Violenze negli ospedali, nuovo caso a Lecce: madre e figlia aggrediscono infermiera e oss al Pronto Soccorso

Nuovo episodio di violenza ai danni del personale sanitario al pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove nella notte tra venerdì e sabato un’infermiera e un operatore di SanitaService sono stati aggrediti da due donne, madre e figlia, in attesa di ricevere assistenza medica.

Secondo una prima ricostruzione, alla base dell’aggressione ci sarebbero stati i lunghi tempi di attesa. Le due avrebbero colpito l’infermiera con uno schiaffo al volto, mentre l’operatore intervenuto in sua difesa sarebbe stato raggiunto da un pugno.

Sul posto sono intervenuti gli agenti del posto fisso di polizia, che hanno riportato la situazione alla calma e avviato gli accertamenti per ricostruire l’accaduto e identificare le responsabilità.

La “padrona” dell’ospedale, Angela Manzari torna libera. L’avvocato: “Tutto le era permesso”

Angela Manzari, la “padrona” dell’ospedale Di Venere di Carbonara, è tornata libera. Era stata arrestata dopo essere stata denunciata da un’infermiera che ha raccontato di essere stata aggredita verbalmente e fisicamente da lei. Dopo aver intervistato la stessa Angela Manzari all’esterno dell’ospedale, questa volta abbiamo parlato con il suo legale che ci ha fornito tutti gli aggiornamenti del caso.

Infermiera aggredita, arrestata la “padrona” dell’ospedale: “Era ora. Nessuno fa niente la temono”

Siamo tornati al Di Venere di Carbonara dove un’infermiera ha denunciato di essere stata aggredita verbalmente e fisicamente da una donna. Ci siamo precipitati sul posto e abbiamo intervistato Angela Manzari che voluto fornire la sua versione dei fatti. La stessa donna è stata arrestata ed è finita ai domiciliari, ma sono arrivate alcune segnalazioni sul suo operato da padrone in ospedale.

Bari, rifiuta il test delle urine e colpisce infermiera del San Paolo con un pugno: arrestato 33enne

Un uomo di 33 anni è stato arrestato per aver aggredito un’infermiera in servizio nel pronto soccorso dell’ospedale San Paolo di Bari. L’aggressione è avvenuta sabato scorso e, come spiega la Asl in un comunicato, l’uomo (arrivato a bordo di un’ambulanza) era “in evidente stato di alterazione psicofisica”.

Il 33enne avrebbe rifiutato di sottoporsi alla raccolta delle urine e improvvisamente avrebbe colpito l’infermiera con un pugno al torace. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno arrestato il 33enne. L’infermiera ha riportato una lieve contusione al torace ed è stata assistita dai suoi colleghi.

“La direzione generale della Asl Bari – si legge nella nota – condanna con fermezza l’ennesimo episodio di violenza ai danni del personale sanitario e rinnova piena vicinanza alla professionista aggredita, ribadendo l’impegno dell’azienda a tutelare chi ogni giorno opera nei servizi di emergenza per garantire assistenza e cura ai cittadini”.

Caos al Policlinico di Bari, la terapia prescritta alla madre è “inadeguata”. Aggredisce medico e infermiera: fermato

Un uomo barese avrebbe aggredito il personale del pronto soccorso del Policlinico di Bari perché non soddisfatto della terapia prescritta alla madre, accompagnata in ospedale nel primo pomeriggio.

Secondo quanto ricostruito, l’uomo si sarebbe presentato al nosocomio insieme alla moglie dopo che la madre aveva accusato un malore. Dopo alcune ore di visita e accertamenti, i medici avrebbero deciso la terapia e disposto le dimissioni della donna, spiegando ai familiari le cure da seguire.

La decisione, però, non sarebbe stata ritenuta adeguata dal figlio della paziente che avrebbe reagito aggredendo un medico e un’infermiera, provocando loro ferite con prognosi rispettivamente di 20 e 15 giorni.

Subito dopo l’uomo avrebbe portato via la madre dall’ospedale, allontanandosi e lasciando al Policlinico la moglie e i sanitari aggrediti, che hanno presentato denuncia.

È quindi scattata una breve ricerca da parte dei carabinieri, conclusa poco dopo all’ospedale San Paolo, dove l’uomo si sarebbe recato con la madre per un nuovo consulto medico. Qui è stato fermato e accompagnato in caserma per gli accertamenti del caso.

Infermiera aggredita a Taranto: “Ho paura di tornare al lavoro sono terrorizzata. È stato un incubo”

“Sono terrorizzata. Come si può arrivare a tanto? Io sono andata lì solo a svolgere il mio lavoro. È stato un incubo”. A parlare, in un video diffuso da Cgil e Fp Cgil, è una delle tre infermiere aggredite la notte tra venerdì e sabato scorsi da un paziente in stato di alterazione psicofisica nel reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Moscati di Taranto.

Un video in cui l’operatrice sanitaria (il cui volto non appare e la cui voce è camuffata) descrive quanto accaduto “durante il turno alle 2 di notte”. “Abbiamo sentito rumori strani, proprio strani – spiega – e le grida. Siamo entrate in stanza correndo”.

Il paziente, aggiunge l’infermiera, “tirava calci, con la sua testa sbatteva contro le spondine del letto. Eravamo sole”. Il paziente, sedato successivamente da una dottoressa in servizio al reparto Psichiatria, allertata da una delle tre operatrici aggredite, “si è addormentato alle 6 di mattina. Io psicologicamente – racconta ancora l’infermiera – sto a terra e fisicamente ho dolori dappertutto”. Poi ammette: “Ora ho paura di tornare al lavoro”.

L’aggressore sarebbe un paziente di 62 anni, tracheotomizzato, che era stato trasferito nel reparto di Otorinolaringoiatria dopo un intervento chirurgico a cui era stato sottoposto due giorni prima. Le tre infermiere, colpite con calci e pugni, hanno riportato contusioni ma hanno proseguito il servizio facendosi medicare e refertare solo a fine turno.

Neonata lasciata in ospedale nel Barese, posta la foto su Facebook e critica la madre: infermiera nella bufera

Posta su Facebook l’immagine di una neonata lasciata in ospedale dalla madre, criticando il suo gesto senza però conoscere le reali motivazioni.  Protagonista un’infermiera in servizio in un ospedale del Barese. “Senza cuore e freddezza inaudita. Esiste una giustizia divina, dico solo questo”, si legge in una parte del post, arrivato poi anche alla mamma protagonista della vicenda. L’Ordine degli infermieri, informato dei fatti dalla stessa donna, ha notificato alcuni giorni fa l’avvio di un provvedimento disciplinare per aver violato il diritto alla riservatezza della paziente. L’infermiera ha presentato una memoria difensiva.