Foggia, paziente dializzata cade in ospedale. La denuncia: “Dieci ore di attesa al pronto soccorso sono andata via”

Avrebbe atteso per oltre dieci ore nel pronto soccorso del Policlinico di Foggia, decidendo alla fine di andare via e rinunciare all’assistenza, per essere visitata dopo una caduta da una poltrona, avvenuta il giorno prima, mentre si trovava nello stesso ospedale in attesa di sottoporsi alla consueta terapia di dialisi.

La vicenda, raccontata dalla paziente, una 56enne di Foggia da tre anni in dialisi per una patologia renale, risale a ieri.

Nelle prossime ore la donna fa sapere che invierà una formale lettera alla direzione sanitaria, con documentazione allegata, ma intanto ha deciso di raccontare l’accaduto “perché non capiti più a nessun paziente, soprattutto a coloro che presentano fragilità”.

“Ero seduta nella sala d’attesa della struttura di emodialisi del Policlinico di Foggia – racconta la donna – in attesa di entrare nel reparto per la consueta seduta di dialisi che eseguo tre volte a settimana, quando è venuto a sedersi sulla poltrona affianco alla mia un altro paziente. In quel momento entrambe le poltrone, che non erano ancorate a terra, si sono ribaltate e siamo entrambi caduti battendo il capo contro il muro. Io ho accusato anche un forte dolore al braccio.
Nonostante i sanitari intervenuti mi consigliassero di recarmi in pronto soccorso, ho deciso di effettuare la dialisi e fare rientro a casa”.

L’indomani mattina, con un evidente ematoma al braccio, su consiglio del medico di medicina generale, la donna è tornata al pronto soccorso. “Alle 15,49 sono stata presa in carico al triage con un codice di urgenza arancione, – riferisce la 56enne – sono stata sottoposta agli esami ematici, e, nonostante alle 18 fossi la seconda paziente in attesa di consulenza con uno specialista, alle 2 di notte, dopo oltre 10 ore, mi sono recata dall’infermiere di turno comunicandogli che, a causa della lunga attesa, non avevo assunto i miei farmaci vitali e non avevo effettuato l’insulina, con gravissimi rischi per la mia salute. Mi è stato risposto che ‘i medici sono solo due e non possono fare niente’. Di fronte a questo scenario di totale disservizio e noncuranza per la vita umana, ho deciso di andarmene, sentendomi non tutelata e in pericolo”.

Bari, trattamento inadeguato di cisti ovariche: Asl condannata a risarcire paziente 17 anni dopo con 60mila euro

Dopo 17 anni arriva la condanna in primo grado per la Asl di Bari, che dovrà risarcire con 60mila euro una paziente per un trattamento ritenuto inadeguato di alcune cisti ovariche.

La vicenda risale al 2008. La donna, su consiglio della ginecologa, si sottopose in un ospedale barese a un intervento con la tecnica dell’ago aspirato, venendo dimessa nello stesso giorno senza terapia antibiotica o antinfiammatoria. Nei giorni successivi comparvero febbre e forti dolori, con complicazioni protrattesi per mesi fino alla formazione di un ematoma retroperitoneale.

Successivamente la paziente fu costretta a un nuovo intervento chirurgico, che comportò l’asportazione delle tube e di un ovaio. La causa civile, avviata nel 2017 dall’avvocato Nicolò Nono D’Achille dopo un tentativo di mediazione e un accertamento tecnico preventivo, si è conclusa con la condanna della Asl.

Secondo il giudice, le cisti endometriosiche sarebbero state trattate con una metodologia “desueta” e non conforme alle buone pratiche cliniche, mentre sarebbe stato necessario un intervento laparoscopico fin dall’inizio.

Rsa Casa Caterina, sei ospiti lasciano la struttura. Una parente: “Basta abbiamo sopportato troppo”

Torniamo ad occuparci di Casa Caterina, la rsa di Adelfia finita al centro di un’inchiesta che ha portato la Procura di Bari a indagare sette persone, tra l’altro anche per maltrattamento e abbandono. Nei giorni scorsi, come vi abbiamo raccontato, Nas e Finanza hanno fatto accertamenti, perquisizioni e sequestri, anche presso le abitazioni di alcuni indagati.

La struttura funziona, è ancora aperta regolarmente, gli ospiti anziani all’interno sono sereni e sono accuditi grazie alla straordinaria dedizione dei dipendenti.

Dopo aver incontrato sul posto il nuovo amministratore Gianni Melaccio e aver parlato con l’assistente sociale impegnata in struttura, facciamo un po’ il punto della situazione. Sono sei gli ospiti anziani che negli ultimi giorni hanno lasciato la struttura. Abbiamo parlato con la parente di una loro.

“A Casa Caterina non stiamo bene”, ospite della RSA chiede aiuto: “Paghiamo ma ci manca tutto”

Torniamo ad occuparci della rsa Casa Caterina di Adelfia. Nell’ultimo periodo sono stati denunciati alle autorità competenti una dozzina di sabotaggi e c’è una controversia legale tra i proprietari e i gestori della struttura. La nostra priorità principale è sempre stata una, la salute dei pazienti ospitati all’interno. Siamo stati contattati da una di loro che ha voluto denunciare la situazione e rivolgere un appello. 

Medico “reperibile” non vede i calcoli. Paziente operato d’urgenza rischia la vita: “Reagite”

Torniamo ad occuparci di malasanità in Puglia e lo facciamo con la testimonianza della moglie di un paziente che ha rischiato la vita nei giorni scorsi. L’uomo, dopo aver accusato alcuni sintomi, si è recato prima all’ospedale Di Venere, ma dopo diverse ore e alcuni accertamenti piuttosto sommari è stato dimesso. Il giorno dopo si è recato al Policlinico dove è stato sottoposto d’urgenza ad un intervento a  causa di una colecisti in necrosi.

Bari, al Di Venere l’intelligenza artificiale per la terapia del dolore: “Impara le risposte del paziente”

Un nuovo sistema di stimolazione midollare basato sull’intelligenza artificiale, capace di adattarsi al dolore del paziente e di personalizzare in modo automatico la terapia, è stato impiantato all’ospedale Di Venere di Bari.

Lo annuncia la Asl del capoluogo pugliese in una nota, spiegando che la tecnologia “utilizza una stimolazione ad alta frequenza ed è dotata di un sistema intelligente capace di analizzare numerosi parametri clinici e comportamentali. In questo modo la terapia viene regolata automaticamente, adattandosi in tempo reale all’andamento del dolore e alle attività quotidiane del paziente”. A eseguire l’intervento è stato Bruno Romanelli, responsabile dell’unità operativa di Neurochirurgia.

“L’integrazione tra neuromodulazione e intelligenza artificiale – dice – segna un’evoluzione importante nella cura del dolore cronico. Si tratta di una tecnologia capace di adattarsi dinamicamente alle necessità del paziente, migliorando in modo concreto la qualità della vita di persone affette da patologie spesso molto invalidanti. Questa terapia è indicata in diverse forme di dolore persistente, in particolare quando le cure tradizionali non hanno dato i risultati sperati”.

La novità del sistema utilizzato al Di Venere è la capacità di funzionare in modo “intelligente”: grazie all’intelligenza artificiale, il dispositivo impara infatti dalle risposte del paziente e regola automaticamente la stimolazione, riducendo la necessità di continui aggiustamenti manuali e garantendo un controllo del dolore più stabile e duraturo.

Roberto Anaclerio, responsabile della terapia del dolore, evidenzia come “questo approccio mininvasivo rappresenti un’opportunità concreta per i pazienti che soffrono di dolore cronico complesso e resistente alle terapie tradizionali, offrendo la possibilità di ottenere un sollievo rapido e significativo”.

L’obiettivo, conclude la Asl, è costruire percorsi di cura personalizzati, mettendo a disposizione dei pazienti le tecniche più moderne e le terapie più avanzate.

Attenzione a Perrone, massaggi truffa a paziente oncologica: “Personale incapace ho rischiato”

Torniamo a parlare di Ludovico Perrone e delle sue truffe. Questa volta vi raccontiamo la storia di Paola, paziente oncologica. Tramite una conoscenza ha contattato Perrone e ha acquistato un trattamento con 22 sedute (endosfera e Cocoon) ad un prezzo stracciato di 289 euro con l’obiettivo di perdere peso. Tutto in pochi minuti con tanto di bonifico istantaneo.

Paola ha messo subito al corrente Perrone della sua situazione clinica, lo stesso Ludovico le ha consigliato il trattamento Cocoon. La prima visita (endosfera) è stata un completo disastro.

La seconda ancora peggio, così Paola ha preteso spiegazioni e la restituzione dei soldi dopo aver appreso che quei trattamenti erano rischiosi anche per la sua salute.

Bari, al Di Venere intervento di cataratta su 100enne: torna a vedere nel giorno di Santa Lucia (patrona della vista)

Un uomo di cento anni è tornato a vedere grazie a un intervento di cataratta eseguito nell’ospedale Di Venere. Il paziente, in buono stato di salute generale, era seguito da tempo per problematiche visive, ma nell’ultimo periodo la cataratta aveva peggiorato in modo significativo la qualità della sua vita.

Da qui la decisione di intervenire chirurgicamente. La procedura è stata eseguita sull’occhio sinistro, dal dottor Antonio Acquaviva, direttore del reparto di oculistica del Di Venere e del dipartimento Neurosensoriale della Asl Bari. L’anziano paziente ha recuperato le capacità visive proprio nel giorno di Santa Lucia, patrona della vista.

“La chirurgia della cataratta oggi è un trattamento sicuro ed efficace anche in età molto avanzata – ha spiegato Acquaviva – l’età non deve scoraggiare dal ricorrere alle cure quando queste possono migliorare autonomia e benessere. È importante non trascurare i segnali di difficoltà visiva e rivolgersi ai servizi sanitari per una valutazione.”

Nel reparto di oculistica del Di Venere vengono eseguiti oltre 7.000 interventi ogni anno, con due sale operatorie dedicate e circa 100 procedure di cataratta a settimana, effettuate quasi tutte in day surgery. In occasione della ricorrenza di Santa Lucia, oggi alle ore 11, sarà celebrata la messa nella chiesa dell’ospedale, con la partecipazione dei dirigenti e del personale del dipartimento Neurosensoriale.

Bari, affetta dalla sindrome di Turner accusa malore e aspetta 6 ore al Pronto Soccorso: muore 39enne

Una 39enne barese, affetta dalla sindrome di Turner, ha accusato il 7 dicembre scorso dolori toracici mentre si trovava a casa con la sua famiglia. Prontamente è stato allertato il 118, la donna è stata trasportata al pronto Soccorso di Policlinico di Bari in codice rosso, con problemi cardiaci accertati.

Leonarda, anche se tutti la chiamavano Eleonora, è arrivata alle 15.40, prima di essere declassata in codice verde e poi nuovamente classificata come codice rosso a causa dell’insistenza dei familiari e dei continui dolori.

Ha atteso diverse ore prima di essere visitata e presa in cura. Alle ore 22 la 39enne è deceduta. Il personale sanitario-medico è stato subito messo a conoscenza della patologia, ma questo non è bastato.

La Procura ha disposto l’autopsia e oggi c’è stato il conferimento dell’incarico. Bisognerà accertare la causa del decesso ed eventuali responsabilità mediche.

 

Policlinico Bari, 78enne muore per la pinza dimenticata nell’intestino durante l’intervento: assolto medico

Onofrio Caputi Iambrenghi, professore di Gastroenterologia, è stato assolto della terza sezione penale della Corte d’appello di Bari il 23 ottobre scorso “per non aver commesso il fatto” nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del 78enne Antonio Gigliola, deceduto al Policlinico di Bari nel 2017.

I Giudici della Corte hanno riconosciuto che il prof. Caputi Iambrenghi non ha avuto, né poteva avere, alcuna parte nella “dimenticanza” della pinza nel corpo del paziente che ne ha poi causato il decesso e hanno pertanto escluso ogni sua responsabilità.

La Corte d’appello ha travolto la sentenza del Gup del 2022 che, in giudizio abbreviato, aveva invece ritenuto la responsabilità del prof. Caputi Iambrenghi, condannandolo ad un anno.

L’inchiesta prese il via dalla denuncia dei nipoti della vittima. Dopo il primo intervento il 78enne iniziò ad accusare forti dolori e dai drenaggi fuorusciva fluido verde scuro, le condizioni peggiorarono sempre di più con il passare del tempo fino al coma e al ricovero in Rianimazione. Secondo i periti la presenza della pinza ha causato la compressione della zona digiunale che è stata fatale.