto meniscale da donatore: è la prima volta al Sud. L’intervento su un judoka
Al Policlinico di Bari, per la prima volta al sud, è stato eseguito un trapianto meniscale da donatore. L’intervento, spiega il presidio universitario sanitario in una nota, è stato realizzato nell’unità operativa di Ortopedia, dai chirurghi ortopedici Lorenzo Moretti e Danilo Cassano, su una paziente, judoka professionista, sottoposta in passato alla ricostruzione del legamento crociato anteriore e del legamento collaterale laterale, oltre a una meniscectomia totale.
Una condizione che, nel tempo, aveva determinato dolore persistente e un progressivo sovraccarico articolare del ginocchio. “Il trapianto meniscale – spiega Moretti – rappresenta una procedura altamente specialistica che consente di ripristinare la funzione biomeccanica del ginocchio. La tecnica da noi utilizzata ha previsto l’impianto di un menisco proveniente da donatore senza l’utilizzo di plug ossei”.
“La clinica ortopedica del Policlinico – prosegue il direttore dell’unità operativa, Giuseppe Solarino – si conferma uno dei centri italiani di riferimento nell’applicazione delle più avanzate tecnologie biomediche”.
In Italia si eseguono ogni anno circa centomila interventi chirurgici per lesioni meniscali, per lo più meniscectomie o riparazioni. Il trapianto meniscale rappresenta invece una procedura altamente specialistica, eseguita solo in alcuni centri ortopedici, riservati a casi clinici selezionati, in particolare pazienti giovani o sportivi che hanno subito l’asportazione completa del menisco e che rischiano nel tempo un deterioramento precoce dell’articolazione del ginocchio.
Pediatrico Bari, dopo tre anni riapre la cardiochirurgia pediatrica? Intervento fissato il 31 marzo ma restano dubbi
Sarebbe prevista per il 31 marzo 2026 la riapertura della cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Giovanni XXIII, sospesa dal novembre 2022 per criticità organizzative. Il primo intervento riguarderebbe un bambino affetto da “cor triatriatum”, rara malformazione congenita del cuore, come riportato da L’Edicola del Sud.
La notizia è accolta con sollievo da famiglie e operatori, ma non mancano le preoccupazioni. Dopo oltre tre anni di inattività della sala operatoria pediatrica, restano infatti interrogativi sulle misure adottate per garantire sicurezza e piena funzionalità del servizio.
Non è ancora chiaro chi eseguirà l’intervento: il primario Gabriele Scalzo o il collega Massimo Padalino, attualmente al Policlinico. La posizione di Scalzo appare complessa, tra incarichi scaduti e mancata collaborazione dichiarata da parte di anestesisti e cardiologi.
Dopo la sospensione, molte risorse erano state trasferite al Policlinico, lasciando il reparto inattivo. Ora la riapertura rappresenta un passaggio cruciale, ma l’assenza di chiarezza su personale e organizzazione alimenta dubbi sulla gestione e sulla sicurezza dei pazienti.
Intervento riuscito, Angela abbraccia Antonio: “Aiutami”. Di Cosola: “Ci vediamo fra tre mesi”
Il giorno dell’intervento, il saluto di Lello e le emozioni di Angela: “Non ho paura”
Un nuovo sorriso, la visita dal professor Di Cosola. Angela: “Ho paura ma voglio rifare i denti”
Dopo diversi consulti medici e tutti gli accertamenti del caso, questo mese Angela sarà sottoposta all’intervento per riavere un sorriso. Ad operarla sarà il professore Michele Di Cosola a Villa Pompea. Come per Lello in Albania, vi racconteremo le varie tappe di un percorso destinato a cambiare la vita di Angela. La situazione è più complessa rispetto a quella di Lello, per questo non abbiamo potuto portarla a Tirana.
Casa Sollievo della Sofferenza, impiantato orecchio bionico intelligente su 28enne: “Dotato di memoria interna”
Un 28enne residente in provincia di Foggia e affetto da sordità bilaterale profonda è stato il primo paziente dell’istituto di cura a carattere scientifico Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo al quale è stato applicato l’impianto cocleare multicanale intelligente Nucleus Nexa, orecchio bionico di ultima generazione dotato di memoria interna.
L’intervento è stato eseguito nell’unità di chirurgia maxillo facciale-otorinolaringoiatria dai chirurghi Lucio Vigliaroli e Rocco Pio Ortore, con il supporto dell’anestesista Aldo Manuali, assieme ai tecnici di audiologia Francesca Cavalluzzo, Deniis Curatolo.
L’impianto cocleare tradizionale, definito anche orecchio bionico – stando a quanto spiegato dall’ospedale voluto da San Pio – bypassa le cellule danneggiate dell’orecchio: un microfono cattura il suono e un processore lo trasforma in segnali digitali.
“Il sistema Nucleus Nexa, invece – spiega Lucio Vigliaroli, chirurgo otorino – è dotato di memoria interna, una caratteristica che consente una gestione avanzata del software e lo rende pronto ad accogliere tutti gli aggiornamenti tecnologici futuri. La smart technology del sistema si estende anche alla fase chirurgica, poiché in sala operatoria, grazie al wifi e a un tablet, è possibile verificare il corretto inserimento dell’impianto, l’impedenza degli elettrodi e la funzionalità del nervo acustico migliorando precisione e sicurezza del percorso”.
“Col nuovo sistema – aggiunge il chirurgo otorino Rocco Ortore – sarà più semplice il follow-up clinico”. Il paziente sta bene ed è stato dimesso ieri. “Con 30 anni di attività alle spalle nel settore, l’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo si conferma come uno dei centri multimpiantologici più avanzati a livello nazionale nel trattamento della sordità profonda”, sottolinea Lazzaro Cassano, direttore dell’unità di chirurgia maxillo facciale otorinolangoiatria.
Bari, al Di Venere intervento di cataratta su 100enne: torna a vedere nel giorno di Santa Lucia (patrona della vista)
Un uomo di cento anni è tornato a vedere grazie a un intervento di cataratta eseguito nell’ospedale Di Venere. Il paziente, in buono stato di salute generale, era seguito da tempo per problematiche visive, ma nell’ultimo periodo la cataratta aveva peggiorato in modo significativo la qualità della sua vita.
Da qui la decisione di intervenire chirurgicamente. La procedura è stata eseguita sull’occhio sinistro, dal dottor Antonio Acquaviva, direttore del reparto di oculistica del Di Venere e del dipartimento Neurosensoriale della Asl Bari. L’anziano paziente ha recuperato le capacità visive proprio nel giorno di Santa Lucia, patrona della vista.
“La chirurgia della cataratta oggi è un trattamento sicuro ed efficace anche in età molto avanzata – ha spiegato Acquaviva – l’età non deve scoraggiare dal ricorrere alle cure quando queste possono migliorare autonomia e benessere. È importante non trascurare i segnali di difficoltà visiva e rivolgersi ai servizi sanitari per una valutazione.”
Nel reparto di oculistica del Di Venere vengono eseguiti oltre 7.000 interventi ogni anno, con due sale operatorie dedicate e circa 100 procedure di cataratta a settimana, effettuate quasi tutte in day surgery. In occasione della ricorrenza di Santa Lucia, oggi alle ore 11, sarà celebrata la messa nella chiesa dell’ospedale, con la partecipazione dei dirigenti e del personale del dipartimento Neurosensoriale.
Sanità Puglia, al Policlinico di Foggia impiantato per la prima volta un cuore artificiale: intervento su 68enne
Al policlinico di Foggia è stato impiantato per la prima volta un cuore artificiale. L’intervento è avvenuto su un cittadino Foggiano di 68 anni. L’intervento – spiegano dal policlinico – è avvenuto nella struttura complessa di cardiochirurgia, è perfettamente riuscito e il decorso post-operatorio procede regolarmente.
L’impianto è stato eseguito dalla équipe del prof. Domenico Paparella direttore della cardiochirurgia che sottolinea come “il paziente che abbiamo operato aveva trascorso diverso tempo in ospedale, era per questo motivatissimo a fare l’impianto dell’assistenza meccanica cardiaca. È ancora strettamente monitorato e sotto osservazione. È il primo impianto di cuore artificiale a Foggia, altri ne seguiranno. Le condizioni del paziente lasciavano prevedere un fine vita a breve, mentre l’impianto del cuore artificiale sicuramente prolungherà la sua vita e ne migliorerà la qualità”.
“Registriamo in media circa 12 interventi chirurgici a settimana – rileva Giuseppe Pasqualone commissario straordinario del policlinico di Foggia – con una proiezione per il 2026 di oltre cinquecento interventi di cardiochirurgia previsti nel prossimo anno solare. Naturalmente con l’impianto di un cuore artificiale questo polo ospedaliero alza notevolmente l’asticella e si prepara a accogliere nuove sfide”.
“Un anno fa — ricorda Raffaele Piemontese vicepresidente della Regione Puglia e assessore alla Sanità — proprio qui al policlinico abbiamo inaugurato il reparto di cardiochirurgia come simbolo di un nuovo corso per la sanità del nord della Puglia. Oggi, con il primo impianto di cuore artificiale, quel progetto dimostra tutta la sua forza”.
Malore fatale due giorni dopo l’intervento al ginocchio in ospedale, muore 42enne. Aperta inchiesta: 8 indagati
Aperta inchiesta nel Leccese per fare chiarezza sulla morte di Maria Toma, 42enne originaria di Maglie, deceduta due giorni dopo essere stata sottoposta ad un intervento in anestesia totale per ridurre una lussazione al ginocchio nell’ospedale di Scorrano.
Le indagini sono state avviate dopo la denuncia presentata dai familiari della vittima che aveva la sindrome di Down. Sono 8 le persone indagate tra medici, infermieri e anestetista.
Le accuse a vario titolo sono di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. Si tratta di un atto dovuto in attesa dei risultati dell’autopsia eseguita nelle scorse ore. La 42enne, due giorni dopo l’intervento, ha accusato un malore che non le ha lasciato scampo.










