Bari, all’ospedale Di Venere rimosso un raro tumore sul nervo dell’avambraccio: salvato 60enne

Un intervento ad alta precisione eseguito nel reparto di Neurochirurgia dell’ospedale Di Venere della Asl di Bari ha consentito di rimuovere una massa tumorale a livello dell’avambraccio, grande oltre i 3 centimetri, senza compromettere la funzionalità del nervo e della mano.

Il paziente, un uomo di 60 anni, da circa due anni conviveva con una tumefazione all’avambraccio destro, inizialmente poco rilevante. Con il tempo, però, erano comparsi segnali sempre più chiari: formicolio, bruciore, una sensazione simile a una scossa elettrica che dalla zona della massa si irradiava fino alla mano, accompagnata da una progressiva difficoltà nei movimenti.

Gli accertamenti diagnostici hanno confermato la presenza di uno schwannoma (neurinoma), un tumore benigno del nervo mediano, struttura fondamentale per la sensibilità e la funzione della mano. L’intervento è stato eseguito dal neurochirurgo Roberto Settembre con tecniche microchirurgiche e con il supporto del monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio, che consente di controllare in tempo reale la risposta del nervo e di guidare il chirurgo nelle fasi più complesse.

La dissezione è avvenuta in modo progressivo e preciso, separando millimetro dopo millimetro la massa dalle strutture nervose. Al termine dell’operazione, il tumore è stato completamente rimosso e il nervo è risultato integro, senza deficit neurologici.

Bari, screening genomico: neonata salvata dalla cecità a 20 giorni. La diagnosi precoce all’ospedale Di Venere

Una diagnosi precoce resa possibile dallo screening genomico neonatale, consentirà ad una neonata di 20 giorni di iniziare una terapia in grado di preservare la funzione visiva. Lo screening è stato eseguito nel laboratorio di Genetica Medica dell’ospedale Di Venere di Bari.

La piccola paziente, nata il 24 febbraio nell’ospedale di Altamura, “è il primo caso in letteratura scientifica – fa sapere la Asl di Bari – in cui sono state identificate, in epoca così precoce, due varianti del gene RPE65, responsabile di gravi distrofie retiniche ereditarie come la retinite pigmentosa”.

Si tratta di una malattia genetica rara che colpisce la retina, compromettendo progressivamente i fotorecettori, le cellule che permettono di vedere. Il danno è progressivo e irreversibile, ma oggi esiste una terapia genica in grado di intervenire sulla causa della malattia. La sua efficacia, però, dipende dalla precocità della diagnosi, che in questo caso è arrivata in 20 giorni, contro tempi tradizionali che possono richiedere fino a 6 mesi.

“Quando nel 2023 si partì con la sfida dello screening genomico – spiega il direttore della Genetica Medica del Di Venere, Mattia Gentile – tra le diverse motivazioni vi era una famiglia da noi esaminata con identificazione di varianti nel gene RPE65: fratello e sorella di 18 e 20 anni che avevano già perso la vista a causa della retinite pigmentosa. Se quella diagnosi fosse arrivata nei primi anni di vita e con la terapia genica oggi disponibile, quei due ragazzi avrebbero potuto conservare la visione. In Puglia esiste una particolare incidenza di questa patologia: il primo caso trattato in Italia con terapia genica, nel 2019, era proprio pugliese e presentava le stesse varianti identificate oggi nella neonata. Da qui la scelta di includere il gene RPE65 nel programma di screening. Oggi, dopo aver esaminato oltre 25mila neonati, questa scelta ci consente di identificare per la prima volta al mondo un neonato che svilupperà la patologia e di intervenire prima che si manifesti”.

Fino ad oggi il programma ‘Genoma Puglia’, attivo dal 16 aprile 2025, ha permesso di individuare oltre 500 bambini con patologie genetiche rare, per i quali è stato possibile avviare tempestivamente percorsi di sorveglianza e presa in carico. L’esperienza pugliese sarà anche al centro dell’evento internazionale ‘Dalla genetica alla prevenzione’, in programma l’8 e 9 aprile a Bari.

Bari, truffa e rapina a Carbonara. Anziana investita durante la fuga: ladro arrestato dopo tre ore ad Avellino

Si è finto emissario dei carabinieri per raggirare una donna di 74 anni e sottrarle oro e denaro, ma la sua fuga si è conclusa poche ore dopo con l’arresto in Campania. Torniamo ad occuparci di quanto accaduto ieri mattina a Carbonara in via Roppo, all’angolo con via Maria De Mattias.

Secondo la ricostruzione dei militari, l’anziana era stata contattata telefonicamente da falsi carabinieri che l’avevano convinta a consegnare gioielli e contanti a un uomo che si sarebbe presentato a casa. Poco dopo, alla porta si è presentato un giovane, descritto come robusto e con tuta e cappellino blu, che le ha strappato l’oro dalle mani ed è fuggito.

La scena non è passata inosservata: alcuni vicini sono intervenuti tentando di bloccare il ladro, arrivando ad aprire gli sportelli dell’auto – una Peugeot – con cui stava scappando. Anche la vittima ha cercato di fermarlo, ma l’uomo ha ingranato la retromarcia, travolgendola e provocandole la frattura di una gamba, prima di dileguarsi.

Immediato l’allarme al 112. I carabinieri del nucleo radiomobile di Bari hanno diffuso la targa del veicolo su tutto il territorio nazionale, con il supporto della Polizia di Stato. L’auto, risultata a noleggio, è stata intercettata e il fuggitivo, uno straniero,  è stato fermato a Grottaminarda, in provincia di Avellino, circa tre ore dopo i fatti.

La donna è stata ricoverata all’ospedale Di Venere, dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico agli arti inferiori. Recuperata anche la refurtiva: circa 170 grammi d’oro, per un valore stimato di 20mila euro.

Gibillero fuori dall’ospedale Di Venere: travolti dai baci e (quasi) da un monopattino contromano

Ci sono bastati pochi minuti per renderci conto del gibillero fuori dall’ospedale Di Venere, causato anche dalla nostra presenza. Antonio e Tino sono stati travolti dall’affetto di tanti carbonaresi, ma non solo. Hanno rischiato di essere travolti anche da un monopattino contromano che ha sfrecciato ad alta velocità, sfiorando la nostra troupe.

Bari, al Di Venere l’intelligenza artificiale per la terapia del dolore: “Impara le risposte del paziente”

Un nuovo sistema di stimolazione midollare basato sull’intelligenza artificiale, capace di adattarsi al dolore del paziente e di personalizzare in modo automatico la terapia, è stato impiantato all’ospedale Di Venere di Bari.

Lo annuncia la Asl del capoluogo pugliese in una nota, spiegando che la tecnologia “utilizza una stimolazione ad alta frequenza ed è dotata di un sistema intelligente capace di analizzare numerosi parametri clinici e comportamentali. In questo modo la terapia viene regolata automaticamente, adattandosi in tempo reale all’andamento del dolore e alle attività quotidiane del paziente”. A eseguire l’intervento è stato Bruno Romanelli, responsabile dell’unità operativa di Neurochirurgia.

“L’integrazione tra neuromodulazione e intelligenza artificiale – dice – segna un’evoluzione importante nella cura del dolore cronico. Si tratta di una tecnologia capace di adattarsi dinamicamente alle necessità del paziente, migliorando in modo concreto la qualità della vita di persone affette da patologie spesso molto invalidanti. Questa terapia è indicata in diverse forme di dolore persistente, in particolare quando le cure tradizionali non hanno dato i risultati sperati”.

La novità del sistema utilizzato al Di Venere è la capacità di funzionare in modo “intelligente”: grazie all’intelligenza artificiale, il dispositivo impara infatti dalle risposte del paziente e regola automaticamente la stimolazione, riducendo la necessità di continui aggiustamenti manuali e garantendo un controllo del dolore più stabile e duraturo.

Roberto Anaclerio, responsabile della terapia del dolore, evidenzia come “questo approccio mininvasivo rappresenti un’opportunità concreta per i pazienti che soffrono di dolore cronico complesso e resistente alle terapie tradizionali, offrendo la possibilità di ottenere un sollievo rapido e significativo”.

L’obiettivo, conclude la Asl, è costruire percorsi di cura personalizzati, mettendo a disposizione dei pazienti le tecniche più moderne e le terapie più avanzate.

Decaro e la visita al Pronto Soccorso del Di Venere: “Ci sono ancora tanti problemi. Guardo da vicino le situazioni”

Il presidente eletto (non ancora proclamato) della Regione Puglia Antonio Decaro sabato sera ha visitato un pronto soccorso barese, quello dell’ospedale Di Venere nel quartiere Carbonara.

“Ho parlato con le persone che erano in attesa, ho ascoltato storie e visto gli operatori fare del loro meglio per dare risposte” ha spiegato in un post sui social.

“Ci sono ancora tanti problemi a cui dobbiamo far fronte – ha aggiunto -. Dalla carenza dei medici che in Italia non si specializzano per l’emergenza urgenza, all’accoglienza delle sale d’attesa, agli accessi inappropriati di chi ha piccoli problemi che dovrebbero essere gestiti dalla sanità territoriale”.

“Cercherò sempre di guardare di persona e da vicino le situazioni, – ha concluso Decaro – non per giudicare, né per improvvisare indagini ma per capire come trovare soluzioni ai problemi”.

Bari, al Di Venere intervento di cataratta su 100enne: torna a vedere nel giorno di Santa Lucia (patrona della vista)

Un uomo di cento anni è tornato a vedere grazie a un intervento di cataratta eseguito nell’ospedale Di Venere. Il paziente, in buono stato di salute generale, era seguito da tempo per problematiche visive, ma nell’ultimo periodo la cataratta aveva peggiorato in modo significativo la qualità della sua vita.

Da qui la decisione di intervenire chirurgicamente. La procedura è stata eseguita sull’occhio sinistro, dal dottor Antonio Acquaviva, direttore del reparto di oculistica del Di Venere e del dipartimento Neurosensoriale della Asl Bari. L’anziano paziente ha recuperato le capacità visive proprio nel giorno di Santa Lucia, patrona della vista.

“La chirurgia della cataratta oggi è un trattamento sicuro ed efficace anche in età molto avanzata – ha spiegato Acquaviva – l’età non deve scoraggiare dal ricorrere alle cure quando queste possono migliorare autonomia e benessere. È importante non trascurare i segnali di difficoltà visiva e rivolgersi ai servizi sanitari per una valutazione.”

Nel reparto di oculistica del Di Venere vengono eseguiti oltre 7.000 interventi ogni anno, con due sale operatorie dedicate e circa 100 procedure di cataratta a settimana, effettuate quasi tutte in day surgery. In occasione della ricorrenza di Santa Lucia, oggi alle ore 11, sarà celebrata la messa nella chiesa dell’ospedale, con la partecipazione dei dirigenti e del personale del dipartimento Neurosensoriale.

Bari, all’ospedale Di Venere arriva il primo lettino operatorio rotante: può sostenere fino a 300 chili

Agganciare e ruotare il paziente all’interno del tavolo operatorio, posizionandolo nella modalità più idonea alla patologia da trattare per eliminare le manovre manuali di trasferimento e garantire maggiore stabilità.

Sono gli obiettivi resi possibili dall’uso del tavolo operatorio rotante progettato per la neurochirurgia e la chirurgia della colonna, sia in ambito traumatico sia degenerativo. Il primo esemplare prodotto in Italia è in funzione all’ospedale Di Venere del capoluogo pugliese ed è stato presentato questa mattina dal direttore generale della Asl Bari, Luigi Fruscio. Ne dà notizia la Asl Bari in una nota.

Il dispositivo è particolarmente indicato per i pazienti con patologie degenerative della colonna, deformità, instabilità vertebrale o che devono sottoporsi a interventi complessi come le artrodesi.

La piattaforma elimina, infatti, la necessità di sollevare manualmente il paziente e consente il passaggio fluido tra diverse posizioni – prona, supina e laterale – garantendo maggiore continuità operativa e una migliore qualità delle immagini durante l’intervento. Il lettino può sostenere fino a 295-300 chili, mantenendo stabilità anche nelle procedure che richiedono un elevato impegno biomeccanico.

Inoltre permette di gestire in modo più efficace le fasi delicate del passaggio della posizione prona a quella supina, grazie all’assenza di compressione addominale. Il lettino è anche completamente radiotrasparente, consentendo radiografie, fluoroscopie e imaging 3D intraoperatorio senza muovere il paziente.

Programma Genoma, al Di Venere diagnosticati due neonati con rischio tumore all’occhio: “Li abbiamo salvati”

“Due neonati pugliesi hanno ricevuto nelle ultime ore la diagnosi di rischio al retinoblastoma, un tumore dell’occhio, nell’ambito del Programma Genoma. Insomma, ancora prima di aprire davvero gli occhi sul mondo, hanno già avuto salva la vista e con essa la vita. Grazie al Programma Genoma-Puglia e al lavoro del Laboratorio di Genetica medica dell’ospedale Di Venere di Bari, è stata individuata nei due neonati la mutazione del gene RB1, responsabile del tumore oculare più frequente dell’infanzia. Questa diagnosi, ottenuta nei primi giorni di vita, permetterà un immediato percorso clinico, così da consentire ai due bambini di essere controllati ed eventualmente curati in tempo, evitando di intervenire quando il tumore si manifesta e magari nelle forme più avanzate della malattia: niente dolore, niente asportazione dell’occhio e niente rischio di metastasi. In altre parole: il controllo continuo e le cure tempestive evitano la perdita della vista e della vita”.

Inizia così il comunicato stampa del consigliere e assessore regionale Fabiano Amati. “È esattamente questo il significato di essere primi al mondo nel portare la genomica all’interno della sanità pubblica e dello screening neonatale: scoprire prima che il tumore si manifesti, prima dei sintomi, prima delle foto con la pupilla bianca, prima dello strabismo, prima che sia troppo tardi. Una diagnosi di mesi o anni in anticipo – si legge -. Il retinoblastoma, se diagnosticato tardi, costringe spesso a interventi radicali come l’enucleazione dell’occhio e chemio pesanti. Con la diagnosi precoce, invece, si può ricorrere alle terapie conservative più moderne, che permettono di salvare l’occhio e preservare la visione, con una sopravvivenza quasi pari al 100%”.

“Ecco la differenza tra un sistema sanitario che intercetta e uno che rincorre. Oggi il Genoma-Puglia consente di conoscere in tempo reale il rischio di centinaia di malattie rare, ereditarie o tumorali, con un beneficio diretto per i bambini e un valore enorme per la medicina preventiva: più diagnosi precoci, meno dolore, meno disabilità, meno costi futuri e più vita salvata – aggiunge Amati -. Per questo bisogna continuare a investire nella genomica come servizio irrinunciabile della sanità regionale. L’obiettivo non è fare record, ma proteggere le persone e dare al Paese un esempio concreto: quando la scienza si applica bene, salva la vista, la vita e la dignità dei nostri bambini”.

“Ringrazio come sempre Mattia Gentile e i suoi meravigliosi collaboratori, nella speranza di poter ringraziare al più presto i medici che prenderanno in carico i due bambini, possibilmente operanti in una struttura pubblica pugliese, perché il Programma Genoma ha anche l’effetto di esigere una più ampia offerta di cura, specializzando i nostri ottimi professionisti e riducendo a zero i disagi e i costi dei viaggi della speranza”, conclude.

Asl Bari, all’ospedale Di Venere inaugurata una foresteria per accogliere le mamme dei bimbi ricoverati

All’ospedale di Venere di Bari ha inaugurato oggi la sua prima foresteria, uno spazio ricettivo destinato ad accogliere le mamme dei neonati ricoverati in Neonatologia e terapia intensiva neonatale con patologie complesse che richiedono degenze prolungate e un’intensa continuità di cure. L’apertura, spiega la Asl Bari in una nota, è coincisa con la giornata che in tutto il mondo viene dedicata alla prematurità.

Erano presenti, fra gli altri, il direttore generale dell’Azienda sanitaria locale, Luigi Fruscio, il direttore della Neonatologia e Utin, Michele Quercia, e il direttore medico di presidio, Maurizio Marra.

Lo spazio, al settimo piano dell’ospedale, è riservato alle madri dei piccoli pazienti ricoverati per periodi medio-lunghi o in condizioni cliniche che richiedono una presenza genitoriale costante. Le assegnazioni saranno coordinate dall’unità operativa, secondo criteri di priorità clinica e assistenziale.

Nella foresteria ci sono sei posti letto, uno spazio comune e una cucina. Le camere sono dotate di letti e comodini coordinati, mentre le aree comuni dispongono di divani, tavoli e sedie per favorire momenti di relax e convivialità.

Completano l’allestimento scrivanie, mobili contenitori e una poltroncina operativa. Gli ambienti sono resi più confortevoli anche dai disegni dell’artista Maddalena Marzulli, realizzati con il sostegno dell’azienda Masmec, nel passaggio che collega la foresteria all’ingresso della Terapia intensiva neonatale.